{"id":18232,"date":"2020-01-29T22:16:30","date_gmt":"2020-01-29T22:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=18232"},"modified":"2020-01-29T22:16:30","modified_gmt":"2020-01-29T22:16:30","slug":"arturo-vermi-e-lavanguardia-del-segno-e-del-gesto-nel-novecento-in-una-mostra-storica-al-circolo-esteri-della-farnesina-la-grandiosa-esposizione-che-apre-il-progetto-mondi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/01\/29\/arturo-vermi-e-lavanguardia-del-segno-e-del-gesto-nel-novecento-in-una-mostra-storica-al-circolo-esteri-della-farnesina-la-grandiosa-esposizione-che-apre-il-progetto-mondi\/","title":{"rendered":"Arturo Vermi e l\u2019Avanguardia del Segno e del Gesto nel Novecento   in una mostra storica  al Circolo Esteri della Farnesina. La grandiosa esposizione  che apre il progetto \u201cMondi\u201d,  inaugurata alla presenza degli Ambasciatori Umberto Vattani e Gaetano Cortese e del Ministro Plenipotenziario Luigi Vignali.  Evento di portata internazionale."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0006-e1580334369795.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18234\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0006-e1580334369795.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0006\" width=\"486\" height=\"324\" \/><\/a>Ha per titolo \u201cArturo Vermi. I ritmi del segno\u201d la grandiosa mostra che ha inaugurato il Progetto \u201cMondi\u201d al Circolo Esteri della Fa<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG_2120-e1580334409323.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18235 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG_2120-e1580334409323.jpg\" alt=\"IMG_2120\" width=\"544\" height=\"153\" \/><\/a><\/strong><strong>rnesina a Roma, da me diretto. La mostra \u00e8 stata aperta \u00a0alla presenza della vedova Anna Riz<\/strong><strong>zo Vermi,\u00a0 degli <\/strong><strong>Ambasciatori Umberto Vattani e Gaetano Cortese e del Ministro Plenipotenziario Luigi Vignali. L\u2019Ambasciatore Umberto Vattani, figura di spicco della Farnesina e ideatore della famosi<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/82147264_2675726645873978_5800750952730329088_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18236 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/82147264_2675726645873978_5800750952730329088_o.jpg\" alt=\"82147264_2675726645873978_5800750952730329088_o\" width=\"451\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/82147264_2675726645873978_5800750952730329088_o.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/82147264_2675726645873978_5800750952730329088_o-300x280.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/><\/a><\/strong><strong>ssima Collezione Farnesina \u00a0ha tenuto un commovente discorso, precedendo una mia lectio m<\/strong><strong>agistralis sull\u2019artista italiano che con Lucio Fontana e Piero Manzon<\/strong><strong>i\u00a0 \u00e8 stato una dei pionieri dell\u2019avanguardia del secondo novecento. Ebbene questa mi pare sia la prima grande mostra st<\/strong><strong>orica dopo la morte dell\u2019artista, pur presente gi\u00e0 internazionalmente in contesti di mostre pi\u00f9 ampie <\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0007-e1580334534258.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18238\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0007-e1580334534258.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0007\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/a><\/strong><strong>c<\/strong><strong>ome quell<\/strong><strong>a inaugurata a Londra sugli artisti che ruotavano attorno al movimento \u201cIl\u00a0 Cenobio\u201d. L\u2019esposizione vive con ben diciotto grandi opere, che ne chiariscono il lavoro artistico, dai \u201cdiari\u201d agli inserti, alle \u201cpresenze\u201d, ai monocromi, ecc.\u00a0 Ecco chi \u00e8 stato Arturo Vermi.\u00a0 \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La fase di partenza dei capitoli pi\u00f9 significanti la poetica e l\u2019estetica del lavoro di Arturo Vermi, inerenti\u00a0 al segno e al gesto, l\u2019abbiamo a partire dalla <strong>fatidica data del 12 dicembre 1962\u00a0 quando al Cenobio di via San Carpoforo a Milano, nello storico quartiere di Brera,\u00a0\u00a0 vi fu la prima mostra di un gruppo di artisti, Arturo Vermi, Angelo Verga, Ettore Sordini, Ugo La Pietra, Agostino Ferrari, Raffaele Menster, con il supporto intellettuale e poetico di Alberto L\u00f9cia.<\/strong> <strong>Ma come spesso avviene con i gruppi, la resistenza e gli accordi\u00a0 durano poco, sicch\u00e8 la terza mostra del movimento Il Cenobio, alla Saletta del Fiorino di Firenze\u00a0 e\u00a0 a L\u2019Indice di Milano, a fine maggio 1963,\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0011-e1580334588617.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18239\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0011-e1580334588617.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0011\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0013-e1580334659212.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18240 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0013-e1580334659212.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0013\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a> li trov\u00f2 per l\u2019ultima volta insieme.\u00a0 <\/strong>Nel 1959\u00a0 era iniziato\u00a0 il graduale allontanamento di Sordini e Verga da Manzoni, mentre si definiva\u00a0 l&#8217;interesse di Sordini per il segno: un segno esile e scarno, primario ma sinuoso; e per una cromia tenue e delicata, quasi impalpabile. Gi\u00e0 nelle prime opere di Sordini traspare, infatti, una sensibilit\u00e0 matura attraverso un grafismo del tutto originale e personalissimo. Sono immagini segniche intimamente complesse che trovano respiro nel campo incontaminato, \u201clibero\u201d della superficie. Sordini \u201csi avvale di una tecnica tutta grafica per costituire sulla tela, campita di un solo tono, tracce rade e sottili di colore che rimandano a memorie di immagini antropoidi filamentose\u201d, cos\u00ec da arrivare \u201cal segno gi\u00e0 attraverso un processo di azzeramento di una matericit\u00e0 di origine esistenziale come conquista di libert\u00e0 lirica\u201d. Verso la fine degli anni &#8217;50 Sordini attua un approfondimento del rapporto tra segno<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0018-e1580334789912.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18243 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0018-e1580334789912.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0018\" width=\"460\" height=\"307\" \/><\/a>-gesto- natura e l&#8217;opera acquista cos\u00ec una spazialit\u00e0 lirica maggiore accompagnata da un cromatismo tenue e delicato. Si pu\u00f2 dire che Sordini \u201cparte dal segno per arrivare alla pittura servendosi del colore in funzione spaziale e luminosa\u201d. \u00a0\u00a0<strong>Nel 1962 g<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0012-e1580334701861.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18241\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0012-e1580334701861.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0012\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a><strong>li ex nucleari Sordini e Verga con gli ex-naturalisti Agostino Ferrari e Arturo Vermi, ma anche con Ugo La Pietra\u00a0 e il poeta Alberto L\u00f9cia detto vita\u00a0 al\u00a0 Gruppo del Cenobio, che fu un\u00a0 tentativo estremo di opporsi sia alle tendenze nichilistiche e ipercritiche nei confronti della pittura e sia all&#8217;incipiente invasione della cultura artistica american<\/strong><strong>a che con il successo della Pop Art segnava la fine del microclima milanese legato alle avanguardie europee.<\/strong> Ci\u00f2 che i milanesi evocano, scrisse\u00a0 Fulvio Abbate\u00a0 \u201c\u00e8 in parte la tavola cuneiforme, la valenza magica di un scrittura epigrafica sommersa, ma anche il silenzio spaziale\u201d, mantenendo \u201cintatti i ferri del mestiere\u201d del pittore. Gli artisti del Cenobio hanno rappresentato il terzo volto della reazione milanese all&#8217; Informale parallelamente a quello nichilista-manzoniano e a quello costruttivo-oggettuale. Avevo scritto su Il Giornale\u00a0 recensendo\u00a0 la mostra londinese su Il Cenobio che \u201cSordini e Verga non seguono Manzoni nell&#8217;esplorazione dell&#8217;azzeramento proto-concettuale dell&#8217;opera d&#8217;arte. Invece, si sono mossi in una direzione che sarebbe stata successivamente descritta come semantica, mirando alla riduzione del dipinto in uno spazio di ricerca preliminare del segno\u201d. Nel Cenobio si accentu\u00f2 l&#8217;esigenza di togliere, di trasformare la pennellata in segno grafico tanto da anticipare gli esperimenti immediatamente seguenti di poesia visiva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0019-e1580334907260.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18242\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0019-e1580334907260.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0019\" width=\"528\" height=\"352\" \/><\/a>Occorre dire che <strong>Vermi \u00e8 stato assolutamente pittore, perch\u00e9 ha vissuto la pittura in modo totale, fin dai primordi, ovvero\u00a0 fin da queg<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0015-e1580334965812.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18244 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0015-e1580334965812.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0015\" width=\"497\" height=\"331\" \/><\/a><strong>li svolgimenti informali tra fine anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, per volgersi poi, elaborare e operare a mani larghe verso quella parentesi nuova che si apr\u00ec con l\u2019arrivo di Klein a Milano, e non solo, ma anche con i movimenti come Azimuth e Zero, e dunque con il segno, lo spazio,\u00a0 l\u2019infinito, la monocromia, ecc<\/strong>.\u00a0 Ecco perch\u00e9\u00a0 Vermi\u00a0 prese a ragionare sia del segno che dello spazio. E se, come ha ben osservato\u00a0 Flaminio Gualdoni, \u201cil \u00a0\u00a0suo riferimento prossimo \u00e8 quello delle ricerche di La Pietra sul segnare come \u201cminimo sperimentale simbolico\u201d;\u00a0 quello maggiore, autenticamente fondante, \u00e8 il corso concettuale che ha condotto Lucio Fontana dai graffiti, sempre pi\u00f9 avvertiti e intensivi in forma d\u2019interrogazione, che trascorrono dagli \u201cinchiostri\u201d alle \u201ccarte\u201d, sino ai \u201ctagli\u201d. Segni, sono, in concentrazione ultima: e gesti sospesi al limite zen della demateriazione definitiva, a ridosso dell\u2019infinito\u201d. Per questa sua ossessione del segno\u00a0 e non solo, ed anc<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/Arturo_Vermi_ST_Dario_StoriaDellaChiesa_sd_tm_100x70.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18245 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/Arturo_Vermi_ST_Dario_StoriaDellaChiesa_sd_tm_100x70.jpg\" alt=\"Arturo_Vermi_ST_Dario_StoriaDellaChiesa_sd_tm_100x70\" width=\"400\" height=\"569\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/Arturo_Vermi_ST_Dario_StoriaDellaChiesa_sd_tm_100x70.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/Arturo_Vermi_ST_Dario_StoriaDellaChiesa_sd_tm_100x70-211x300.jpg 211w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>he per il capitolo minimale degli \u201cinserti\u201d, delle \u201cPresenze\u201d\u00a0 Arturo Vermi\u00a0 \u00e8\u00a0 un artista che a mio avviso dovrebbe primeggiare fra i primi dieci dell\u2019arte italiana del novecento. E d\u2019altronde parla la sua sintesi poetica, parla la sua intelligenza illuminata, parla la sua coerenza di pensiero, parla la sua visione dell\u2019arte, la sua filosofia e la sua estetica. Arturo Vermi va ricordato per il suo linguaggio minimale, per il suo alfabeto lineare e cadenzato, artefice anch\u2019egli di quel movimento dello spazialismo scandito dai segni e dai gesti, come la lingua di Fontana. Arturo Vermi argoment\u00f2\u00a0 l\u2019Annologio \u00a0dopo un lungo percorso artistico, \u00a0un misuratore di tempo \u201cpi\u00f9 umano, pi\u00f9 in sintonia con i nostri tempi&#8221;, come lo defin\u00ec l\u2019artista;\u00a0 era interessato\u00a0 oltre\u00a0 ch\u00e8 dello spazio come Fontana, soprattutto del tempo, della sua scansione, dei suoi marcatori, e ancor di pi\u00f9 del tempo infinito, inesorabile,\u00a0\u00a0 del suo essere sempre uguale a se stesso. Dopo il 1964, \u201cabbandonati i retaggi dell\u2019informale, Vermi (scomparso a ottobre 1988) ritrova il suo segno: un segno inconfondibile, di straordinaria efficacia, in cui risiede l\u2019essenza stessa della sua ricerca &#8211; scrive Simona Bartolena,\u00a0 riferendosi alla scelta stilistica pi\u00f9 iconica di Vermi &#8211; . Innanzitutto c\u2019\u00e8 la sua meravigliosa capacit\u00e0 di sintesi: una sintesi perfetta, assoluta, che sa includere in un unico tratto tutta la conoscenza. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0014-e1580335314458.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18247\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/IMG-20200119-WA0014-e1580335314458.jpg\" alt=\"IMG-20200119-WA0014\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a>Nei segni essenziali, ridotti a un unico sicuro gesto, di Vermi si nasconde la memoria collettiva, essi sono luoghi nei quali la dimensione universale i<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/ArturoVermi_piattaforma_1979_tm_90x160x5cm.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18246 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/ArturoVermi_piattaforma_1979_tm_90x160x5cm.jpg\" alt=\"ArturoVermi_piattaforma_1979_tm_90x160x5cm\" width=\"479\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/ArturoVermi_piattaforma_1979_tm_90x160x5cm.jpg 550w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/ArturoVermi_piattaforma_1979_tm_90x160x5cm-300x218.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 479px) 100vw, 479px\" \/><\/a>ncontra quella privata, la vita reale \u2013 quella sostanza fisica che Vermi non perder\u00e0 mai di vista \u2013 si apre alla luce eterna dell\u2019oro\u201d. I \u201cDiari\u201d lasciano leggere lo spazio e il tempo, scanditi attraverso piccole linee nere, allineate, incolonnate,\u00a0 in sequenza ritmica che segnano e insegnano\u00a0 il loro quid, un orientamento, una stasi\u00a0 e una via al tempo stesso, declinano un imprimere sulla pagina, prima mentale e poi materiale, la vita nel suo svolgersi quotidiano, nel suo dettato esistenziale, come prova di una misura nel suo dettato di spazio e di infinito. Ogni segno in sequenza \u00e8 un monema, richiamando certo\u00a0 una semplice unit\u00e0 linguistica,\u00a0 quasi\u00a0 richiamando il termine adottato nella terminologia linguistica francese da A. Martinet per indicare la pi\u00f9 semplice unit\u00e0 linguistica dotata di significato, che pu\u00f2 essere costituita da una parola, da un radicale, da un prefisso o un suffisso, da una desinenza. Tutto ci\u00f2 non preclude e\u00a0 non imprigiona Vermi in una scrittura segnica, perch\u00e9 quel segno per l\u2019artista\u00a0 \u00e8 un vivere un\u2019immagine nuova, un diverso pensare l\u2019immagine se arriva a dire: \u201ctrovai la pagina bianca, lo spazio, ma non per riempirlo, bens\u00ec per spogliarlo e lasciarvi un segno orizzontale argenteo in mezzo a un blu, oppure due segni in mezzo a tutto il quadro vuoto e cos\u00ec quella serie la chiamai <em>Paesaggi<\/em>\u201d. E\u2019 oltremodo vero che il sodalizio con Lucio Fontana frutt\u00f2 anche a Vermi lezioni preziose a partire\u00a0 dalla serie di opere su Venezia e New York del 1961-1962, dove \u00e8 lo spazio a divenire motore dei dipinti e la luce proprio attraverso l\u2019uso dell\u2019oro e dell\u2019argento, cuore, anima e spirito delle sue riflessioni in crescendo. Da qui in poi, l\u2019oro e l\u2019argento\u00a0 come\u00a0 punto di forza monocroma, grazie all\u2019avvio che dette in tal senso Yves Klein\u00a0 a Milano negli Anni Cinquanta con il blu ( un dipinto comperato persino da Fontana) diventano un linguaggio colorato spaziale, un fare pittura assoluto, il linguaggio totale e sacrale dello spazio. <strong>Nel 1965, la frequentazione di Lucio Fontana lo conduce ad approfondire il concetto di spazio, che subito sviluppa nella propria opera:<\/strong> <strong>\u201cNel 1965-, ricorder\u00e0 Vermi stesso- cominciai un lavoro che definirei di spazio. Per spazio, ora, intendo il vuoto, lo spazio al di fuori dalla terra, lo spazio cosmico\u201d. Segno assoluto e colore-spazio assoluto; <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/20200116_2039531.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18248 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/20200116_2039531.jpg\" alt=\"20200116_203953(1)\" width=\"621\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/20200116_2039531.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/01\/20200116_2039531-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/a>ma\u00a0\u00a0 il segno diventa lingua e linguaggio, cifra e alfabeto, costruzione e ritmo. Il ritmo del segno. Il segno, quel segno che nei diari \u00e8 prima\u00a0 minimale\u00a0 diviene poi \u201cPresenza\u201d assoluta (Figure in un tempo-spazio, 1964), e si fa carico d\u2019essere da una parte corpo\u00a0 concettuale, dall\u2019altra preziosa entit\u00e0 formale. Poi il percorso\u00a0 si avvia negli anni Settanta a vivere lo spazio in modo scenografico con le \u201cPiattaforme\u201d ( vedi Piattaforma del 1976 e Piattaforma del 1979)\u00a0 che sono presenze attive, sia come spazio e volume che come grado monocromo di colore oro.<\/strong> La poetica o che si voglia le diverse poetiche di cui \u00e8 intriso il suo percorso lo portano a una volta anche esistenziale, che coincide proprio con la fine degli anni Settanta. E con l\u2019inizio di questa nuova stagione esistenziale, scrive il 19 novembre 1976: \u201cDichiaro iniziata l\u2019era del disimpegno; poich\u00e9 oggi sono diverso da ieri, devo modificare o negare ci\u00f2 che ho affermato ieri. Senza questa libert\u00e0 non c\u2019\u00e8 evoluzione, progresso, scienza, felicit\u00e0. Quindi basta impegni con: il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma gli ideali, la parola data. Facciamo soltanto ci\u00f2 che ci fa felici\u201d.\u00a0 A questo perriodo sono da ricondurre \u201cL\u2019Azzurro\u201d (1975) rivista che esce in due numeri, e a detta di Gualdoni \u201csecondo la miglior tradizione della neoavaguardia\u201d e il \u201c<em>Manifesto del disimpegno\u201d(1 978)<\/em>. E\u2019 certo che il precedente percorso <em>engag\u00e9<\/em> non \u00e8 rinnegato, ma il manifesto certifica una sua maggior richiesta di libert\u00e0, di assoluta ricerca in un certo senso anche anarchica, e in un clima, quello tra gli anni Settanta e Ottanta, ormai fin troppo lontano\u00a0 e mutato. Nel 1980 progettava\u00a0 e incideva \u201cLa Sequoia\u201d una sorta di tavola delle leggi che l&#8217;anno successivo, nel corso di un viaggio in Egitto con Antonio Paradiso e Nanda Vigo, restituiva\u00a0 a Mos\u00e9 sul monte Sinai.\u00a0 Ancora\u00a0 nel 1980 il suo lavoro s&#8217;incentrava sulla suite \u201cI Colloqui\u201d, che presagiscono la realizzazione della sua ultima opera: \u201cL&#8217;Annologio\u201d. L\u2019uomo-artista \u00a0Arturo Vermi ormai si allontanava dalla radicalizzazione del segno e dello spazio, per avviarsi a nuove stagioni tanto che\u00a0 nel maggio 1983 scriveva \u00a0di voler fare \u201csolo cose belle\u201d e non pi\u00f9 \u201canalizzare gli errori e gli orrori degli uomini n\u00e9 tramandarne la memoria\u201d. Si sono fatti nomi, sono state citate tendenze e poetiche per\u00a0 spiegare la pittura di Arturo Vermi,\u00a0 e in ognuna delle esemplificazioni il motivo di fondo sul quale i vari passaggi si andavano organizzando (anche tecnicamente) sembrava accerchiato, sempre pi\u00f9 avvicinato, ma per oscillazioni, quasi che la pi\u00f9 segreta natura di una ricerca tutto sommato coerente non si lasciasse affrontare per definizione diretta. <strong>\u00c8 il momento della chiarificazione non solo tematica direi, che debba essere individuato attorno al tempo, e al titolo delle \u201cgenealogie segniche e spazialiste\u201d. \u00c8 qui, credo, che\u00a0 Vermi\u00a0 abbia liberato\u00a0 con sempre maggiore consapevolezza motivi interiori e metodologia compositiva, facendo coincidere intenzioni e risoluzioni.<\/strong> E nel finale degli anni Ottanta, nel separare la campitura dal segno, nel rinunciare alla forte propensione lirica ma non scartando nemmeno l&#8217;interferenza dell&#8217;inquietudine, in altre parole accettando come necessaria (in termini dialettici) la messa in discussione di una eventuale nostalgia estetizzante attraverso la persistenza di un malessere diffuso non ancora evidenziato ma pressante, \u00a0\u00a0Vermi \u00a0per una sottile e tuttavia difficilmente negabile tensione narrativa (articolazione di un \u201cdiscorso\u201d tutto interno, esposizione di una tesi, quella delle \u201cgenealogie spazialiste e segniche \u201d, processo di proliferazione, di continua nascita, di ciclicit\u00e0 anche rituale sottolineata dal fare creativo),\u00a0 lascia vivere esempi di una pittura che si offre come pagina\u00a0 di altissima \u00a0leggibilit\u00e0 \u00a0e insieme come metodo di lettura e di ricerca,\u00a0 ossessiva, intellettuale e,\u00a0 a mio avviso, anche mistica. Essenziale il suo \u00a0capitolo del segno e del gesto, cui Arturo Vermi si apparent\u00f2, anzi, meglio gener\u00f2, come uno degli alberi pi\u00f9 significativi dell\u2019estetica del novecento.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ha per titolo \u201cArturo Vermi. I ritmi del segno\u201d la grandiosa mostra che ha inaugurato il Progetto \u201cMondi\u201d al Circolo Esteri della Farnesina a Roma, da me diretto. La mostra \u00e8 stata aperta \u00a0alla presenza della vedova Anna Rizzo Vermi,\u00a0 degli Ambasciatori Umberto Vattani e Gaetano Cortese e del Ministro Plenipotenziario Luigi Vignali. L\u2019Ambasciatore Umberto Vattani, figura di spicco della Farnesina e ideatore della famosissima Collezione Farnesina \u00a0ha tenuto un commovente discorso, precedendo una mia lectio magistralis sull\u2019artista italiano che con Lucio Fontana e Piero Manzoni\u00a0 \u00e8 stato una dei pionieri dell\u2019avanguardia del secondo novecento. Ebbene questa mi pare sia [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/01\/29\/arturo-vermi-e-lavanguardia-del-segno-e-del-gesto-nel-novecento-in-una-mostra-storica-al-circolo-esteri-della-farnesina-la-grandiosa-esposizione-che-apre-il-progetto-mondi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,108264,59246,53888,53709,53710,93595,9894,10357,53794,41640,44545,44441,87,35351,28308,26,80676,59663,17505,35188,64,28369,17494,51665,4625],"tags":[390490,231149,355308,317818,263577,252996,390485,390483,390489,390488,390491,390484,390487,390486],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18232"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18232"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18232\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18250,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18232\/revisions\/18250"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}