{"id":18503,"date":"2020-03-05T22:31:35","date_gmt":"2020-03-05T22:31:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=18503"},"modified":"2020-03-05T22:31:35","modified_gmt":"2020-03-05T22:31:35","slug":"il-ricordo-di-bruno-di-bello-a-un-anno-dalla-scomparsa-in-una-mostra-alla-fondazione-marconi-di-milano-artista-di-punta-dellarte-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/03\/05\/il-ricordo-di-bruno-di-bello-a-un-anno-dalla-scomparsa-in-una-mostra-alla-fondazione-marconi-di-milano-artista-di-punta-dellarte-digitale\/","title":{"rendered":"Il ricordo di Bruno Di Bello, a un anno dalla scomparsa,  in una mostra alla Fondazione Marconi di Milano. Artista di punta dell\u2019arte digitale."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Di-Bello-milano-638x425.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18504\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Di-Bello-milano-638x425.jpg\" alt=\"Di-Bello-milano-638x425\" width=\"483\" height=\"322\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Di-Bello-milano-638x425.jpg 638w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Di-Bello-milano-638x425-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 483px) 100vw, 483px\" \/><\/a>Ha avuto \u00a0un titolo affettuoso \u201cCaro Bruno\u201d la mostra e il ricordo che la Fondazione Marconi di Milano ha dedicato \u00a0a uno degli artisti della sua scuderia, Bruno Di Bello, \u00a0a un anno dalla scomparsa.<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/index1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18505 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/index1.jpg\" alt=\"index\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a>La presentazione di una selezione di opere, dalle prime \u201cscritture\u201d del periodo napoletano, forse meno note al pubblico, ai pi\u00f9 recenti lavori eseguiti con l\u2019ausilio del computer sar\u00e0 un momento di incontro per tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, nonch\u00e9 l\u2019occasione per annunciare la nascita dell\u2019Archivio Bruno Di Bello a cura degli eredi che, per tutta la settimana dalle 18 alle 19, saranno presenti in mostra a disposizione del pubblico. La storia artistica di Bruno Di Bello comincia con l\u2019adesione al Gruppo \u201958 di Napoli. <strong>E a proposito del famossissimo Gruppo \u201958, ho incontrato Di Bello una decina di volte e ho presentato mostre significative al suo amico Sergio Fergola sempre facente parte del gruppo napoletano, \u00a0sia a Saronno (Studio Malagnini) che a Treviso. \u00a0E di Di Bello ho dei ricordi ancora oggi vivi, aggiungendo che \u00e8 stato non solo un artista innovativo ma un gran signore e con un grande cuore. <\/strong>\u00a0\u00a0Al 1966 risale la prima personale di Di Bello \u00a0alla Modern Art Gallery di Lucio Amelio che definisce i suoi \u201csegni di luce\u201d il frutto di una magia: un sortilegio creato nella camera oscura con una piccola luce che impressiona su una tela bianca linee e punti. Ritrovare il senso primario della pittura \u00e8 il suo obiettivo principale. Lo persegue partendo da luce e segno, tornando \u201ca fare le aste\u201d, per ottenere il segno pi\u00f9 elementare possibile.\u00a0 \u201cAlzare il braccio con la pila accesa fino al limite superiore, a piccoli scatti, e scendere fino a terra, fermarsi, ripartire, sempre senza vedere che segno fa, mi d\u00e0 quella piccola vertigine di cui ho sempre pi\u00f9 bisogno. Niente di paragonabile, poi, all\u2019emozione che provo quando sviluppo la tela e appar<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18507 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/3.jpg\" alt=\"3\" width=\"583\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/3.jpg 770w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/3-300x136.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 583px) 100vw, 583px\" \/><\/a>e il segno: sempre un po\u2019 diverso da quello che mi sarei aspettato\u2026 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18506\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpg\" alt=\"unnamed\" width=\"512\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpg 512w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>Il piacere di accendere una luce nel buio, la sorpresa della trasformazione di questa luce nel suo opposto: tutto \u00e8 qui.\u201d (Bruno Di Bello, aprile 1979) <strong>Un anno dopo, a Milano, Di Bello d\u00e0 una svolta alla sua attivit\u00e0 realizzando indagini sulle possibilit\u00e0 di scomposizione dell\u2019immagine che attua attraverso l\u2019uso della fotografia. La tela fotosensibile resta il suo mezzo preferito: su di essa l\u2019immagine viene catturata, scomposta, analizzata, per poi ricomporsi davanti allo sguardo dello spettatore. Segue una ricerca che continua l\u2019operazione di scomposizione lavorando su parole\/concetti di cui si perde e si ritrova di volta in volta il senso.\u00a0 Protagonista della storia di Studio Marconi negli anni compresi tra il 1971 e il 1981, espone le sue opere alla Fondazione Marconi nel 2010, 2015 e 2018, dopo un periodo, gi\u00e0 dalla fine degli anni Ottanta, in cui decide di dedicarsi allo studio delle nuove tecnologie, in particolare della fotografia digitale, che gli permette di diventare nel frattempo padrone di conoscenze nel campo delle tecniche di creazione ed elaborazione dell\u2019immagine al computer. Riprende esattamente da dove aveva smesso con l\u2019esperienza precedente, ovvero dall\u2019analisi degli elementi costitutivi del segno, riproponendo con logica coerenza gli obiettivi perseguiti fin dagli esordi.<\/strong><br \/>\nNell\u2019ultima mostra del 2018 alla Fondazione Marconi lavori storici degli anni Sessanta e Settanta vengono messi a confronto con opere pi\u00f9 recenti degli anni Duemila realizzate al computer, a dimostrare come temi e procedimenti, seppur nei differenti linguaggi, materiali e tecniche sperimentate nel tempo, continuino a ricorrere nel suo lavoro creativo. Le opere presenti in questo omaggio \u2013 dai primi oli e riporti fotografici su tela del 1962, alle \u201clune\u201d del 1971, ai \u201csegni di luce\u201d del 1976, fino ai \u201cfrattali\u201d del 2002 \u2013 sono solo alcune tra le tante che si sarebbero potute scegliere per ricordare il lavoro di Bruno Di Bello, pervaso di sotterranee analogie tra passato e presente, il suo atteggiamento analitico e costruttivo, la progressiva e costante indagine del frammento. Uno degli artisti pi\u00f9 credibili e autorevoli nell\u2019uso \u201ccompetente ed esperto delle tecnologie digitali\u201d, lo definisce Bruno Cor\u00e0 nel testo redatto in occasione della mostra del 2015 alla Fondazione Marconi, sempre ravvisando nel suo lavoro pi\u00f9 recente una stretta connessione con il periodo giovanile. Il suo percorso di \u201cesploratore e trovatore di altri \u2018luoghi\u2019 e nuova bellezza\u201d prelude alla \u201cvisualit\u00e0 della tecnologia digitale\u201d. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpggg_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18508\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpggg_.jpg\" alt=\"unnamed.jpggg\" width=\"512\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpggg_.jpg 512w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpggg_-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>L\u2019opera di Bruno Di Bello, capace di riallacciare passato e presente e di rinnovarsi lasciando invariato l\u2019assunto di partenza, di certo, ha saputo \u201caccendere una luce nel buio\u201d, e imprimere un segno tangibile e prezioso della sua vita di uomo e di artista.<\/p>\n<p>Bruno Di Bello \u00e8 nato a Torre del Greco nel 1938. Dopo gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli inizia a esporre e, con Biasi, Del Pezzo, Fergola, Luca e Persico, d\u00e0 vita al Gruppo \u201958. Tra i meriti di questa giovane formazione c\u2019\u00e8 quello di aver stabilito un contatto diretto con le coeve vicende milanesi, grazie soprattutto al <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Archeo2particolare-.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18509 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Archeo2particolare-.jpg\" alt=\"Archeo2particolare-\" width=\"482\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Archeo2particolare-.jpg 984w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Archeo2particolare--300x183.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 482px) 100vw, 482px\" \/><\/a>periodico \u201cDocumento Sud\u201d, ideale corrispettivo di \u201cAzimuth\u201d. Dopo le prime mostre di gruppo alla Galleria San Carlo e alla Galleria Minerva di Napoli, nel 1960 Di Bello ottiene una prima personale alla Galleria 2000 di Bologna. Nel \u201965 inizia a inserire la fotografia nei suoi lavori, nel \u201966 ha la prima personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio, nel 1967 comincia a usare direttamente la tela fotosensibile e si trasferisce a Milano. L\u2019anno seguente espone con il gruppo della Mec-Art, teorizzata da Pierre Restany.<br \/>\nDi Bello indaga sulle possibilit\u00e0 di scomposizione dell\u2019immagine, sulle icone dei protagonisti delle avanguardie storiche e dei propri miti artistici (Klee, Duchamp, Man Ray, Mondrian e i costruttivisti russi) sviluppando cos\u00ec un\u2019idea di arte come riflessione sulla storia dell\u2019arte moderna. Espone per la prima volta a Milano da Toselli nel \u201969 e nel \u201970 alla Galleria Kuchels, Bochum, alla Galleria Wsp\u00f2lczesna, Varsavia e alla Galleria Bertesca di Genova e alla Biennale di Venezia. Dal 1971 inizia la <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18510\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91.jpg\" alt=\"76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91\" width=\"300\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/76a042bfd7a32ecbfce3fcb1476f28ddc4e4f87c652501d0ba1e9893412eeb91-299x300.jpg 299w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>collaborazione con lo Studio Marconi: un\u2019installazione composta da 26 tele fotografiche con la scomposizione dell\u2019intero alfabeto. Vi esporr\u00e0 ancora nel \u201974, nel \u201976, nel \u201978 e nell\u201981. Dai primi anni Settanta sulle sue tele fotografiche compaiono parole e concetti che, scomponendosi e ricomponendosi, animano un gioco di perdita e di ritrovamento del significato. Nel \u201974 espone alla Galleria Art in Progress a Monaco e alla Kunsthalle di Berna, nel \u201975 alla Galleria <em>M\u00fcller<\/em> di Stoccarda e all\u2019I.C.C. di Anversa, nel \u201977 alla Galleria Lucio Amelio di Napoli e al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Espone nel \u201978 alla Galleria Rondanini di Roma e nell\u2019estate 1980 realizza un grande lavoro per il Festival di Spoleto. Altri lavori degli anni Settanta-Ottanta sono eseguiti disegnando sulla tela sensibile direttamente con il raggio di luce di una torcia elettrica, e negli anni Ottanta Di Bello sperimenta un nuovo modo di usare la tecnica fotografica, giustapponendo tra la fonte luminosa e la tela figure umane e oggetti che proiettano su quest\u2019ultima le loro ombre, sviluppando poi la tela fotosensibile con larghe pennellate di rivelatore come in <em>Apollo e Dafne nel terremoto,<\/em> eseguito per la collezione <em>Terrae motus<\/em> allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi &#8211; Grand Palais, ora in permanenza presso la Reggia di Caserta. A partire dagli anni Novanta Di Bello si dedica allo studio di nuove tecnologie operando ricerche sulle immagini sintetiche, la fotografia digitale e le nuove geometrie visualizzabili al computer. Espone i nuovi lavori da Marconi nel 2003, nel 2004 alla Plurima di Udine, nel 2005 a Napoli alla Fondazione Morra e nel 2008 alla Galleria Elleni di Bergamo. Nel 2010 la Fondazione Marconi gli dedica una grande antologica. Per l\u2019occasione esce la monografia <em>Bruno Di Bello &#8211; Antologia<\/em>, edita da Silvana Editoriale per la VAF-Stiftung di Francoforte, a cura di Volker Feierabend con testi di Michele Bonuomo, Mario Costa, Marco Meneguzzo e Angela Tecce. Nel 2011 ha una personale al Museo MAC di Niteroi a Rio de Janeiro, mostra che ha avuto un esordio al Museo della Certosa di Capri e un seguito al PAN &#8211; Palazzo delle Arti, a Napoli. Le tre mostre nascono per iniziativa dell\u2019associazione napoletana Arteas. Nel 2011 tiene una \u201clectio magistralis\u201d al Politecnico di Milano nel corso di Alberto Aschieri ed espone il suo <em>Grande vetro 2<\/em> del \u201975 alla mostra dei lavori del corso di \u201cProgettazione Architettonica 3\u201d nel patio del Politecnico. La Fondazione Marconi gli dedica due personali, nel novembre 2015 e nel maggio 2018; nel 2016 ha luogo \u201cL\u00e0 dove interviene il disegno-la fotografia\u201d, alla Fondazione Bottari Lattes-Torino, a cura di Luca Panaro. In questo stesso anno partecipa alla collettiva \u201cItalia Pop. L\u2019arte negli anni del boom\u201d, alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo. Infine, nel 2017 inaugura una personale al Museo Archeologico di Napoli (MANN), dove espone tre grandi trittici di geometria frattale (sei metri ognuno), nei quali, dopo un accurato lavoro di campionatura, utilizza gli stessi colori degli affreschi Pompeiani presenti nel museo. A corollario della mostra sono stati realizzati un video, di Roberto Paci Dal\u00f2, ispirato a questa operazione e un catalogo edito da Skira, con testi di Bruno Cor\u00e0, Raffaella Perna, Maria Savarese e una poesia di Nanni Balestrini. Nel 2018 &#8220;Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano &amp; Co.&#8221;, curata da Walter Guadagnini, ha luogo da Camera a Torino; nel febbraio 2019 il Museo del Novecento di Milano acquisisce l&#8217;opera <em>Lasciapassare El Lissitzky<\/em>, 1970. Bruno Di Bello si spegne improvvisamente a Milano, all\u2019et\u00e0 di 81 anni, il 5 marzo 2019.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ha avuto \u00a0un titolo affettuoso \u201cCaro Bruno\u201d la mostra e il ricordo che la Fondazione Marconi di Milano ha dedicato \u00a0a uno degli artisti della sua scuderia, Bruno Di Bello, \u00a0a un anno dalla scomparsa. 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