{"id":15738,"date":"2019-05-16T20:48:02","date_gmt":"2019-05-16T20:48:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=15738"},"modified":"2019-05-16T20:48:02","modified_gmt":"2019-05-16T20:48:02","slug":"i-sette-savi-di-fausto-melotti-la-magia-di-un-capolavoro-che-ritorna-in-mostra-all-aeroporto-di-milano-malpensa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/05\/16\/i-sette-savi-di-fausto-melotti-la-magia-di-un-capolavoro-che-ritorna-in-mostra-all-aeroporto-di-milano-malpensa\/","title":{"rendered":"I sette Savi di Fausto Melotti.  La magia di un capolavoro che ritorna in mostra all\u2019 Aeroporto di Milano Malpensa."},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/06_74-e1558038975909.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15739\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/06_74-e1558038975909.jpg\" alt=\"06_74\" width=\"324\" height=\"234\" \/><\/a>A sei anni di distanza, torna alla Porta di Milano, il gruppo di sette sculture in pietra realizzato dall\u2019artista trentino nel 1961,\u00a0prima della sua definitiva<\/em><\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/05_22-e1558039004858.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15740 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/05_22-e1558039004858.jpg\" alt=\"05_22\" width=\"472\" height=\"299\" \/><\/a><\/strong><strong><em> collocazione.<\/em><\/strong> <em>Milano, aprile 2019 \u2013\u00a0<\/em><strong>SEA, in collaborazione con il Comune di Milano, presenta a \u00a0<em>La Porta di Milano<\/em>\u00a0all\u2019aeroporto di Milano Malpensa, dal 16 maggio 2019 al 29 febbraio 2020,\u00a0<em>La magia di un ritorno,\u00a0<\/em>una mostra che propone tutte le sette sculture in pietra de\u00a0<em>I Sette Savi<\/em>, realizzate da Fausto Melotti nel 1961.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il gruppo scultoreo torna dunque a Malpensa, con un nuovo allestimento progettato da Michele De Lucchi, a sei anni di distanza della rassegna che, grazie a un attento e accurato restauro, aveva riportato il capolavoro dell\u2019artista trentino allo splendore iniziale, dopo oltre mezzo secolo di oblio.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019occasione \u2013 sottolinea F. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/04_49-e1558039051622.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15741\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/04_49-e1558039051622.jpg\" alt=\"04_49\" width=\"472\" height=\"263\" \/><\/a>Arensi &#8211; nasce dalla volont\u00e0 di stabilire un nuovo dibattito intorno al complesso scultoreo, promuovendo al contempo una definitiva collocazione dell\u2019opera. Su iniziativa dell\u2019Assessore alla Cultu<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/03_80-e1558039085147.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15742 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/03_80-e1558039085147.jpg\" alt=\"03_80\" width=\"472\" height=\"314\" \/><\/a><\/strong>ra del Comune di Milano Filippo del Corno, che ha dato la propria disponibilit\u00e0 per il riassetto definitivo del capolavoro di Melotti, gli addetti ai lavori, come gli appassionati, hanno la possibilit\u00e0 di ritrovare i\u00a0<em>Savi<\/em>\u00a0prima di una giusta sistemazione che permetta la continua fruibilit\u00e0 delle pietre, togliendole in maniera ultimativa dai depositi della Citt\u00e0 Metropolitana\u201d.<\/p>\n<p><strong>Questa versione dell\u2019opera venne commissionata dal Comune di Milano a Fausto Melotti per adornare, nel 1961, il giardino del Liceo Classico Giosu\u00e8 Carducci di via Beroldo, e fu selezionata da una commissione composta dagli architetti Piero Portaluppi, Franco Albini e Renzo Gerla, allora consulenti del Comune. Fu pagata 5.805.000 lire, una cifra considerevole per i tempi anche se, visto il valore odierno delle sette sculture, fu anche un lungimirante investimento economico. Nel 1964, due statue vennero danneggiate; da allora, l\u2019opera giaceva in un deposito del Liceo Classico Giosu\u00e8 Carducci di Milano, in attesa del suo recupero.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/sette.gif\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15743\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/sette.gif\" alt=\"sette\" width=\"450\" height=\"202\" \/><\/a>Il gruppo scultoreo de\u00a0<em>I sette savi<\/em>\u00a0nasce da una lunga gestazione. Fu concepito infatti come un insieme di 12 gessi per la sala intitolata \u201cCoerenza dell\u2019uomo\u201d della VI Triennale di Milano del 1959. Di queste, sopravvissero intatte solo sette sculture e questo stesso numero port\u00f2 Melotti a non volere reintegrare le cinque perdute. L\u2019opera infatti acquis\u00ec un nuovo senso, facendo riferimento alla magia del \u2018sette\u2019 che si ritrova in tanta parte della cultura: l\u2019ordine dell\u2019universo secondo la matematica antica, i Sette contro Tebe e la ricorrenza del numero nel pensiero greco, le Sette Odi arabe, le sette meraviglie del mondo, nel Cristianesimo i sette peccati capitali, i sette sacramenti, i vizi e le virt\u00f9, e cos\u00ec via fino ai \u201cSette messaggeri\u201d di Dino Buzzati.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/01_31.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-15745 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/01_31-e1558039186129.jpg\" alt=\"01_31\" width=\"400\" height=\"266\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dovendolo ricostruire, l\u2019autore decise quindi di creare sette statue in pietra. Ogni statua \u00e8 simile ma differente dalle altre, creando un ritmo quasi musicale come era tipico anche della scultura astratta di Melotti. La sequenza si propone come variazione su un tema unico e induce a riflettere sulla compostezza e l\u2019aspetto sacrale di coloro che dedicano la loro vita alla conoscenza. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/02_30-e1558039146473.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-15744\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/05\/02_30-e1558039146473.jpg\" alt=\"02_30\" width=\"400\" height=\"266\" \/><\/a>Il pubblico ne conosce altre due versioni: quella in gesso, esposta al MART di Rovereto, eseguita nel 1960 e probabilmente modello per quella del Carducci, e quella in marmo di Carrara creata nel 1981 ed esposta nel giardino del PAC di Milano. La versione originaria del\u00a01936 in\u00a0dodici elementi \u00e8 andata parzialmente distrutta.<\/p>\n<p><strong>Fausto Melotti<\/strong>\u00a0(Rovereto, 1901 &#8211; Milano, 1986) pu\u00f2 essere considerato uno degli esponenti pi\u00f9 significativi della cultura artistica che, avendo il suo crogiuolo a Milano, si \u00e8 poi diffusa nel mondo in una stagione irripetibile per il capoluogo lombardo, a cavallo tra i tardi anni cinquanta e i primi sessanta. La sua creativit\u00e0 si estese peraltro per tutta la sua esistenza, con curiosit\u00e0 e spirito sperimentale pur nel rispetto di un lessico artistico classico. Melotti frequent\u00f2 la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto e visse a Firenze durante la prima Guerra Mondiale. La sua vocazione and\u00f2 dapprima a mondi connotati dal numero e a competenze scientifiche: iscrittosi a Fisica e Matematica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa,<strong> si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1924<\/strong>. Solo nel\u00a01925, a\u00a0Torino, si iscrisse all\u2019Accademia di Belle Arti Albertina per poi <strong>finire i suoi studi artistici a Brera, sotto la guida di Adolfo Wildt<\/strong> che era stato anche maestro di Lucio Fontana. Con quest\u2019ultimo si stabil\u00ec un sodalizio rilevante e duraturo. <strong>Il cugino, Carlo Belli, era nel frattempo diventato il teorico italiano pi\u00f9 importante tra coloro che si occupavano di astrattismo.<\/strong> Collabor\u00f2 con la ditta Ginori e si avvicin\u00f2 agli architetti razionalisti Baldessari, Figini e Pollini, per i quali realizz\u00f2 la fontana in metalli nichelati destinata al Bar Craja (1931), uno dei primi esempi di architettura razionalista in Italia. Nel 1932 inizi\u00f2 a insegnare disegno presso la Scuola Professionale del Mobile di Cant\u00f9. Nel 1933, partecipa per la prima volta alla Triennale di Milano, con opere in ceramica e in porcellana. Nel 1935 fu scritturato per la \u201cPrima mostra collettiva d\u2019arte astratta italiana\u201d a Torino, nell\u2019atelier dei pittori Casorati e Paulucci. <strong>Fu allora che divenne firmatario del Manifesto per l\u2019arte astratta ed entr\u00f2 nel circolo che si riuniva, a Milano, alla Galleria del Milione. Qui tenne la sua prima personale nel maggio 1935 e ader\u00ec al gruppo parigino di Abstraction-Cr\u00e9ation<\/strong>. Spinto da questi contatti, nel 1937 visit\u00f2 Parigi. Tra il 1941 e il 1943 visse a Roma, per poi tornare a Milano dove trov\u00f2 nel suo vecchio studio tutte le opere distrutte dai bombardamenti; inizi\u00f2 a collaborare con architetti, a dedicarsi alla ceramica e a dipingere: del 1956 \u00e8 la sua personale, di soli quadri, alla Galleria Annunciata di Milano. Nel dopoguerra, l&#8217;artista riprese il contatto con alcuni architetti, tra cui Gio Ponti, insieme al quale realizz\u00f2 la decorazione in ceramica di numerose ville, sia in Italia sia all&#8217;estero. Continu\u00f2 sempre, per\u00f2, una vasta produzione di opere in ceramica, metallo e materiali eterogenei, in un dialogo continuo con <strong>amici e colleghi quali Fontana, Licini, Reggiani, Soldati e Veronesi.<\/strong> Negli anni Sessanta, Melotti riprese le forme geometriche ispirate alla musica e realizzate con sottili fili in ottone, ai quali sono uniti anche tessuti colorati. Da questo momento ha inizio una serie di mostre in Italia e all\u2019estero che lo porter\u00e0 rapidamente al successo e permetter\u00e0 al pubblico di conoscere la sua opera multiforme.<\/p>\n<p>Con questa iniziativa, SEA ribadisce il proprio rapporto privilegiato con l\u2019arte, iniziato sette anni fa con la costruzione de La Soglia Magica, un\u2019opera che \u00e8 diventata la Porta di Milano, il luogo d\u2019eccellenza dove ospitare eventi espositivi che salutano i passeggeri in arrivo e in partenza dal Terminal 1. Di qui sono passati grandi maestri quali Fausto Melotti, Marino Marini, Gio Ponti, Giuseppe Pellizza da Volpedo, e autori appartenenti al panorama artistico contemporaneo, quali Helidon Xhixha, Carlo Bernardini, Alessandro Busci e altri.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A sei anni di distanza, torna alla Porta di Milano, il gruppo di sette sculture in pietra realizzato dall\u2019artista trentino nel 1961,\u00a0prima della sua definitiva collocazione. Milano, aprile 2019 \u2013\u00a0SEA, in collaborazione con il Comune di Milano, presenta a \u00a0La Porta di Milano\u00a0all\u2019aeroporto di Milano Malpensa, dal 16 maggio 2019 al 29 febbraio 2020,\u00a0La magia di un ritorno,\u00a0una mostra che propone tutte le sette sculture in pietra de\u00a0I Sette Savi, realizzate da Fausto Melotti nel 1961. 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