{"id":17453,"date":"2019-11-19T17:33:06","date_gmt":"2019-11-19T17:33:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=17453"},"modified":"2019-11-19T17:33:06","modified_gmt":"2019-11-19T17:33:06","slug":"il-giambologna-di-urs-fischer-brucia-alla-brant-foundation-di-manhattan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/11\/19\/il-giambologna-di-urs-fischer-brucia-alla-brant-foundation-di-manhattan\/","title":{"rendered":"Il Giambologna di Urs Fischer brucia alla Brant Foundation di Manhattan."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/ea6dc8cd9258198c52b64dbabd8c9d57.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17454\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/ea6dc8cd9258198c52b64dbabd8c9d57.jpg\" alt=\"Giambologna di Fischer brucia alla Brant Foundation\" width=\"445\" height=\"593\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/ea6dc8cd9258198c52b64dbabd8c9d57.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/ea6dc8cd9258198c52b64dbabd8c9d57-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 445px) 100vw, 445px\" \/><\/a>Un Giambologna di cera di Urs Fischer con l&#8217;amico Rudolf Stingel spettatore: entrambi bruceranno lentamente assieme a una sedia nella nuova mostra della Brant Foundation Art Study Center, la seconda nello sp<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/091019_r18915_p646.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17455 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/091019_r18915_p646.jpg\" alt=\"091019_r18915_p646\" width=\"416\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/091019_r18915_p646.jpg 646w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/091019_r18915_p646-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/091019_r18915_p646-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><\/a><strong>azio industriale ricavato nel Lower East Side di Manhattan in quello che fu per anni lo studio di Walter de Maria. \u201cThird Dimension: Works from The Brant Foundation\u201d, aperta al pubblico dal 13 novembre, presenta oltre 20 artisti centrali nella raccolta messa insieme d<\/strong><strong>al tycon, industriale dei media Peter Brant negli ultimi 50 anni.<\/strong> La copia in cera del &#8220;Ratto delle Sabine&#8221; (l&#8217;originale e&#8217; alla Loggia dei Lanzi a Firenze) e&#8217; un clone di quella che lo stesso Fischer fece bruciare nel 2012 alla Biennale di Venezia. Con il medesimo \u00a0concetto l&#8217;artista svizzero ma trapiantato a New York ha ritratto in cera Leonardo DiCaprio con i genitori George e Irmelin:la scultura si sta sciogliendo da Gagosian a Parigi.<br \/>\nLa scorsa primavera la Fondazione, la cui sede storica e&#8217; a Greenwich nel Connecticut, aveva dedicato la mostra inaugurale del nuovo spazio a Manhattan a Jean Michel Basquiat: dai finestroni del nuovo museo in realt\u00e0 \u00a0si vedeva l&#8217;appartamento di 68 East First Street dove Jean Michel si era trasferito a pochi mesi del primo viaggio in Europa per esporre a Modena da Emilio Mazzoli. Stavolta il focus sono sculture e installazioni. Ecco, dunque il top della collezione.Tra gli artisti Carl Andre, un colossale John Chamberlain (Fuccimanooli del 1990), Dan Flavin, Claes Oldenburg , Kenny Scharf, Oscar Tuazon, Andy Warhol e Franz West. Una quarantina di piccioni imbalsamati (l&#8217;installazione &#8220;Turisti&#8221; del padiglione italiano alla Biennale di Venezia del 1997) guardano da un cornicione &#8220;Untitled&#8221; del 2011: <strong>il monumentale Giambologna, lo spettatore Rudi e una sedia in questi giorni di novembre 2019 \u00a0bruciano inesorabilmente attraverso una serie di stoppini incorporati nelle sculture. &#8220;Alla fine della mostra saranno sciolti completamente&#8221;, ha detto Allison Brant, direttrice del centro e figlia del tycoon.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/a53dec48-234f-11e7-a553-18fc4dcb5811_1280x720_132715-e1574184390445.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-17457\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/a53dec48-234f-11e7-a553-18fc4dcb5811_1280x720_132715-e1574184390445.jpg\" alt=\"a53dec48-234f-11e7-a553-18fc4dcb5811_1280x720_132715\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/index.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-17456 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/11\/index.jpg\" alt=\"index\" width=\"281\" height=\"180\" \/><\/a><\/strong>La panoramica punta i riflettori sull&#8217;arte del nostro tempo ma anche su mezzo secolo di collezionismo d&#8217;arte a New York: lavorando con galleristi come Leo Castelli e John Weber, il 72enne Brant (marito della modella Stephanie Seymour), comincio&#8217; a raccogliere giovanissimo sculture minimaliste e post minimaliste, cominciando con Giant Blue Shirt with Brown Tie di Claes Oldenburg e The Diagonal, May 25, 1963 (To Robert Rosenblum) di Dan Flavin, quest&#8217;ultima donata nel 1974 al Metropolitan Museum. Il Brant Art Study Center \u00e8 in se stesso parte di un fenomeno, \u00e8\u00a0 uno dei nuovi musei privati che stanno aprendo negli Stati Uniti e che includono la Hill Art Foundation di Chelsea, il Glenstone in Maryland alle porte di Washington e la collezione Broad a Los Angeles, \u00e8 stato fondato dal collezionista come gemello urbano della sede principale in Connecticut, attualmente in ristrutturazione e che riaprira&#8217; in primavera 2020.<\/p>\n<p><strong>Urs Fischer nasce nel 1973 a Zurigo, Svizzera.<\/strong> Studia fotografia presso la Schule f\u00fcr Gestaltung e in seguito prosegue la sua formazione presso De Ateliers ad Amsterdam e Delfina Studio Trust a Londra. Fin dall\u2019inizio della sua carriera, Fischer ha saputo creare un universo eterogeneo di oggetti, personaggi e ambienti, tutti permeati dal medesimo senso dell\u2019assurdo e dell\u2019ironia. Urs Fischer \u00e8 considerato, infatti, uno dei pi\u00f9 irriverenti e intelligenti artisti della sua generazione. Attraverso un uso spregiudicato dei materiali, l\u2019artista sovverte le nostre abituali modalit\u00e0 di pensare lo spazio e il nostro tradizionale approccio alle cose. Chalet realizzati a grandezza naturale con il pane, ritratti di persone con volti coperti da frutti, buchi sui muri, letti e pianoforti accartocciati e composizioni di brioches e farfalle: il mondo di Fischer \u00e8 variopinto e imprevedibile. L&#8217;interesse per l\u2019immaginario popolare e per gli oggetti della societ\u00e0 contemporanea ha condotto l&#8217;artista alla realizzazione di lavori in cui vengono stravolti i contesti ordinari delle cose per costruire nuove forme e nuovi significati.<\/p>\n<p><strong>Tra tutti i suoi lavori, una serie importante \u00e8 quella delle sculture di cera che, come se fossero candele con tanto di stoppino, una volta accese si lasciano consumare dal tempo, diventando forme sciolte e infine ammassi di cera sul pavimento. I materiali che si autodistruggono \u2013 come la cera o come il pane \u2013 sono centrali in alcune opere di<\/strong> <strong>Fischer, artista che ama esplorare le infinite possibilit\u00e0 della materia per introdurre un&#8217;ulteriore dimensione ai suoi lavori: quella del tempo.<\/strong> L\u2019uso frequente e ironico della citazione, fa di Fischer un collezionista seriale di soggetti, opere e temi della storia dell\u2019arte, inseriti in una dimensione del tutto nuova grazie ai suoi punti di vista delicati ma paradossali. <strong>Con le installazioni su grande scala e la ricreazione di interi ambienti \u2013 come la riproduzione del suo studio \u2013 Urs Fischer d\u00e0 al visitatore la possibilit\u00e0 di vivere l\u2019esperienza fisica di qualcosa di intangibile: il processo creativo.<\/strong> Tra le mostre personali dell\u2019artista ricordiamo quelle presso il \u00a0Garage Museum of Contemporary Art, Mosca (2016), Vito Schnabel Gallery, St. Moritz (2015), Gagosian Gallery, California (2015), The Modern Institute, Glasgow (2015). Ha partecipato alla Biennale d\u2019Arte di Venezia nelle edizioni del 2003, 2007 e 2011. Nel 2012 Palazzo Grassi ha dedicato all\u2019artista una mostra personale intitolata \u201cMadame Fisscher\u201d. Negli stessi spazi i suoi lavori sono inoltre stati esposti in occasione delle mostre &#8220;Dancing with Myself&#8221; (2018), \u201cIl mondo vi appartiene\u201d (2011-12), \u201cMapping the Studio\u201d (2009-11), \u201cSequence 1\u201d (2007), \u201cUna selezione Post-pop\u201d (2006-7) e \u201cWhere are We Going?\u201d (2006).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un Giambologna di cera di Urs Fischer con l&#8217;amico Rudolf Stingel spettatore: entrambi bruceranno lentamente assieme a una sedia nella nuova mostra della Brant Foundation Art Study Center, la seconda nello spazio industriale ricavato nel Lower East Side di Manhattan in quello che fu per anni lo studio di Walter de Maria. \u201cThird Dimension: Works from The Brant Foundation\u201d, aperta al pubblico dal 13 novembre, presenta oltre 20 artisti centrali nella raccolta messa insieme dal tycon, industriale dei media Peter Brant negli ultimi 50 anni. La copia in cera del &#8220;Ratto delle Sabine&#8221; (l&#8217;originale e&#8217; alla Loggia dei Lanzi a [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/11\/19\/il-giambologna-di-urs-fischer-brucia-alla-brant-foundation-di-manhattan\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,53889,53888,53710,9894,10357,44441,87,28308,17505,35188,28369,17494],"tags":[385657,385650,349776,59480,385654,44476,385652,385653,385655,385656,385651,385649,271199],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17453"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17453"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17453\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17458,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17453\/revisions\/17458"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17453"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17453"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17453"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}