{"id":17076,"date":"2019-10-10T20:23:58","date_gmt":"2019-10-10T20:23:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=17076"},"modified":"2019-10-10T20:23:58","modified_gmt":"2019-10-10T20:23:58","slug":"giuseppe-uncini-artista-delle-ombre-alla-fondazione-marconi-di-milano-in-una-spettacolare-rassegna-che-lo-celebra-come-un-grande-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/10\/10\/giuseppe-uncini-artista-delle-ombre-alla-fondazione-marconi-di-milano-in-una-spettacolare-rassegna-che-lo-celebra-come-un-grande-del-novecento\/","title":{"rendered":"Giuseppe Uncini, artista delle ombre,  alla Fondazione Marconi di Milano in una spettacolare rassegna che lo celebra come un grande del Novecento."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/MgvqFuRk.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17077\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/MgvqFuRk.jpg\" alt=\"MgvqFuRk\" width=\"300\" height=\"482\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/MgvqFuRk.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/MgvqFuRk-187x300.jpg 187w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Fondazione Marconi<\/strong> presenta la mostra \u201c<strong>Giuseppe Uncini. La con<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/yal_Vdnq.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17078 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/yal_Vdnq.jpg\" alt=\"yal_Vdnq\" width=\"300\" height=\"370\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/yal_Vdnq.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/yal_Vdnq-243x300.jpg 243w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>quista dell\u2019ombra\u201d<\/strong> dedicata al lavoro dell\u2019artista marchigiano tra il 1968 e il 1977, ed aperta fino al 21 dicembre 2019. \u00a0Questo progetto espositivo in collaborazione con l\u2019Archivio Uncini, a distanza di quattro anni dalla mostra del 2015 incentrata sul disegno, mira oggi a documentare l\u2019evoluzione della lunga e approfondita indagine dell\u2019artista sul tema delle ombre.\u00a0 Punto di partenza \u00e8 la mostra, intitolata appunto \u201cOmbre\u201d, che ha luogo nel 1976 allo Studio Marconi e per la quale l\u2019artista realizza <em>Grande parete Studio Marconi MT 6<\/em>, espressamente progettata per la galleria milanese. Quest\u2019opera rientra nel periodo in cui Uncini decide di spostare la sua attenzione dalla \u201ccostruzione di oggetti\u201d alla \u201ccostruzione dell\u2019ombra\u201d, dalla forma reale dell\u2019oggetto costruito, alla sua forma virtuale. In questa nuova ottica egli trasforma ci\u00f2 che \u00e8 da sempre percepito come ambiguo e labile in un elemento sostanziale dell\u2019opera, qualcosa di stabile, visibilmente e tattilmente concreto.Luce e ombra vengono cos\u00ec poste allo stesso livello di valore e considerate \u201cmaterie\u201d alla stessa stregua, permettendo una nuova e inedita lettura dell\u2019opera. Questa scoperta, motivo dominante della sua ricerca fino agli anni Ottanta, lo porta anche a riflettere sulle antinomie luce-ombra, pieno-vuoto, presenza-assenza. \u00c8 dunque lo spazio a farsi materia dell\u2019atto costruttivo dell\u2019artista e n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/hVNIZAzP.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17079 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/hVNIZAzP.jpg\" alt=\"hVNIZAzP\" width=\"378\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/hVNIZAzP.jpg 378w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/hVNIZAzP-300x238.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a>on esiste pi\u00f9 distinzione tra il fare pittura e il fare scultura.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec Giusepp<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/CDJdKTRg-e1570738119808.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17080\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/CDJdKTRg-e1570738119808.jpeg\" alt=\"CDJdKTRg\" width=\"334\" height=\"383\" \/><\/a><strong>e Uncini nel 1988<\/strong>: <strong>\u201cFino ad allora avevo pensato di essere e di voler fare il pitto<\/strong><strong>re. Poi questa convinzione a poco a poco mi cadde sotto le mani. In seguito sono diventato, <\/strong><strong>mi dicono, scultore. Io ancora non ci credo e mi sento tra la scultura e la pittura e mi va benissimo, non c\u2019\u00e8 problema in questo.\u201d<\/strong>\u00a0 Per la sua maestosit\u00e0, la <em>Grande parete<\/em> rappresenta un momento apicale della ricerca di Uncini e segna la sua definitiva conquista di quella \u201cfuggevole essenza\u201d che fa ormai parte integrante dell\u2019opera stessa.\u00a0 Il collega Gillo Dorfles ebbe a scrivere: \u201cL\u2019ombra, questa fuggevole essenza, ques<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/ocHgRIXg.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17082 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/ocHgRIXg.jpeg\" alt=\"ocHgRIXg\" width=\"262\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/ocHgRIXg.jpeg 507w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/ocHgRIXg-215x300.jpeg 215w\" sizes=\"(max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><\/a>ta negativit\u00e0 del segno, che troppo spesso viene ignorata o passata sotto silenzio, che quasi sempre vale solo come fattore passivo, di assenza, tutt\u2019al pi\u00f9 di completamento dell\u2019indagine \u2013 doveva invece costituire, a un certo punto, il centro delle indagini dell\u2019artista; non gi\u00e0 come artificio per una resa prospettica o naturalistica, ma come \u2018messa in luce\u2019 (non solo metaforicamente) di un elemento sostanziale dell\u2019opera.\u201d La mostra presenta un nucleo di opere, comprese tra il 1968 e il 1977, con l\u2019obiettivo di fornire un excursus c<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/Jsewq8AA.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17081 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/Jsewq8AA.jpeg\" alt=\"Jsewq8AA\" width=\"178\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/Jsewq8AA.jpeg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/Jsewq8AA-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a>ompleto sulla produzione creativa di Uncini in questo arco temporale. Vengono cos\u00ec passate in rassegna tutte le principali declinazioni di quell\u2019assidua necessit\u00e0 dell\u2019artista di indagare la dimensione virtuale della proiezione dei volumi: dalle prime <em>Sedia con ombra<\/em> e <em>Finestra con ombra<\/em> (1968), alle <em>Colonne con ombra<\/em> (1969), <em>Ombra di un cubo sospeso<\/em> (1973), <em>Muro con ombra T.23<\/em> (1976). A questi si aggiungono alcuni significativi lavori provenienti dal fondo dell\u2019Archivio Uncini: <em>Mattoni con ombra n. 12<\/em> (1969), <em>Parete interrotta<\/em> (1971), <em>Ombra di due parallelepipedi T.<\/em><em>1 <\/em>(1972), <em>Ombra di un parallelepipedo M.29<\/em> e <em>Ombra di tre quadrati M.30<\/em> (1975).\u00a0 Accanto alla <em>Grande parete<\/em> sono esposte la maquette originale dell\u2019opera, realizzata in cemento e laminato di legno (1975-1976), alcune foto documentarie scattate durante l\u2019esecuzione dell\u2019opera e una selezione di disegni eseguiti negli stessi anni, visto che in Uncini il disegno ha rivestito, sin dagli inizi della sua attivit\u00e0, un ruolo di primaria importanza per la progettualit\u00e0 del suo lavoro.\u00a0 E\u2019 lui stesso ad affermarlo nel 1988: \u201cNella nostra cultura, nella nostra storia, penso che il disegno sia il nostro linguaggio, il nostro modo di memorizzare le cose, di costruire. Ritengo che sia molto difficile pensare senza il disegno\u2026 Qualsiasi disegno su di un foglio \u00e8 uno strumento, un linguaggio per individuare il nostro pensiero.\u201d<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/XKDlQUUg.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17083\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/XKDlQUUg.jpeg\" alt=\"XKDlQUUg\" width=\"318\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/XKDlQUUg.jpeg 788w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/XKDlQUUg-206x300.jpeg 206w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/XKDlQUUg-702x1024.jpeg 702w\" sizes=\"(max-width: 318px) 100vw, 318px\" \/><\/a>Giuseppe Uncini nasce a Fabriano nel 1929.<\/strong> Dopo gli esordi nella sua citt\u00e0 natale, nel 1953, si trasferisce a Roma dove entra in contatto con alcune figure dell\u2019arte italiana e internazionale residenti nella capitale (Edgardo Mannucci, Giuseppe Capogrossi, Afro e Mirko Basaldella, Alberto Burri, Corrado Cagli). Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale di Roma a Palazzo delle Esposizioni e, due anni dopo, espone per la prima volta in Germania, a Francoforte sul Meno, alla collettiva \u201cAbstrakte Italienische Kunst\u201d. Nel 1956-57 inizia il ciclo di opere <em>Terre<\/em>, tavole realizzate con tufi, sabbia, cenere e pigmenti colorati. Ma la svolta nell\u2019evoluzione artistica di Uncini si ha con la creazione, tra il 1957 e il 1958, dei primi <em>Cementarmati<\/em>, opere realizzate con ferro, cemento e rete metallica che lasciano intravedere la struttura portante del loro farsi, in contrasto con le superfici compatte e ruvide del cemento. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/rSBq8ciw-e1570738708815.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17084 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/10\/rSBq8ciw-e1570738708815.jpeg\" alt=\"rSBq8ciw\" width=\"444\" height=\"307\" \/><\/a>Si susseguono alcune mostre che vedono riunita, ad opera dell\u2019azione di Emilio Villa e successivamente di Pierre Restany, la cosiddetta <em>Scuola di Piazza del Popolo<\/em>: Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Franco Angeli e Mario Schifano. Ma la prima importante personale, con i \u201ccementarmati\u201d \u00e8 del 1961 alla Galleria L\u2019Attico di Roma. Nel 1963 si ufficializza la fondazione del Gruppo Uno con Giuseppe Uncini, Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frasc\u00e0, Achille Pace e Pasquale Santoro che terranno una serie di esposizioni e pubblicheranno un manifesto che ne spiega la poetica. Giulio Carlo Argan fu uno dei pi\u00f9 convinti sostenitori del Gruppo Uno che, scioltosi nel 1967, contrapponeva alla ricerca dell\u2019informale, l\u2019idea di un\u2019arte legata alla teoria della percezione, suggerendo la diversa funzione dell\u2019artista nella societ\u00e0. La ricerca di Uncini annovera dal 1962 al 1965 i <em>Ferrocementi<\/em>, dove il cemento, estremamente levigato, ha nel tondino di ferro il vero protagonista e la linea di continuit\u00e0 tra il limite esterno e le parti interne dell\u2019opera. Segue nel 1965 il gruppo di lavori <em>Strutturespazio<\/em>, che saranno poi presenti alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966. A partire dal 1967 e con progressivo impegno Uncini sviluppa nel 1968 il suo interesse per l\u2019entit\u00e0 e la funzione dell\u2019ombra, che a lungo lo accompagner\u00e0 nella realizzazione delle sue opere.<\/p>\n<p>Proprio in quell\u2019anno Palma Bucarelli gli commissiona la <em>Porta aperta con ombra <\/em>che sar\u00e0 esposta a divisione di due ambienti nella Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. Gli incontri con la Galleria Christian Stein a Torino (personali nel 1968, 1971 e 1975) e con lo Studio Marconi a Milano (personali nel 1973,1976, 1980 e 1995) segnano tappe importanti nella carriera dell\u2019artista. Nasce poi tra il 1969 e il 1972 la serie dei <em>Mattoni <\/em>e tra il 1972 e il 1978 la serie delle <em>Ombre<\/em>, in cui ogni struttura dialoga e si confronta con la propria ombra, anch\u2019essa costruita e resa volume perfino autonomo. Gli anni \u201980 sono segnati dalla <em>Dimore<\/em>, superfici che danno l\u2019idea di un paesaggio architettonico: edifici, porte, finestre, soglie e la loro ombra. Nel 1984 Uncini \u00e8 ancora invitato alla Biennale di Venezia con una sala personale. Nel 1990 partecipa alla rassegna \u201cL\u2019altra scultura\u201d a Madrid, Barcellona e Darmstadt con il nuovo ciclo <em>Spazi di ferro<\/em>. Nel 1994, con le opere <em>Spazicemento<\/em>, Uncini inizia la collaborazione con la Galleria Fumagalli di Bergamo. Prosegue il suo lavoro con la serie dei <em>Muri di cemento<\/em>. Nel 1999 espone al PS1 di New York in \u201cMinimalia\u201d, nel 2001 un\u2019importante retrospettiva sul lavoro di Uncini si tiene alla St\u00e4dtische Kunsthalle di Mannheim. Nel Settembre del 2002 sono allestite due importanti personali a Milano, alla Galleria Christian Stein e alla Galleria Gi\u00f2 Marconi, mentre a cavallo tra il 2002 e il 2003, la Galleria Fumagalli di Bergamo, accanto ad alcuni pezzi storici, propone una serie di gioielli realizzati con la tecnica della fusione a cera persa. Dal 2004 prosegue il suo lavoro con le <em>Architetture<\/em>. Nel 2007 si allestiscono in contemporanea tre diverse personali alla Fondazione Marconi, Gallerie Christian Stein di Milano e alla Galleria Fumagalli di Bergamo. Nel 2008, in occasione della Fiera di Bologna, viene presentato al pubblico il <em>Catalogo Ragionato dell\u2019Opera di Giuseppe Uncini<\/em>, a cura di Bruno Cor\u00e0. Lo stesso anno inizia il nuovo ciclo <em>Artifici <\/em>e gli viene commissionata una importante opera per il Parco delle Sculture del Mart di Rovereto e nel contempo inizia a lavorare al progetto per la mostra antologica itinerante che si terr\u00e0 tra il 2008 e il 2009 allo ZKM di Karlsruhe, al Mart di Rovereto e al Landesmuseum Johanneum di Graz. Nella notte del 31 marzo 2008, a 79 anni, Uncini si spegne improvvisamente nella sua casa- studio di Trevi, in Umbria. Una serie di mostre in Italia ne celebrano l\u2019opera con significati personali (Foligno, Lucca, Milano). Dal 18 giugno al 29 settembre 2019 la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma gli dedica una retrospettiva antologica curata da Giuseppe Appella, mentre altre sue opere figurano in rassegne presso il MART di Rovereto e la GAM di Torino.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fondazione Marconi presenta la mostra \u201cGiuseppe Uncini. La conquista dell\u2019ombra\u201d dedicata al lavoro dell\u2019artista marchigiano tra il 1968 e il 1977, ed aperta fino al 21 dicembre 2019. \u00a0Questo progetto espositivo in collaborazione con l\u2019Archivio Uncini, a distanza di quattro anni dalla mostra del 2015 incentrata sul disegno, mira oggi a documentare l\u2019evoluzione della lunga e approfondita indagine dell\u2019artista sul tema delle ombre.\u00a0 Punto di partenza \u00e8 la mostra, intitolata appunto \u201cOmbre\u201d, che ha luogo nel 1976 allo Studio Marconi e per la quale l\u2019artista realizza Grande parete Studio Marconi MT 6, espressamente progettata per la galleria milanese. 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