{"id":18540,"date":"2020-03-09T18:26:04","date_gmt":"2020-03-09T18:26:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=18540"},"modified":"2020-03-09T19:14:52","modified_gmt":"2020-03-09T19:14:52","slug":"lesempio-di-san-carlo-borromeo-che-affronto-cosi-lepidemia-di-peste-del-suo-tempo-gesti-oggi-piu-che-mai-esemplari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/03\/09\/lesempio-di-san-carlo-borromeo-che-affronto-cosi-lepidemia-di-peste-del-suo-tempo-gesti-oggi-piu-che-mai-esemplari\/","title":{"rendered":"L\u2019esempio di San Carlo Borromeo che affront\u00f2 cos\u00ec  l\u2019epidemia di peste del suo tempo.Gesti oggi  pi\u00f9 che mai esemplari."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18541\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo-1.jpg\" alt=\"San_Carlo_Borromeo-1\" width=\"362\" height=\"556\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo-1.jpg 637w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo-1-195x300.jpg 195w\" sizes=\"(max-width: 362px) 100vw, 362px\" \/><\/a>San Carlo Borromeo (1538-1584) \u00e8 il compatrono di Milano insieme a Sant\u2019Ambrogio, cardinale di Santa Romana Chiesa e arcivescovo di Milano dal 1565 al 1583<\/strong>; fu definito, nel decreto di canonizzazione, come \u00ab<em>un uomo che, mentre il mondo gli sorride con le maggiori blandizie, vive crocifisso al mondo, vive dello spirito, calpestando le cose terrene,<\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/771px-Chiesa_Madonna_Assunta_Alessano.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18542 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/771px-Chiesa_Madonna_Assunta_Alessano.jpg\" alt=\"771px-Chiesa_Madonna_Assunta_Alessano\" width=\"509\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/771px-Chiesa_Madonna_Assunta_Alessano.jpg 771w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/771px-Chiesa_Madonna_Assunta_Alessano-300x233.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/a><em> cercando continuamente le celesti, emulo in terra, nei pensieri e nelle opere, della vita degli Angeli<\/em>\u00bb (Paolo V, Bolla \u00ab\u00a0<em>Unigenitus<\/em>\u00a0\u00bb del 1 Nov. 1610). E\u2019 il mio santo, ne porto il suo nome, come la mia nonna paterna Carolina Stasi Franza che si recava spesso in preghiera dinanzi al bellissimo dipinto che lo ritraeva orante custodito nella Chiesa dell\u2019Assunta in Piazza Mercato ad Alessano-Lecce. (La chiesa dell&#8217;Assunta si trova alla fine di via Alessio Comneno ad Alessano, la strada centrale della citt\u00e0 antica, in prossimit\u00e0 della piazza Mercato; \u00e8 stata costruita agli inizi del \u2018600 ed ospitava la confraternita di S. Carlo Borromeo. Del cardinale arcivescovo di Milano, canonizzato nel 1610, vi \u00e8 conservata una tela di buona fattura e di notevoli dimensioni con il santo orante e alcune scene della sua vita). E per tornare al discorso iniziale, per la Lombardia, per la Chiesa del suo tempo e per il Concilio di Trento, San Carlo Borromeo fu un grandissimo santo. Ebbe una forte devozione\u00a0 per gli angeli, questa devozione \u00a0accompagn\u00f2 la vita di San Carlo, tanto che il conte di Olivares, Enrique de Guzm\u00e1n, ambasciatore di Filippo II a Roma, definiva \u00ab<em>pi\u00f9 angelo che uomo<\/em>\u00bb (Giovanni Pietro Giussano, <em>Vita di San Carlo Borromeo<\/em>, Stamperia della Camera Apostolica, Roma 1610, p. 441). Da Storico dell\u2019Arte ho memoria di come molti artisti,\u00a0 vedi\u00a0 <strong>Teodoro Vallonio a Palermo e Sebastien Bourdon a Fabriano, hanno raffigurato nei loro dipinti Carlo Borromeo mentre contempla un angelo che ripone nel fodero la spada insanguinata per indicare la cessazione della \u201cter<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo_-_Alessano-e1583781224574.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-18550 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/San_Carlo_Borromeo_-_Alessano-e1583781224574.jpg\" alt=\"San_Carlo_Borromeo_-_Alessano\" width=\"451\" height=\"338\" \/><\/a><strong>ribile peste\u201d del 1576. Per quest\u2019epidemia, tutto ebbe inizio nel mese di agosto di quell\u2019anno. <\/strong>Milano festeggiava e accoglieva \u00a0don Giovanni d\u2019Austria, di cui era stato nominato governatore. Autorit\u00e0 e cittadini \u00a0erano in fermento per tributare al principe spagnolo i massimi onori, ma Carlo, da sei anni arcivescovo della diocesi, seguiva con vivace preoccupazione le notizie che giungevano da Trento, da Verona, da Mantova, dove la pestilenza aveva iniziato a mietere vittime. I primi casi di peste scoppiarono a Milano l\u201911 agosto 1576, proprio mentre vi entrava don Giovanni d\u2019Austria. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Don_Juan_D_Austria.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-18543\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Don_Juan_D_Austria.jpg\" alt=\"Don_Juan_D_Austria\" width=\"440\" height=\"558\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Don_Juan_D_Austria.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/Don_Juan_D_Austria-237x300.jpg 237w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a>Quello che era stato il\u00a0 vincitore della Battaglia di \u00a0Lepanto che sconfisse l\u2019assalto dell\u2019Islam all\u2019Europa, seguito dal governatore Antonio de Guzm\u00e1n y Zu\u00f1iga, temendone il contagio si allontan\u00f2 subito dalla citt\u00e0, mentre San Carlo, che si trovava a Lodi per i funerali del vescovo, vi accorse immediatamente. Paura, \u00a0confusione e panico avvolsero Milano, e l\u2019arcivescovo Carlo\u00a0\u00a0 si dedic\u00f2 subito \u00a0all\u2019assistenza dei malati, mettendo in atto \u00a0preghiere pubbliche e private. Dom Prosper Gu\u00e9ranger riassume cos\u00ec la sua inesauribile carit\u00e0. Ecco come descrive, Dom Prosper Gu\u00e9ranger, questa carit\u00e0 e solidariet\u00e0 che San Carlo mise in atto: \u201c<em>In mancanza di autorit\u00e0 locali, organizz\u00f2 il servizio sanitario, fond\u00f2 o rinnov\u00f2 ospedali, cerc\u00f2 denaro e vettovaglie, decret\u00f2 misure preventive. Soprattutto provvide ad assicurare il soccorso spirituale, l\u2019assistenza ai malati, il seppellimento dei morti, l\u2019amministrazione dei Sacram<\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpgccc.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18546 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpgccc.jpg\" alt=\"unnamed.jpgccc\" width=\"400\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpgccc.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed.jpgccc-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><em>enti agli abitanti confinati nelle loro case, per misure prudenziali. Senza temere il contagio, pag\u00f2 di persona, visitando ospedali, gu<\/em><em>idando le processioni di penitenza, facendosi tutto a tutti come un padre e come un vero pastore<\/em>\u201d (da <em>L\u2019anno liturgico \u2013 II.\u00a0Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste<\/em>, Paoline, Alba 1959, pp.\u00a01245-1248).<\/p>\n<p><strong>San Carlo Borromeo \u00a0era fermamente convinto che l\u2019epidemia fosse \u201c<em>un flagello mandato dal cielo<\/em>\u00bb per punire i peccati del popolo, un vero castigo divino e che\u00a0 fosse necessario utilizzare \u00a0preghiera e penitenza.<\/strong> San Carlo con la sua autorit\u00e0 \u00a0rimprover\u00f2 le autorit\u00e0 civili per aver messo in atto solo mezzi umani piuttosto che mezzi divini. \u00ab<em>Non avevano essi proibito tutte le riunioni pie, tutte le processioni durante il tempo del Giubileo? Per lui, ne era convinto, erano queste le cause del castigo<\/em>\u00bb (Chanoine Charles Sylvain, <em>Histoire de Saint Charles Borrom\u00e9e<\/em>, Descl\u00e9e de Brouwer, Lille 1884, vol. II, p. 135). <strong>Le autorit\u00e0 citadine che governavano la citt\u00e0 si\u00a0 opposero\u00a0 alle cerimonie pubbliche, per paura che la riunione d<\/strong><strong>i pi\u00f9 persone potesse dilatare il contagio, ma San Carlo Borromeo \u201c<em>che era guidato dallo Spirito divino<\/em><\/strong>\u201d \u2013 racconta un altro biografo \u2013 li convinse diversamente \u00a0portandone \u00a0diversi esempi, tra cui quello di san Gregorio Magno che aveva fermato la peste che devastava Roma nel 590 (Giussano, op. cit. p. 266). A questo punto mentre la pestilenza dilagava e ammorbava la citt\u00e0,\u00a0 <strong>il Santo Arcivescovo ordin\u00f2 dunque tre processioni generali da svolgersi a Milano il 3, 5 e 6 di ottobre, \u201c<em>per placare l\u2019ira di Dio<\/em>\u201d. <\/strong>Il primo giorno il santo, nonostante non si fosse in tempo di Quaresima, impose le ceneri sul capo di migliaia di persone riunite, esortando alla penitenza, e finita la cerimonia mise in atto la processione diretta \u00a0alla basilica di Sant\u2019Ambrogio.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-18547\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed2.jpg\" alt=\"unnamed\" width=\"306\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed2.jpg 306w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/unnamed2-179x300.jpg 179w\" sizes=\"(max-width: 306px) 100vw, 306px\" \/><\/a> Egli stesso si pose alla testa del popolo in processione, vestito della cappa paonazza, con un cappuccio, a piedi nudi, la corda di penitente al collo e una grande croce in mano; arrivato in Sant\u2019Ambrogio fece una predica sul primo lamento del profeta Geremia \u201c<em>Quomodo sedet sola civitas plena populo\u201d<\/em>, puntando il dito sul fatto che i peccati del popolo avevano provocato la punizione di \u00a0Dio. La seconda processione guidata da San Carlo cardinale di Milano fu alla basilica di San Lorenzo Maggiore; nel s<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/sancarlo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-18548 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/sancarlo.jpg\" alt=\"sancarlo\" width=\"425\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/sancarlo.jpg 425w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/03\/sancarlo-213x300.jpg 213w\" sizes=\"(max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/a>uo sermone egli applic\u00f2 alla citt\u00e0 di Milano il sogno di Nabucodonosor di cui parla Daniele, \u201c<em>mostrando che la vendetta di Dio era venuta sopra di essa<\/em>\u201d (Giussano, Vita di San Carlo Borromeo, p. 267). Il terzo giorno la processione si diresse dal Duomo alla Basilica di Santa Maria presso San Celso; San Carlo portava nelle sue mani,\u00a0 e alzandola al cielo, \u00a0la reliquia del Santo chiodo di Nostro Signore, donata dall\u2019imperatore Teodosio a sant\u2019Ambrogio nel V secolo e concluse la cerimonia con un sermone dal titolo:\u00a0<em>Peccatum peccavit Jerusalem<\/em> (Geremia 1,8). La peste stringeva la citt\u00e0, Milano appariva spopolata, ben \u00a0un terzo dei cittadini \u00a0era morto, gli altri erano in quarantena, molti\u00a0 non uscivano \u00a0dalle loro case.\u00a0<strong>L\u2019arcivescovo Carlo \u00a0ordin\u00f2 che venissero\u00a0erette nelle principali piazze ed incroci\u00a0cittadini circa venti\u00a0colonne in pietra sormontate da una croce- poi chiamate crocette- per permettere agli abitanti di ogni quartiere di partecipare alle messe e alle preghiere pubbliche affacciandosi alle finestre di casa.<\/strong> Riporto la cronaca del tempo: \u201cHoggi si \u00e8 dato principio alla quarantena generale [&#8230;] E poich\u00e9 le persone stavano alla porta, si \u00e8 fatto grida che non vi stiano, et assai presto un&#8217;altra che si tengano le porte serrate di dentro. Si piantano adesso altari in molti luoghi della citt\u00e0 allo scoperto per dir messa in luogo che dalla finestra si possa se non udire, vedere; e si pigliano quelli siti che possano servire a pi\u00f9 persone. In diversi luoghi poi, oltre le pitture che si fanno nelli muri con le immagini di San Sebastiano e di San Rocco, si piantano colonne grandi che\u00a0 c&#8217;hanno a starci sempre con le croci in cima\u201d(da una lettera del 29 ottobre 1576 in A. Valente, La peste del 1576 in Milano. Notizie tratte dalle lettere di un contemporaneo, in Archivio Storico Lombardo, 1923, pp.\u00a0472-473.)<\/p>\n<p><strong>Uno dei protettori di Milano era anche san Sebastiano<\/strong>, <strong>il martire a cui erano ricorsi i romani durante la peste dell\u2019anno 672. San Carlo sugger\u00ec ai magistrati di Milano di ricostruire il santuario a lui dedicato, che cadeva in rovina, e di celebrare per dieci anni una festa solenne in suo onore. Finalmente nel luglio del 1577 la peste cess\u00f2 e in settembre fu posta la prima pietra del tempio civico di S. Sebastiano in Via Torino a Milano tuttora aperto, dove il 20 gennaio\u00a0di ogni anno ancora oggi si celebra \u00a0una messa per ricordare proprio la fine del flagello epidemico.<\/strong>La peste di Milano del 1576 fu similarmente ci\u00f2 che era stato per Roma il famosissimo \u00a0sacco dei Lanzichenecchi cinquant\u2019anni prima: un castigo, ma anche un\u2019occasione di purificazione e di conversione. Carlo Borromeo raccolse le sue meditazioni in un Memoriale, in cui scrive tra l\u2019altro: \u201c<em>Citt\u00e0 di Milano, la tua grandezza si alzava fino ai cieli, le tue ricchezze si estendevano fino ai confini dell\u2019universo mondo (\u2026) Ecco in un tratto dal Cielo che viene la pestilenza che \u00e8 la mano di Dio, e in un tratto fu abbassata la tua superbia<\/em>\u201d (Memoriale al suo diletto popolo della citt\u00e0 e diocesi di Milano, Michele Tini, Roma 1579, pp. 28-29). Il santo era proprio convinto che tutto si dovesse alla grande misericordia di Dio: \u201c<em>Egli ha ferito e ha sanato; Egli ha flagellato e ha curato; Egli ha posto mano alla verga del castigo e ha offerto il bastone del sostegno<\/em>\u201d (<em>Memoriale<\/em>, p. 81). San Carlo Borromeo\u00a0mor\u00ec il 3 novembre del 1584 ed \u00e8 sepolto nel Duomo di Milano. Il suo cuore fu solennemente traslato a Roma, nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo a via del Corso dove ancora lo si venera. Innumerevoli chiese sono a lui dedicate, tra cui la maestosa Karlskirche di Vienna, costruita nel XVIII secolo come atto votivo dell\u2019imperatore Carlo VI, che aveva affidato la citt\u00e0 alla protezione del santo durante la peste del 1713. Durante i suoi diciotto anni di governo della diocesi di Milano, l\u2019arcivescovo Carlo Borromeo si dedic\u00f2 con altrettanto vigore a combattere l\u2019eresia, che considerava la peste dello spirito, si era nel tempo della Controriforma e del Concilio di Trento. Secondo san Carlo, \u00ab<em>da nessun\u2019altra colpa \u00e8 Dio pi\u00f9 gravemente offeso, da nessuna provocato a maggiore sdegno quanto dal vizio delle eresie, e che a sua volta nulla pu\u00f2 tanto a rovina delle provincie e dei regni quanto pu\u00f2 quell\u2019orrida peste<\/em>\u00bb (Conc. Prov. V, Pars I). <strong>Questo excursus storico pu\u00f2 essere ancor pi\u00f9 oggi, nel tempo del coronavirus, \u00a0riferimento significativo e anc\u00f2ra per chi ha fede, crede e spera nella misericordia di Dio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>San Carlo Borromeo (1538-1584) \u00e8 il compatrono di Milano insieme a Sant\u2019Ambrogio, cardinale di Santa Romana Chiesa e arcivescovo di Milano dal 1565 al 1583; fu definito, nel decreto di canonizzazione, come \u00abun uomo che, mentre il mondo gli sorride con le maggiori blandizie, vive crocifisso al mondo, vive dello spirito, calpestando le cose terrene, cercando continuamente le celesti, emulo in terra, nei pensieri e nelle opere, della vita degli Angeli\u00bb (Paolo V, Bolla \u00ab\u00a0Unigenitus\u00a0\u00bb del 1 Nov. 1610). 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