{"id":16412,"date":"2019-07-23T20:38:10","date_gmt":"2019-07-23T20:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=16412"},"modified":"2019-07-23T20:38:10","modified_gmt":"2019-07-23T20:38:10","slug":"vivian-maier-icona-internazionale-della-fotografia-presenta-i-suoi-autoritratti-in-una-prima-mostra-in-italia-a-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/07\/23\/vivian-maier-icona-internazionale-della-fotografia-presenta-i-suoi-autoritratti-in-una-prima-mostra-in-italia-a-trieste\/","title":{"rendered":"Vivian Maier, icona internazionale della fotografia, presenta i suoi autoritratti in una prima mostra in Italia a Trieste."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/91857-unnamed.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-16413\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/91857-unnamed.png\" alt=\"91857-unnamed\" width=\"323\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/91857-unnamed.png 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/91857-unnamed-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 323px) 100vw, 323px\" \/><\/a>Il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, fino al 22 settembre 2019, \u00a0per la prima volta in Italia, la mostra\u00a0<strong><em>Vivian Maier, The Self-Portrait<\/em><\/strong><em>\u00a0<strong>and its Double<\/strong><\/em>, a cura di\u00a0<strong>Anne Morin<\/strong>, realizzata e organizzata dall\u2019<strong>Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia<\/strong>\u00a0in collaborazione con\u00a0<strong>diChroma photography,\u00a0<\/strong>Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/23.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-16414\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/23.png\" alt=\"23\" width=\"315\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/23.png 580w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/23-150x150.png 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/23-300x300.png 300w\" sizes=\"(max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a>70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d\u2019ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia. Nel suo lavoro ci sono\u00a0<strong>temi ricorrenti<\/strong>: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini \u2013 il suo universo per cos\u00ec tanto tempo \u2013 e anche una predilezione per gli\u00a0<strong>autoritratti<\/strong>, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all&#8217;interno del suo linguaggio. Un dualismo. L&#8217;interesse di Vivian Maier per l&#8217;autoritratto era pi\u00f9 che altro una disperata ricerca della sua identit\u00e0. Ridotta all&#8217;invisibilit\u00e0, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/30.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-16415 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/30.png\" alt=\"30\" width=\"297\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/30.png 584w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/30-150x150.png 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/30-300x298.png 300w\" sizes=\"(max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier \u00e8 un&#8217;affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. <strong>Caratteristica ricorrente \u00e8 l&#8217;ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale \u00e8 il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo &#8220;scolpito dalla realt\u00e0&#8221;, ha la capacit\u00e0 di rendere presente ci\u00f2 che \u00e8 assente.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/vivian_maier_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-16416 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/vivian_maier_cover.jpg\" alt=\"vivian_maier_cover\" width=\"298\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/vivian_maier_cover.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/vivian_maier_cover-300x265.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a><\/p>\n<p><\/strong>L&#8217;intenzione dell&#8217;esposizione \u2013 che ripercorre l&#8217;incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si \u00e8 mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo \u00e8 sempre passata inosservata \u2013 \u00e8 proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-16418\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/images.jpg\" alt=\"images\" width=\"262\" height=\"193\" \/><\/a><strong>Una storia straordinaria<\/strong>. Vivian Maier (1926 \u2013 2009) ha lavorato come bambinaia per 40 anni, a partire dai primi anni Cinquanta e per quattro decenni, a New York e a Chicago poi. Nel suo tempo libero, fotografava la strada, le persone, gli oggetti, i paesaggi; ritraeva tutto ci\u00f2 che le destava sorpresa, che trovava inaspettato nel suo vivere quotidiano; catturando l&#8217;attimo raccontava la bellezza dell\u2019ordinario, scovando le fratture impercettibili e le inflessioni sfuggenti della realt\u00e0 nella quotidianit\u00e0 che la circondava.<\/p>\n<p>Ha trascorso tutta la sua vita nell\u2019anonimato fino al 2007, quando il suo\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0fotografico \u00e8 venuto alla luce. Un lavoro immenso, composto da\u00a0<strong>pi\u00f9 di 150.000 negativi, super 8 e 16mm film, diverse registrazioni audio, alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati<\/strong>, scoperto da un giovane immobiliarista, John Maloof. Grazie a lui il lavoro di Vivian Maier \u00e8 venuto allo scoperto lentamente, da bauli, cassetti, dai luoghi pi\u00f9 impensati, e la sua opera fotografica \u00e8 stata resa nota in tutto il mondo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-16417\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York.jpg\" alt=\"a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York\" width=\"319\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York.jpg 1299w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/a02_-VIVIAN-MAIER-SELF-PORTRAIT-UNDATED-PALAZZO-PALLAVICINI-BOLOGNA-copyright-Vivian-Maier-Maloof-Collection-Courtesy-Howard-Greendberg-Gallery-New-York-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 319px) 100vw, 319px\" \/><\/a>Scattare ritratti era per Vivian Maier una necessit\u00e0: il modo con cui definiva la propria posizione nel mondo, e quello con cui provava a restituire l&#8217;ordine delle cose. Quando i protagonisti dei ritratti erano poveri, lasciava loro una legittima distanza; quando invece appartenevano all&#8217;alta societ\u00e0 metteva in atto azioni di disturbo facendo in modo che nello scatto risultassero infastiditi. La Maier aveva due facce: quella che accettava la propria condizione, e quella che invece la combatteva cercando di essere qualcun altro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/image_00_immagine_copertina-e1520267039371.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-16419 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/image_00_immagine_copertina-e1520267039371.jpg\" alt=\"image_00_immagine_copertina-e1520267039371\" width=\"315\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/image_00_immagine_copertina-e1520267039371.jpg 660w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/image_00_immagine_copertina-e1520267039371-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/image_00_immagine_copertina-e1520267039371-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a>\u201c<em>Ci\u00f2 che sorprende nella storia di Vivian Maier<\/em>\u00a0\u2013 afferma\u00a0<strong>Anne Morin, curatrice della mostra<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<em>\u00e8 come questa donna da una parte accetti la sua condizione di bambinaia e, allo stesso tempo, trovi invece la sua libert\u00e0 nell&#8217;essere qualcun altro, la fotografa di strada Vivian Maier; questo dualismo, generato dallo scontro tra le due anime, ha dato vita a una vicenda senza paragoni nella storia della fotografia, che in questa mostra viene raccontata per la prima volta in Italia attraverso i ritratti dell\u2019autrice<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-16420\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170.jpg\" alt=\"Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170\" width=\"304\" height=\"304\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170.jpg 1170w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/07\/Lei-Vivian-Maier-6-1170x1170-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 304px) 100vw, 304px\" \/><\/a><strong>Il colore<\/strong>. Inedito nel percorso espositivo il nucleo di immagini a colori. Per Vivian Maier, il passaggio al colore \u00e8 stato accompagnato da un cambiamento dovuto all\u2019utilizzo di una Leica all&#8217;inizio degli anni settanta. La fotocamera \u00e8 leggera, facile da portare: le foto sono riprese direttamente a livello dell&#8217;occhio, a differenza della Rolleiflex che usava prima. Vivian Maier \u00e8 cos\u00ec in grado di raccogliere il contatto visivo con gli altri e fotografare il mondo nella sua realt\u00e0 colorata. Il suo lavoro a colori rimane singolare, libero e anche giocoso. Esplora le caratteristiche specifiche del linguaggio cromatico con una certa casualit\u00e0, elabora il proprio vocabolario, ma soprattutto si diverte con il reale: sottolineando stridenti dettagli di colore, mostrando le discrepanze multicolore della moda o giocando con brillanti contrappunti.<\/p>\n<p><strong>Filmati SUPER 8 mm<\/strong>. Accompagna gli scatti fotografici in mostra una serie di filmati in super 8mm realizzati dalla stessa Vivian Maier, che ci permettono di seguire il movimento dell&#8217;occhio dell\u2019artista. Nel 1960 inizia infatti a filmare scene di strada, eventi e luoghi. Il suo approccio cinematografico \u00e8 strettamente legato al suo linguaggio da fotografa: \u00e8 una questione di esperienza visiva, di un\u2019osservazione discreta e silenziosa del mondo che la circonda. Non c&#8217;\u00e8 narrazione, nessun movimento della macchina (l&#8217;unico movimento cinematografico \u00e8 quello della carrozza o della metropolitana in cui si trova). Vivian Maier filma quello che la porta all&#8217;immagine fotografica: osserva, si ferma intuitivamente su un soggetto e lo segue. Ingrandisce con la lente per avvicinarsi senza avvicinarsi e concentrarsi su un atteggiamento o un dettaglio (come le gambe e le mani di individui in mezzo alla folla). Il film \u00e8 sia una documentazione (un uomo mentre viene arrestato dalla polizia, oppure i danni causati da un tornado) sia un oggetto di contemplazione (la strana processione di pecore ai mattatoi di Chicago).<\/p>\n<p><strong>Vivian Maier<\/strong> nasce a New York il 1\u00b0 febbraio del 1926 da padre di origine austro-ungarica e madre francese. Quattro anni pi\u00f9 tardi il padre lascia la casa di famiglia. Vivian e sua madre condividono un appartamento con la fotografa Jeanne Bertrand. Dopo un periodo in Francia, nel 1938 tornano a vivere a New York. Ma nei primi anni \u201950, la richiesta di un\u2019eredit\u00e0 la conduce nuovamente in Francia, dove produce numerosi paesaggi e ritratti degli abitanti della valle di Champsaur utilizzando macchine fotografiche a scatola o pieghevoli, e le consente di viaggiare a Cuba, in Canada e in California. Inizia quindi a lavorare come governante per guadagnarsi da vivere. Nel 1952 compra la sua prima Rolleiflex. \u00c8 interessata alla vita quotidiana per le strade di New York. Scatta ritratti ai i bambini di cui si prende cura, ma anche a sconosciuti e ad alcune celebrit\u00e0 che incontra. Nel 1955 comincia a lavorare a Los Angeles, poi l\u2019anno successivo si trasferisce definitivamente a Chicago, dove inizia a lavorare per la famiglia Gensburg, con la quale rester\u00e0 per 17 anni. Qui allestisce un laboratorio nel bagno privato messo a sua disposizione. Tra il 1959-1960 viaggia in tutto il mondo, soggiornando nelle Filippine, Asia, India, Yemen, Vicino Oriente, Europa meridionale, e torna poi in Francia per l&#8217;ultima volta. Nel decennio 1970-1980 scatta fotografie a colori con la sua Leica e filmati da 8 mm e 16 mm.\u00a0 Nel 1990-2000 mette in un magazzino la sua consistente collezione di libri, ritagli di giornali, pellicole e stampe, sequestrati dopo alcuni anni per regolare l&#8217;affitto non pagato. \u00c8 praticamente senza lavoro e le sue risorse sono scarse. La famiglia Gensburg affitta un appartamento per ospitarla. Muore a Chicago il 21 aprile 2009.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, fino al 22 settembre 2019, \u00a0per la prima volta in Italia, la mostra\u00a0Vivian Maier, The Self-Portrait\u00a0and its Double, a cura di\u00a0Anne Morin, realizzata e organizzata dall\u2019Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia\u00a0in collaborazione con\u00a0diChroma photography,\u00a0Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York. 70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d\u2019ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/07\/23\/vivian-maier-icona-internazionale-della-fotografia-presenta-i-suoi-autoritratti-in-una-prima-mostra-in-italia-a-trieste\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[150,59246,59281,53889,53888,74779,53709,53710,35499,9894,10357,44441,87,28340,17505,35188,28369,7576],"tags":[149066,59480,406620,17520,25102,376341],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16412"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16412"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16412\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16421,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16412\/revisions\/16421"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}