{"id":19040,"date":"2020-04-26T21:00:07","date_gmt":"2020-04-26T21:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=19040"},"modified":"2020-04-26T21:00:07","modified_gmt":"2020-04-26T21:00:07","slug":"quodlibet-pubblica-i-turchi-in-friuli-di-pierpaolo-pasolini-e-un-dramma-teatrale-dello-scrittore-italiano-tragedia-e-sacra-rappresentazione-scritto-in-friulano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/04\/26\/quodlibet-pubblica-i-turchi-in-friuli-di-pierpaolo-pasolini-e-un-dramma-teatrale-dello-scrittore-italiano-tragedia-e-sacra-rappresentazione-scritto-in-friulano\/","title":{"rendered":"Quodlibet pubblica \u201cI Turchi in Friuli\u201d di Pierpaolo Pasolini. E\u2019 un  dramma teatrale dello scrittore italiano, tragedia e sacra rappresentazione,  scritto in friulano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/cover__id4807_w302_t1549966823__1x.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-19041\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/cover__id4807_w302_t1549966823__1x.jpg\" alt=\"cover__id4807_w302_t1549966823__1x\" width=\"302\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/cover__id4807_w302_t1549966823__1x.jpg 302w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/cover__id4807_w302_t1549966823__1x-189x300.jpg 189w\" sizes=\"(max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/><\/a>La Casa Editrice Quodlibet pubblica \u201cI Turcs tal Fri\u00f9l\u201d(I Turchi in Friuli, prefazione di Giorgio Agamben, pp.1<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-19042 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs.jpg\" alt=\"turcs\" width=\"284\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs-179x300.jpg 179w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs-610x1024.jpg 610w\" sizes=\"(max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><\/a><strong>80, 2019) di Pierpaolo Pasolini, il dramma dello scrittore italiano, che \u00e8 anche\u00a0 tragedia e sacra rappresentazione, scritto in friulano.<\/strong> <strong>L\u2019opera significativa\u00a0 \u00e8 stata scritta nel 1944,<\/strong> nel pieno della seconda Guerra Mondiale, quando il \u00a0Friuli era percorso dalle truppe naziste e devastato dai bombardamenti anglo-americani; fu allora che il giovane Pier Paolo Pasolini scriveva \u00a0in friulano un dramma, a met\u00e0 fra tragedia e sacra rappresentazione, che in un certo senso contiene, in una drastica e quasi profetica abbreviazione, tutti i temi della sua opera futura. E\u2019\u00a0 questa un\u2019opera cardine di Pierpaolo Pasolini, in quanto rievoca \u00a0come soggetto<strong> l\u2019invasione dei Turchi in Friuli del 1499, testimoniata da una lapide votiva che il giovane poeta poteva leggere nella chiesa di Santa Croce a \u00a0Casarsa;<\/strong> la lapide non appartiene a questo luogo sacro della comunit\u00e0 casarsese, ma \u00e8 stata trasferita qui nell\u2019anno 1880 e proviene dalla piccola chiesa della <em>Beata Vergine delle Grazie<\/em>, che venne portata a compimento con pitture e decorazioni nel 1529, quando la comunit\u00e0 di Casarsa, in segno di ringraziamento per essere stata risparmiata dalle invasioni turche, adempie a quanto la lapide esprime. \u201c1499 ADI30 7BRE NEL SOPRAD. MILESIMO FURONO LI TURCHI IN FRIULI ET PASORONO PER DESOPRA LA VILA ET NOI MATIA DE MONTICO ET ZUANE COLUSO FESIMO AVODO DE FAR QUESTA SANTA CHIESA SE LORO NON NE DAVANO DANO ET PER LA GRATIA DELA NOSTRA DONNA FUSSIMO ESAUDITI ET NOI CON LO COMUN FESSIMO LA PRES ENTE CHIESA NOI CAMERATI BASTI AN DE JACUZ ET ZUAN DE STEFANO GAMBILIN FESSIMO DIPINZER DEL 1529 ADI 7 SETEMBRE\u201d. Ed \u00e8 a questa lapide votiva che si\u00a0 ispira il dramma teatrale I Turcs tal Fri\u00fbl, un atto unico in friulano scritto da Pasolini durante il corso drammatico della guerra. Questo cammeo drammaturgico \u00e8 riemerso postumo nel 1976, ma fu composto a Casarsa, nei primi incunaboli forse gi\u00e0 dal maggio 1944. Il testo, col suo andamento da \u201cmistero\u201d, tra tragedia greca e sacra rappresentazione, si situa al crocevia di tante e diverse sollecitazioni: la mitologia favolosa dei racconti di casa Colussi, elargiti da Susanna Colussi, madre di Pier Paolo; il fatto storicamente documentato della reale ondata aggressiva dei Turchi che lambirono il Friuli nel 1499, sfiorando e risparmiando il paese di Casarsa; la ferocia contemporanea della seconda guerra mondiale, che in quel 1944 trasform\u00f2 Casarsa in luogo di pericolo e di allarme, con invasioni naziste, azioni partigiane, bombardamenti anglo-americani che miravano al ponte e alla ferrovia sul Tagliamento.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/lapide-commemorativa-turchi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19043\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/lapide-commemorativa-turchi.jpg\" alt=\"lapide-commemorativa-turchi\" width=\"481\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/lapide-commemorativa-turchi.jpg 620w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/lapide-commemorativa-turchi-300x197.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 481px) 100vw, 481px\" \/><\/a>E\u2019 chiaro che \u00a0sotto l\u2019apparenza di un\u2019evocazione storica, \u00e8 tutto il mondo di Pasolini che \u00a0\u201c<em>I Turchi in Friuli\u201d<\/em> mette in scena<\/strong> in un inestricabile ordito di elementi personali (i protagonisti portano lo stesso nome della madre Susanna Colussi) e motivi ideali, l\u2019appassionata fede religiosa e la rivolta contro la Chiesa, l\u2019amore per la vita e la fascinazione per la morte (l\u2019uccisione di Meni Col\u00f9s alla fine del dramma sembra annunciare quella del fratello Guido solo un anno dopo), <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-19044 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs1.jpg\" alt=\"turcs1\" width=\"600\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs1-300x171.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a>l\u2019impegno nell\u2019azione e la fuga nella preghiera. E non \u00e8 certo un caso se tutti questi motivi, almeno in apparenza contraddittori, si compongono in una parola che \u00e8 la stessa che il poeta molti anni dopo avrebbe proposto come titolo per la raccolta delle sue poesie complete: bestemmia. Sono fonti e fatti diversi, dunque, di cui per\u00f2 nei <em>Turcs<\/em> non resta traccia documentaria o cronachistica, perch\u00e9 gli spunti valgono solo per occasionare per metafora\u00a0 una vicenda archetipica, sillabata\u00a0 dal ritmo ternario di dolore, morte e rinascita. <strong>Ed ecco <\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-19045\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs3.jpg\" alt=\"turcs3\" width=\"388\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs3.jpg 388w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/turcs3-259x300.jpg 259w\" sizes=\"(max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/a><strong>che, in questa drammaturgia della minaccia, si accampa l\u2019affresco di una piccola comunit\u00e0 casarsesca, da\u00a0 periferia del mondo, che la Storia costringe a confrontarsi con il presagio della violenza, l\u2019ostilit\u00e0 dell\u2019 altro, la paura.<\/strong> E ancora, di fronte al sopraggiunto\u00a0 pericolo della fine, ecco che il coro di paese discute e pensa a possibili reazioni di autodifesa: da un lato, la rassegnazione, di fronte al mistero del destino incombente senza auspici del cielo; dall\u2019altro, lo scatto combattivo, attivo e vitale, anche con aspetti di grido di contestazione. Sugli uomini che dibattono e si affrontano in \u00a0fazioni, sorvegliano le donne, unite da una comune complicit\u00e0 di vestali e soprattutto dall\u2019essere madri, emblemi della \u00a0Mater Dolorosa gi\u00e0 cantata da Jacopone da Todi , che conoscono il dolore, ne soffrono \u00a0gli effetti in silenzio e, all\u2019affanno maschile, offrono il viatico straziato della piet\u00e0 affettuosa. Madri che divengono mater consolationis come Lussia, con la sua dolcissima fragilit\u00e0; Anuta Perlina, con la saggezza disincantata di chi ha gi\u00e0 patito il pianto; la Vergine invocata, con la sua protezione superiore e ineffabile. Ma dinanzi al la minaccia del Turco, giovane e selvaggio, non serve altro mezzo che la morte. Ed \u00e8\u00a0 la morte che \u00a0si porta via Meni, il giovane che ha scelto di reagire all\u2019impotenza fatalista degli altri, come un Cristo, capro espiatorio o eroe tragico di tragedia antica che, con il suo sacrificio, sa ricomporre misteriosamente la ferita, dando avvio alla rinascita e favorire la catarsi collettiva. <strong>Da tutto ci\u00f2 si coglie \u00a0la parabola sul destino degli uomini\u00a0 e \u00a0una riflessione sulla morte che rigenera la vita.<\/strong> Soffia il vento, \u00a0\u00e8 un vento di montagna sul piccolo microcosmo paesano miracolato e riacciuffato dal pericolo del buio. E<strong> intanto nel rito del testo, dove\u00a0 sacro e pagano si intrecciano, in cui il giovane Pasolini ha dotato quel mondo di parola scritta, esce il dono dei sentimenti e delle idee universali che\u00a0 si fanno colonna del\u00a0 mistero del vivere, dove regna amore e\u00a0 paura,\u00a0 piet\u00e0 materna, dilemma tra fede e ragione e \u00a0tra preghiera e protesta, \u00a0e infine l\u2019utopia della salvezza.<\/strong> <strong>Il libro presenta il testo originale nell\u2019autorevole revisione critica di Graziella Chiarcossi, accompagnata dalla traduzione in versi di Ivan Crico, uno dei pi\u00f9 sensibili poeti friulani di oggi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pier Paolo Pasolini.<\/strong> <strong>Le poesie in friulano<\/strong> <strong>di Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 &#8211; Lido di Ostia 1975)<\/strong> sono state raccolte una prima volta in <em>La meglio giovent\u00f9<\/em> (Sansoni, Firenze 1954) e poi ripubblicate in una nuova e pi\u00f9 ampia versione col titolo <em>La nuova giovent\u00f9<\/em> poco prima della morte (Einaudi, Torino 1975). Le pubblicazioni del periodo di Casarsa (1944-1947) sono state raccolte a cura di Nico Naldini nel volume <em>L\u2019academiuta friulana e le sue riviste<\/em> (Neri Pozza, Vicenza 1994).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Casa Editrice Quodlibet pubblica \u201cI Turcs tal Fri\u00f9l\u201d(I Turchi in Friuli, prefazione di Giorgio Agamben, pp.180, 2019) di Pierpaolo Pasolini, il dramma dello scrittore italiano, che \u00e8 anche\u00a0 tragedia e sacra rappresentazione, scritto in friulano. L\u2019opera significativa\u00a0 \u00e8 stata scritta nel 1944, nel pieno della seconda Guerra Mondiale, quando il \u00a0Friuli era percorso dalle truppe naziste e devastato dai bombardamenti anglo-americani; fu allora che il giovane Pier Paolo Pasolini scriveva \u00a0in friulano un dramma, a met\u00e0 fra tragedia e sacra rappresentazione, che in un certo senso contiene, in una drastica e quasi profetica abbreviazione, tutti i temi della sua [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/04\/26\/quodlibet-pubblica-i-turchi-in-friuli-di-pierpaolo-pasolini-e-un-dramma-teatrale-dello-scrittore-italiano-tragedia-e-sacra-rappresentazione-scritto-in-friulano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[74779,41640,87,47,80448,7575,41632,4625,44754],"tags":[59480,398666,44731,398663,95,398661,398665,398667,44081,398660,398659,392315,398662],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19040"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19040"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19040\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19047,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19040\/revisions\/19047"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19040"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19040"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19040"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}