{"id":17054,"date":"2019-10-08T19:39:13","date_gmt":"2019-10-08T19:39:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=17054"},"modified":"2019-10-08T19:40:45","modified_gmt":"2019-10-08T19:40:45","slug":"marcello-dudovich1878-1962-illustre-maestro-della-grafica-pubblicitaria-fotografia-fra-arte-e-passione-al-m-a-x-museo-di-chiasso-svizzera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/10\/08\/marcello-dudovich1878-1962-illustre-maestro-della-grafica-pubblicitaria-fotografia-fra-arte-e-passione-al-m-a-x-museo-di-chiasso-svizzera\/","title":{"rendered":"Marcello Dudovich(1878-1962) illustre maestro della grafica pubblicitaria. Fotografia fra arte e passione al m.a.x. museo di  Chiasso (Svizzera)."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/02_91-e1570563081923.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17055\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/02_91-e1570563081923.jpg\" alt=\"02_91\" width=\"300\" height=\"418\" \/><\/a>Nell\u2019ambito della Biennale dell\u2019immagine di Chiasso <em>Bi11<\/em>, l\u2019esposizione indaga il particolare rapporto tra fotografia e cartellonistica, nell\u2019opera di uno dei punti di riferimento della grafica pubblicitaria del Novecento.<\/strong> <strong>La rassegna presenta oltre 300 opere, tra cui 200 fotografie <em>vintage<\/em> inedite, 32 manifesti originali, 25 schizzi e bozzetti, oltre a riviste dell\u2019epoca, lettere, cartoline e documenti, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/11_43-e1570563114387.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17056 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/11_43-e1570563114387.jpg\" alt=\"11_43\" width=\"316\" height=\"473\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita fino al 16 febbraio 2020 \u00a0la mostra<\/strong> <strong><em>MARCELLO DUDOVICH (1878-1962). fotografia fra arte e passione<\/em><\/strong><strong>, che analizza il particolare rapporto tra fotografia e cartellonistica, nell\u2019opera di uno dei punti di riferimento della grafica pubblicitaria del Novecento.<\/strong> L\u2019esposizione, curata da Roberto Curci e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo, presenta <strong>oltre 300 opere, tra cui 200 fotografie inedite vintage, 32 manifesti originali, 25 schizzi e bozzetti, oltre a riviste dell\u2019epoca, lettere, cartoline e documenti, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private,<\/strong> come il Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, la Civica Raccolta delle stampe \u201cAchille Bertarelli\u201d del Castello Sforzesco di Milano, il Gabinetto dei disegni di Castello Sforzesco di Milano, il Civico Archivio fotografico di Milano, il Civico Museo Revoltella \u2013 Galleria d\u2019Arte moderna di Trieste, la Galleria Campari di Sesto San Giovanni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/14_14-e1570563168592.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17057\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/14_14-e1570563168592.jpg\" alt=\"14_14\" width=\"381\" height=\"571\" \/><\/a>Di particolare interesse \u00e8 il confronto con Leopoldo Metlicovitz, uno dei padri del moderno cartellonismo italiano, del quale sono esposte venti fotografie inedite, dal Civico Archivio Fotografico di Milano. <strong>Il percorso si apre con alcuni scatti giovanili di Dudovich, in cui l\u2019artista \u00e8 modello di se stesso in pose raffinate e un po\u2019 <em>dandy<\/em> e continua nella sala dedicata alla <em>Belle \u00c9poque<\/em> (1910-1914) <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/03_98-e1570563206998.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17058 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/03_98-e1570563206998.jpg\" alt=\"03_98\" width=\"331\" height=\"453\" \/><\/a>periodo in cui Dudovich, da poco assunto dalla rivista satirica \u201cSimplicissimus\u201d di Monaco di Baviera per esserne il \u201ccronista mondano\u201d, comprende quanto la fotografia possa offrirgli come spunto d\u2019ispirazione, preliminare alla creazione delle illustrazioni destinate al giornale bavarese e, successivamente, ai manifesti pubblicitari.<\/strong> Sono immagini c\u00f2lte spesso negli ippodromi frequentati dall\u2019alta societ\u00e0, in Italia (ai Parioli) e all\u2019estero, da Parigi a Montecarlo, da Ostenda a Deauville. La rassegna prosegue analizzando il periodo tra le due guerre (1920-1935), che segna l&#8217;apice della carriera di Dudovich, anche da un punto di vista imprenditoriale, essendo divenuto responsabile e direttore artistico della societ\u00e0 Star-IGAP dove cura la creazione, distribuzione e affissione dei manifesti murali in tutta Italia. Diversi sono i soggetti cui s\u2019ispira per realizzare le sue opere di cartellonistica; uno di questi \u00e8 la vita nei campi, da cui attinse per una serie di bozzetti e manifesti di esposizioni zootecniche. L\u2019altro, \u00e8 quello dell\u2019universo femminile. In questo caso, a fargli da modelle sono spesso attrici note e famose, da Gea della Garisenda a Maria Melato, da Nella Regini a Ines Lidelba, all\u2019amica Pina Brillante, che appartengono al mondo dello spettacolo, ovvero del cinema, del teatro, dell\u2019operetta, del variet\u00e0 e della musica, in particolare quella classica e operistica.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/20_1-e1570563304438.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17059\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/20_1-e1570563304438.jpg\" alt=\"20_1\" width=\"368\" height=\"517\" \/><\/a>Accanto a queste immagini si trova una serie di opere realizzate per il cinema che negli anni della seconda guerra mondiale visse un vero proprio momento di popolarit\u00e0. \u00a0<strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti dell\u2019esposizione al m.a.x. museo \u00e8 la possibilit\u00e0 di tracciare un percorso completo che dall\u2019ispirazione data dalla fotografia, passa al bozzetto a matita o a tempera, fino al manifesto finito. \u00a0Gli spunti, infatti, provengono spesso da scatti realizzati dallo stesso Dudovich, talora con scene quasi estemporanee e casuali che coinvolgono familiari e amici, che si ritrovano in un buon numero di manifesti, spesso legati a un gesto o a un atteggiamento ricorrente. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/32_0-e1570563340999.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17060 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/32_0-e1570563340999.jpg\" alt=\"32_0\" width=\"365\" height=\"507\" \/><\/a>Elementi puntualmente tratti da fotografie si scoprono in alcune delle realizzazioni per <em>La Rinascente<\/em> degli anni Venti e Trenta. <\/strong>Con una certa metodicit\u00e0, l\u2019artista triestino sembra ricorrere a temi o stilemi che si riferiscono alla fotografia. Cos\u00ec compaiono a pi\u00f9 riprese nei suoi lavori i <em>leitmotiv<\/em> della donna appoggiata a un tronco d\u2019albero, della donna con in mano una bottiglia o un bicchiere e, soprattutto, della donna con le braccia levate. La mostra testimonia quanto l\u2019utilizzo del mezzo fotografico gli sia stato prezioso per i suoi lavori nell\u2019editoria, come quelli eseguiti per il \u201cSimplicissimus\u201d di Monaco, o per le principali riviste culturali italiane del primo Novecento, come \u201cLa Lettura\u201d (supplemento, dal 1901, del \u201cCorriere della Sera\u201d), \u201cArs et Labor\u201d (rivista edita da Ricordi a partire dal 1906 come prosieguo della precedente \u201cMusica e Musicisti\u201d), \u201cIl Secolo XX\u201d (editore Emilio Treves, dal 1902), \u201cLa Donna\u201d (Mondadori, dal 1905). Un focus particolare \u00e8 dedicato al legame con Leopoldo Metlicovitz e le Officine Grafiche Ricordi in rapporto alla comune passione per la fotografia. Le venti fotografie di Metlicovitz &#8211; conservate al Civico Archivio Fotografico di Milano ed esposte per la prima volta al pubblico \u2013 consentono un confronto con quelle di Dudovich, che si caratterizzano per uno stile pi\u00f9 immediato e disinvolto. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/31-e1570563382343.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17061\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/31-e1570563382343.jpg\" alt=\"31\" width=\"343\" height=\"478\" \/><\/a>In contemporanea, Villa Bernasconi a Cernobbio (CO) accoglie una speciale sezione della mostra con otto grandi manifesti cromolitografici realizzati nel primo decennio del Novecento e alcune fotografie messe in relazione a essi. La rassegna sar\u00e0 ospitata nella primavera 2020 negli spazi della Scuderie del Museo del Castello di Miramare di Trieste. Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano-inglese) Albert Skira (Milano-Ginevra) che presenta testi dei curatori e di Giovanna Mori (conservatore della Civica Raccolta di Stampe \u201cAchille Bertarelli\u201d, Milano), Elena Mosconi (docente di storia del cinema muto, Universit\u00e0 di Pavia), Daniela Pacchiana (ricercatrice di storia della fotografia). L\u2019iniziativa, col patrocinio del Consolato Generale d\u2019Italia di Lugano, organizzata in collaborazione con il Museo del Castello di Miramare di Trieste, \u00e8 promossa dal Dicastero Educazione e Attivit\u00e0 culturali del Comune di Chiasso, con il sostegno della Repubblica e Cantone Ticino-Fondo Swisslos, dell\u2019AGE SA, dell\u2019associazione amici del m.a.x. museo (aamm), in partenariato con il Museo Villa Bernasconi di Cernobbio (CO), in collaborazione con il Laboratorio cultura visiva del Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI-Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/17_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17062 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/17_2-e1570563420846.jpg\" alt=\"17_2\" width=\"222\" height=\"362\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marcello Dudovich<\/strong> nasce a Trieste il 21 marzo 1878, da famiglia di origini dalmate. \u00a0Dopo aver frequentato con scarso profitto le scuole Reali, si iscrive alla Scuola per capi d\u2019arte &#8211; Sezione di pittura decorativa. Allievo fra il 1893 e il 1895 del prof. Giuseppe Marass, pittore formatosi all\u2019Accademia di Venezia, ottiene il giudizio \u201ceminente\u201d nelle materie Disegno a mano libera ed Elementi di disegno figurale. \u00c8 introdotto da un cugino nell\u2019ambiente dei pittori cittadini (ammira soprattutto l\u2019opera di Arturo Rietti) e del Circolo Artistico triestino. Pure in questi anni si situa un viaggio a Monaco di Baviera, che rafforza nel giovane Dudovich l\u2019ammirazione per la pittura di Bocklin e von Stuck.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/01_81-e1570563497219.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17063\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/01_81-e1570563497219.jpg\" alt=\"01_81\" width=\"400\" height=\"285\" \/><\/a> Nel 1887 Marcello Dudovich \u00e8 a Milano sotto la guida del direttore tecnico delle Officine Grafiche Ricordi il triestino Leopoldo Metlicovitz. Quattordici anni dopo Dudovich \u00e8 a Bologna dove lavora per il famoso editore Edmondo Chappuis che gli affida alcune opere cartellonistiche. All\u2019inizio del Novecento inizia a collaborare come illustratore facendo disegni per copertine di numerose riviste, fra cui si ricorda: \u201cLa Lettura\u201d, \u201cNovissima\u201d, \u201cArs et Labor\u201d, \u201cRapiditas\u201d, \u201cIl Secolo XX\u201d, \u201cVarietas\u201d, ecc. Conosce a Bologna Elisa Bucchi, giornalista di moda, che diventer\u00e0 sua moglie e con la quale &#8211; nonostante i molti dissidi e le lunghe separazioni &#8211; il rapporto affettivo rimarr\u00e0 strettissimo fino alla morte di lei. Nel 1906 a Milano, dove lavorer\u00e0 da Ricordi soprattutto per i cartelloni dei grandi magazzini di abbigliamento dei Fratelli Mele di Napoli. \u00a0Nel 1909 \u00e8 nominato socio onorario dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e due anni dopo vince il concorso per il manifesto della Marca Zenit della Ditta Borsalino, che diverr\u00e0 celeberrimo. Quindi viene invitato dalla casa editrice Albert Langen a entrare nello staff della rivista satirica \u201cSimplicissimus\u201d di Monaco di Baviera, come disegnatore della pagina mondana e \u201cinviato speciale\u201d. Allo scoppio della guerra mondiale torna definitivamente in Italia; vive e lavora a Torino, realizzando manifesti anche per la nascente industria cinematografica, che nella citt\u00e0 piemontese ha all\u2019epoca la propria \u201ccapitale\u201d. <strong>Nel 1920 Marcello Dudovich ritorna stabilmente a Milano e si mette in proprio, fondando assieme all\u2019avvocato Arnaldo Steffenini una societ\u00e0 editrice, la Star. Inizia coi grandi magazzini milanesi della Rinascente una lunga e fruttuosa collaborazione, che si protrarr\u00e0 fino agli anni Cinquanta con una serie di manifesti realizzati per le varie \u201cstagioni\u201d di moda o per particolari avvenimenti (fiere del bianco, vendite speciali, ecc.). <\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni Trenta causa notevole scalpore un intervento censorio attuato sul romanzo di Mura Sambad\u00f9, amore negro, pubblicato nel 1934 con illustrazioni interne di Dudovich: la storia d\u2019amore tra Silvia e il \u201cnegro\u201d Sambad\u00f9 venne giudicata amorale da parte del Ministero dell\u2019Interno con requisizione del libro. Agli anni 1936 e 1937 risale un lungo soggiorno in Libia e forse collabora a qualche iniziativa artistica nella colonia nordafricana. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale vive tra Milano, Varese e la Riviera romagnola, a Riccione e a Rimini. Si dedica sempre pi\u00f9 assiduamente alla pittura pura, prediligendo i lavori a tempera e riprendendo soggetti e temi della Belle Epoque; dal 1942, con mostre a Pallanza e a Milano, comincia a esporre in numerose, fortunate personali, che si andranno infittendo nel decennio successivo. Nel 1951 compie un nuovo viaggio in Libia: esegue ritratti femminili e a Tripoli, al Circolo degli Italiani e nell\u2019Ufficio di informazioni degli Stati Uniti, vengono allestite sue mostre personali. Al Congresso nazionale della pubblicit\u00e0 di Firenze del 1960 gli viene conferita la medaglia d\u2019oro del Premio \u201cVita di pubblicitario\u201d. Muore a Milano, nella notte tra il 31 marzo e il 1\u00b0 aprile del 1962,\u00a0 all\u2019et\u00e0 di ottantaquattro anni. Verr\u00e0 sepolto con tutti gli onori nel Cimitero monumentale di Milano.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nell\u2019ambito della Biennale dell\u2019immagine di Chiasso Bi11, l\u2019esposizione indaga il particolare rapporto tra fotografia e cartellonistica, nell\u2019opera di uno dei punti di riferimento della grafica pubblicitaria del Novecento. La rassegna presenta oltre 300 opere, tra cui 200 fotografie vintage inedite, 32 manifesti originali, 25 schizzi e bozzetti, oltre a riviste dell\u2019epoca, lettere, cartoline e documenti, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. Il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita fino al 16 febbraio 2020 \u00a0la mostra MARCELLO DUDOVICH (1878-1962). fotografia fra arte e passione, che analizza il particolare rapporto tra fotografia e cartellonistica, nell\u2019opera di uno dei punti di riferimento [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/10\/08\/marcello-dudovich1878-1962-illustre-maestro-della-grafica-pubblicitaria-fotografia-fra-arte-e-passione-al-m-a-x-museo-di-chiasso-svizzera\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,80688,74779,53709,66803,66558,9894,74759,44441,87,35351,35224,28340,17505,35188,28369,51665,4625],"tags":[382123,382125,59480,7591,317589,382122,349667,74785,249,382124],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17054"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17054"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17054\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17067,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17054\/revisions\/17067"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}