{"id":15416,"date":"2019-04-07T16:13:01","date_gmt":"2019-04-07T16:13:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=15416"},"modified":"2019-04-07T16:13:01","modified_gmt":"2019-04-07T16:13:01","slug":"herbert-ferber-scultore-di-fama-internazionale-in-mostra-nella-storica-galleria-lorenzelli-arte-di-milano-sculture-fra-mitologia-ed-esplorazione-spaziale-vissute-come-metafora-di-unid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/04\/07\/herbert-ferber-scultore-di-fama-internazionale-in-mostra-nella-storica-galleria-lorenzelli-arte-di-milano-sculture-fra-mitologia-ed-esplorazione-spaziale-vissute-come-metafora-di-unid\/","title":{"rendered":"Herbert Ferber  scultore di fama  internazionale in mostra  nella storica galleria  Lorenzelli Arte di Milano.   Sculture fra mitologia ed esplorazione spaziale, vissute come metafora di un\u2019idea."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/1.Three-Arches-I-1962-.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15417\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/1.Three-Arches-I-1962-.jpg\" alt=\"1.Three Arches I, 1962\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/1.Three-Arches-I-1962-.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/1.Three-Arches-I-1962--300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a>La storica Lorenzelli Arte di Milano nella stagione espositiva 2018\/2019 \u00a0in corso continua ad esplorare \u00a0quel filone di ricerca che si prefigge l\u2019obiettivo di richiamare l&#8217;attenzione su nomi talvolta incomprensibilmente sottovalutati, anche se presenti nelle collezioni dei pi\u00f9 importanti musei del mondo, per ripresentarli allo studio della critica e alla visione del pubblico. <strong>La mostra che abbiamo visitato in galleria, di altissimo livello, \u00a0\u00e8 <\/strong><strong>dedicata a u<\/strong><strong>no dei principali scultori espressionisti astratti, <\/strong><strong>Herbert Ferber (1906-1991), artista di<\/strong> <strong>fama internazionale, gi\u00e0 attivo nella fervente New York degli anni Quaranta e Cinquanta <\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1988 la Lorenzelli Arte, nella sede di via Sant\u2019Andrea a Milano, ospit\u00f2 la prima personale in Italia dell\u2019amico scultore Herbert Ferber. Oggi sono riproposte le opere dell\u2019artista nelle sale di Corso Buenos Aires 2, creando la rara occasione in Italia di poter ammirare un maestro le cui opere sono collocate nelle raccolte dei pi\u00f9 importanti musei del mondo fra i quali il MoMa, il Whitney Museum e il Guggenheim Museum di New York, la National Gallery di Washington e il Centre George Pompidou di Parigi. L\u2019esposizione lascia vedere\u00a0\u00a0 ben venti sculture e trenta disegni realizzati tra il 1952 e il 1985 , anni della piena maturit\u00e0 dello scultore americano, mostrando a collezionisti, studiosi e amatori d\u2019arte pi\u00f9 in generale\u00a0 che vanno sotto la titolazione di \u00a0pubblico italiano, il culmine della parabola artistica di uno degli attori fondamentali della \u201cgenerazione eroica\u201d di New York. Ferber, grande amico di Rothko, e\u00a0 legatisssimo a lui per via di \u00a0convinzioni comuni nell&#8217;arte e nella politica, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale fu un importante membro della New York School, il gruppo di artisti americani che aprirono \u00a0la strada all&#8217;espressionismo astratto.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/2.Bartonville-I-1968-rame_-copper-cm-349x585x375-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15418 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/2.Bartonville-I-1968-rame_-copper-cm-349x585x375-2.jpg\" alt=\"2.Bartonville I, 1968, rame_ copper, cm 34,9x58,5x37,5 (2)\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/2.Bartonville-I-1968-rame_-copper-cm-349x585x375-2.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/2.Bartonville-I-1968-rame_-copper-cm-349x585x375-2-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a> <strong>Lo scultore Ferber ha \u00a0sempre manifestato un vivace e costante<\/strong> <strong>interesse sia per la mitologia classica che per l&#8217;inconscio portandosi ad \u00a0esplorare forme archetipiche e senza tempo, visibili e magiche costruzioni leggere, forme in movimento alla luce di un\u2019esplorazione spaziale\u00a0 capace di sorprendere per incantamento; \u00a0secondo uno<\/strong> <strong>dei percorsi tipici del gruppo di artisti di cui faceva parte, autentico punto d\u2019innesco della \u201cnuova tradizione\u201d<\/strong> <strong>cosmopolita, aggressiva, dalle plurime radici ma anche e soprattutto \u00a0di autentica identit\u00e0 americana.<\/strong><\/p>\n<p>\u201c Scultura come metafora di un&#8217;idea \u201d, titolo della mostra, rappresenta un principio caro a Ferber secondo il quale la scultura deve avere la capacit\u00e0 di incarnare un processo mentale lucido e forte e quindi possedere valore di metafora che veicola qualit\u00e0 ideali astratte. Le sue sculture a partire dagli anni Cinquanta, dopo aver abbandonato completamente la figurazione, sono costituite da forme che si generano in costruzione, forme mobili, aggettanti, liberate nell\u2019aria e nello spazio, \u00a0composizioni primitive, assolute e capaci di destare una visione di stupore. Ferber trasforma gli elementi formali in qualit\u00e0 plastiche, connotate in quanto superfici modulate sensibilmente e cromaticamente attive, che al contempo valgono come grafie, linee-forza che fendono la volumetria interna della forma conferendole un nuovo dinamismo che le libera da legami gravitazionali e un senso di movimento dato dal perfetto bilanciamento di momenti e pause. Autodidatta come artista, \u00e8 riuscito ad impadronirsi magistralmente di ogni sorta di tecnica e procedimento. Di particolare importanza sono i disegni -li trovo stupendi- , eseguiti in varie tecniche &#8211; dall&#8217;acquarello alla penna e all&#8217;inchiostro, dal pastello alla tecnica mista e all&#8217;acrilico &#8211; su qualsiasi qualit\u00e0 di carta, che ci offrono l&#8217;opportunit\u00e0 di un approfondimento del suo lavoro. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/48.-Untitled-9-84-ink-and-acrylic-wash-pastel-cm-31x41-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15419\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/48.-Untitled-9-84-ink-and-acrylic-wash-pastel-cm-31x41-2.jpg\" alt=\"48. Untitled 9 84, ink and acrylic wash + pastel, cm 31x41 (2)\" width=\"527\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/48.-Untitled-9-84-ink-and-acrylic-wash-pastel-cm-31x41-2.jpg 527w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/48.-Untitled-9-84-ink-and-acrylic-wash-pastel-cm-31x41-2-300x228.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 527px) 100vw, 527px\" \/><\/a><strong>Sappiamo quanta importanza abbiano avuto in passato e abbiano ancora\u00a0 oggi i disegni degli\u00a0 scultori. Modellando e mettendo in risalto le forme, e non solo, con l&#8217;utilizzo anche di scorci prospettici, Ferber nei suoi fogli pi\u00f9 astratti riesce a comunicare il senso del volume e dello spazio. <\/strong>Seguendo inoltre un&#8217;indagine incentrata sul percorso tra progetti, studi preparatori e opere finite, molti dei disegni esposti raccontano l\u2019iter che porta alla realizzazione materica delle sculture presentate poich\u00e9 mette in luce la fitta rete di scambi tra il processo creativo e la sperimentazione di un sistema espressivo. La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo (Italiano, Inglese) con le riproduzioni a colori di tutte le opere esposte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Herbert Ferber<\/strong> nasce il 30 aprile 1906 a New York. Studi\u00f2 \u00a0dapprima\u00a0 presso il College of the City of New York (CCNY) e poi alla Columbia University. Nel 1930 si laurea in odontoiatria praticando la professione negli anni a venire. Dal 1931 realizza le sue opere scultoree prediligendo legno e pietra, e il 1936 segna il suo ingresso nell\u2019Unione degli Artisti e la sua partecipazione al Primo Congresso degli Artisti Americani. Nel 1937 si tiene la sua prima mostra personale presso Midtown Galleries a New York, in questi anni la sua scultura \u00e8 figurativa in linea con il suo pensiero politico e con i suoi interessi verso la mitologia classica e gli studi sull\u2019inconscio. Nel 1940 entra a far parte di un gruppo di artisti anti-stalinisti assieme a cui fonda la Federation of Modern Painters and Sculptors . Da quest\u2019anno in avanti inizia ad abbandonare il legno in favore di nuove sperimentazioni che gli permettono di investigare lo spazio in misura diversa portandolo ad essere elemento centrale delle sue opere. Crea le sue prime sculture astratte dalle forme biomorfe in cui appare chiaro il suo ripensamento sull\u2019iconografia archetipa che prende le mosse dal surrealismo storico. Nel 1950 entra a far parte del gruppo di artisti che saranno poi nominati The Irascibles in occasione di una protesta contro una giuria troppo conservatrice al Metropolitan Museum of Art ed \u00e8 socio fondatore di The Club, un circolo di artisti che s\u2019incontrano per discutere d\u2019arte al Greenwich Village. Inizia la sua piena maturit\u00e0 artistica. Nel 1952 porta a termine il suo lavoro per la B&#8217;nai Israel Synagogue (Millburn) e matura una pi\u00f9 forte coscienza sull\u2019importanza dello spettatore nel definire lo spazio dell\u2019opera d\u2019arte. Nel 1961 crea una delle prime installazioni ambientali al chiuso presso il Whitney Museum of American Art di New York dal titolo Sculpture as Environment permettendo allo spettatore di entrare nello spazio interno della scultura stessa. Dal 1962 al 1979 \u00e8 Visiting Professor presso diverse prestigiose universit\u00e0 americane. Nel 1978 espone per la prima volta presso la Knoedler Gallery di New York, galleria dove esporr\u00e0 in occasione di altre quindici mostre personali negli anni seguenti, anni nei quali esporr\u00e0 anche in musei americani tra cui: Museum of Fine Arts di Houston, Berkshire Museum, Tanglewood e Des Moines Art Center. Nel 1988 Lorenzelli Arte presenta la prima mostra personale di Ferber in Italia. Nel 1991 muore a North Egremont, Massachusetts .<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La storica Lorenzelli Arte di Milano nella stagione espositiva 2018\/2019 \u00a0in corso continua ad esplorare \u00a0quel filone di ricerca che si prefigge l\u2019obiettivo di richiamare l&#8217;attenzione su nomi talvolta incomprensibilmente sottovalutati, anche se presenti nelle collezioni dei pi\u00f9 importanti musei del mondo, per ripresentarli allo studio della critica e alla visione del pubblico. La mostra che abbiamo visitato in galleria, di altissimo livello, \u00a0\u00e8 dedicata a uno dei principali scultori espressionisti astratti, Herbert Ferber (1906-1991), artista di fama internazionale, gi\u00e0 attivo nella fervente New York degli anni Quaranta e Cinquanta . Gi\u00e0 nel 1988 la Lorenzelli Arte, nella sede di [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/04\/07\/herbert-ferber-scultore-di-fama-internazionale-in-mostra-nella-storica-galleria-lorenzelli-arte-di-milano-sculture-fra-mitologia-ed-esplorazione-spaziale-vissute-come-metafora-di-unid\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[150,59246,53888,53709,53710,9894,231285,53794,41640,28386,44441,87,35224,35266,17505,28369],"tags":[59480,255698,355595,355594,355593,355596,406611],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15416"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15416"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15416\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15420,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15416\/revisions\/15420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}