{"id":17909,"date":"2019-12-28T22:57:33","date_gmt":"2019-12-28T22:57:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=17909"},"modified":"2019-12-28T22:57:33","modified_gmt":"2019-12-28T22:57:33","slug":"dipingere-gli-affetti-la-pittura-sacra-a-ferrara-tra-cinque-e-settecento-esposta-al-castello-estense-di-ferrara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2019\/12\/28\/dipingere-gli-affetti-la-pittura-sacra-a-ferrara-tra-cinque-e-settecento-esposta-al-castello-estense-di-ferrara\/","title":{"rendered":"Dipingere gli affetti. La pittura sacra a Ferrara tra Cinque e Settecento esposta al Castello Estense di Ferrara."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-18_new-e1577573196741.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17910\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-18_new-e1577573196741.jpg\" alt=\"DOC-18_new\" width=\"287\" height=\"365\" \/><\/a>Torna al Castello Estense di Ferrara \u201cL\u2019arte per l\u2019arte\u201d, il progetto del Comune di Ferrara, promosso in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della citt\u00e0 reso inaccessibile dopo il sisma del 2012.<\/p>\n<p>Dopo le opere di De Pisis, Boldini, Previati e Mentessi delle Gallerie d\u2019Arte Moderna, protagoniste delle prime due esposizioni del progetto l\u2019Arte per l\u2019Arte, l\u2019attenzione si sposta ora verso il periodo dal Cinque al Settecento.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-24_new-e1577573241164.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-17911 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-24_new-e1577573241164.jpg\" alt=\"DOC-24_new\" width=\"262\" height=\"440\" \/><\/a> Le sale riccamente affrescate dell\u2019ala sud e dei Camerini del Castello ospitano infatti la quadreria di propriet\u00e0 dell\u2019ASP \u2013 Azienda Servizi alla Persona di Ferrara, depositata presso i Musei di Arte Antica. Si tratta di un vero e proprio capitale artistico, pressoch\u00e9 sconosciuto eppure di grande rilevanza storica, che l\u2019esposizione al Castello ha pensato di restituire al grande pubblico. L\u2019esperienza di visita assume i contorni di un viaggio nel tempo affascinante e sorprendente che spazia dal tramonto del dominio Estense fino al secolo dei Lumi. Le tappe di questo itinerario ci conducono \u00a0al cospetto dei due importanti <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-25_new-e1577573280547.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17912\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-25_new-e1577573280547.jpg\" alt=\"DOC-25_new\" width=\"287\" height=\"431\" \/><\/a>protagonisti della rivoluzione naturalistica di inizio Seicento: Ippolito Scarsella detto Scarsellino e Carlo Bononi. La soave magnificenza del primo e la dolente bellezza del secondo, caratterizzano la Ferrara di quegli anni facendone uno dei pi\u00f9 intriganti centri artistici dell\u2019epoca. Contestualmente, si fa la conoscenza di personalit\u00e0 cronologicamente precedenti e parallele come, ad esempio, Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo, il cui \u00a0manierismo castigato \u00e8 fondamentale nella seconda met\u00e0 del Cinquecento, Gaspare Venturini, pittore molto attivo per i duchi e per committenti religiosi, e l\u2019enigmatico Giuseppe Caletti, curiosa figura di artista \u201cmaledetto\u201d operante nella prima met\u00e0 del Seicento. La seconda met\u00e0 del XVII secolo \u00e8 caratterizzata dal mitigato universo figurativo di Giuseppe Avanzi, pittore di mediazione che schiude il sipario al Settecento dove si impongono le singolari personalit\u00e0 di Giacomo Parolini e Giuseppe Zola. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-51_new-e1577573322501.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-17913\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2019\/12\/DOC-51_new-e1577573322501.jpg\" alt=\"DOC-51_new\" width=\"299\" height=\"449\" \/><\/a>L\u2019esposizione di queste opere \u00e8 stata preceduta da una campagna di manutenzioni e restauri eccezionale: dopo i recenti recuperi delle tele di Scarsellino curati dai Musei di Arte Antica, in previsione dell\u2019esposizione sono state ben 34 le tele restaurate e 14 quelle per le quali sono state approntate manutenzioni. Un risultato a dir poco eccezionale, raggiunto grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla Fondazione Ferrara Arte, dall\u2019ASP \u2013 Azienda Servizi alla Persona, dal CFR e dal CIAS dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Ferrara, con le operazioni conservative dirette dai Musei di Arte Antica sotto l\u2019Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna. Ma perch\u00e9 \u201cDipingere gli affetti\u201d? Per una doppia evocazione simbolica. La prima riguarda il linguaggio: le opere che sono esposte in Castello si muovono nel solco degli <strong>orientamenti successivi al Concilio di Trento che delegavano all\u2019arte il basilare compito di mediare tra il fedele e la religione, tra il visibile e l\u2019invisibile, attraverso forme naturalistiche, emotive e familiari, nelle quali l\u2019uomo del Sei e Settecento si potesse riconoscere. La seconda attiene alla vocazione umanitaria che animava i luoghi da cui esse erano originariamente collocate. Non delle chiese qualsiasi, ma gli altari, le cappelle e gli ambienti di istituti religiosi che ponevano al centro del loro operare l\u2019aiuto verso gli altri, fossero essi orfani, indigenti, bisognosi o donne in difficolt\u00e0.<\/strong> Un insieme di esperienze animato da figure di primo piano della corte Estense \u2013 da Alfonso II a Barbara d\u2019Austria, fino a Margherita Gonzaga \u2013 ma anche di una fetta consistente della nobilt\u00e0 e della borghesia cittadina, impegnata nell\u2019attivit\u00e0 di carit\u00e0 e solidariet\u00e0. <strong>Ed \u00e8 cos\u00ec che protagonista di questa mostra \u00e8 anche la citt\u00e0 di Ferrara, nel tentativo di ricomporre il tessuto connettivo di un\u2019\u00abaraldica della beneficenza\u00bb (per usare una felice definizione di Andrea Emiliani) che costitu\u00ec la manifestazione pi\u00f9 tangibile di quella<\/strong> <strong>pietas sei e settecentesca animata da empatica affettivit\u00e0 e impegno sociale. <\/strong>Un attivismo che port\u00f2 ad ornare alcuni dei luoghi sacri pi\u00f9 rappresentativi, oggi quasi tutti scomparsi o mutati per fattezze o destinazioni d\u2019uso, come i conservatori femminili di Santa Barbara e di Santa Margherita, o l\u2019Opera Pia della Povert\u00e0 Generale. Un vero e proprio viaggio nel tempo, insomma, alla ricerca delle radici moderne di Ferrara. Questo vale non solo sotto il profilo storico-artistico, ma anche dal punto di vista sociale: il fatto che queste opere siano state ereditate dall\u2019ASP \u2013 Azienda Servizi alla Persona di Ferrara, e che quest\u2019ultima abbia collaborato e sostenuto la realizzazione del progetto espositivo, rappresenta il filo rosso che collega l\u2019attivit\u00e0 umanitaria degli antichi Istituti caritatevoli, con l\u2019attuale declinazione delle politiche attive per il welfare della citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Torna al Castello Estense di Ferrara \u201cL\u2019arte per l\u2019arte\u201d, il progetto del Comune di Ferrara, promosso in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della citt\u00e0 reso inaccessibile dopo il sisma del 2012. 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