{"id":15421,"date":"2019-04-08T22:19:51","date_gmt":"2019-04-08T22:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=15421"},"modified":"2019-04-08T22:20:19","modified_gmt":"2019-04-08T22:20:19","slug":"dal-primo-paesaggio-di-leonardo-la-conferma-definitiva-dellambidestria-del-genio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/04\/08\/dal-primo-paesaggio-di-leonardo-la-conferma-definitiva-dellambidestria-del-genio\/","title":{"rendered":"Dal primo paesaggio di Leonardo la  conferma definitiva dell&#8217;ambidestria del genio."},"content":{"rendered":"<p><em>\u201c[&#8230;] ed in quegli, a parte a parte, di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio; e chi non ha pratica non l&#8217;intende, perch\u00e9 non si leggono se non con lo specchio&#8221;. (Giorgio Vasari, Vita di Leonardo)<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/8P-recto-e1554761527443.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15422\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/8P-recto-e1554761527443.jpg\" alt=\"8 Paesaggio\" width=\"500\" height=\"347\" \/><\/a>La scoperta emerge dalla campagna di indagini dell\u2019Opificio delle Pietre dure di Firenze sul disegno 8P delle Gallerie degli Uffizi <\/strong>. <strong>E spunta anche un \u2018paesaggio invisibile\u2019 sul retro del foglio<\/strong>. <strong>Leonardo da Vinci era ambidestro <\/strong>e scriveva e dipingeva con entrambe le mani: sia la sinistra, per lui la principale, sia la destra. <strong>La conferma, definitiva, di questa peculiare caratteristica arriva dalle analisi dell\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze sul <em>Paesaggio <\/em>noto come 8P (il suo numero d\u2019inventario), considerato da molti il primo disegno noto dal grande artista e scienziato toscano e certamente il suo primo lavoro datato (5 agosto 1473)<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 da poco terminata <strong>la grande campagna diagnostica sull\u2019opera, di propriet\u00e0 delle Gallerie degli Uffizi<\/strong>: le indagini sono state effettuate in vista della trasferta che dal 15 aprile porter\u00e0, dopo oltre mezzo millennio, il <em>Paesaggio<\/em> nella terra natia di Leonardo, Vinci, dove sar\u00e0 protagonista di <strong>\u201cAlle origini del Genio\u201d<\/strong>, mostra organizzata nell\u2019ambito del Cinquecentenario della sua morte. Lo studio, durato numerose settimane, \u00e8 stato condotto da un team di specialisti, anche attraverso l\u2019utilizzo di tecniche e macchinari sperimentali, sotto la supervisione della <strong>storica dell\u2019arte e funzionaria dell\u2019Opificio, Cecilia Frosinini<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>LA PROVA DELL\u2019AMBIDESTRIA<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il documento contiene due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre stesura al contrario di Leonardo, da destra verso sinistra, \u201cD\u00ec di s[an]ta Maria della neve \/ addj 5 daghossto 1473\u201d ed un\u2019altra sul retro, vergata invece nel verso ordinario, da sinistra verso destra, &#8220;Io, Morando d&#8217;Antoni, sono chontento&#8221;, riconducibile ad un appunto, con l\u2019abbozzo di una formula contrattuale.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/8P-verso-e1554761575599.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15424\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/8P-verso-e1554761575599.jpg\" alt=\"8 Paesaggio verso\" width=\"500\" height=\"346\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 dal confronto tra queste due frasi che si delinea la conferma all\u2019ambidestria di Leonardo: innanzitutto entrambe risultano autografe, effettuate dall\u2019artista di suo pugno (cos\u00ec come gli schizzi di una testa e di una figura umana tracciati sul retro), in quanto scritte con lo stesso inchiostro (utilizzato anche per realizzare la parte prevalente del <em>Paesaggio<\/em>). Una scrupolosa indagine calligrafica, svolta attraverso il paragone delle due scritte con svariati altri testi autografi di Leonardo ha fornito ulteriori prove in questo senso; complessivamente, lo studio combinato dei materiali, dei tratti tipici della sua scrittura ed il raffronto con altri documenti hanno dimostrato che l\u2019artista verg\u00f2 la scritta \u2018a specchio\u2019 sul fronte presumibilmente con la sinistra, mentre per quella sul retro, con verso ordinario, us\u00f2 la destra. Entrambe le calligrafie, pur contenenti alcuni elementi grafici differenti, legati all\u2019uso di mani diverse, sono per\u00f2 caratterizzate da numerosi tratti chiave in comune, inequivocabilmente riconducibili allo stile unico di Leonardo. \u201c<em>Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all\u2019uso della mano destra fin da ragazzino\u201d, <\/em>spiega la storica dell\u2019arte Cecilia Frosinini<em>. \u201cDall&#8217;osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro \u00e8 colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, \u00e8 probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale, che \u00e8 infatti, nei primi esempi, molto elaborato, direi anche artificioso; poi, con il passare del tempo e la continuit\u00e0 di uso, si fa pi\u00f9 semplificato e corsivo. La nostra ipotesi \u00e8 che l&#8217;idea gli sia nata osservando le scritte a rovescio sui lucidi da lui usati per i disegni, dopo averli capovolti\u201d. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>UN SECONDO PAESAGGIO A NEROFUMO E DISEGNI \u2018NASCOSTI\u2019.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/p1jpeg-e1554761605421.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15425\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/p1jpeg-e1554761605421.jpg\" alt=\"p1jpeg\" width=\"420\" height=\"236\" \/><\/a>La conferma dell\u2019ambidestria del Genio di Vinci non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico aspetto svelato dalla complessa campagna diagnostica condotta dall\u2019Opificio sul primo disegno di Leonardo. <strong>La possibilit\u00e0 di sottoporre ad analisi diretta il prezioso documento ha consentito di portare alla luce numerosi altri misteri dell\u2019opera, impossibili da scoprire attraverso mere osservazioni fotografiche del <em>Paesaggio<\/em>.<\/strong> Tra questi, il pieno emergere, alla radiazione infrarossa, di <strong>due differenti stesure del paesaggio sul fronte; e di un simile processo anche sul retro, dove ci sono due paesaggi, uno sovrapposto all\u2019altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte<\/strong>. Raffigurano una scena fluviale, con al centro un corso d\u2019acqua e due rive collegate da un ponte, e sulla sinistra una formazione di rocce aguzze e frastagliate. Leonardo aveva impostato questo scenario a nerofumo; successivamente ne sottoline\u00f2 con l\u2019inchiostro alcune forme, aggiungendo anche dei picchi montuosi.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo del nerofumo (verosimilmente in forma di pastello) per il foglio 8P testimonia che Leonardo usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino ad oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero, se effettivamente riferibili al 1473, le numerose tracce di schizzi realizzate a sanguigna nella parte alta del foglio, sempre sul retro. I primi disegni a sanguigna di Leonardo infatti erano finora datati al 1492.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019esame del retro affiorano, sotto il paesaggio fluviale in basso a sinistra e pi\u00f9 in alto, alcuni disegni a punta di piombo, un fiore stilizzato (una rosetta) e alcuni motivi geometrici<\/strong>, che risultano particolarmente visibili all\u2019infrarosso.<\/p>\n<p>Il disegno ha poi rivelato alcune misteriose tracce solo incise, con uno stilo cosiddetto \u201ccieco\u201d o \u201cacromo\u201d (cio\u00e8 che non lasciava tracce colorate, sia pure lievi, come quelle della punta di piombo): alcune sono identificabili, per esempio un cavallo sul retro del foglio. Altre ancora delineano una seconda catena montuosa, sul fronte; e infine ve ne sono alcune di incerto significato, sempre sul fronte, e potrebbero far pensare a impronte lasciate dalla sovrapposizione di un\u2019altra carta e quindi, di nuovo, indirizzare verso una destinazione non nobile, ma di uso comune, del foglio.<\/p>\n<p><strong>Per svelare i segreti del <em>Paesaggio<\/em> 8P sono stati necessari molti esami (tutti ovviamente non invasivi) e l\u2019impiego di svariate tecnologie e prototipi scientifici<\/strong>. Il disegno \u00e8 stato sottoposto ai raggi infrarossi con un modello molto avanzato, in grado di acquisire 32 bande cromatiche diverse, ideato dal Cnr-Ino (Istituto nazionale di ottica). E\u2019 stato usato anche un sistema innovativo di raggi X a fluorescenza, con illuminazione ad area anzich\u00e9 a punti localizzati come avveniva finora (in questo caso il prototipo \u00e8 stato costruito dall\u2019Istituto nazionale di fisica nucleare dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze); ed un rilevatore portatile di materiali organici (messo a punto dal Cnr Ifac, Istituto di fisica applicata); oltre alle \u2018classiche\u2019 osservazioni al microscopio e all\u2019utilizzo di fotodiagnostica ad elevatissima risoluzione, supportata dall\u2019impiego di elaborazioni informatiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>LA GENESI DELL\u2019 OPERA<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/P1180485-e1554761637348.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15426\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/P1180485-e1554761637348.jpg\" alt=\"P1180485\" width=\"497\" height=\"373\" \/><\/a>Questa articolata campagna di indagine ha permesso di ricostruire con precisione la genesi creativa (e di messa in opera) del leggendario <em>Paesaggio<\/em>. Per realizzarlo, <strong>Leonardo us\u00f2 diversi strumenti e materiali: uno stilo di piombo che lasciava una traccia grigia sul foglio, sorta di lapis ante litteram, che \u00e8 stato quello con cui Leonardo ha tracciato la &#8216;base&#8217;, la bozza dell&#8217;intero disegno<\/strong>. Quindi, su questa bozza a punta metallica lavor\u00f2 con l&#8217;inchiostro (contenente elementi di rame e nero fumo), probabilmente sovrapponendo al foglio anche uno strato di carta lucida, sulla quale aveva gi\u00e0 composto parte del disegno, allo scopo di disegnare con precisione la \u2018skyline\u2019 del paesaggio stesso. Di questo passaggio in particolare, come metodo di lavoro, Leonardo parla anche nel suo <em>Trattato di Pittura<\/em>. <strong>Dipinse invece completamente a mano libera la vegetazione, la parte restante del terreno, delle montagne e delle acque. Dal punto di vista cronologico, il disegno sul fronte \u00e8 stato fatto in due fasi<\/strong>: nella prima, Leonardo ha usato lo stilo, la carta lucida e un primo inchiostro. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/P1180604_21-e1554761666700.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15427 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/04\/P1180604_21-e1554761666700.jpg\" alt=\"P1180604_2(1)\" width=\"497\" height=\"373\" \/><\/a>Il secondo intervento, individuabile perch\u00e9 realizzato con un secondo inchiostro, diverso per composizione chimica, in un momento successivo. <em>E &#8220;sarebbe possibile anche tentare una datazione realistica dei due diversi interventi, mettendo a confronto questi dati con quelli che potrebbero venire dall\u2019analisi di inchiostri usati dall\u2019artista per vergare documenti contenenti una data&#8221;<\/em>, spiega ancora Cecilia Frosinini.&#8221;<em>Gli elementi emersi durante questa campagna di indagini<\/em> \u2013 conclude il <strong>Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt<\/strong> \u2013 <em>aprono nuove prospettive sull\u2019interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l\u2019artista ha \u2018costruito\u2019 il <\/em>Paesaggio<em>, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilit\u00e0 nella scrittura, scoprendolo ambidestro: una vera e propria rivoluzione nell\u2019ambito degli studi leonardeschi. In questi ultimi anni, la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l\u2019Opificio delle Pietre Dure, un istituto di restauro e di indagini tecnologiche sulle opere d\u2019arte che non ha eguali al mondo, ha permesso di condurre ricerche che hanno sempre portato nuovi risultati, a volte inaspettati specie quando si trattava di opere celeberrime e ormai apparentemente senza misteri. Ricordo il recente caso della <\/em>Santa Caterina<em> di Artemisia Gentileschi, sotto la quale si sono trovati altri due abbozzi di stesure. Ora \u00e8 la volta del disegno di Leonardo, ma contiamo su molte altre importanti sorprese e scoperte nel corso dei prossimi anni.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong><em>IL TEAM DELLA RICERCA<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Le indagini svolte sul foglio sono state coordinate da Cecilia Frosinini e Letizia Montalbano (Opificio delle Pietre Dure); ed hanno visto l\u2019impiego di fotografia nodale ad alta risoluzione in luce diffusa e in luce radente; fotografia nodale ad alta risoluzione in fluorescenza UV; fotografia nodale in luce trasmessa; riflettografia con Scanner Multispettrale VIS-NIR; rilievo 3D mediante microprofilometria laser a scansione; analisi tomografica (OCT, Optical Coherence Tomography) nel dominio spettrale (SD-OCT; spettrofotometria RAMAN; Fluorescenza X (XRF) a scansione; osservazione allo stereomicroscopio ottico.<\/em><\/p>\n<p><em>La diverse campagne diagnostiche sono state eseguite da Roberto Bellucci (gi\u00e0 Opificio delle Pietre Dure; associato CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche \u2013 Istituto Nazionale di Ottica); Raffaella Fontana, Marco Barucci, Alice Del Fovo, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli, Jana Striova; (CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche \u2013 Istituto Nazionale di Ottica); Chiara Ruberto, Pier Andrea Mand\u00f2 e Francesco Taccetti Istituto Nazionale di Fisica Nucleare &amp; Dipartimento di Fisica, Universit\u00e0 di Firenze); Francesco Grazzi (CNR-IFAC, Consiglio Nazionale delle ricerche \u2013 Istituto di Fisica Applicata \u201cNello Carrara\u201d); Isetta Tosini (Laboratorio Scientifico dell\u2019Opificio delle Pietre Dure). L\u2019Opificio delle Pietre Dure \u00e8 diretto dal soprintendente Marco Ciatti. <\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201c[&#8230;] ed in quegli, a parte a parte, di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio; e chi non ha pratica non l&#8217;intende, perch\u00e9 non si leggono se non con lo specchio&#8221;. (Giorgio Vasari, Vita di Leonardo) La scoperta emerge dalla campagna di indagini dell\u2019Opificio delle Pietre dure di Firenze sul disegno 8P delle Gallerie degli Uffizi . E spunta anche un \u2018paesaggio invisibile\u2019 sul retro del foglio. Leonardo da Vinci era ambidestro e scriveva e dipingeva con entrambe le mani: sia la sinistra, per lui la principale, sia la destra. La conferma, definitiva, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/04\/08\/dal-primo-paesaggio-di-leonardo-la-conferma-definitiva-dellambidestria-del-genio\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9894,53794,41640,44759,35224,26,17505,35188,53932,28369,202271,51665,4625],"tags":[288126,59480,355598,355597,8690,255740,29617,57187],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15421"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15421"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15421\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15428,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15421\/revisions\/15428"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15421"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15421"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15421"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}