{"id":18466,"date":"2020-03-03T18:27:21","date_gmt":"2020-03-03T18:27:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=18466"},"modified":"2020-03-03T18:27:21","modified_gmt":"2020-03-03T18:27:21","slug":"il-novecento-di-ferruccio-ferrazzi-a-roma-si-e-tenuta-una-retrospettiva-alla-galleria-berardi-con-luscita-di-una-monografia-sullartista-italiano-tra-i-piu-classici-dellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/03\/03\/il-novecento-di-ferruccio-ferrazzi-a-roma-si-e-tenuta-una-retrospettiva-alla-galleria-berardi-con-luscita-di-una-monografia-sullartista-italiano-tra-i-piu-classici-dellarte\/","title":{"rendered":"Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi. A Roma si \u00e8 tenuta una retrospettiva alla Galleria Berardi con l\u2019uscita di una monografia sull\u2019artista italiano tra i pi\u00f9 classici dell\u2019arte contemporanea."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/2_Autoritratto-cn-berretto-di-lana-1925_OLIO-TELA-49X40.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18467\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/2_Autoritratto-cn-berretto-di-lana-1925_OLIO-TELA-49X40.jpg\" alt=\"2_Autoritratto-cn-berretto-di-lana-1925_OLIO-TELA-49X40\" width=\"365\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/2_Autoritratto-cn-berretto-di-lana-1925_OLIO-TELA-49X40.jpg 644w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/2_Autoritratto-cn-berretto-di-lana-1925_OLIO-TELA-49X40-249x300.jpg 249w\" sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/a>Un gruppo di opere scelte presentate al pubblico nella mostra retrospettiva di <strong>Ferruccio Ferrazzi<\/strong> (Roma, 1891-1978), che si \u00e8 tenuta presso la <strong><em>Galleria Berardi<\/em><\/strong> di Roma tra ottobre e novembre 2019. Attivo sulla scena per oltre settant\u2019anni, dal 1907 al 1978, <strong>Ferrazzi<\/strong> fu un artista non facile, solo per ragioni geografiche incluso arbitrariamente a posteriori nell\u2019<em>enclave<\/em> della <em>Scuola romana<\/em>, dalla quale invero fu sempre distante. Una tensione interna mai venuta meno caratterizza i diversi appuntamenti del suo percorso stilistico, sostenendo una pittura che spicca per potenza creativa, espressione e un\u2019originalit\u00e0 che non ha eguali nell\u2019arte del Novecento italiano. <strong>Ferruccio<\/strong> <strong>Ferrazzi ho iniziato ad amarlo fin dagli anni in cui sono stato studente alla Sapienza di Roma; e devo aggiungere che ne ho apprezzato maggiormente il valore per la frequentazione con il poeta Girolamo Comi di Lucugnano, che nelle estati degli anni \u201950 e \u201960 lo ospit\u00f2 nel suo palazzo e gli confer\u00ec anche l\u2019incarico di misurarsi in un bellissimo affresco, all\u2019interno del suo oleificio salentino di Lucugnano, opera bellissima e ancora oggi non molto conosciuta. Riporto qui il brillante ed esaustivo testo che la collega Alessandra Imbellone ha inserito nel catalogo della<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/WEBOK-45-Sabaudia-Chiesa-S.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18468 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/WEBOK-45-Sabaudia-Chiesa-S.jpg\" alt=\"(WEB)(OK)-45--Sabaudia---Chiesa-S\" width=\"392\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/WEBOK-45-Sabaudia-Chiesa-S.jpg 678w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/WEBOK-45-Sabaudia-Chiesa-S-261x300.jpg 261w\" sizes=\"(max-width: 392px) 100vw, 392px\" \/><\/a> mostra, che qui riporto integralmente:<\/strong> \u201cLa mostra ripercorre <em>per exempla<\/em> la sua variegata e multidirezionale produzione pittorica, sempre tesa, anche quando negli anni Venti <strong>Ferrazzi<\/strong> fu riconosciuto dai contemporanei fra i capiscuola del ritorno all\u2019ordine e alla pittura del Quattrocento, alla conquista della modernit\u00e0. Dotato di un temperamento introverso e speculativo, idealista e visionario, l\u2019artista visse e oper\u00f2 per necessit\u00e0 in modo appartato, portando avanti una ricerca sempre caratterizzata da forte autonomia. Inesausto sperimentatore, fu attratto dalle avanguardie, in particolare <em>fauves<\/em>, Futurismo, espressionismo, senza per\u00f2 aderirvi, ma reagendo agli stimoli e ai cambiamenti che queste produssero in maniera originale e personalissima, con delle invenzioni tutte sue. Lo studio critico in catalogo, frutto delle indagini condotte presso l\u2019<strong><em>Archivio Ferrazzi<\/em><\/strong>, intende restituire la ricchezza e la complessit\u00e0 del suo percorso umano e artistico. Il regesto illustrato delle opere esposte in vita si offre come strumento per ulteriori approfondimenti. L\u2019inedito <em>Ritratto di Casimiro Jodi, <\/em>pittore modenese attivo a Roma che con Ferrazzi espose nelle Sale della giovent\u00f9 inter-regionale alla <strong><em>Biennale di Venezia<\/em><\/strong> del 1910, ci illumina sui suoi esordi in chiave simbolista, contraddistinti dall\u2019adozione di una tecnica divisionista alla <strong>Segantini<\/strong>, maestro che sentiva affine per sensibilit\u00e0. \u201c<em>\u00c8 naturale che un\u2019anima simile si aprisse all\u2019arte orientandosi verso la mistica di Segantini e di Pellizza\u201d,<\/em> avrebbe scritto un decennio pi\u00f9 tardi <strong>Roberto Papini,<\/strong> presentando la personale di Ferrazzi alla <strong><em>Seconda Biennale Romana<\/em><\/strong> (1923). \u201cFerruccio Ferrazzi ha un\u2019anima vibrante e profonda che si rivela in quel suo sguardo assorto entro le orbite cerchiate d\u2019ombra, sguardo di poeta e di asceta, quasi doloroso, come quello dell\u2019effigie del Nazareno, cui assomiglia anche nel volto affilato e nella barba rossigna. Se parla, \u00e8 con misurata calma che esprime la luce della sua fede\u201d. Alcuni dipinti, seppure rielaborati pi\u00f9 tardi come <em>La Piet\u00e0<\/em> o <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18469\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f.jpg\" alt=\"7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f\" width=\"342\" height=\"449\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f.jpg 1000w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f-229x300.jpg 229w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/7eef48af-b63a-4df4-9984-d75353ef445f-780x1024.jpg 780w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a>ricostruiti di memoria come la \u201ccastigata e lineare\u201d <em>Attesa <\/em>e il<em> Ritratto di Matilde Festa <\/em>rievocano la controversa \u201c<em>sala prismatica<\/em>\u201d che <strong>Ferrazzi<\/strong> allest\u00ec personalmente alla <strong><em>LXXXV Esposizione della Societ\u00e0 Amatori e Cultori<\/em><\/strong> nel 1916. Concepita come l\u2019interno di un prisma, la sala presentava pitture dalle sagome irregolari e sghembe, da lui chiamate \u201cframmenti unitari\u201d, le quali, inseguendo complesse ricerche prospettiche, costituivano una novit\u00e0 assoluta sul panorama artistico e furono considerate <em>\u201cscandalose e pazzesche<\/em>\u201d. <em>\u201cDio mio perch\u00e9 esser schiavi di un quadro o di qualsiasi altra forma geometrica<\/em>?\u201d, si chiedeva <strong>Ferrazzi<\/strong> nel luglio 1915. Con la \u201c<em>sala prismatica<\/em>\u201d l\u2019artista intendeva affermare l\u2019indipendenza del proprio pensiero dalla cultura ufficiale, sfidando apertamente il sistema. A costo di realizzarla dovette rinunciare suo malgrado al Pensionato artistico nazionale che aveva vinto nel 1913 e allo studio messogli a disposizione in via di Ripetta, poich\u00e9 il regolamento del Pensionato vietava di esporre pubblicamente. Ad apprezzare la carica eversiva della sua modernit\u00e0 furono in pochi: l\u2019amico poeta e critico d\u2019arte <strong>Gino Luchini,<\/strong> lo scrittore Federigo Tozzi, il medico e collezionista <strong>Angelo Signorelli<\/strong> con la sua compagna, la scrittrice russa <strong>Olga Resnevic<\/strong>, e, sopra ogni altro, <strong>Walter Minnich,<\/strong> medico di Zurigo, amico personale di <strong>Max Pechstein<\/strong> e collezionista di dipinti espressionisti. <strong>Minnich<\/strong> acquist\u00f2 diverse opere di<strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/9_berthe_distesa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18471 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/9_berthe_distesa.jpg\" alt=\"A 91344\" width=\"404\" height=\"365\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/9_berthe_distesa.jpg 861w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/9_berthe_distesa-300x271.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/a>Ferrazzi<\/strong> e lo invit\u00f2 a recarsi suo ospite a Montreux, dove risiedeva, sulle sponde del lago Lemano, salvandolo dal nuovo scenario di povert\u00e0 che gli si prospettava con la perdita del Pensionato. <em>\u201cVenuto a Roma con la contessa Camerini, volle conoscermi<\/em> \u2013 ricordava Ferrazzi in una lettera a <strong>Carlo Ludovico Ragghianti<\/strong> \u2013 [\u2026] <em>mi acquist\u00f2 sette opere nello stupore dell\u2019ambiente romano che scrisse tutti i vituperi possibili, e che volevano farmi riportare indietro le opere ritenute di un \u00abpazzo\u00bb [\u2026] Solo ed ormai bollato, sospesa la pensione [\u2026] potei in questo clima ostile accettare l\u2019ospitalit\u00e0 dello svizzero [\u2026] ero solo, braccato, insultato, e senza soldi<\/em>\u201d. Il soggiorno svizzero durato undici mesi, dal 13 maggio 1916 all\u201911 aprile 1917, fu certamente, come sottolineava<strong> Sandra Pinto<\/strong> (1997), \u201c<em>uno dei pi\u00f9 ricchi di fermenti, curiosit\u00e0, irrequieta volont\u00e0 di aggiornamento\u201d,<\/em> caratteristiche queste che accompagnarono l\u2019artista lungo l\u2019intero corso della sua carriera. L\u2019assimilazione della pittura espressionista venne a innestarsi su un substrato nordico sempre di marca tedesca assimilato in precedenza nel corso dell\u2019alunnato a <strong><em>Villa Malta<\/em><\/strong> presso <strong>Max Roeder<\/strong>, uno degli ultimi <em>Deutschr\u00f6mer<\/em>, pittore di paesaggio ed incisore monacense di ascendenza boeckliniana, al quale <strong>Ferrazzi<\/strong> era stato affidato nel 1908 in seguito alla vittoria del pensionato Catel. L\u2019apporto espressionista \u00e8 evidente in alcuni dei migliori dipinti in mostra: <em>Staccionata alle fosse della calce<\/em>, eseguito a Roma nel 1915, ancor prima del soggiorno svizzero; <em>Berthe distesa <\/em>, un nudo dipinto a Montreux nel 1916; <em>Natura morta con fiore di magnolia, <\/em>dipinto nello stesso anno a Territet, e il bellissimo<em> La tempesta sul lago di Leman <\/em>eseguito nel giugno dello stesso anno. <em>Staccionata alle fosse della calce<\/em> ritrae un angolo di uno dei luoghi del cuore di Ferrazzi, centrale per il suo mondo poetico: il grande orto in <strong><em>via delle Sette Sale<\/em><\/strong>, tra l\u2019Esquilino e il Colle Oppio, preso in affitto dal padre <strong>Stanislao<\/strong> sin dal 1899. L\u2019artista vi stabil\u00ec il proprio studio-abitazione dopo la perdita del Pensionato, rimanendovi fino al 1927:<\/p>\n<p><strong><em>\u201cIn questo vastissimo terreno chiuso da alti muraglioni monastici<\/em><\/strong><strong> \u2013 raccontava lui stesso (1943) -, <em>si erano addensate delle baracche; vi stavano famiglie del popolo, \u00abcalciaroli\u00bb con i carri e i cavalli, venditori di acqua acetosa, fabbri, segatori di legname, ortolani [\u2026] Pareva una piccola repubblica, sembrava di vivere in una grande comunit\u00e0 o in una sola famiglia, io stavo nel suo centro poetico, rispettato ed amato, qui uscivo con le mie tele a dipingere, qui venivano invitati da me gli artigiani a vedere le mie opere, che partivano poi per le esposizioni del mondo [\u2026] qui nella mia baracca costruita con fatica e sudori portai la mia Orizia, e nacque la mia prima figliola Fabiola [\u2026] In questo antico orto, tra le siepi di sambuchi esuberanti, gli alberi di fichi contorti e architettati, le spianate di fiori, tra quel groviglio di trespoli e di cannate carichi di pomodori roventi, accanto al fontanile barocco, dove l\u2019oleandro vermiglio si specchiava nell\u2019acqua verde e salmastra, si doveva formare il mio spirito d\u2019indipendenza e la grande curiosit\u00e0 di conoscere, di annotare e di provare ogni cosa, fino ad una conclusione, con la pazienza che solo conosco per la pittura\u201d. \u201cNella mia capanna \u2013 avrebbe ricordato ancora nel 1977 \u2013 all\u2019orto delle Sette Sale venivano Capogrossi, Ziveri sempre eccitato fin da giovane quando vedeva la pittura, Mazzacurati con l\u2019amico critico Arslan, Stradone allora giovinetto. Ma in realt\u00e0 sono stato sempre un solitario\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/14_concerto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18472\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/14_concerto.jpg\" alt=\"A 91365\" width=\"326\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/14_concerto.jpg 713w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/14_concerto-275x300.jpg 275w\" sizes=\"(max-width: 326px) 100vw, 326px\" \/><\/a>In Svizzera il lago glaciale subalpino e i paesaggi montani offrirono a <strong>Ferrazzi l<\/strong>\u2019occasione ideale per una rilettura, allora rara in Italia, di <strong>Van Gogh<\/strong>, passata al filtro dell\u2019incontro con <strong>Pechstein<\/strong> e con gli altri esponenti della <strong><em>Brucke<\/em><\/strong>. Questo mise in luce uno studioso del Novecento purtroppo scomparso, <strong>Fabrizio D\u2019Amico<\/strong> (1950-2019), recensendo la \u201c<em>giustissima\u201d<\/em> mostra sul periodo svizzero di Ferrazzi organizzata nel 1997 da <strong>Bruno Mantura<\/strong> in ricordo dell\u2019amico <strong>Mario Quesada<\/strong> (1941-1996), storico e critico d\u2019arte venuto a mancare troppo presto, che alla luce di studi approfonditi mise nero su bianco alcune intuizioni su <strong>Ferruccio Ferrazzi<\/strong> tutt\u2019oggi insuperate. E il professor <strong>D\u2019Amico<\/strong>, con nostalgia, ci piace ricordarlo con le sue parole: ammirato dallo spettacolo di \u201c<em>colori accesi, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/17_Bue-alla-ferratura-1925_RR199.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18473 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/17_Bue-alla-ferratura-1925_RR199.jpg\" alt=\"A 90960\" width=\"353\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/17_Bue-alla-ferratura-1925_RR199.jpg 728w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/17_Bue-alla-ferratura-1925_RR199-281x300.jpg 281w\" sizes=\"(max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a>come vampate stese in affanno da una mano imprudente e felicemente abbandonata all\u2019istinto\u201d<\/em>, luci accecanti e talora livide e raggelate come sul Lemano. La vittoria del<strong><em> Pensionato artistico nazionale,<\/em><\/strong> assegnato a<strong> Ferrazzi<\/strong> il 22 dicembre 1913 in seguito all\u2019espletamento del concorso, si lega alla conoscenza di <strong>Matilde Festa<\/strong> (Roma, 1890\u20131957), pittrice e decoratrice oggi dimenticata che aveva esordito nello stesso anno alla mostra della Secessione romana. Cos\u00ec ricordava l\u2019artista nei suoi Diari: <strong>\u201c<em>Conobbi la Festa e mi dettero forza i suoi occhi grandi \u2013 Ella mi conosceva gi\u00e0. Arrivai tardi il giorno del bozzetto mi si attese, fu Ella gentilmente che lo volle [\u2026] in settembre mi innamorai di Matilde, ero stimolato a far bene, per la lotta, per l\u2019amore\u201d.<\/em><\/strong> <strong>Ferrazzi<\/strong> ne dipinse il ritratto nel 1914, stesso anno in cui <strong>Matilde<\/strong> spos\u00f2 l\u2019architetto <strong>Marcello Piacentini<\/strong>: un frammento prismatico, ossia sagomato come se visto attraverso la faccia di un prisma, dove spicca su un blu elettrico di marca futurista un volto da <em>Fayoum<\/em>. <em>Adele in tre luci<\/em>, dipinto nel 1918 e poi tagliato nel 1922 (anno in cui <strong>Ferrazzi<\/strong> esegu\u00ec sul retro il bozzetto di una<em> Festa notturna<\/em>), ci parla del ritorno a Roma dell\u2019artista, che dalla Svizzera fu chiamato alle armi, prestando servizio militare in Sardegna per rientrare nell\u2019Urbe dopo la fine della <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/19_Casalaccio-di-Tivoli-1929-R.R.-275.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18474\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/19_Casalaccio-di-Tivoli-1929-R.R.-275.jpg\" alt=\"A 90957\" width=\"389\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/19_Casalaccio-di-Tivoli-1929-R.R.-275.jpg 962w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/19_Casalaccio-di-Tivoli-1929-R.R.-275-300x240.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><\/a>Grande Guerra. La tavola originaria di questo ritratto della sorella Adele fu esposta alla<em> Mostra d\u2019arte giovanile <\/em>organizzata alla <strong><em>Casina Valadier,<\/em><\/strong> rassegna che vide allineata l\u2019avanguardia romana non futurista e fu salutata da molti critici come \u201cun significativo ritorno alla tradizione\u201d. \u201c<em>Mentre in Italia dilagava un fervore d\u2019innovazione futurista (che io sentivo come spirito, non come espressione meccanica della forma)<\/em> \u2013 precisava <strong>Ferrazzi<\/strong> \u2013 cercai l\u2019innesto di una iniziale solennit\u00e0 compositiva, solennit\u00e0 alla quale credevo dai 18 anni, quando credevo di voler seguire Segantini\u201d. Nel 1896, quando da bambino si era trasferito con la famiglia a Recanati presso i <strong>conti Leopardi<\/strong> per i quali il padre <strong>Stanislao<\/strong> dipinse ritratti e decorazioni<strong>, Ferrazzi<\/strong> era stato colpito da una grave malattia all\u2019orecchio <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/20_gli_amanti-768x431.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18475 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/20_gli_amanti-768x431.jpg\" alt=\"20_gli_amanti-768x431\" width=\"402\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/20_gli_amanti-768x431.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/20_gli_amanti-768x431-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 402px) 100vw, 402px\" \/><\/a>che lo avrebbe condizionato tutta la vita, accentuandone il carattere chiuso e introverso, tendente all\u2019isolamento. Per una sorta di paradosso, questo difetto che lo separava dal mondo fece nascere in lui il desiderio di divenire musicista. Negli anni precedenti alla partenza per la Svizzera s\u2019iscrisse a un corso di composizione, prese lezioni di violino e frequent\u00f2 all<strong><em>\u2019Augusteo,<\/em><\/strong> il teatro allora insediato all\u2019interno del <strong><em>Mausoleo di Augusto<\/em><\/strong>, i concerti diretti da <strong>Arturo Toscanini<\/strong> per commemorare <strong>Wagner<\/strong>, inebriandosi per <strong>Strawinskij<\/strong>. Queste frequentazioni musicali sono all\u2019origine di un altro dipinto in mostra, il bellissimo <em>Concerto <\/em>scelto per la copertina del catalogo, che reca sul retro della tavola l\u2019iscrizione<em> Concerto all\u2019Augusteo di Roma. <\/em>Fu proprio all\u2019uscita da uno di questi concerti all<strong><em>\u2019Augusteo<\/em><\/strong> che l\u2019artista incontr\u00f2 la donna della sua vita, la bella e ieratica <strong>Horitia Randone<\/strong>, figlia del ceramista <strong>Francesco<\/strong> noto come \u201c<em>Maestro delle Mura<\/em>\u201d. <strong>Ferrazzi<\/strong> l\u2019avrebbe sposata nel luglio del 1922, costruendo con lei un\u2019unione spirituale in cui lui svolgeva il compito di realizzare un mondo di immagini ideali e lei quello di sostenerlo e ispirarne la fatica. Negli anni Venti il prisma divenne il simbolo pi\u00f9 compiuto del mondo espressivo di Ferrazzi, che si rappresent\u00f2 emblematicamente con un prisma in mano nell\u2019<em>Autoritratto come Lazzaro<\/em>, un\u2019opera programmatica che serviva a legare i \u201cframmenti unitari\u201d del decennio precedente alle opere prismatiche di quello successivo. I dipinti dell\u2019artista romano si costruivano ora come all\u2019interno di spazi pensati alla stregua di cristalli dalle molte facce, creando una complessa simultaneit\u00e0 di visione alternativa a quella proposta dai futuristi. Ha scritto <strong>Maurizio Fagiolo Dell\u2019Arco (1991): <\/strong><strong><em>\u201cTutta la pittura di Ferrazzi celebra in questi anni, con la presenza del prisma, l\u2019allegoria della Visione. Lui stesso si presenta alla ribalta con un trasparente cristallo sfaccettato e consacra al prisma il suo Idolo. La visione prismatica \u00e8 una celebrazione congiunta della luce, della molteplicit\u00e0 della realt\u00e0 ma soprattutto dell\u2019Oggettivit\u00e0 della Visione\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/22_Daniele_nella_fossa_dei_leoni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18476\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/22_Daniele_nella_fossa_dei_leoni.jpg\" alt=\"22_Daniele_nella_fossa_dei_leoni\" width=\"265\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/22_Daniele_nella_fossa_dei_leoni.jpg 333w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/22_Daniele_nella_fossa_dei_leoni-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a>Il prisma, come intu\u00ec<strong> Quesada<\/strong> (1992), \u00e8 anche l\u2019emblema di un metodo di lavoro, in cui ogni piano riflette tutti gli altri: l\u2019emozione riflette la passione per la tecnica, l\u2019antico riflette il presente, la vita privata riflette le ansie universali. <em>\u201cLa realt\u00e0 mia conseguente all\u2019altra della vita che vedo<\/em> \u2013 dichiarava<strong> Ferrazzi<\/strong> nel 1924 \u2013<em> pu\u00f2 trovare il suo simbolo nei prismi che metto nei quadri. Esiste infatti in quei corpi prediletti, una visione prospettica della luce e profondit\u00e0 di piani che trasforma l\u2019ambiente e le cose in un risultato a s\u00e9\u201d.<\/em> Una singolare compostezza, congeniale alla sacralit\u00e0 insita nella sua pittura, caratterizza negli anni Venti il ritorno alla tradizione di Ferrazzi, un classismo neo-quattrocentesco \u2013 seppur sempre venato da inquietudini neo-secentesche nelle ricerche materico-luministiche \u2013 cos\u00ec commentato da <strong>Roberto Papini<\/strong>: <strong><em>\u201cDisegnatore espertissimo, ricercatore della forma e del carattere come un classico, e insieme preciso e fine come se usasse la punta d\u2019argento di un quattrocentista \u2013 scriveva presentando la personale dell\u2019artista alla Seconda Biennale Romana (1923) -, egli compone i suoi quadri, talora<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/24_A-91373.-jpg-768x492.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18477 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/24_A-91373.-jpg-768x492.jpg\" alt=\"A 91373\" width=\"462\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/24_A-91373.-jpg-768x492.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/24_A-91373.-jpg-768x492-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><\/a> un poco affollati, con ritmi placidi, con colori limpidi e puri, giocando di masse e di toni in armonie che hanno la dolcezza e la sapienza antica. Egli torna cos\u00ec, naturalmente, alle pi\u00f9 pure fonti d\u2019ispirazione, torna come molti giovani d\u2019oggi a guardare con amore i maestri del Quattrocento [\u2026] Ma la sensibilit\u00e0 di Ferruccio Ferrazzi \u00e8 moderna e sottile; se si orienta verso lo spirito degli antenati gloriosi \u00e8 per affinit\u00e0 di sangue, non per posa; un tale spirito egli risuscita con aspetti nuovi, in pezzi mirabili di pittura che \u00e8 d\u2019oggi, anzi di domani\u201d<\/em><\/strong><strong>.<\/strong> Alla <strong><em>Seconda Biennale Romana<\/em><\/strong> la sua ricerca fu considerata rappresentativa dell\u2019avvenuta transizione tra l\u2019avanguardismo nato precedentemente alla Grande Guerra e il successivo \u201c<em>ritorno all\u2019ordine\u201d.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/25_galileo_padova-1-768x533.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18478\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/25_galileo_padova-1-768x533.jpg\" alt=\"25_galileo_padova-1-768x533\" width=\"364\" height=\"253\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/25_galileo_padova-1-768x533.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/25_galileo_padova-1-768x533-300x208.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 364px) 100vw, 364px\" \/><\/a>Tra gli anni Venti e Trenta una sentita poetica ruralista sembra accomunare <strong>Ferrazzi<\/strong> a un artista al quale fu spiritualmente vicino, lo scultore <strong>Romano Romanelli,<\/strong> nella predilezione per la vita isolata in campagna, per il contatto diretto con la natura e la terra e con un mondo arcaico e primitivo inteso come origine quasi naturale della civilt\u00e0 italiana. Una serie di temi simboleggianti l\u2019amore per la campagna e per la natura si prestano a farsi allegoria del dissidio interiore fra una straripante forza vitale e il mondo delle idee che a stento la contiene, fra istinto e ragione; un dissidio che come quello fra avanguardia e accademia, rinnovamento dell\u2019arte e ritorno alla tradizione fu alla base della spinta creativa di<strong> Ferrazzi.<\/strong> Questo ci sembrano simboleggiare le figure archetipiche pi\u00f9 utilizzate quali il bue, il toro e il cavallo e, nei decenni successivi, in piena deflagrazione dei valori, tigri, leoni e leopardi. Alcuni quadri in mostra ci <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/26_la_stanza_1943-46_121x151_coll_pr-768x556.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18479 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/26_la_stanza_1943-46_121x151_coll_pr-768x556.jpg\" alt=\"26_la_stanza_1943-46_121x151_coll_pr-768x556\" width=\"469\" height=\"339\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/26_la_stanza_1943-46_121x151_coll_pr-768x556.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/26_la_stanza_1943-46_121x151_coll_pr-768x556-300x217.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><\/a>illustrano queste tematiche: <em>Bue alla ferratura <\/em>o<em> Toro legato<\/em> del 1925, il coevo <em>Orizia e Fabiola al Casalaccio, Casalaccio di Tivoli<\/em>, raffigurazione idilliaca del casale di campagna ristrutturato in un ex convento sopra Tivoli con i soldi del prestigioso <strong><em>Premio Carnegie<\/em><\/strong> vinto nel 1926. \u201c<em>Lavorando e vivendo piuttosto appartato<\/em> \u2013 scriveva nell\u2019autopresentazione della propria sala personale alla <strong><em>I Quadriennale di Roma<\/em><\/strong> (1931) -, <em>non ho ingombrato il proscenio [\u2026] Io appartengo a me stesso; e l\u2019evoluzione che pu\u00f2 essere notata nell\u2019opera mia avviene per mia intima necessit\u00e0. La via me l\u2019apro con le fatiche e le esperienze mie, ricavando dai miei errori buon insegnamento non meno che dalla natura e dai maestri antichi. Mi sono costruito una vita come m\u2019era necessaria: libera e serena e semplice. Dalla mia origine familiare ho tratto il gusto per la terra e per i lunghi periodi di isolamento e di tenace lavoro. Questa sana indipendenza mi permette d\u2019esporre per tappe, quando, in rapporto alla mia evoluzione, mi sembra d\u2019averne raggiunta una<\/em>\u201d. Le parole dell\u2019artista esprimevano compiutamente la sua adesione al ritorno all\u2019ordine e alla semplicit\u00e0 dei grandi maestri del Quattrocento italiano, riletti in chiave moderna. <em>\u201cCerco di rendere nella mia pittura<\/em> \u2013 aggiungeva \u2013 [\u2026] l<em>a realt\u00e0 che diventa simbolo, nella sua espressione di bellezza forte e calma, aliena da ogni dolcezza o violenza o curiosit\u00e0 ma sintetica e semplice<\/em>\u201d. <em>\u201cHo inteso e voluto rendere le mie visioni, sempre pi\u00f9 aperte al Mito della Vita umana\u201d<\/em>, concludeva parlando del proprio lavoro al <strong><em>Mausoleo Ottolenghi<\/em><\/strong> di Monterosso presso Acqui, lavoro che costitu\u00ec la summa pittorica del suo mondo poetico, oggi documentato in mostra dal bellissimo cartone degli <em>Amanti<\/em>. Il cartone in formato ridotto per l\u2019arazzo della Corporazione dell\u2019Agricoltura documenta la prima commissione pubblica di <strong>Ferrazzi:<\/strong> l\u2019incarico, assegnatogli nel 1931, di predisporre i bozzetti per sette arazzi di grandi dimensioni (435 x 250 cadauno) da collocarsi sopra le porte del Salone del Consiglio del nuovo <strong><em>palazzo del ministero delle Corporazioni<\/em><\/strong> progettato da <strong>Marcello Piacentini<\/strong> in via Veneto. Gli arazzi realizzati su suoi cartoni dal laboratorio dei <strong>fratelli Eroli<\/strong> (ogni arazzo richiese otto mesi di tessitura) raffigurano le sette Corporazioni: Commercio, Comunicazioni marittime e aeree, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/453efcb3-e5eb-49da-97ad-ddd405b189d1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18480\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/453efcb3-e5eb-49da-97ad-ddd405b189d1.jpg\" alt=\"A 91366\" width=\"344\" height=\"305\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/453efcb3-e5eb-49da-97ad-ddd405b189d1.jpg 1197w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/453efcb3-e5eb-49da-97ad-ddd405b189d1-300x266.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/453efcb3-e5eb-49da-97ad-ddd405b189d1-1024x909.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/a>Comunicazioni terrestri, Agricoltura, Professioni liberali, Professionisti e Artisti, Assicurazioni e Credito. \u201cL<em>e figure agiscono entro lo spazio che le racchiude con gesti sicuri e sereni, come in una perfetta visione di ordine\u201d,<\/em> dichiarava <strong>Ferrazzi<\/strong> nella Presentazione dei bozzetti (1931). Essi sono immaginati come <em>\u201cvasti labari di legioni inquadrate\u201d, realizzati \u201ccon senso di semplicit\u00e0, ma fuori della simbolica comune [\u2026] per raggiungere ampiezza d\u2019espressione mitica, viva ed umana<\/em>\u201d. Per l\u2019Agricoltura il motivo \u00e8 tratto dal <strong><em>\u201cmodo primitivo e tuttora usato di trebbiare il grano. Una fanciulla lieta nell\u2019opra agreste conduce il gruppo dei cavalli sui covoni. Nel tutto \u00e8 il vortice dell\u2019azione ed un fuoco sembra alitare da la nostra terra italica. Nella predella un animale si disseta dalle vene del suolo, nell\u2019aspetto primordiale dell\u2019atto immutato\u201d<\/em><\/strong><strong>.<\/strong> L\u2019arazzo, che fu esposto alla <strong><em>XIX Biennale di Venezia<\/em> <\/strong>nel 1934, raffigurava agli occhi dei contemporanei la \u201c<em>gioia della campagna; gioia luminosa e solare [\u2026] dove la giovanetta che lascia scoperto il seno, nell\u2019accompagnare il moto dei cavalli alla trita del grano, sembra accennare un canto, con arguta movenza, gridato coraggiosamente a piena gola dal ragazzotto in giacchetta blu, diritto a spaventare i puledri, mentre dietro biancheggiano le nevi e piove, dall\u2019aureola solare\u201d.<\/em> L\u2019idea degli arazzi fu di <strong>Piacentini,<\/strong> che voleva \u201c<em>far risorgere tutte le gloriose arti italiane\u201d<\/em>, come scrisse a <strong>Ferrazzi<\/strong> l\u201911 agosto 1931, rettificando la primitiva commissione di cartoni per mosaico in cartoni per arazzi: <em>\u201cL\u2019idea \u00e8 piaciuta immensamente a S.E. <strong>Bottai.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Ferruccio_Ferrazzi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18481 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Ferruccio_Ferrazzi.jpg\" alt=\"Ferruccio_Ferrazzi\" width=\"416\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Ferruccio_Ferrazzi.jpg 631w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Ferruccio_Ferrazzi-222x300.jpg 222w\" sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><\/a><\/strong> Faremo la grande sala moderna degli Arazzi! Cosa che nessuno ha!<\/em>\u201d. Gli arazzi per\u00f2 furono giudicati \u201c<em>mancanti d\u2019espressione e di contenuto fasciste<\/em>\u201d, nel gennaio 1933 scesi dalle pareti e conservati nei depositi fino al 1951 quando vennero infine ricollocati. Il fatto, assai doloroso per l\u2019artista, caus\u00f2 la rottura dell\u2019amicizia con <strong>Marcello Piacentini<\/strong> e l\u2019inizio di una polemica con<strong> Ojetti<\/strong>. Cos\u00ec gli scriveva <strong>Ferrazzi<\/strong> il 14 marzo 1933: <strong><em>\u201cCaro Oietti (SIC) \u2013 \u2013 i miei arazzi [\u2026] sono stati fatti discendere dalle mura della grande sala e gettati in magazzino: e che proprio ora il Genio civile (ironia d\u2019una denominazione) sta disponendo per troncare la prosecuzione del lavoro presso gli Eroli. Eppure alla vigilia dell\u2019inaugurazione il Capo del Governo, che gi\u00e0 dall\u2019agosto conosceva gli arazzi attraverso ampie fotografie e che vide sul posto l\u2019opera d\u2019arte, aveva mostrato d\u2019esserne soddisfatto. E all\u2019inaugurazione per quanto io so il giudizio della critica \u00e8 stato lusinghiero. Io sono stato tenuto all\u2019oscuro di tutto. D\u2019un provvedimento cos\u00ec grave che mi schianta in pieno, m\u2019era riservato d\u2019aver la notizia solo cinque o sei giorni fa, per la strada, da uno dei tanti che sapevano e che ne godono tra s\u00e9, se non apertamente. Anche gli Eroli sapevano qualche cosa. Dunque verso di me neppur quel poco di riguardo usato verso i miei esecutori. Che fine \u00e8 riservata ai miei lavori che mi hanno costati mesi e mesi di fatica, che m\u2019hanno tenuto desto tante notti e con tanta febbre? Io sento in tutto questo un\u2019opera di perfidia oscura, che muove da quelli della mia stessa arte e non sanno perdonarmi quel poco d\u2019ingegno che io ho. L\u2019ingiustizia si compie cos\u00ec in silenzio e in fretta [\u2026] Sar\u00e0 taciuto di questo incredibile modo d\u2019agire verso un artista?\u201d.<\/em><\/strong> La polemica con <strong>Ojetti<\/strong> infuri\u00f2 anche pochi anni pi\u00f9 tardi, quando l\u2019affresco di <em>Re Dario che libera Daniele dalla fossa dei leoni<\/em>, eseguito nel 1939 da <strong>Ferrazzi<\/strong> nel Palazzo di Giustizia di Milano, fu ricoperto su richiesta del Presidente della Corte d\u2019Appello di Milano, che lo accus\u00f2 di \u201cgiudaismo\u201d, ritenendolo un soggetto \u201cnon ariano\u201d e quindi sconveniente all\u2019indomani della proclamazione delle leggi razziali antiebraiche. In risposta a un articolo di <strong>Ojetti<\/strong> sul \u201cCorriere della Sera\u201d, l\u2019artista pubblic\u00f2 una lettera aperta sul \u00abMeridiano di Roma\u00bb (1942): \u201cNoi oggi, \u00ab<em>pittori di muraglie<\/em>\u00bb \u2013 dichiarava \u2013 <em>non chiediamo di meglio che il silenzio dei dottori della critica d\u2019arte, tanto e lodevolmente occupata alla luce artificiale, di stabilire la densit\u00e0 e la purezza emotiva della distillata pittura di un ceruleo vanto francese. Noi vorremmo infatti, solo il rispetto tacito del nostro lavoro, da chi, orecchiante del nostro antico, non pu\u00f2 giudicare dell\u2019arte attuale, perch\u00e9 \u00e8 nostra viva ambizione, soprattutto, di comunicare, alla naturale luce del sole, direttamente con il pubblico sulle vaste pareti: nelle chiese, nelle scuole, nelle palestre, per le vie, come nei centri di Bonifica, con un\u2019arte nata dalla fede e dai miti, per la bellezza del Popolo e per la gioia del nostro Popolo\u201d.<\/em> I torti subiti dal regime furono sempre rinfacciati da <strong>Ferrazzi<\/strong> a chi, nel dopoguerra, avrebbe potuto accusarlo di collaborazione. In particolare, l\u2019occultamento degli arazzi delle Corporazioni fu additato come motivo per rifiutare di esporre alla Mostra della rivoluzione fascista alla quale era stato invitato. <strong>\u201c<em>Risposi che non potevo accettare questo incarico \u2013 annot\u00f2 in data imprecisata sul cartoncino d\u2019invito del 1932 -: gli arazzi delle corporazioni discussi e buttati nelle casse\u2026\u201d.<\/em><\/strong> Accademico d\u2019Italia dal 20 aprile 1933, <strong>Ferrazzi<\/strong> non aveva mai richiesto la tessera del partito. Alla fine del 1939 per\u00f2 il Direttore della <strong><em>Reale Accademia d\u2019Italia<\/em><\/strong>, <strong>Luigi Federzoni<\/strong>, ovvi\u00f2 a quest\u2019inconveniente chiedendola d\u2019ufficio per lui. <em>Ritratto di pap\u00e0<\/em> documenta il primato di Ferrazzi nella riscoperta dell\u2019encausto, tecnica che riteneva strumento dello splendore della pittura pompeiana, ammirata e studiata dal vero nel 1927, quando si rec\u00f2 a Napoli per il conferimento della cattedra di pittura presso l\u2019<strong><em>Accademia di Belle Arti,<\/em><\/strong> un incarico subito abbandonato. Le sue ricerche in questo campo iniziarono intorno al 1930 e furono caratterizzate da molte prove con verifiche di resistenza a distanza di tempo, descritte dettagliatamente negli inediti Quaderni della tecnica. La sua ricerca fu fondamentalmente intuitiva, ossia non finalizzata a un recupero filologico e archeologico dell\u2019antica tecnica esecutiva bens\u00ec alla messa a punto di uno strumento utile alla propria ricerca stilistica ed espressiva. <strong><em>\u201cHo [\u2026] affrontato il problema dal punto di vista del tutto intuitivo \u2013 <\/em><\/strong><strong>dichiarava lui stesso<em> \u2013 puramente pittorico e sperimentale, non archeologico, senza voler credere di aver scoperto il perduto segreto, ma contento dei risultati che non si discostano da quelli antichi\u201d<\/em>. <\/strong><em>\u201c<\/em>Mi rivolsi, attorno al trenta, alla ricerca di una materia levigata e smagliante all\u2019opposto dell\u2019aspetto \u2018calcinoso\u2019 degli affreschi ottocenteschi \u2013 riportava nel suo scritto <em>Dell\u2019encausto<\/em> (1971) -. Sul dipinto ancora umido dell\u2019intonaco, distendevo il velo di una cera disciolta e liquida, da penetrare con la fiamma, e dopo averla lucidata con ferri, ottenevo la materia \u2018simile a pietra\u2019, fissando i valori dei toni del colore bagnato. <em>Era questo un lontano spunto da un antico mestiere ormai decaduto, all\u2019uso dei cosiddetti \u2018marmorini\u2019. Ma i frequenti colloqui con la pittura di Pompei e del Museo di Napoli ed in quello di Roma alle Terme dal quale il direttore Prof. Aurigemma volle affidarmi dei grandi frammenti di nature morte con pesci, che rigenerai da guasti di ossidazione <\/em>[\u2026] <em>mi portarono alla convinzione di diverso procedimento dell\u2019affresco, cio\u00e8 a una pittura che partendo da quella tecnica, si svolgesse con altro sistema anche su pitture mobili, in supporti di terracotta o di lavagna e sulle tavole <\/em>[\u2026] Delle mie realizzazioni, o sconfitte, ho riempito 15 fitti quaderni-diario, e due rubriche di voci, oltre a fogli, a pezzi di supporti con le notazioni, macchie di\u00a0 colore, ghirigori di pennello, spatolature ecc.: infinite prove \u00abgestuali\u00bb di quelle sostane composite, affinch\u00e9 la tecnica con la materie che la componevano venissero a far parte di uno stile\u201d<em>.<\/em> Molti suoi frammenti <em>\u201call\u2019encausto e all\u2019affresco bruciato<\/em>\u201d furono esposti nella sala personale allestita alla <strong><em>Terza Quadriennale<\/em> <\/strong>(1939), ottenendo stupore e successo. <em>\u201cCaro Ferrazzi, hai foto dei tuoi encausti e di quei frammenti chiusi sotto vetro? \u2013<\/em> gli chiedeva <strong>Gio Ponti,<\/strong> di ritorno dall\u2019esposizione romana<em> \u2013 Me ne sono innamorato\u201d.<\/em> <strong><em>\u201cHo ripercorso le esperienze di un linguaggio pittorico pi\u00f9 confacente a un respiro virile, quale considero <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/images.jpgvvv.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18482\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/images.jpgvvv.jpg\" alt=\"images.jpgvvv\" width=\"266\" height=\"360\" \/><\/a>la pittura murale, che ha in s\u00e9 dignit\u00e0 costruttiva e plastica \u2013 <\/em><\/strong><strong>dichiarava nel 1943 <em>-. A queste ricerche ho dedicato del tempo non breve [\u2026] Ho passato molte notti nello scantinato a lambiccare combinazioni di smalti, di vernici, di supporti, di imprimiture, di resistenze al calore, perch\u00e9 tutto sta nel rapporto del mezzo pittorico con qualche cosa che si muove nella mano dell\u2019artista, quale rispondenza assoluta a una sapienza guadagnata con amore e studio [\u2026] Bisogna risalire dall\u2019immanenza impressionista, dal frammento di oggi e di ieri, verso un linguaggio nuovo di parole e di tecnica, da servire ad una nuova classicit\u00e0, a una religiosit\u00e0 ferma dell\u2019opera, per aspirare alla creazione di un poema del nostro tempo [\u2026] Vorrei arrivare ad essere un pittore, un pittore poeta tragico, degno di questo tempo drammatico ed eroico\u201d.<\/em><\/strong> L\u2019affresco, affermava pi\u00f9 tardi in una lettera a <strong>Renato Guttuso<\/strong>, non \u00e8 solo tecnica ma \u201c<em>radice profonda nella nostra anima\u201d.<\/em> <em>La Scuola<\/em>, un bozzetto per encausto in mostra, documenta una delle maggiori imprese murali compiute da Ferrazzi, la decorazione ad affresco della sala delle lauree della facolt\u00e0 di scienze fisiche, matematiche e naturali dell\u2019<strong><em>Ateneo di Padova<\/em><\/strong>, in <strong><em>Palazzo del Bo<\/em><\/strong>, nota come <strong><em>Sala di Galilei<\/em><\/strong>. La corrispondenza inedita fra l\u2018artista e il <strong>Rettore Carlo Anti<\/strong>, archeologo illuminato e amante delle arti, consente di ricostruire nei dettagli la lunga elaborazione di quest\u2019opera capitale e il rapporto di stima reciproca nato fra i due uomini, proseguito anche dopo la fine del mandato di <strong>Anti<\/strong> e la sua sostituzione con <strong>Concetto Marchesi<\/strong>. \u201cI<em>l Bo e il Liviano rimangono un documento unico delle possibilit\u00e0 \u2018murali\u2019 dell\u2019arte italiana intorno al 1940 \u2013<\/em> scrisse all\u2019artista il 4 agosto 1953 <em>\u2013 [\u2026] Ed io sono sempre grato a te di aver accettato \u2013 con spirito della massima generosit\u00e0 \u2013 di partecipare all\u2019impresa<\/em>\u201d. Fra i vari episodi proposti <strong>Ferrazz<\/strong>i scelse quello di Galilei che nel 1609 costru\u00ec a Padova il primo cannocchiale. La sua composizione raffigura in alto al centro Galileo intento a studiare il cielo con un cannocchiale. Nella stanza sotto di lui sono figure che dialogano, disposte attorno a un tavolo; a sinistra due figure femminili, un\u2019anziana e una giovane, allegorie dell\u2019Astrologia e dell\u2019Astronomia; sopra di esse una sfera <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/index.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18483 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/index.jpg\" alt=\"index\" width=\"325\" height=\"232\" \/><\/a>armillare. A destra si distingue la cupola del nuovissimo Osservatorio astrofisico di Asiago, inaugurato il 27 maggio 1942 con la messa in funzione del telescopio <strong>Galileo,<\/strong> che, costruito dalle <strong><em>Officine Galileo<\/em><\/strong> di Firenze fra il 1940 e il 1942, era all\u2019epoca il pi\u00f9 grande in Europa. Varie figure osservano il cielo, mentre in primo piano in basso sono uomini e donne, una mamma con bambino, un cane e due figure maschili abbracciate a monocromo. A sinistra Prometeo cade dal cielo lasciando alle sue spalle una scia di fuoco. In cielo sono la luna, un\u2019eclissi di sole, segni zodiacali (ariete, toro, bilancia) e un centauro che rapisce una figura femminile nuda, mentre un\u2019altra assiste sollevando le braccia impaurita. Sullo sfondo si riconoscono le cupole della <strong><em>Basilica del Santo<\/em><\/strong> e il tetto di <strong><em>Palazzo della Ragione<\/em><\/strong>. L\u2019esecuzione del <em>Galileo<\/em> fu particolarmente travagliata a causa della guerra, le cui devastazioni si riflettono nelle serie allucinate del <em>Grido<\/em> e delle <em>Apocalissi<\/em>, quando, sulla soglia degli anni Quaranta, <strong>Ferrazzi<\/strong> liber\u00f2 l\u2019espressione dagli ultimi lacci del proprio, personale idealismo estetico. Durante l\u2019occupazione nazista dell\u2019Urbe, rifugiatosi con la famiglia al Casalaccio, l\u2019artista dipinse una fitta serie di quadri <em>\u201capocalittici<\/em>\u201d e <em>\u201csconvolti\u201d,<\/em> incendi, eruzioni, scheletri, che rielaboravano anche le recenti immagini del disastro atomico di <strong><em>Hiroshima<\/em><\/strong>. La visione prismatica si trasform\u00f2 in visione vorticosa in cui il dipinto non era pi\u00f9 il cuore di un prisma bens\u00ec il centro di un vortice. La materia lievitante da se stessa, i colori eccitati l\u2019uno dall\u2019altro vennero a comporre un\u2019iconografia irreale, sconvolta, allucinata. Al centro di questo capitolo s\u2019impone<em> La Stanza<\/em>, tela che sul retro reca l\u2019iscrizione <em>Gli anni dell\u2019orrore<\/em>, nella quale <strong>Ferrazzi<\/strong> mise in scena la violenza dell\u2019occupazione tedesca dell\u2019Urbe. Il soggetto \u00e8 infatti ispirato da un attentato partigiano davanti l<strong><em>\u2019Hotel Flora<\/em><\/strong>, del quale l\u2019artista fu casualmente testimone. Nel quadro la guerra, incarnata da uno scheletro di cavallo, spazza via la sicurezza della vita quotidiana, mandandola in frantumi, in un\u2019esplosione dello spazio. <strong><em>\u201cNella \u2018<\/em><\/strong><strong>Stanza\u2019<em> \u2013 <\/em>dichiarava l\u2019artista (1975)<em> \u2013 [\u2026] \u00e8 il riferimento a un turbine di angoscia collettivo che mi pervase quando con molte altre persone fui ammassato nell\u2019atrio dell\u2019Hotel Flora in Roma, allora sede del comando tedesco, in seguito ad un attentato compiuto con una bomba. Vi era rimasto ferito un impiegato italiano, tutto era in disordine, sul pavimento una larga chiazza di sangue: a quella angosciosa, sconvolgente emozione sono legate la figura proiettata in aria, la <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/part-of-the-mosaico-dell.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18484\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/part-of-the-mosaico-dell.jpg\" alt=\"part-of-the-mosaico-dell\" width=\"419\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/part-of-the-mosaico-dell.jpg 550w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/part-of-the-mosaico-dell-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/a>testa rossa riversa su un piano prospettico\u201d.<\/em><\/strong> Abbandonata Roma nel 1959, <strong>Ferrazzi<\/strong> si fece costruire una casa a picco sul mare sul poggio di S. Liberata, all\u2019Argentario, incastonata tra le rocce e immersa nella macchia mediterranea. Sul promontorio toscano, eletto a luogo di villeggiatura con la famiglia sin dagli anni Trenta, l\u2019artista ritrov\u00f2 se stesso, la speranza di vivere, la fede cristiana nel contatto vivo con la terra e con la natura. Le parole pi\u00f9 significative sul suo ultimo periodo di attivit\u00e0 le scrisse nell\u2019autopresentazione in catalogo dell\u2019<strong><em>VIII Quadriennale,<\/em><\/strong> in quel medesimo 1959 nel quale lasci\u00f2 Roma per coltivare un\u2019aspirazione universale alla felicit\u00e0 che intendeva tradursi in una visione perspicua delle cose. <strong>\u201c<em>Con l\u2019et\u00e0 subentra una calma meditazione su tutto quello che si \u00e8 fatto e pensato \u2013 <\/em>dichiarava -;<em> come in un rallentato corso piace starsene ai confini di un nostro pezzo di terra, dove vi sono piante care e lontane nel tempo, cresciute come dentro di noi, alle quali ogni anno potiamo i rami e inumidiamo il terreno durante la siccit\u00e0. A quelle piante abbiamo, in certo modo, donato la nostra paternit\u00e0 e fisionomia. Nell\u2019orto immaginario della pittura mi \u00e8 caro riandare a quelle piante cresciute lentamente in arsura e fatica, per averle infine condotte ad una loro certa linea precisa ed ambientate in un loro spazio con prospettive e rapporti, proprio come ho fatto per il mio rifugio a S. Liberata, sul mare\u201d.<\/em><\/strong> \u201c<em>Al Casalaccio di Tivoli \u2013 <\/em>avrebbe ricordato nel 1977 \u2013<em>, ancora al fianco di mio padre, sentii un giorno il respiro ampio verso l\u2019eternit\u00e0 panica che mi sconvolge tuttora lo spirito tra il divino e l\u2019umano [\u2026] l\u2019innato desiderio di contemplazione, di silenzio, di meditazione, di misura dell\u2019uomo in rapporto con le cose mi hanno spinto qui all\u2019Argentario\u201d<\/em>. Nel dipinto conclusivo della mostra, l\u2019inedito <em>La mia solitudine<\/em> eseguito nel 1977, <strong>Ferrazzi<\/strong> si autorappresenta al centro di quel <em>Teatro della vita <\/em>scolpito nel giardino del suo studio-abitazione che costituisce la celebrazione del proprio mondo poetico e dei valori nei quali aveva sempre creduto. L\u2019artista vi rielabor\u00f2 i temi affrontati in ottant\u2019anni di pittura, soffermandosi su quelli pi\u00f9 importanti dell\u2019esistenza umana: la nascita, l\u2019amore, la morte\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un gruppo di opere scelte presentate al pubblico nella mostra retrospettiva di Ferruccio Ferrazzi (Roma, 1891-1978), che si \u00e8 tenuta presso la Galleria Berardi di Roma tra ottobre e novembre 2019. Attivo sulla scena per oltre settant\u2019anni, dal 1907 al 1978, Ferrazzi fu un artista non facile, solo per ragioni geografiche incluso arbitrariamente a posteriori nell\u2019enclave della Scuola romana, dalla quale invero fu sempre distante. Una tensione interna mai venuta meno caratterizza i diversi appuntamenti del suo percorso stilistico, sostenendo una pittura che spicca per potenza creativa, espressione e un\u2019originalit\u00e0 che non ha eguali nell\u2019arte del Novecento italiano. Ferruccio Ferrazzi [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/03\/03\/il-novecento-di-ferruccio-ferrazzi-a-roma-si-e-tenuta-una-retrospettiva-alla-galleria-berardi-con-luscita-di-una-monografia-sullartista-italiano-tra-i-piu-classici-dellarte\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35425,59246,74779,53709,53710,66803,66558,53740,31446,9894,10357,35334,53794,41640,44441,87,35351,35224,17493,35266,26,47,17505,34308,44805,28369,4666,7576,4625],"tags":[59480,376564,392201,17520,406627],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18466"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18466"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18466\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18485,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18466\/revisions\/18485"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}