{"id":15094,"date":"2019-03-01T22:50:49","date_gmt":"2019-03-01T22:50:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=15094"},"modified":"2019-03-01T22:51:47","modified_gmt":"2019-03-01T22:51:47","slug":"la-celebre-inge-morath-prima-donna-fotografa-dellagenzia-fotografica-magnum-photos-in-una-grande-retrospettiva-italiana-a-treviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/03\/01\/la-celebre-inge-morath-prima-donna-fotografa-dellagenzia-fotografica-magnum-photos-in-una-grande-retrospettiva-italiana-a-treviso\/","title":{"rendered":"La celebre Inge Morath prima donna fotografa dell\u2019agenzia fotografica  Magnum Photos, in una grande retrospettiva italiana a Treviso."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR119302JerusalemIsrael1958-e1551479700735.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-15095\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR119302JerusalemIsrael1958-e1551479700735.jpg\" alt=\"ISRAEL. Jerusalem. 1958. Inge Morath, Austrian photographer. Self-portrait.\" width=\"331\" height=\"425\" \/><\/a>Casa dei Carraresi di Treviso accoglie, dopo il successo della mostra su Elliott Erwitt ed i suoi cani, la prima grande retrospettiva italiana (aperta fino al 2 giugno 2019) di Inge Morath, la prima donna ad essere inserita nel cenacolo, all\u2019epoca tutto maschile, della celebre agenzia fotografica Magnum Photos.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR36863Iran1956-640x421-e1551479741220.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15096 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR36863Iran1956-640x421-e1551479741220.jpg\" alt=\"PAR36863Iran1956-640x421\" width=\"340\" height=\"224\" \/><\/a>Impropriamente nota alle cronache pi\u00f9 per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, divenendone moglie e compagna di vita, \u00e8 stata in realt\u00e0 soprattutto una straordinaria fotografa ed una fine intellettuale. Il suo rapporto con la fotografia \u00e8 stato un crescendo graduale: dopo aver lavorato come traduttrice e scrittrice in Austria, inizia a scattare nel 1952, e dall\u2019anno successivo, grazie ad Ernst Haas inizia a lavorare per Magnum Photos a Parigi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC48458AlbertoGiacometti1958-640x410-e1551479790668.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15097\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC48458AlbertoGiacometti1958-640x410-e1551479790668.jpg\" alt=\"NYC48458AlbertoGiacometti1958-640x410\" width=\"340\" height=\"218\" \/><\/a>Limitarsi a considerarla una fotografa di questa celebre agenzia \u00e8 riduttivo. Le celebri fotografie realizzate durante i suoi viaggi, o gli intensi ritratti in grado di catturare le intimit\u00e0 pi\u00f9 profonde dei suoi soggetti, si accompagnano ad una brillante attivit\u00e0 intellettuale che si alimentava di amicizie con celebri scrittori, artisti, grafici e musicisti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR29998Hepburn1959.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-15101\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR29998Hepburn1959.jpg\" alt=\"PAR29998Hepburn1959\" width=\"446\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR29998Hepburn1959.jpg 524w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR29998Hepburn1959-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 446px) 100vw, 446px\" \/><\/a>Che si trattasse di raccontare paesaggi e Paesi, persone o situazioni, le sue foto erano sempre caratterizzate da una visione personale e da specifica sensibilit\u00e0, in grado di arricchire la percezione del mondo che la circondava<strong>. Come Inge Morath era solita dire: \u201cTi fidi dei tuoi occhi e non puoi fare a meno di mettere a nudo la tua anima\u201d.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/87903-h_21_NYC11340_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-15100 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/87903-h_21_NYC11340_1.jpg\" alt=\"87903-h_21_NYC11340_\" width=\"420\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/87903-h_21_NYC11340_1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/87903-h_21_NYC11340_1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a>Ogni reportage di viaggio ed ogni incontro veniva da lei preparato con cura maniacale. La sua conoscenza di diverse lingue straniere le permetteva di analizzare in profondit\u00e0 ogni situazione e di entrare in contatto diretto e profondo con la gente.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC11273NewYork1957-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-15102\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC11273NewYork1957-1.jpg\" alt=\"USA. New York City. 1957. A Llama in Times Square.\" width=\"411\" height=\"619\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC11273NewYork1957-1.jpg 498w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC11273NewYork1957-1-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 411px) 100vw, 411px\" \/><\/a><strong>Per questa ampia retrospettiva a Casa dei Carraresi \u2013 una selezione di oltre 150 fotografie e decine di documenti riferiti al lavoro di Inge Morath \u2013 i curatori hanno dato vita ad un percorso che analizza tutte le principali fasi del lavoro della Morath, ma al contempo cerca di far emergere l\u2019umanit\u00e0 che incarna tutta la sua produzione.<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR22792MrsNash1953-640x429.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-15103 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR22792MrsNash1953-640x429.jpg\" alt=\"PAR22792MrsNash1953-640x429\" width=\"405\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR22792MrsNash1953-640x429.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/PAR22792MrsNash1953-640x429-300x201.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/><\/a>Una sensibilit\u00e0 segnata dell\u2019esperienza tragica della seconda guerra mondiale, che con gli anni si rafforzer\u00e0 e diventer\u00e0 documentazione della resistenza dello spirito umano alle estreme difficolt\u00e0 e consapevolezza del valore della vita<strong>. La mostra ripercorre tutti i principali reportage realizzati dalla fotografa austriaca: da quello dedicato alla citt\u00e0 di Venezia a quello sul fiume Danubio; dalla Spagna alla Russia, dall\u2019Iran alla Cina, alla Romania, agli Stati Uniti d\u2019America passando per la nativa Austria. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC112089Steineberg1961.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-15104\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC112089Steineberg1961.jpg\" alt=\"NYC112089Steineberg1961\" width=\"402\" height=\"605\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC112089Steineberg1961.jpg 498w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/NYC112089Steineberg1961-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 402px) 100vw, 402px\" \/><\/a>Contemporaneamente il percorso espositivo d\u00e0 spazio ai suoi celebri ritratti di scrittori, pittori, poeti, tra cui lo stesso Arthur Miller, oltre ad Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Alexander Calder: quest\u2019ultimo suo vicino di casa a Roxbury, nel Connecticut, dove Inge Morath visse con il marito Premio Pulitzer per tutta la vita.<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi spazio anche per il mondo del cinema. Nel 1960 Inge Morath viene infatti inviata dall\u2019agenzia Magnum nel set della pellicola hollywoodiana \u201cThe Misfits\u201d, un\u2019enorme produzione cinematografica con alla regia John Houston, alla sceneggiatura Arthur Miller, ed attori del calibro di Clark Gable e Marilyn Monroe. <strong>All\u2019epoca Miller e la Monroe erano sposati, ma la loro relazione era gi\u00e0 in difficolt\u00e0. Proprio sul set del film, la Morath ebbe modo di<\/strong> <strong>conoscere lo scrittore, che sarebbe diventato poi suo marito.<\/strong><\/p>\n<p>Come dichiara Marco Minuz: \u201cE\u2019 un progetto espositivo che vuole descrivere, nel dettaglio e per la prima volta in Italia, la straordinaria vita di questa fotografa; una donna dalle scelte coraggiose, emancipata, che ha saputo nella fotografia inserirci la sua sensibilit\u00e0 verso l\u2019essere umano\u201d.<\/p>\n<p>Questa prima retrospettiva italiana \u00e8 prodotta da Suazes con Fotohof di Salisburgo, con la collaborazione di Fondazione Cassamarca, Inge Morath Foundation e Magnum Photos.<\/p>\n<p><strong>Inge Morath<\/strong> nasce a Graz, in Austria, nel 1923. Dopo gli studi di lingue a Berlino, lavora prima come traduttrice, poi come giornalista e redattri- ce per \u2018Heute\u2019, una pubblicazione di servizi di informazione con sede a Monaco. Caso unico tra i suoi colleghi, Morath possiede sia il dono per le parole che per immagini. Per tutta la vita sar\u00e0 infatti una prolifica autrice di diari, lettere e racconti.<br \/>\nAmica del fotografo Ernst Haas, scrive degli articoli di accompagnamen- to per alcuni suoi scatti. Viene cos\u00ec invitata da Robert Capa ad unirsi alla nuova agenzia Magnum in qualit\u00e0 di redattrice e ricercatrice. Inizia a fo- tografare nel 1951 a Londra e nel 1953 entra ufficialmente a far parte di Magnum Photos come fotografa. Tra il 1953 ed il 1954, mentre porta a ter- mine i suoi primi incarichi autonomi, Morath funge da assistente di Henri Cartier-Bresson. Nel 1955 diventa a pieno titolo membro dell\u2019agenzia.<br \/>\nNegli anni seguenti, Morath viaggia molto in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Sono del 1958 la serie di curiosi ritratti fotografici realizzati con le maschere del disegnatore Saul Steinberg. Inviata sul set del film \u201cThe Mi- sfits\u201d di John Huston conosce il drammaturgo Arthur Miller che sposa nel 1962. Dopo il matrimonio Morath si stabilisce prima a New York e quindi a Roxbury, nel Connecticut. Nel 1965 si reca per la prima volta in Unione Sovietica. Nel 1972 comincia a studiare il mandarino e dopo aver ottenuto un visto per la Cina, nel 1978 compie il primo di molti viaggi nel paese da cui nascer\u00e0 il fotolibro Chine Encounters.<br \/>\nTra i soggetti pi\u00f9 importanti di Inge Morath ci sono i ritratti, in cui immortala con uguale acume i passanti e come le celebrit\u00e0. Tra questi ultimi ricordiamo Henri Moore, Jean Arp, Pablo Picasso, Christina Onassis, Andr\u00e9 Malraux, Doris Lessing, Igor Stravinskij, Yul Brynner, Audrey Hepburn, Ma- rilyn Monroe, Pierre Cardin, Fidel Castro. Morath \u00e8 anche abile fotogra- fa di luoghi: le sue foto della casa di Boris Pasternak, della biblioteca di Puskin, della casa di Cechov, della camera da letto di Mao Zedong, degli studi di artisti e dei cimiteri sono permeate dallo spirito delle persone che vi avevano vissuto. E\u2019 stata la prima fotografa ad aver ottenuto il Gro\u00dfer \u00d6sterreichischer Staatspreis e nel 1984 ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Belle Arti dall\u2019Universit\u00e0 del Connecticut. Inge Morath muore il 30 gennaio 2002 a New York.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Casa dei Carraresi di Treviso accoglie, dopo il successo della mostra su Elliott Erwitt ed i suoi cani, la prima grande retrospettiva italiana (aperta fino al 2 giugno 2019) di Inge Morath, la prima donna ad essere inserita nel cenacolo, all\u2019epoca tutto maschile, della celebre agenzia fotografica Magnum Photos. Impropriamente nota alle cronache pi\u00f9 per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, divenendone moglie e compagna di vita, \u00e8 stata in realt\u00e0 soprattutto una straordinaria fotografa ed una fine intellettuale. 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