{"id":17289,"date":"2019-11-03T21:17:43","date_gmt":"2019-11-03T21:17:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=17289"},"modified":"2019-11-03T21:17:43","modified_gmt":"2019-11-03T21:17:43","slug":"wolfgang-laib-in-without-time-without-place-without-body-uno-dei-protagonisti-della-ricerca-contemporanea-fa-vivere-la-sua-arte-concettuale-in-quattro-luoghi-fiorentini-di-alto-valore-storico-artis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/11\/03\/wolfgang-laib-in-without-time-without-place-without-body-uno-dei-protagonisti-della-ricerca-contemporanea-fa-vivere-la-sua-arte-concettuale-in-quattro-luoghi-fiorentini-di-alto-valore-storico-artis\/","title":{"rendered":"Wolfgang Laib in Without Time, Without Place, Without Body. Uno dei protagonisti della ricerca contemporanea fa vivere la sua arte concettuale in quattro luoghi fiorentini di alto valore storico-artistico."},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.1-Wolfgang-Laib-San-Marco-e1572814175877.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17290\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.1-Wolfgang-Laib-San-Marco-e1572814175877.jpg\" alt=\"Fig.1 Wolfgang Laib-San Marco\" width=\"333\" height=\"500\" \/><\/a>Firenze, novembre \u00a02019<\/em> \u2013 <strong>Wolfgang Laib <\/strong>&#8211; uno dei protagonisti della ricerca contemporanea in arte &#8211; dialoga con i grandi maestri del passato, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Benozzo Gozzoli e Beato Angelico, dando vita, all\u2019interno del centro storico fiorentino, ad una delle mostre personali pi\u00f9 estese degli ultimi anni<strong>. Le sue sculture, dal linguaggio minimale e astratto realizzate con materiali naturali come la cera d\u2019api e il polline, saranno installate per la prima volta in quattro luoghi di straor<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.4-Wolfgang-Laib-San-Marco-e1572814229965.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17291 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.4-Wolfgang-Laib-San-Marco-e1572814229965.jpg\" alt=\"Fig.4 Wolfgang Laib -San Marco\" width=\"324\" height=\"432\" \/><\/a><strong>dinario valore storico artistico:<\/strong> <strong>Museo di San Marco (Polo Museale della Toscana), Cappella dei Magi (Palazzo Medici Riccardi), Cappella Rucellai (chiesa di San Pancrazio, Museo Marino Marini) e Cappella Pazzi (Com<\/strong><strong>plesso Monumentale di Santa Croce),<\/strong> in una relazione giocata tutta sulla sensibilit\u00e0 e sulle sottili percezioni tra il visibile dell\u2019arte e l\u2019invisibile dello spirito, che lega idealmente la magnificenza rinascimentale con la ricerca artistica contemporanea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.2-Wolfgang-Laib-San-Marco-2-e1572814382126.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17292\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.2-Wolfgang-Laib-San-Marco-2-e1572814382126.jpg\" alt=\"Fig.2 Wolfgang Laib-San Marco (2)\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>La mostra <strong><em>Without Time, Without Place, Without Body<\/em><\/strong>, curata da <strong>Sergio Risaliti<\/strong> e prodotta da <strong>Museo Novecento, visitabile fino al 26 gennaio 2020, sancisce l\u2019identit\u00e0 progettuale dell\u2019istituzione che estende la sua azione scientifica e culturale al di fuori degli spazi in piazza Santa Maria Novella, in una concezione di museo diffuso che lo rende unico nel panorama nazionale. <\/strong>L\u2019esposizione, nata in collaborazione con Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze &#8211; Palazzo Medici Riccardi, Museo di San Marco &#8211; Polo museale della Toscana, Museo Marino Marini, Opera di Santa Croce, Fondo Edifici di Culto &#8211; Ministero dell\u2019Interno, offre ai cittadini e ai turisti la <strong>possibilit\u00e0 di vivere la citt\u00e0 non come vetrina o come culla del Rinascimento, ma come laboratorio della contemporaneit\u00e0, abolendo la distanza tra il passato storico e il presente artistico.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.3-Wolfgang-Laib-San-Marco-2-e1572814410821.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17293 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.3-Wolfgang-Laib-San-Marco-2-e1572814410821.jpg\" alt=\"Fig.3 Wolfgang Laib-San Marco (2)\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Un artista contemporaneo \u2018invade\u2019 alcuni dei pi\u00f9 prestigiosi e illustri luoghi culturali di Firenze per una mostra diffusa che ci invita a riflettere sulla potenza della natura e sulla complessit\u00e0 dello spirito<\/em> \u2013 commenta <strong>Tommaso Sacchi<\/strong>, assessore alla cultura del Comune di Firenze -. <em>Ci accostiamo all\u2019arte e alla ricerca di Wolfgang Laib con la curiosit\u00e0 di vedere le sperimentazioni materiche e gli elementi naturali, basilari ma non per questo meno nobili, con cui ha creato le sue opere. Come Comune non possiamo che condividere poi la scelta di mettere insieme istituzioni diverse: \u00e8 questa collaborazione e questa disponibilit\u00e0 reciproca che rendono sempre pi\u00f9 grande la citt\u00e0 e pi\u00f9 fruibili i suoi luoghi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong><em>Wolfgang Laib<\/em> &#8211; ricorda <strong>Sergio Risaliti<\/strong>, direttore artistico Museo Novecento &#8211; <em>\u00e8 conosciuto nel mondo per le sue opere minimali ma di<\/em><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.6-Wolfang-Laib-Cappella-Rucellai-e1572814443743.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17294\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Fig.6-Wolfang-Laib-Cappella-Rucellai-e1572814443743.jpg\" alt=\"Fig.6 Wolfang Laib-Cappella Rucellai\" width=\"451\" height=\"295\" \/><\/a><\/strong><em> grande potenza simbolica, arricchite dalla\u00a0 forza comunicativa e sensoriale degli elementi naturali che le compongono: polline, miele, latte, riso e cera d\u2019api. Artista dello \u2018spirituale nell\u2019arte\u2019 e nella vita, Laib unisce nel suo quotidiano e nella sua pratica creativa l\u2019Oriente con l\u2019Occidente. In un tempo come il nostro in cui l\u2019umanit\u00e0 intera sta cercando una via d\u2019uscita al disastroso rapporto dell\u2019uomo con la natura, della tecnologia con la vita sul pianeta, ecco che l\u2019arte di Laib si offre come risposta reale alla ridefinizione dell\u2019umanesimo in una prospettiva non esclusivamente antropocentrica<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Per la prima volta<\/em> \u2013 afferma <strong>Stefano Casciu<\/strong>,direttore del Polo Museale della Toscana- <em>due delle celle dell\u2019antico convento domenicano di San Marco, progettato da Michelozzo ed affrescato dal Beato Angelico, si aprono all\u2019incontro con un artista contemporaneo. L\u2019intensa spiritualit\u00e0 di questi luoghi, esaltata dalle raffinatissime <\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Wolfgang-Laib-sprinkles-pollen-dust-for-MoMA.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17295\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Wolfgang-Laib-sprinkles-pollen-dust-for-MoMA.jpg\" alt=\"Wolfgang-Laib-sprinkles-pollen-dust-for-MoMA\" width=\"446\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Wolfgang-Laib-sprinkles-pollen-dust-for-MoMA.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/Wolfgang-Laib-sprinkles-pollen-dust-for-MoMA-300x141.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 446px) 100vw, 446px\" \/><\/a><em>pitture dell\u2019Angelico, \u00e8 riecheggiata nelle sottili creazioni di Laib e i colori delicati del polline e della cera d\u2019api colloquiano, in un accordo musicale, con le tonalit\u00e0 paradisiache degli affreschi del frate pittore. Occasione unica, forse irripetibile, di unione nel nome dell\u2019arte che arricchisce e completa le celebrazioni per i 150 anni del Museo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Laib unisce il tratto e il tatto articolato e gentile della natura alla delicatezza della creazione artistica &#8211; osserva <strong>Giovanni Bettarini<\/strong> (Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze) &#8211; In un certo senso ribalta l&#8217;idea stessa di &#8216;contaminazione&#8217; perch\u00e9 cera, miele, riso, da lui modellati sono elementi puri e non invasivi, quasi elementi arricchenti di contesto in cui l&#8217;arte depositata e esposta dialoga con quella che fa da trama alla natura<\/em>\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>La presenza di Wolfang Laib nella Cappella Pazzi si inserisce in un nuovo percorso che nasce da un accordo pluriennale tra l\u2019Opera di Santa Croce e il Comune di Firenze <\/em>\u2013 sottolinea la presidente dell\u2019Opera di Santa Croce <strong>Irene Sanesi<\/strong> \u2013 <em>Vogliamo intensificare il dialogo con la citt\u00e0 e con i visitatori collegando identit\u00e0 e contemporaneit\u00e0, proponendo sintesi originali tra passato e presente, guardando al futuro attraverso connessioni finora inesplorate<\/em>\u201d. All\u2019interno della <strong>Cappella Pazzi<\/strong> del Complesso Monumentale di Santa Croce Laib esporr\u00e0 <strong><em>Without Beginning and Without End<\/em><\/strong>, un\u2019opera iconica, un grande Ziggurat realizzato in cera d\u2019api, tra le forme simboliche utilizzate in molti dei suoi lavori. Il <strong>Museo di San Marco<\/strong> invece ha eccezionalmente acconsentito ad esporre <strong>per tre giorni due opere realizzate in polline all\u2019interno della cella affrescata dal Beato Angelico<\/strong> con l\u2019immagine del <em>Noli me tangere<\/em> e di quella universalmente conosciuta come la cella di Cosimo il Vecchio. Evento eccezionale nell\u2019evento, <strong>\u00e8 la prima volta infatti che un artista vivente potr\u00e0 installare, anche se solo per un brevissimo periodo, le proprie creazioni in un luogo di cos\u00ec alto valore artistico<\/strong>, culturale e spirituale. <strong>Le cappelle del Sacello Rucellai <\/strong>(chiesa di San Pancrazio, Museo Marino Marini) e la <strong>Cappella dei Magi <\/strong>di Palazzo Medici Riccardi, ospiteranno rispettivamente <strong><em>Towers<\/em><\/strong>, opera inedita realizzata in cera d\u2019api e <strong><em>Pollen from Hazelnut<\/em><\/strong>, opera realizzata in polline posizionata all\u2019interno della scarsella sopra all\u2019altare. Il progetto ideato da Wolfgang Laib per Firenze coinvolge spazi di straordinario valore storico-artistico in un dialogo che coniuga l\u2019arte, l\u2019architettura, la storia, l\u2019economia e la spiritualit\u00e0 della citt\u00e0. L\u2019artista si conferma cos\u00ec un grande artista del nostro tempo, capace di legare la spiritualit\u00e0 e l\u2019arte, l\u2019antropologia e la teologia attraverso secoli di storia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline\">Le opere<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Museo di San Marco, Polo Museale della Toscana<\/span><strong><br \/>\n<\/strong><strong>Pollen from Dandelion<br \/>\n<\/strong>2019<strong><br \/>\nPollen from Hazelnut<br \/>\n<\/strong>2018<\/p>\n<p>Pollen<br \/>\nCourtesy the artist<\/p>\n<p><strong>25, 26, 27 ottobre 2019<\/strong><\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia del luogo, un artista contemporaneo varca la soglia delle celle del convento, cuore del Museo di San Marco, e si pone in dialogo con le pitture del Beato Angelico dipinte tra il 1436\u00a0 e il 1446. Laib interviene all\u2019interno della celletta con l\u2019affresco del <em>Noli me Tangere<\/em> e di quella di Cosimo il Vecchio affrescata con l&#8217;<em>Adorazione dei Magi<\/em>, entrando nella sacralit\u00e0 del luogo con tutta la delicatezza, l\u2019evanescenza e la fragilit\u00e0 materiale delle sue opere. Il polline, setacciato per terra o raggruppato a\u00a0 formare una montagna, ha un intenso colore giallo che richiama la quintessenza della purezza spirituale, quella del colore luce che caratterizza anche i dipinti dell\u2019artista rinascimentale. L\u2019opera d\u2019arte si carica di un significato simbolico che la porta ad esistere oltre le coordinate spaziali e temporali:\u00a0 <em>Without Time, Without Place, Without Body<\/em>, come suggerisce il titolo della mostra. Raramente si assiste a un incontro cos\u00ec profondo tra un artista di oggi e quello di ieri. Il linguaggio dello spirito e quello dell\u2019arte si fondono e si riconoscono affini superando ogni differenza e distanza tra epoche storiche e culto religioso. Il Museo di San Marco nel 150simo anniversario della sua fondazione ha eccezionalmente acconsentito ad esporre, per tre giorni, due opere realizzate in polline all\u2019interno della cella affrescata dal Beato Angelico con l\u2019immagine del Noli me tangere e di quella universalmente conosciuta come la cella di Cosimo il Vecchio.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Cappella Magi \/ Palazzo Medici Riccardi<\/span><strong><em><br \/>\nPollen from Hazelnut<\/em><\/strong><strong><em>\u2028<\/em><\/strong><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong>2019<\/p>\n<p>Pollen<br \/>\nCourtesy the artist<\/p>\n<p><strong>25 ottobre 2019 &#8211; 26 gennaio 2020<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno della Cappella Magi, Laib espone un\u2019opera realizzata in polline posizionata all\u2019interno della scarsella sopra all\u2019altare. In linea con la sua ricerca e in dialogo con le installazioni ospitate all\u2019interno del Convento di San Marco, l\u2019opera ripropone un linguaggio minimalista risultato di una pratica che procede per sottrazione e semplificazione, ma che si arricchisce di numerosi rimandi simbolici. \u201cUna piccola montagna di polline appare circondata da una delle opere pi\u00f9 incredibili della storia dell\u2019arte europea \u2013 che\u201d, afferma Laib\u201d \u00e8 anche una raffigurazione del Potere a cavallo \u2013 e rappresenta potenzialmente l\u2019origine del mondo vegetale, l\u2019avvio alla vita\u201d. Nella sua densit\u00e0 e concentrazione di significati, l\u2019installazione dialoga con un luogo dedicato al ritiro, alla preghiera e alla meditazione, in cui per\u00f2 vengono ad esaltarsi il potere e l\u2019opulenza di una stirpe al centro della storia di Firenze, della Chiesa, del mondo intero. Oltre la magnificenza delle vesti e dei colori del corteo, l\u2019opera sembra dialogare con il piccolo figlio di Maria disteso umilmente su un prato fiorito, vero re del mondo.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Cappella Rucellai \/ Museo Marino Marini<\/span><\/p>\n<p><strong><em>Towers <\/em><\/strong><\/p>\n<p>2019<br \/>\ncera d\u2019api<\/p>\n<p>Courtesy the artist<\/p>\n<p><strong>25 ottobre 2019 &#8211; 26 gennaio 2020<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno della Cappella Rucellai &#8211; nata nella seconda met\u00e0 del Quattrocento all\u2019interno della chiesa di San Pancrazio (attuale sede del Museo Marino Marini) che vede al suo interno il sacello del Santo Sepolcro, gioiello dell\u2019architettura di Leon Battista Alberti &#8211; Wolfgang Laib presenta un\u2019opera inedita composta da un gruppo di torri realizzate in cera d\u2019api posizionate sull\u2019altare marmoreo. Come negli Ziggurat, l\u2019artista ricorre a semplici forme geometriche, sintetiche ed essenziali, che con varie altezze rimandano ad un\u2019ideale ascensione verso l\u2019alto. Il dialogo tra le piccole sculture e l\u2019architettura che le ospita sembra essere giocato tutto su un\u2019idea di trascendenza, di transizione da una condizione terrena ad una pi\u00f9 spirituale. Se il sarcofago rinascimentale ripara e isola il corpo oltre la vita, Laib sembra ricorrere all\u2019utilizzo della cera d\u2019api, non solo per l\u2019estrema duttilit\u00e0 ed intrinseca luminosit\u00e0 del materiale, ma anche per le sue propriet\u00e0 lenitive e protettive, note all\u2019uomo fin dall\u2019antichit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Cappella Pazzi \/ Complesso Monumentale di Santa Croce<\/span><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em><br \/>\nWithout Beginning and Without End<\/em><\/strong><\/p>\n<p>1999<br \/>\nlegno e cera d\u2019api<\/p>\n<p>courtesy the artist<\/p>\n<p><strong>26 ottobre 2019 &#8211; 26 gennaio 2020<\/strong><\/p>\n<p>La costruzione monumentale di Laib si erge al centro della cappella commissionata dalla famiglia Pazzi a Filippo Brunelleschi nel 1429-30 accanto alla Basilica di Santa Croce: una grande piramide fatta di scalini non praticabili ma che suggeriscono un\u2019immaginaria ascensione verso l\u2019alto. Gli Ziggurat fanno parte di una serie di lavori avviati dall\u2019artista nel 1995 che attingono alla semplicit\u00e0 e linearit\u00e0 delle architetture religiose orientali, come templi e tombe. L\u2019artista rivisita in chiave simbolica alcuni archetipi architettonici, come la scala e la piramide. La scultura, interamente rivestita di preziosa cera d\u2019api, suggerisce una simbiosi totale tra opera d\u2019arte e natura. Come nelle installazioni con il polline, il legame con il mondo naturale \u00e8 imprescindibile all\u2019esistenza dell\u2019opera, poich\u00e9 l\u2019artista non crea dal nulla ma raccoglie e organizza sotto altra forma gli elementi naturali, ricchi di propriet\u00e0 benefiche e lenitive per il corpo e lo spirito. Nelle sue sculture Laib riduce la forma all\u2019essenzialit\u00e0, questo processo di semplificazione \u00e8 il primo passo verso una conoscenza totale che passa attraverso l\u2019osservazione di ci\u00f2 che ci circonda e la meditazione, tra visibile e invisibile. Con questo progetto l\u2019Opera di Santa Croce, consapevole della sua identit\u00e0 profondamente radicata nel tempo, ha deciso di avviare un nuovo percorso di confronto con i linguaggi contemporanei che consenta di vivere i suoi spazi storici al presente, partecipando alla costruzione del suo futuro.<br \/>\nIl Complesso monumentale di Santa Croce \u00e8 patrimonio del Fondo Edifici di Culto \u2013 Ministero dell\u2019Interno e del Comune di Firenze.<\/p>\n<p><strong>Wolfgang Laib <\/strong><em>\u00e8 nato a Metzingen nel sud della Germania nel 1950. Si avvicina all\u2019arte dopo gli studi in medicina e nel 1975 realizza la sua prima Milkstone, una lastra di marmo bianco ricoperta di latte. Nel 1977 comincia a raccogliere polline nei campi attorno alla sua residenza, avviando una \u201cpratica\u201d che diventer\u00e0 una pietra miliare della sua produzione artistica. Negli anni successivi, tra il 1978 e il 1981, presenta i suoi famosi quadrati di polline in varie mostre personali in Germania, in Italia, in Svizzera e negli Stati Uniti. Nel 1982 partecipa a Documenta 7 curata da Rudi Fuchs e alla Biennale di Venezia. In seguito ad un lungo viaggio che compie in quegli anni in India, inserisce il riso all\u2019interno delle sue opere realizzando The Rice Meals for the Nine Planets e, in seguito, le prime Rice Houses. Sue mostre si sono svolte in musei, rassegne e istituzioni artistiche in tutto il mondo tra cui: l\u2019ARC di Parigi, il CAPC Mus\u00e9e d\u2019Art Contemporain di Bordeaux, la Biennale di Sidney, il Toyota Municipal Museum, il National Museum of Modern Art di Tokyo, il National Museum of Contemporary Art di Seul, la Fondation Beyeler di Basilea, il Macro di Roma, il complesso di Sant\u2019Apollinare in Classe a Ravenna, il Kunstmuseum di Bonn, il Reina Sofia di Madrid, il Mus\u00e9e de Grenoble, il MoMA di New York e il Centre Pompidou a Parigi. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>Carlo Franza <\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Firenze, novembre \u00a02019 \u2013 Wolfgang Laib &#8211; uno dei protagonisti della ricerca contemporanea in arte &#8211; dialoga con i grandi maestri del passato, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Benozzo Gozzoli e Beato Angelico, dando vita, all\u2019interno del centro storico fiorentino, ad una delle mostre personali pi\u00f9 estese degli ultimi anni. 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