{"id":18171,"date":"2020-01-24T18:02:47","date_gmt":"2020-01-24T18:02:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=18171"},"modified":"2020-01-24T18:02:47","modified_gmt":"2020-01-24T18:02:47","slug":"mario-schifano-e-qualcosaltro-gli-storici-monocromi-dellartista-romano-in-mostra-alla-galleria-marconi-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/01\/24\/mario-schifano-e-qualcosaltro-gli-storici-monocromi-dellartista-romano-in-mostra-alla-galleria-marconi-a-milano\/","title":{"rendered":"Mario Schifano e  \u201cQualcos\u2019altro\u201d. Gli storici  monocromi dell\u2019artista romano in mostra alla Galleria  Marconi a Milano."},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/97525-unnamed_2_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18172\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/97525-unnamed_2_.jpg\" alt=\"97525-unnamed_2_\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/97525-unnamed_2_.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/97525-unnamed_2_-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a>\u201cLe forme schematiche di Schifano si andavano<\/em> <em>sempre<\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122162951.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18173 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122162951.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122162951\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122162951.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122162951-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a><em> pi\u00f9 precisando come campo;<\/em> <em>le tele orlate da contorni rettangolari, ad angoli smussati,<\/em> <em>somigliavano a uno schermo preparato a ricevere,o ad un video appena acceso, che stia riscaldandosi;<\/em> <em>o se si vuole all\u2019inquadratura di un reflex fotografico,<\/em> <em>che debba dettagliare una zona di veduta&#8230;<\/em> (M. Calvesi, cat. mostra Galleria Odyssia, Roma 1963)\u201d. La\u00a0<strong>galleria Gi\u00f3 Marconi<\/strong> presenta la mostra\u00a0\u201c<strong><em>Mario Schifano. Qualcos\u2019altro\u201d visitabile fino al 20 marzo 2020, <\/em><\/strong><em>\u00a0<\/em>dedicata ad un nucleo di\u00a0<strong>monocromi compresi tra il 1<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122164635.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18174 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122164635.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122164635\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122164635.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122164635-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a><strong>960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l\u2019Archivio Mario Schifano.<\/strong> Ebbene, l\u2019artista comincia a realizzare questi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla galleria La Salita (1960), nella collettiva\u00a0<em>5 pittori<\/em>\u00a0cui partecipano Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo S<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200123151554.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18175\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200123151554.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200123151554\" width=\"355\" height=\"534\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200123151554.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200123151554-199x300.jpeg 199w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a>avio e Franco Angeli, e successivamente, in una personale alla Tartaruga (1961). In anticipo rispetto ad altri protagonisti della scena romana,\u00a0<strong>Schifano intende con i suoi monocromi non solo azzerare la superficie del quadro, anche come risposta all\u2019informale, ma attribuirle un altro punto di vista, \u201cinquadrarla\u201d, proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura.<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163022.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18176 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163022.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122163022\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163022.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163022-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a><strong>Il primo a capire che la superficie dei monocromi \u00e8 semplicemente uno schermo sar\u00e0 Maurizio Calvesi<\/strong> che cos\u00ec scrive nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia (1963): \u201cErano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l\u2019intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati&#8230; Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto l\u00ec.\u201d <strong>Comune denominatore di un\u2019intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non \u00e8 una novit\u00e0 tra la fine degli anni Cinquanta e l\u2019inizio dei Sessanta e Schifano ne \u00e8 perfettamente consapevole.<\/strong> \u201cPensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario&#8230;\u201d, racconta l\u2019artista, \u201cI primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122155450.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18177 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122155450.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122155450\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122155450.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122155450-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a>on volevano dir nulla. Andavano di l\u00e0, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi&#8230; Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta\u201d. <strong>Azzeramento del gesto e del senso, dunque, un semplice pretesto per fare una pittura che riparta da zero, un incipit a qualcosa di diverso. <\/strong>La grammatica dei monocromi di Schifano \u00e8 molto semplice: smalti industriali dall\u2019effetto lucido e coprente; colore \u201cgrondante\u201d steso in maniera libera e non uniforme sulla ruvida superficie della carta da pacchi. L\u2019intento \u00e8 dare l\u2019idea di una pittura da cartellone pubblicitario.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160533.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18180\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160533.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122160533\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160533.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160533-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a>La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, alla stregua di una lastra fotografica, prelude all\u2019impressione di nuove immagini: \u00e8 un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione che si dispone a produrre qualcos\u2019altro. L\u2019emblematico titolo di questa mostra si riferisce a un\u2019opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte. Con efficace sinteticit\u00e0 da messaggio pubblicitario\u00a0<strong><em>Qualcos\u2019altro<\/em>\u00a0sta forse a indicare che ci\u00f2 che l\u2019artista intendeva dipingere doveva es<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160750.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18179 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160750.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122160750\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160750.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160750-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a><\/strong><strong>sere diverso da quanto si vedeva in giro<\/strong>; <strong>ma \u00e8 anche un intento programmatico espresso in due parole: il monocromo, inteso come tabula rasa, \u00e8 gi\u00e0 pronto a trasformarsi in luogo di proiezione, campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini. <em>Qualcos\u2019altro<\/em>\u00a0ha un sapore quasi profetico, se si pensa che questi \u201cschermi\u201d si riempiranno presto dei nuovi segni della vita moderna<\/strong>. \u00c8 alla luce di tutto questo che la mostra si concentra sui monocromi, a sessant\u2019anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163007.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18181\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163007.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122163007\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163007.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122163007-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a> Alle opere verr\u00e0 affiancato un\u00a0<strong>nucleo di lavori su carta degli stessi anni<\/strong>\u00a0e, per l\u2019occasione, sar\u00e0\u00a0<strong>pubblicato un giornale della mostra<\/strong>\u00a0in formato tabloid con contenuti\u00a0<strong>inediti dell\u2019artista e un contributo di Riccardo Venturi e Alberto Salvadori.<\/strong>\u00a0 Nato a Homs, in Libia, nel 1934, <strong>Mario Schifano<\/strong> si trasferisce a Roma nell\u2019immed<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160711.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18182 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160711.jpeg\" alt=\"marconi_qualcosaltro_image_20200122160711\" width=\"355\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160711.jpeg 355w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/marconi_qualcosaltro_image_20200122160711-300x200.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/a>iato dopoguerra. Abbandonati gli studi, lavora come assistente del padre, che \u00e8 archeologo restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia. Inizia a dipingere tele di matrice informale, che espone nella sua prima personale alla Galleria Appia Antica di Roma. Poi con Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini tiene la collettiva <em>5 pittori &#8211; Roma \u201960<\/em>, curata da Restany, e la critica inizia a interessarsi alla sua pittura. Abbandonati i modi informali, realizza opere monocrome con smalti industriali, dove la carta da imballaggio \u00e8 incollata sulla tela e ricoperta da un solo colore.\u00a0 Nel 1961 vince il Premio Lissone per la giovane pittura contemporanea e tiene una nuova personale alla Galleria La Salita di Roma. Dopo un viaggio negli Stati Uniti, dove ha partecipato alla mostra <em>The New Realism<\/em> alla Sidney Janis Gallery di New York, inizia a introdurre nelle sue tele frammenti dell\u2019iconografia urbana.\u00a0 Lavora per cicli tematici: dai <em>Paesaggi anemici<\/em> alle serie dedicate alla storia dell\u2019arte (<em>Futurismo rivisitato<\/em>, 1966). Invitato alla Biennale di Venezia nel 1964, partecipa l\u2019anno seguente alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, di cui diventa uno degli artisti pi\u00f9 rappresentativi. Insieme alle nuove serie <em>Ossigeno Ossigeno<\/em>, <em>Oasi <\/em>e <em>Compagni compagni<\/em>, realizza pellicole d\u2019avanguardia come <em>Anna Carini vista in agosto dalle farfalle<\/em>, che presenta nel 1967 allo Studio Marconi.\u00a0 Dal 1970, dopo l\u2019impegno politico e civile negli anni della contestazione, sperimenta il riporto di immagini televisive sulla tela emulsionata, cui aggiunge interventi cromatici con smalti industriali.\u00a0 Tiene numerose personali e nel 1972 espone alla X Quadriennale romana. L\u2019anno seguente partecipa alla rassegna \u201cContemporanea\u201d, curata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio di Villa Borghese. Nel 1974 ha luogo all\u2019Universit\u00e0 di Parma una vasta antologica che con un centinaio di opere ripercorre la sua carriera artistica.\u00a0 In questi anni torna a rivisitare la storia dell\u2019arte con opere ispirate ai capolavori delle avanguardie storiche e realizza nuovi cicli, tra cui <em>Quadri equestri<\/em>, <em>Architettura<\/em>, <em>Naturale sconosciuto<\/em>, <em>Reperti<\/em>. Oltre a organizzare numerose personali in Italia e all\u2019estero partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed \u00e8 inserito nelle principali rassegne dedicate all\u2019arte contemporanea italiana, tra cui: <em>Identit\u00e9 italienne<\/em>, 1981, Centre Pompidou, Parigi; <em>Italian Art of the XX century<\/em>, 1989 Royal Academy, Londra; <em>The Italian Metamorphosis 1943-1968<\/em>, 1994, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (poi trasferita alla Triennale di Milano e al Kunstmuseum di Wolfsburg).\u00a0 L\u2019artista muore a Roma nel 1998. Tra le molte mostre a lui dedicate, si ricordano le ampie antologiche alla Galleria Comunale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, Roma (2008-2009), alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano e al Mus\u00e9e d\u2019art moderne Saint-Etienne M\u00e9tropole; al Castello Pasquini, Livorno (2013); alla galleria Luxembourg &amp; Dayan, Londra e New York (2014); al Complesso Museale Palazzo Ducale, Mantova (2017); alla Mayor Gallery di Londra (2018). A queste si affiancano le due importanti mostre organizzate dalla Fondazione Marconi: <em>Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada<\/em> (2005); <em>Schifano 1964-1970. Dal paesaggio alla TV<\/em> (2006), <em>Grande angolo per uomini, manifesti e paesaggi <\/em>(2013) in contemporanea con l\u2019uscita dell\u2019omonimo volume a cura dell\u2019Archivio Mario Schifano e l\u2019ultima <em>Omaggio a Mario Schifano. Al principio fu Vero amore <\/em>(2018). Tra le principali e pi\u00f9 recenti collettive figurano invece <em>The World Goes Pop<\/em>, Tate Gallery, Londra (2016); <em>Arte ribelle<\/em>, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano, a cura di M. Meneguzzo (2017); <em>Nascita di una nazione<\/em>, Palazzo Strozzi, Firenze, a cura di L.M. Barbero (2018).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cLe forme schematiche di Schifano si andavano sempre pi\u00f9 precisando come campo; le tele orlate da contorni rettangolari, ad angoli smussati, somigliavano a uno schermo preparato a ricevere,o ad un video appena acceso, che stia riscaldandosi; o se si vuole all\u2019inquadratura di un reflex fotografico, che debba dettagliare una zona di veduta&#8230; (M. Calvesi, cat. mostra Galleria Odyssia, Roma 1963)\u201d. La\u00a0galleria Gi\u00f3 Marconi presenta la mostra\u00a0\u201cMario Schifano. Qualcos\u2019altro\u201d visitabile fino al 20 marzo 2020, \u00a0dedicata ad un nucleo di\u00a0monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l\u2019Archivio Mario Schifano. Ebbene, l\u2019artista comincia [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/01\/24\/mario-schifano-e-qualcosaltro-gli-storici-monocromi-dellartista-romano-in-mostra-alla-galleria-marconi-a-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,53709,9894,10357,44441,87,35351,17505,35188,28369,4625],"tags":[59718,59480,53733,390452,298475,390454,390453,66671,41610,107981,53627,406702,44522,149216,53814],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18171"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18171"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18171\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18184,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18171\/revisions\/18184"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18171"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18171"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18171"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}