{"id":15298,"date":"2019-03-22T21:52:50","date_gmt":"2019-03-22T21:52:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=15298"},"modified":"2019-03-25T09:03:53","modified_gmt":"2019-03-25T09:03:53","slug":"intervista-al-professor-roberto-favaro-illustre-musicologo-italiano-docente-di-storia-della-musica-e-vicedirettore-dellaccademia-di-belle-arti-di-brera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/03\/22\/intervista-al-professor-roberto-favaro-illustre-musicologo-italiano-docente-di-storia-della-musica-e-vicedirettore-dellaccademia-di-belle-arti-di-brera\/","title":{"rendered":"Intervista al Professor Roberto Favaro, illustre musicologo italiano, docente di Storia della Musica e Vicedirettore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-007-e1553290316460.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15299\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-007-e1553290316460.jpg\" alt=\"Inaugurazione_Anno_Accademico--007\" width=\"448\" height=\"299\" \/><\/a>Incontro il Prof. Roberto Favaro illustre musicologo italiano, intellettuale di chiara fama, \u00a0docente di Storia dello Spettacolo, di Storia della Musica contemporanea e di Storia della musica e del teatro musicale e Vicedirettore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nella storica sede di Via Brera, in un colloquio \u00a0molto aperto e singolare che \u00a0ho vissuto \u00a0in prima persona con l\u2019intento di portare al pubblico italiano e internazionale le eccellenze della cultura italiana, ed a lui ho rivolto una serie di domande, una vera e propria intervista, che mi pare acuta, saggia\u00a0 e pertinente. Ve la presento. <\/strong><\/p>\n<p><strong>1 Prof. Favaro, il suo nutrito e articolato curriculum ne attesta l\u2019alta professionalit\u00e0 e le tappe del suo essere studioso della musica. Da Storico della Musica pensa che oggi nelle istituzioni di Alta Formazione (MIUR) la materia, vitale per la preparazione degli studenti, sia tenuta in gran considerazione?<\/strong><\/p>\n<p>La storia della musica nei Conservatori e nelle Accademie di Belle Arti gode certamente oggi di una maggiore considerazione e di una presenza pi\u00f9 articolata rispetto a qualche decennio fa, anche se occorre riconoscere evidenti differenze tra le due istituzioni, giustificate solo fino a un certo punto dalla loro diversa vocazione disciplinare. In alcuni Conservatori, specie in quelli con pi\u00f9 evidente propensione alla ricerca e all\u2019internazionalizzazione, come per esempio quello di Milano, sono stati istituiti corsi che approfondiscono diverse epoche storiche o diversi generi, anche extra-colti, o ancora che si dedicano a settori pi\u00f9 specifici della musicologia. Per quanto riguarda le Accademie di Belle Arti, la questione \u00e8 un po\u2019 diversa. Si \u00e8 ormai per fortuna stabilizzata la presenza dello studio storico della musica, anche se sostanzialmente limitato a soli due\u00a0 corsi la cui denominazione ne denuncia l\u2019insufficienza rispetto alle reali necessit\u00e0 di una moderna e aggiornata istituzione di alta formazione artistica al passo con le prospettive presenti e future della creativit\u00e0: il corso di Storia della Musica e del Teatro Musicale, per gli studenti del triennio e in particolare per quelli di Scenografia, comprime infatti due ampie zone delle vicende musicali della nostra civilt\u00e0 (appunto la storia generale della musica da un lato, e la storia del teatro musicale dall\u2019altro). Un territorio troppo vasto per essere trasmesso adeguatamente per mezzo di un solo corso. L\u2019altro corso, riservato al biennio specialistico, \u00e8 quello di Storia della musica contemporanea, indispensabile, certo, per la formazione dei futuri artisti, ma allora perch\u00e9 non prevedere anche le storie della musica degli altri periodi o di altri aspetti funzionali alle arti visive, sceniche, performative, plastiche. Ci vorrebbero corsi di drammaturgia musicale, di storia della musica applicata, delle nuove tendenze musicali odierne in relazione alle arti visive e performative. In quest\u2019ottica ho personalmente avviato, nell\u2019ambito di Ard&amp;nt Institute\u00a0 (consorzio costituito da Brera insieme al Politecnico di Milano), un Master post-laurea di primo livello denomina<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-012-e1553290353330.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15300\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-012-e1553290353330.jpg\" alt=\"Inaugurazione_Anno_Accademico--012\" width=\"448\" height=\"299\" \/><\/a>to \u201cSoundArt \u2013 Sound Design for art and entertainment in the creative industry\u201d. Ha un\u2019impostazione originale che copre un vuoto formativo proprio in ambito artistico poich\u00e9 \u00e8 rivolto soprattutto a quelle figure che nel mondo delle arti visive, del design, dell\u2019architettura, della moda, delle installazioni multimediali, della video arte, usano in qualche modo creativo la musica, o in senso pi\u00f9 esteso il suono. Questa \u00e8 la strada giusta secondo me: scoprire o inventare ambiti disciplinari nuovi, dove la musica si espande fino all\u2019idea di suono organizzato nello spazio in cooperazione con le altre discipline artistiche o della comunicazione.Per fare un esempio, gli studenti del Master SoundArt stanno realizzando proprio in questi giorni la parte sound dell&#8217;installazione creata dal designer di fama intyernazionale Ron Gilad per UNifor-Molteni,azienda leader nel campo dell&#8217;arredamento, in occasione del prossimo Salone del Mobile di Milano (9-14 aprile 2019) presso il Palazzo di Brera. E&#8217; un esempio virtuoso di questa interpretazione tra suono e arti.<\/p>\n<p><strong>2 Le sue ricerche sulla musica hanno caratterizzato il suo lavoro di studioso del settore. Quali testi suoi considera maggiormente utili alla formazione estetica e musicale? Quale il suo contributo maggiore che vive appiemo il nostro tempo? Ne vuole tracciare la specificit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Non riesco a dare una priorit\u00e0. Penso che i libri che ho scritto e pubblicato nel corso ormai di quasi trent\u2019anni, siano collegati tra di loro in modo intimo e insieme organico. Certamente li ho immaginati e scritti, nel corso degli anni, come uno la continuazione dell\u2019altro, gi\u00e0 pensando all\u2019espansione che ognuno avrebbe suscitato in futuro. Tutti muovono da una visione che ho maturato fin dall\u2019inizio, una visione centrifuga della musica, nel senso di una naturale propensione del suono a intercettare e a relazionarsi con le altre forme di espressione artistica. Il punto di partenza \u00e8 stato comunque il romanzo, con una ricerca approfondita sulla presenza della musica nell\u2019opera letteraria, e in particolare di Thomas Mann. Esistevano ed esistono diversi studi sul rapporto tra musica e letteratura. Tutti mirano per\u00f2 a delineare i gusti musicali del dato scrittore, o a formalizzare la sua visione estetica o a focalizzarsi sulla presenza di una data musica all\u2019interno dell\u2019opera narrativa. L\u2019idea di musica di Proust, o di Thomas Mann, appunto, o di d\u2019Annunzio. O l\u2019esecuzione, nei romanzi, di opere di Wagner, di Beethoven, di Bach, ecc. Mi mancava una visione del romanzo inteso come organismo complesso che attraverso la scrittura mobilita una molteplicit\u00e0 di piani tra loro intimamente connessi. Qualcosa c\u2019era naturalmente negli studi di Michail Bachtin, ma non riguardava il suono, la musica. La curiosit\u00e0 mi ha spinto cos\u00ec a considerare il romanzo come un vero e proprio spazio sonoro, anomalo certo, ma aperto a essere assunto come \u201copera mondo\u201d ascoltabile a tutti gli effetti e all\u2019interno del quale qualsiasi evento acustico-sonoro pu\u00f2 assumere una vivissima funzione drammaturgica, come fosse una colonna sonora integrata con le vicende umane raccontate. Suoni apparentemente casuali, insomma, che per\u00f2, essendo deliberatamente scritti da qualcuno, vogliono anche significare qualcosa. Qui mi \u00e8 stato di grande aiuto il lavoro semiotico di Juri Lotman e la sua teoria esplosiva della cultura. Questo mio approccio, credo assolutamente nuovo, individua una modalit\u00e0 avanzata, moderna di recezione sia della scrittura sia della musica che contiene. Il mio primo libro, al quale sono particolarmente affezionato, \u00e8 stato pubblicato da Ricordi e si intitola non a caso <em>L\u2019ascolto del romanzo \u2013 Mann, la musica, i Buddenbrook<\/em> e propone di esplorare nuovi territori sonori e di ascolto, ricchi di opportunit\u00e0 conoscitive non solo sull\u2019opera scelta come terreno di verifica (<em>I buddembrook<\/em>, appunto, romanzo ricchissimo di suoni) ma anche delle nuove risorse offerte dal suono nella nostra contemporaneit\u00e0. La proposta \u00e8 stata ed \u00e8 cos\u00ec quella di intendere come musicale, cio\u00e8 come valore aggiunto espressivo, qualsiasi presenza acustica, sonora, vocale, rumoristica, paesaggistica, anche di silenzio, inserita, insieme a musiche vere, nel tessuto narrativo e dunque nelle vite dei personaggi che vivono avvolti da questa articolata orchestrazione. Ho provato a immaginare lo scrittore come compositore del proprio <em>soundtrack<\/em>.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-054-e1553290396686.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15301 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Inaugurazione_Anno_Accademico-054-e1553290396686.jpg\" alt=\"Inaugurazione_Anno_Accademico--054\" width=\"448\" height=\"299\" \/><\/a> Mi sono concentrato ad ascoltare mentre leggevo. Cos\u00ec ho scoperto un universo straordinario di esperienze sinestetiche, dove \u00e8 l\u2019occhio che mentre legge le parole, tocca, annusa, rabbrividisce, guarda, ascolta, con l\u2019aggiunta di una ripartizione della musica su due diversi piani di realt\u00e0: quello della musica rappresentata e quello della musica della rappresentazione; o meglio, la musica <em>nel<\/em> romanzo, intesa come quella che suona nel tempo e nello spazio della realt\u00e0 raccontata; e la musica <em>del<\/em> romanzo, intesa come la qualificazione musicale della scrittura e delle parole utilizzate per la narrazione.\u00a0 Questo approccio, questo tipo di studio non esistevano ancora. Da qui, rimanendo al filone narrativo, ho sviluppato la ricerca sul terreno della letteratura italiana del \u2018900, scoprendo ulteriori ricchezze e pubblicando altri volumi, apparsi poi anche all\u2019estero, su questa ipotesi di ascolto del romanzo, indagando d\u2019Annunzio, Svevo, Deledda, Buzzati, Calvino, Bontempelli, Camilleri, Pavese, e tantissimi altri. In particolare <em>La musica nel romanzo italiano del \u2018900<\/em> prima e poi <em>Musiche da leggere, romanzi da ascoltare \u2013 pagine sonore dalla narrativa italiana del \u2018900<\/em>, di nuovo pubblicati da Ricordi, sono il risultato di questo lavoro e sono pienamente esemplificativi di un modo inedito, mai proposto prima di indagare sonoramente il romanzo, di concepire la musica e l\u2019opera letteraria nel loro pi\u00f9 intimo rapporto. Considero questo approccio importantissimo per una formazione estetica e artistica moderna, attuale, aperta alle trasversalit\u00e0, alle analogie, alle complicit\u00e0 tra le arti, anche all\u2019invenzione di qualcosa di nuovo. Ai miei studenti faccio sempre ascoltare questo e altri terreni anomali, ma straordinari, di viva musicalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>3 Da qui, infatti, la sua ricerca sui rapporti tra musica e arti, si \u00e8 allargata, come diceva, ad ulteriori territori, con altri importanti studi. Ne evidenzi qualche esempio significativo. <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stato naturale cercare altre evidenze di questa inevitabile propensione della musica a uscire da s\u00e9, dal proprio territorio consacrato. Per vent\u2019anni ho insegnato, come visiting professor, la materia Spazio sonoro presso la prestigiosa Accademia di Architettura di Mendrisio (Universit\u00e0 della Svizzera italiana) invitato dal suo fondatore, l\u2019architetto Mario Botta. In questo lungo periodo in cui sono stato sollecitato a interrogarmi sui rapporti tra musica e architettura \u00e8 maturata una ricerca che \u00e8 confluita infine in un libro pubblicato da Marsilio Editori (<em>Spazio sonoro \u2013 Musica e architettura tra analogie, riflessi, complicit\u00e0<\/em>). Il principio esplorativo continua quello avviato con il romanzo. Lo scopo \u00e8 qui quello di sollecitare i futuri architetti (o artisti dello spazio) ad ascoltare i loro manufatti, a pensare alla musicalit\u00e0 formale, materica, compositiva di un edificio, insomma a non considerare i loro prodotti edili o le stesse citt\u00e0, come ambienti muti, refrattari alla materia sonora.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/IMG-20190227-WA0008-e1553290436228.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15302\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/IMG-20190227-WA0008-e1553290436228.jpg\" alt=\"IMG-20190227-WA0008\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/a> Uno spazio suona, ha una voce, una musicalit\u00e0 espressa a pi\u00f9 livelli. Molte generazioni di studenti, divenuti poi architetti, hanno imparato a considerare seriamente la polisensorialit\u00e0 dell\u2019esperienza architettonica e a trovare proprio nel suono un\u2019opportunit\u00e0 per una concezione pi\u00f9 avanzata del progetto. L\u2019edificio \u00e8 insomma come un romanzo, uno spazio nuovo da ascoltare, ma anche da eseguire, da suonare, da trasfigurare in smisurato strumento musicale. Tra gli esercizi proposti propongo sempre, anche all\u2019Accademia di Belle Arti, una passeggiata sonora e un ascolto-esecuzione approfondita della propria casa. Gli studenti eseguono cos\u00ec l\u2019edificio scelto, secondo diverse opzioni sollecitatorie. Anche questo credo che sia stato un contributo particolarmente originale e nuovo allo studio e alla pratica dei rapporti tra musica e altre arti. Ma quest\u2019altro libro, questa nuova e lunga linea di ricerca guarda anche ai musicisti ai quali ho fatto riflettere sull\u2019architettonicit\u00e0 del linguaggio sonoro, sulla priorit\u00e0 della componente spaziale in un linguaggio apparentemente vincolato alla sola dimensione temporale. Da qui, il discorso \u00e8 giunto a penetrare anche nel terreno delle arti, con un libro, <em>Suono e Arte \u2013 La musica tra letteratura e arti visive<\/em> (apparso sempre per Marsilio) che prende vita e spunto dai tantissimi anni di insegnamento e ricerca presso l\u2019Accademia di Belle Arti, dal contatto quotidiano con studenti e colleghi artisti attivi nei diversi ambiti delle arti visive e plastiche, delle nuove tecnologie dell\u2019arte, del design, della scenografia. Credo che il risultato pi\u00f9 sostanziale per l\u2019oggi di questo lungo percorso sia l\u2019uscita da una categorizzazione limitante delle arti e della musica in particolare. Il nodo \u00e8 che oggi, come dicevo all\u2019inizio, occorre uscire dai limiti disciplinari e dal concetto tradizionale stesso di musica, insufficiente a contenere in s\u00e9 un universo cos\u00ec vasto come quello del suono. Lo sviluppo recente dei <em>Sound Studies<\/em> nell\u2019ambito della musicologia credo che ne sia la prova tangibile.<\/p>\n<p><strong>4 Nell\u2019attuale scenario musicale contemporaneo quale versante \u00e8 pi\u00f9 vicino alla sua formazione intellettuale \u00a0e preparazione?<\/strong><\/p>\n<p>Non ho preclusioni o preferenze. Come dicevo, oggi sempre di pi\u00f9 mi interessa il suono e la sua voglia di dialogare con l\u2019altro da s\u00e9. Il sound design, la sound art, sono discipline di studio e di creativit\u00e0 nuove, dalle potenzialit\u00e0 enormi. Racchiudono in s\u00e9 molte delle cose fin qui dette, interagiscono con spazi diversi da quelli tradizionalmente consacrati alla musica, entrano nella produzione di artisti visivi sotto forma di installazioni dotate di una componente sonora, modellano lo spazio attraverso architetture sonoro-plastiche e forniscono alla nostra percezione esperienze di ascolto espanso, polisensoriale, di stretta connessione tra visivo e sonoro. Detto questo, per\u00f2, sono molto attento alle nuove generazioni di compositori seguiti ai grandi maestri del secondo \u2018900, ai Nono, Berio, Boulez, Manzoni, Stockhausen. Ma sono aperto, per formazione, indole, preparazione e infine per lavoro, a occuparmi di tutto, ad ascoltare e apprezzare di tutto, dalla musica antica al jazz alla musica etnica, al pop, al rock, perfino a Sanremo che seguo ogni anno immancabilmente. Consiglio sempre agli studenti di non creare steccati, di aprirsi ai diversi scenari possibili. E di guardare Sanremo.<\/p>\n<p><strong>5 Anni fa pubblicai su \u201cQuinta Generazione\u201d(Forl\u00ec), una rivista italiana di forte intellettualit\u00e0, un corposo contributo dal titolo \u201cLa musica nelle poetiche del Novecento Italiano\u201d. Lei pensa che tutte le Arti e dunque anche la Musica &#8211; com\u2019era una volta &#8211; possano oggi rapportarsi e nutrirsi fra loro?<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Locandina.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15303\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Locandina.png\" alt=\"Locandina\" width=\"479\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Locandina.png 479w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Locandina-150x150.png 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/Locandina-300x300.png 300w\" sizes=\"(max-width: 479px) 100vw, 479px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Senza dubbio. Quello che dicevo prima a proposito dell\u2019ascolto del romanzo, dello spazio sonoro, di suono e arte, \u00e8 esattamente in questa direzione. Aggiungo, perch\u00e9 la sua domanda lo evidenzia in modo significativo, che la musica stessa riceve, e molto, dalle altre arti. Pensi per esempio a uno sculture come Pinuccio Sciola, al quale anni fa ho dedicato un libro. Le sue pietre sonore, sculture di basalto e calcare che oltre a essere bellissimi oggetti plastici sono anche strumenti musicali dai suoni fascinosissimi, hanno negli ultimi vent\u2019anni stimolato tantissimo la musica ad allargare la ricerca sul timbro, a riconoscere che ci sono territori ampissimi ancora da esplorare e dai quali ricavare materia assolutamente nuova e mai ascoltata sulla terra: \u00e8 la scultura, qui, a nutrire la musica, a farle capire che la sua identit\u00e0 va oltre il profilo acustico del violino, del pianoforte, del clarinetto, ecc. La Sound Art, alla quale non a caso continuo a tornare, \u00e8 oggi l\u2019ambito pi\u00f9 evidente di questo proficuo rapporto e nutrimento reciproco tra le arti e la musica. Non a caso il nome \u2013 arte sonora, o suono artistico, o arte del suono, o arte-suono <em>tout court<\/em> \u2013 \u00e8 la fusione di questi due ambiti. Ma, badi bene, non la chiamiamo Music Art. Il concetto di musica come lo si \u00e8 finora inteso \u00e8 ormai insufficiente a contenere uno smisurato orizzonte di esperienze estetiche e sensoriali.<\/p>\n<p><strong>6 Lei\u00a0 ha da anni la Vicedirezione dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera, illustre\u00a0 istituzione italiana per l\u2019Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM). Come vive il suo compito, quale imprese ha potuto mettere in atto per dare a questa istituzione maggiore incidenza sulla formazione artistica e intellettuale del nostro tempo?\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Del master SoundArt e della sua innovativa originalit\u00e0 le ho gi\u00e0 detto, ma vale la pesa di ribadire che vi partecipano studenti provenienti dalle diverse scuole dell\u2019Accademia, da Nuove tecnologie, da Design, da Arti visive, scultura, Pittura. Ma anche da Universit\u00e0 diverse, da architettura per esempio. Un percorso su cui ho lavorato molto, poi, e che ha dato risultati assolutamente rilevanti, \u00e8 stata la collaborazione sempre pi\u00f9 stretta avviata negli ultimi 5-6 anni con il Conservatorio G. Verdi di Milano, \u00c8 un progetto vivo, fondamentale per gli studenti soprattutto di Scenografia e di Nuove Tecnologie dell\u2019Arte: realizzare vere e proprie produzioni di teatro musicale, rappresentate in veri teatri non solo milanesi. Insieme abbiamo prodotto una triangolazione virtuosa tra alta formazione artistica, alta formazione musicale, impresa teatrale e dell\u2019intrattenimento. I nostri studenti di Scenografia e di Nuove tecnologie dell\u2019arte sono stati chiamati a cooperare con i musicisti e i cantanti del Conservatorio nella realizzazione di veri spettacoli andati poi in scena con grande successo, coinvolti nella progettazione delle scenografie, dei costumi, degli apparati installativi, delle l<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3170777.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15304\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3170777.jpg\" alt=\"3170777\" width=\"439\" height=\"603\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3170777.jpg 439w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3170777-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><\/a>uci, ma anche nella viva esperienza del teatro, della sua organizzazione, della sua vita interna e dietro le quinte. Esperienze pienamente professionalizzanti che hanno dato luogo a rappresentazioni di grande livello, come per esempio l\u2019opera <em>Alfred! Alfred!<\/em> di Franco Donatoni, <em>La cambiale di matrimonio<\/em> di Rossini, attualmente il <em>Don Giovanni di Mozart<\/em> in programma il prossimo 3 maggio al Teatro Carcano di Milano, e molte altre ancora. Ho poi favorito e promosso la sottoscrizione di convenzioni e collaborazioni su progetti concreti di messinscena, a loro volta realizzati, con il Teatro Nazionale di Milano, con il Ravenna Festival, con la stessa Pinacoteca di Brera. L\u2019obiettivo \u00e8 quello, fondamentale, di portare gli studenti a sperimentare un\u2019esperienza professionale fuori dalle aule, a \u201csporcarsi le mani\u201d, come si dice, con tutti gli aspetti della vita teatrale. Da qui nasce anche il progetto al quale forse tengo di pi\u00f9 tra quelli realizzati in questi anni di vice direzione e di direzione di dipartimento a Brera, un progetto nato nel 2017 e che ha gi\u00e0 dato e continua a dare risultati straordinari. L\u2019obiettivo, raggiunto con esiti che superano di gran lunga le aspettative, era di dotare l\u2019Accademia, in particolare i suoi indirizzi di Scenografia e di Nuove Tecnologie. di un sistema di rapporti convenzionati che fossero in grado di facilitare, nella fase finale del percorso formativo, la professionalizzazione degli studenti attraverso l\u2019attivazione di tirocini presso le aziende dei diversi settori, mettendo al tempo stesso a disposizione delle stesse aziende, a titolo non oneroso, mano d\u2019opera specialistica, tutelata dal punto di vista assicurativo. Un baratto virtuoso, insomma, che prevede lavoro in cambio di formazione professionalizzante (n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno dell\u2019antico concetto dell\u2019\u201candare a bottega da un Maestro\u201d), all\u2019interno di una citt\u00e0 alimentata come nessun\u2019altra da questo genere di attivit\u00e0. I risultati, in meno di due anni, sono straordinari, e hanno coinvolto moltissime figure di studenti coerenti con gli ambiti professionali nei quali operano oggi le imprese dello spettacolo, della moda, del design, del tessile, del cinema, della televisione e del commercio. Le segnalo alcuni numeri, per rendere l\u2019idea: tra le diverse realt\u00e0 con cui abbiamo avviato il progetto ci sono la Fondazione Teatro Fraschini di Pavia, la Compagnia Marionettistica Carlo Colla &amp; Figli, la Fondazione Teatro Franco Parenti di Milano, \u00a0Fondazione Giorgio Gaber, DAG (Dalia Gaberscik), il Gruppo Guffanti, Yogafestival, Superstudio di via Tortona, Change Performing Arts, Fondazione Teatridithalia (Elfo); abbiamo realizzato quasi un centinaio di turni di stage pari a quasi 40.000 ore di attivit\u00e0; gli studenti coinvolti hanno partecipato a tourn\u00e9e in Europa, in Russia (Mosca e San Pietroburgo) e \u00a0negli Stati Uniti, alla produzione di varie opere liriche, alla produzione e debutto al Teatro Romano di Pompei, al Festival di Spoleto e alle repliche al Teatro Olimpico di Vicenza di <em>Oedipus<\/em> di Bob Wilson, alla realizzazione scenica e tourn\u00e9e del <em>Viaggio a Reims<\/em> e di <em>Cavalleria rusticana<\/em>, per la regia di Emma Dante, e molte altre in corso attualmente di realizzazione, svolgendo di volta in volta compiti di sartoria, costumi, assistenti di palcoscenico, \u00a0produzione scenografica, assistenza alla direzione, laboratorio tecnico scenografico, produzione e postproduzione video. Vorrei per il futuro pi\u00f9 prossimo che questo modello venisse esteso anche alle altre Scuole dell\u2019Accademia e ai relativi campi di attivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>7 Come si colloca in questo ampio scenario di iniziative da lei promosse, la programmazione di concerti dedicati agli studenti ma aperti anche a un pubblico esterno?<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3172678.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-15305 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3172678.jpg\" alt=\"3172678\" width=\"418\" height=\"577\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3172678.jpg 580w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/03\/3172678-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/a>Oltre a un ciclo di concerti che da alcuni anni programmo, insieme al Conservatorio, in aula magna nell\u2019ambito del mio corso di Storia della Musica con cicli di volta in volta dedicati a una tematica specifica (un ciclo su Franz Liszt, uno su Claude Debussy in occasione, nel 2018, del centenario della morte, uno su musica e letteratura) ed eseguiti dai migliori studenti del Conservatorio, proprio lo scorso anno ho organizzato una rassegna, sempre legata ai miei corsi ma aperti anche al pubblico, sul tema \u201cSuono e arte\u201d: spettacoli di musica colta, popolare, jazz, che hanno dato agli studenti la possibilit\u00e0 non solo di ascoltare dal vivo le musiche di alcuni tra i grandi maestri della musica del passato e del \u2018900 (Bach, Schumann, Liszt, Debussy, Schoenberg, Luigi Nono, Luciano Berio, Morton Feldmann, Franco Donatoni, Sylvano Bussotti, Ligeti, e moltissimi altri) ma anche di autorevolissimi compositori di oggi con opere in prima esecuzione assoluta. Ma soprattutto, ogni concerto \u00e8 stato, e ancora di pi\u00f9 sar\u00e0 in questa prossima stagione, l\u2019occasione per mettere in dialogo musicisti, artisti, intellettuali, filosofi, storici dell\u2019arte e della musica sugli scambi, i riflessi, le complicit\u00e0 possibili oggi pi\u00f9 che mai tra le diverse arti. I concerti andavano dal canto popolare delle mondine alla canzone del \u201968 in occasione del cinquantennale del movimento culturale, a concerti tematici di musica contemporanea e non. Basti dire, a mo\u2019 d\u2019esempio, del concerto intitolato omaggi e incentrato su brani di autori del \u2018900 dedicati ad artisti, dall\u2019Omaggio a Emilio Vedova di Luigi Nono, a Omaggio a Burri di Salvatore Sciarrino, da De Kooning di Morton Feldmann a un omaggio di un grandissimo compositore di oggi, Gyorgy Kurtag, a un monumento della musica romantica come Robert Schumann. Ma vorrei far notare il carattere anche metodologicamente esemplare di questi incontri: qui si sono riuniti studiosi dell\u2019arte e della musica che con brevi interventi hanno introdotto gli artisti dedicatari delle opere e i rispettivi compositori in un agile confronto che ha gratificato e arricchito il folto pubblico composto soprattutto da giovani studenti non solo di Brera. In aggiunta, alcuni studenti di arti visive della nostra Accademia hanno proposto, durante le esecuzioni, delle action painting, delle azioni pittoriche estemporanee sollecitate dall\u2019ascolto del brani. Credo che tutto questo, insieme al resto che dicevamo, possa essere un modello non solo formativo ma anche di divulgazione pi\u00f9 ampia delle nuove tendenze dell\u2019arte e della musica.<\/p>\n<p><strong>8 Lei \u00e8 stato gi\u00e0 Vicedirettore di Brera con la Direzione del Prof. Franco Marrocco che stimo grandemente come amico e artista, ed oggi \u00a0lei vive ancora la nomina con la nuova direzione appena insediatasi del Prof. Giovanni Iovane, altro prestigioso docente di Brera. Quali novit\u00e0 ha potuto rilevare fra le due direzioni? Che progetti sta portando avanti con il nuovo percorso\u00a0 onde poter ridare a Brera una cornice\u00a0 ancor pi\u00f9 internazionale \u00a0e soprattutto capace di farsi leva ed apripista sulla qualit\u00e0 formativa? <\/strong><\/p>\n<p>Pur non essendoci discontinuit\u00e0 tra le due Direzioni, diversi sono gli attori in campo, sia come personalit\u00e0 e carattere, sia per la loro impostazione di gestione dell\u2019Accademia intesa come valori prioritari da sviluppare. Inoltre, nella precedente gestione il mio ruolo di vice direzione era pi\u00f9 concentrato sul funzionamento della sede distaccata di viale Marche, ruolo che mantengo ancora adesso, ma con una partecipazione piena, ora, alla conduzione dell\u2019intera Brera, in perfetta armonia e coesione, oltre che con il Direttore Prof. Iovane, anche con la collega Prof.ssa Maria Cristina Galli con cui condivido la vicedirezione. La linea che stiamo sviluppando, anche in piena condivisione con la nostra Presidente, Dott.ssa Livia Pomodoro che all\u2019Accademia sta dando tantissimo, \u00e8 quella di un forte impulso a consolidare ed espandere il ruolo di Brera quale istituzione di eccellenza nella formazione artistica nel panorama nazionale e internazionale, anche attraverso una sorta di autonomia che ci consenta di agire appunto da apripista o da avanguardia o forse da punta di diamante dello studio delle arti oggi in Italia e nel mondo. Certo, il processo di acquisizione dell\u2019ex Scalo Farini come nuova sede distaccata di Brera, in sostituzione proprio della sede di viale Marche, ma anche di Arcore, dov\u2019\u00e8 dislocata la scuola di Restauro, mira esattamente alla realizzazione, secondo una visione avanzatissima che ci vede coesi in prima linea insieme\u00a0 alla Presidente Pomodoro, di un Campus delle Arti di Brera: un\u2019idea straordinaria che far\u00e0 di Brera un\u2019istituzione unica non solo in Italia o in Europa. Non a caso il recente evento inaugurale dell\u2019anno Accademico, svoltosi in febbraio, riuscito con un formidabile successo organizzativo e di qualit\u00e0 dei contenuti, l\u2019abbiamo voluto proprio nella sede ancora disadorna e tutta da ripristinare dello Scalo Farini. Ecco, se vuole un riferimento simbolico del nuovo corso dell\u2019Accademia di Brera, prenda quella giornata memorabile, in quel luogo, con quegli ospiti e quella straordinaria partecipazione emozionata di ospiti, studenti e professori. Sono personalmente orgoglioso di aver proposto e di essere riuscito ad avere come ospite insignito della Laurea Honiris Causa, insieme alla rapporteur dell\u2019Onu dott.ssa Hilal Elver, il grande compositore Ennio Morricone, non solo per l\u2019amicizia pi\u00f9 che ventennale, ma soprattutto per la meravigliosa <em>lectio magistralis<\/em> che ci ha regalato emozionandoci ed emozionandosi egli stesso. La visione avanzatissima sulla relazione tra musica, immagine e \u00a0arti varie, ma anche le considerazioni illuminanti e piene di umilt\u00e0 sul suo lavoro passato, presente e futuro sono state una lezione di inestimabile valore estetico ed etico per tutti noi, e in definitiva una luce che illumina simbolicamente proprio i nostri prossimi compiti per la realizzazione di una formazione orientata verso un avvenire di altissima eccellenza. L&#8217;evento si \u00e8 concluso con una meravigliosa improvvisazione pianistica sul tema de &#8220;Il buono, il brutto, il cattivo&#8221;\u00a0 donata dal grande jazzista Enrico Intra all&#8217;amico Morricone.<\/p>\n<p><strong>9 L\u2019Accademia di Brera e la sua cattedra in particolare cosa hanno in programma tra Convegni ed eventi concertistici per il prossimo biennio?<\/strong><\/p>\n<p>Riprenderemo gi\u00e0 dalle prossime settimane la programmazione di concerti dedicati al rapporto tra musica e arte. Per quest\u2019anno, oltre ai concerti nell\u2019ex chiesa di San Carpoforo, nostra sede aggiuntiva per la didattica luogo deputato per i concerti, stiamo progettando un grande evento spettacolare da realizzare nel cortile Napoleonico in luglio, in occasione dell\u2019inaugurazione di Accademia Aperta (una sorta di open day della durata di un mese), con il coinvolgimento di musica dal vivo ed elettronica, luci, proiezioni e video mapping, azioni performative e sceniche \u2013 insomma una sorta di raffigurazione concentrata di tutto quello che si realizza a Brera \u2013 dedicate una volta di pi\u00f9 alla nostra principale vocazione, quella del dialogo tra le arti. Inoltre stiamo lavorando operativamente a un progetto ambizioso di partecipazione alla prossima Biennale arte di Venezia dove avremo a disposizione uno spazio espositivo e performativo in cui\u00a0 realizzeremo concerti intorno ad alcune sculture-strumento, dal violino di Kounellis alle pietre sonore di Pinuccio Sciola, alle arpe eolie e ai pianoforti preparati di Mario Bertoncini. Inoltre ci saranno workshop di pratica curatoriale e di sound design, quest\u2019ultimo tenuto dal pioniere mondiale della disciplina, lo statunitense Bill Fontana. Sono tutte esemplificazioni dell\u2019indirizzo non solo , di forte internazionalizzazione, di massima apertura e visibilit\u00e0 all\u2019esterno ma anche di forte innalzamento della qualit\u00e0 culturale che stiamo dando e che daremo sempre di pi\u00f9 a Brera.<\/p>\n<p><strong>10 Lei ha anche una presenza in Canton Ticino- Svizzera in una sede universitaria di Alta Formazione. Come vive questa esperienza e come la\u00a0 confronta con quella di Brera?\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Come ricordavo prima, la mia esperienza professionale in Svizzera e in particolare nel Canton Ticino \u00e8 antica ormai, e data dagli anni \u201990. I tanti anni di insegnamento all\u2019Accademia di Architettura di Mendrisio, ma anche la lunga frequentazione degli studi radiofonici della Rete2 della Radio della Svizzera italiana dove fin dai primi anni \u201990 curo l\u2019ideazione e la conduzione di programmi culturali e musicali, sono una parte fondamentale della mia vita e della mia crescita professionale. Le differenze tra l\u2019Universit\u00e0 svizzera e Brera ci sono, \u00e8 evidente, anche per la diversa, almeno in parte, strutturazione del percorso formativo. Tuttavia, le affinit\u00e0 ci sono, e non poche. Intanto perch\u00e9 se \u00e8 vero che Brera \u00e8 istituzione di alta formazione artistica di fama internazionale, l\u2019Accademia di Architettura si \u00e8 accreditata in pochi anni (nasce infatti nel 1996) come una delle facolt\u00e0 pi\u00f9 prestigiose al mondo in questa disciplina. E poi il nome. Fin dall\u2019inizio l\u2019Architetto Botta ha voluto chiamarla Accademia, per distinguerla dai Politecnici federali (di Losanna, di Zurigo) e italiani, puntando a una formazione umanistica, polidisciplinare, anche artistica dei futuri architetti. Non a caso sono stato chiamato fin dall\u2019inizio a tenere il corso su musica e architettura, e da subito vi si sono impartite materie vicine a quelle di Brera come Scenografia, Cinema, disegno o pittura. Sono due realt\u00e0 che formano figure diverse ma che si assomigliano e alle quali sono felice di essere cos\u00ec legato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roberto Favaro (Padova 1961),<\/strong> laureato in filosofia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Padova, si \u00e8 perfezionato in musicologia presso la Humboldt Universit\u00e4t di Berlino e ha studiato Musica elettronica presso il Conservatorio di Padova. \u00c8 Vicedirettore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera dove \u00e8 stato dal 2013 al 2019 anche Preside del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicatee dove \u00e8 professore di Storia dello Spettacolo, di Storia della Musica contemporanea e di Storia della musica e del teatro musicale. Dirige il Master \u201cSoundart \u2013 Sound design for art and entertainment in the creative industries\u201d promosso da Ard&amp;ntInstitute (Consorzio dell\u2019Accademia di Brera e del Politecnico di Milano) di cui \u00e8 Presidente. Dal 1999 a 2018 ha insegnato \u201cSpazio sonoro &#8211; Sound design\u201dcome visiting professor presso l&#8217;Accademia di architettura di Mendrisio (Universit\u00e0 della Svizzera italiana). Sempre come professore invitato per chiara fama ha inoltre insegnano dal 2002 al 2012 Storia della Musica presso la Facolt\u00e0 di Design e Arti dell\u2019Istituto Universitario di Architettura di Venezia (Iuav). Nel campo della ricerca e dello studio ha approfondito il rapporto tra la musica e le altre discipline artistiche e della comunicazione, con particolare attenzione ai rapporti con la letteratura, l\u2019architettura, le arti visive e plastiche, il cinema e l\u2019audiovisione in generale.<\/p>\n<p>Numerosi i libri pubblicati in Italia e all&#8217;estero, tra cui <em>L&#8217;ascolto del romanzo. Mann, la musica, i Buddenbrook<\/em> (Milano, Ricordi, 1993);<em>Storia della Musica<\/em> (Introduzione di Ennio Morricone, Milano, Nuova Carisch, 1999);<em>Vademecum della Storia della musica, vol. I: \u201cDa Monteverdi a Bach, 1600-1750\u201d <\/em>(Milano, Warner Bros, 2000); <em>Vademecum della Storia della musica, vol. <\/em><em>II: \u201cDa Mozart a Wagner, 1750-1890\u201d<\/em> (Milano, Warner Bros, 2000); <em>ZwischenDekadenz und Comic-Strip: Stimmen, Kl\u00e4nge und Musik in der italienischen Literatur des 20. <\/em><em>Jahrhunderts<\/em> (Berlino, Weidler Buchverlag, 2001);<em>Sound, Music, Writing &#8211; The soundtrack of 20th Century Italian Literature<\/em>(Oxford, Boulevard Books, 2002);<em>La Storia della Musica dal 1600 ad oggi<\/em>, Milano (Warner Bros, 2002); <em>La musica nel romanzo italiano del &#8216;900<\/em> (Milano, Ricordi, 2003); <em>Musiche da leggere &#8211; Romanzi da ascoltare. Pagine sonore dalla narrativa italiana del &#8216;900<\/em> (Milano, Ricordi, 2010); <em>Suoni e sculture. Le pietre e le citt\u00e0 sonore di Pinuccio Sciola<\/em> (Cagliari, Arkadia, 2011);<em>Spazio sonoro. Musica e architettura tra analogie, riflessi, complicit\u00e0<\/em> (Prefazione di Mario Botta, Venezia, Marsilio, 2011), <em>Suono e Arte.\u00a0 La musica tra letteratura e arti visive <\/em>(Venezia, Marsilio, 2017). Ha inoltre curato diversi volumi, tra cui:\u00a0 <em>Musica e infanzia<\/em>, Milano, Unicopli, 1991; <em>L\u2019opposizione musicale. Scritti di Luigi Pestalozza sulla musica del \u2019900<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1991; <em>Suono e cultura<\/em>, Modena, Mucchi, 1994 ;<em>La musica nella Germania di Hitler<\/em>, Lucca, Lim Libreria Musicale Italiana, 1996; <em>Musica e tecnologia domani<\/em>, Milano, Lim-Teatro alla Scala, 2002; <em>Ascoltare la pietra. Sculture di Pinuccio Sciola<\/em>, Roma, Gangemi, 2013. \u00c8 Direttore della Rivista quadrimestrale di studi musicali <em>Musica\/Realt\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Nel 2017 \u00e8 stato designato quale Direttore artistico, per la parte musica classica e lirica, del Teatro Lirico di Milano di prossima riapertura. Inoltre collabora e ha collaborato come musicologo, consulente e saggista con importanti enti lirici e concertistici tra cui il Teatro alla Scala, il Teatro la Fenice, il Teatro dell\u2019Opera di Roma, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Carlo Felice di Genova, i Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Toscanini di Parma, il Festival Internacional de Musica y Danza di Granada, il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo,\u00a0 il Festival Milano Musica, il Festival MiTo. \u00a0Ha tenuto numerose conferenze e partecipato come relatore a numerosi convegni\u00a0 di musicologia in Italia, in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina, collaborando tra l\u2019altro con Universit\u00e0 e Istituti culturali di Padova, Cagliari, Milano, Venezia, Amburgo, Darmstadt (Ferienkursef\u00fcrNeueMusik), Madrid, Bratislava, Lugano, Lubiana, Mendoza (Argentina), San Francisco (Usa) e molti altri. Negli ultimi anni ha molto intensificato anche l\u2019attivit\u00e0 radiofonica come conduttore e ideatore di programmi culturali e musicali per la Rete2 della Rsi \u2013 Radiotelevisione della Svizzera italiana. Tra le pi\u00f9 recenti realizzazioni, vanno ricordati i lunghi cicli dedicati a \u201cSpazio sonoro\u201d sul rapporto musica-architettura, \u201cMusica per immagini\u201d sul rapporto musica-arti visive, \u201cL\u2019ascolto del romanzo\u201d su musica e letteratura, \u201cNote e visioni\u201d su musica e cinema. Cos\u00ec come un lungo ciclo di trasmissioni dedicato all\u2019influsso di Wagner e Verdi sulle altre arti: romanzo, pittura, cinema, fumetto, scultura, architettura, filosofia.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Incontro il Prof. Roberto Favaro illustre musicologo italiano, intellettuale di chiara fama, \u00a0docente di Storia dello Spettacolo, di Storia della Musica contemporanea e di Storia della musica e del teatro musicale e Vicedirettore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nella storica sede di Via Brera, in un colloquio \u00a0molto aperto e singolare che \u00a0ho vissuto \u00a0in prima persona con l\u2019intento di portare al pubblico italiano e internazionale le eccellenze della cultura italiana, ed a lui ho rivolto una serie di domande, una vera e propria intervista, che mi pare acuta, saggia\u00a0 e pertinente. 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