{"id":19079,"date":"2020-04-29T19:36:03","date_gmt":"2020-04-29T19:36:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=19079"},"modified":"2020-04-29T21:01:04","modified_gmt":"2020-04-29T21:01:04","slug":"morto-germano-celant-addio-al-critico-darte-padre-dellarte-povera-ucciso-dal-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/04\/29\/morto-germano-celant-addio-al-critico-darte-padre-dellarte-povera-ucciso-dal-coronavirus\/","title":{"rendered":"Morto Germano Celant. Addio al critico d\u2019arte padre dell&#8217;Arte Povera, ucciso dal Coronavirus."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19080\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta.jpg\" alt=\"Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta\" width=\"373\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/Germano-Celant-Fondazione-Prada-Osservatorio-Foto-Ugo-Dalla-Porta-683x1024.jpg 683w\" sizes=\"(max-width: 373px) 100vw, 373px\" \/><\/a>E\u2019 morto Germano Celant, critico dell\u2019Arte Povera, oggi 29 aprile 2020 \u00a0ucciso dal Coronavirus. Ho perso un grande amico<\/strong>. Aveva 80 anni, era ricoverato a Milano per Covid-19. Il collega era \u00a0uno dei pi\u00f9 celebri storici dell\u2019arte contemporanea,\u00a0 italiano,\u00a0 alla fine degli anni Sessanta aveva dato vita al movimento di Arte povera, poi diventato il pi\u00f9 rilevante fenomeno artistico in Italia nella seconda met\u00e0 del Novecento. Germano Celant era nato a Genova nel 1940, si \u00e8 spento all\u2019Ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato \u00a0da circa due mesi nella terapia intensiva e non ce l\u2019ha<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/30306357075.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-19081 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/30306357075.jpg\" alt=\"30306357075\" width=\"354\" height=\"507\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/30306357075.jpg 419w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/30306357075-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 354px) 100vw, 354px\" \/><\/a> fatta nella sua lotta contro le complicazioni dovute al Coronavirus. Aveva manifestato i primi sintomi di ritorno in Europa dagli Stati Uniti, dove era stato per l\u2019Armory Show; ad aggravare la situazione, erano state le complicazioni consequenziali anche dovute al diabete. Lascia la moglie Paris Murray e il figlio Argento Celant. Scompare con lui una pagina basilare\u00a0 della storia dell\u2019arte italiana contemporanea.Teorico di uno dei pi\u00f9 noti movimenti d\u2019arte italiana dal secondo dopoguerra, grazie alla sua vocazione internazionale aveva fatto conoscere gli artisti nostrani al mondo. \u00a0<strong>La notizia\u00a0 ha destato sorpresa\u00a0 nel campo dell\u2019arte internazionale, nelle sedi museali e negli amici e colleghi \u00a0&#8211; ad iniziare da me- con i quali ha condiviso segmenti importanti dell\u2019arte mondiale.<\/strong> \u00a0\u00a0Di famiglia modesta, \u00a0si era laureato in Lettere (contro la volont\u00e0 del padre, che l\u2019avrebbe voluto ingegnere). Alla fine degli anni Sessanta ha dato vita al movimento di\u00a0 \u201cArte povera\u201d coniandone la definizione e raccogliendo a s\u00e9 un gruppo di artisti italiani illustri, <strong>Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali <\/strong>ed <strong>Emilio Prini<\/strong>, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova. \u201c<em>L\u00e0 un\u2019arte complessa, qui un\u2019arte povera, impegnata con la contingenza, con l\u2019evento, con l\u2019astorico, col presente, con la concezione antropologica, con l\u2019uomo \u2018reale\u2019 (Marx), la speranza, diventata sicurezza, di gettare alle ortiche ogni discorso visualmente unico e coerente (la coerenza \u00e8 un dogma che bisogna infrangere!), l\u2019univocit\u00e0 appartiene all\u2019individuo e non alla \u2018sua\u2019 immagine e ai suoi prodotti<\/em>\u201d, ha scritto Germano Celant in <em>Appunti per una guerriglia<\/em>, testo teorico fondamentale stilato nel 1967.\u00a0 E ancora: \u201c<em>Un nuovo atteggiamento per ripossedere un \u2018reale\u2019 dominio del nostro esserci, che conduce l\u2019artista a continui spostamenti dal suo luogo deputato, dal clich\u00e9 che la societ\u00e0 gli ha stampato sul polso. L\u2019artista da sfruttato diventa guerrigliero, vuole scegliere il luogo del combattimento, possedere i vantaggi della mobilit\u00e0, sorprendere e colpire, non l\u2019opposto<\/em>\u201d. Germano Celant era noto per essere il fondatore di Arte Povera, movimento artistico basato sulla riappropriazione del rapporto Uomo-Natura, sull\u2019immanenza, sull\u2019importanza del gesto artistico, in opposizione a un\u2019arte piacevole \u00a0e consumista che stava prendendo piede alla fine degli anni \u201960, quando si afferm\u00f2. Gli artisti che vi presero parte sono tutt\u2019o<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/41a-5-QHECL._SX288_BO1204203200_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-19082\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/41a-5-QHECL._SX288_BO1204203200_.jpg\" alt=\"41a+5-QHECL._SX288_BO1,204,203,200_\" width=\"290\" height=\"499\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/41a-5-QHECL._SX288_BO1204203200_.jpg 290w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/41a-5-QHECL._SX288_BO1204203200_-174x300.jpg 174w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a><\/strong>ggi gli italiani tra i pi\u00f9 conosciuti e presenti sul mercato internazionale. \u00c8 stato \u00a0autore di oltre cinquanta pubblicazioni, tra cataloghi, approfondimenti sul lavoro di singoli artisti o scritti teorici come <em>Conceptual Art, Arte Povera, Land Art<\/em> del 1970. <strong>L\u2019impegno di Germano Celant di presentare al mondo l\u2019arte italiana si era manifestato attraverso il suo incarico come curatore al Guggenheim di New York e numerose mostre nei musei esteri.<\/strong> \u00c8 stato direttore della prima Biennale di Firenze <em>Arte e Mod<\/em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/md30295196867.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-19083 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/04\/md30295196867.jpg\" alt=\"md30295196867\" width=\"300\" height=\"291\" \/><\/a><em>a<\/em> e della Biennale di Venezia nel 1997. Tra i critici italiani pi\u00f9 conosciuti, la sua carriera dal 2015 aveva raggiunto l\u2019apice con la direzione artistica di Fondazione Prada. <strong>Germano Celant<\/strong> <strong>\u00e8 stato\u00a0 tra i maggiori protagonisti dell\u2019arte contemporanea italiana e del suo rinnovamento, voce seguitissima della critica internazionale. Molti lo conoscevano come il \u201ccritico faraone\u201d per i lautissimi compensi, per il suo stile, per la sua verve, per il suo vestire sempre di nero, per un modario in cui ha lasciato su tanti progetti il suo nome. Un collega il cui nome\u00a0 era\u00a0 segnale di seriet\u00e0 e garanzia, e soprattutto professionalit\u00e0,\u00a0 certo costosissima. Con lui si chiude cos\u00ec, in maniera drammatica, una grande epoca per l\u2019arte contemporanea in Italia. Mi rimangono le sue telefonate che \u00a0spesso mi faceva da New York, e lo scambio di prospettive che ci scambiavamo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Germano Celant.<\/strong> Nato a Genova nel 1940, da padre impiegato in una ditta di import-export e madre casalinga, Germano Celant da giovanissimo inizi\u00f2 a frequentare il vivace ambiente culturale che si stava sviluppando in quegli anni nella citt\u00e0 ligure. Conobbe il gruppo dei cantautori, <strong>Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco<\/strong> e frequent\u00f2 lo stesso Liceo di <strong>Fabrizio De Andr\u00e8<\/strong>. Nella met\u00e0 degli anni \u201960, inizi\u00f2 a scrivere per riviste di cultura, nel 1964 lavor\u00f2 alla progettazione di un libro sul design della Olivetti e, viaggiando tra Milano e Torino, conobbe <strong>Arturo Schwarz<\/strong> e <strong>Gian Enzo Sperone<\/strong> \u2013 qui ebbe modo di vedere la mostra di Andy Warhol, con\u00a0Leo Castelli e Ileana Sonnabend tra gli invitati \u2013 oltre al gruppo di quelli che sarebbero poi diventati gli alfieri dell\u2019Arte Povera. Celant coni\u00f2 la definizione di Arte Povera nel 1967, inquadrando un nutrito gruppo di artisti italiani che comprendeva <strong>Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini<\/strong>, le cui opere furono esposte nella mostra leggendaria alla Galleria La Bertesca di Genova. Nel 1968 la consacrazione con la mostra \u201cArte Povera pi\u00f9 azioni povere\u201d, nell\u2019ambito della Rassegna Internazionale di Pittura agli Arsenali di Amalfi, organizzata da <strong>Marcello Rumma<\/strong> e recentemente ricordata in una mostra al Madre di Napoli, a cui parteciparono\u00a0<strong>Giovanni Anselmo<\/strong>,\u00a0<strong>Alighiero Boetti<\/strong>,\u00a0<strong>Luciano Fabro,<\/strong>\u00a0<strong>Jannis Kounellis,<\/strong>\u00a0<strong>Mario Merz,\u00a0Marisa Merz<\/strong>,\u00a0<strong>Giulio Paolini<\/strong>,\u00a0<strong>Pino Pascali<\/strong>,\u00a0<strong>Michelangelo Pistoletto<\/strong>,\u00a0<strong>Emilio Prini<\/strong>,\u00a0<strong>Gilberto Zorio<\/strong>,\u00a0<strong>Ableo<\/strong>,\u00a0<strong>Paolo Icaro<\/strong>,\u00a0<strong>Pietro Lista,<\/strong>\u00a0<strong>Gino Marotta<\/strong>,\u00a0<strong>Gianni Piacentino<\/strong>,\u00a0<strong>Richard Long<\/strong>,\u00a0<strong>Jan Dibbets<\/strong>,\u00a0<strong>Ger van Elk<\/strong>.\u00a0<strong>Piero Gilardi<\/strong>, invece, non espose ma partecip\u00f2 al convegno successivo, considerato uno degli atti fondativi dell\u2019Arte Povera e, in generale, del rinnovamento dell\u2019arte italiana, durante il quale intervennero anche \u00a0i colleghi storici e critici \u00a0<strong>Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles, Filiberto Menna, Angelo Trimarco<\/strong>. Successivamente precis\u00f2 la direzione teorica del gruppo, attraverso scritti ancora oggi attualissimi, come <em>Conceptual Art<\/em>, <em>Arte Povera<\/em>, <em>Land Art<\/em> del 1970. Nel 1977, inizi\u00f2 a collaborare con il museo Guggenheim di New York, di cui divent\u00f2 in seguito senior curator.\u00a0 Sempre al Guggenheim allest\u00ec nel 1994 la mostra \u201cItalian Metamorphosis 1943-1968\u201d, nel tentativo di avvicinare l\u2019arte italiana alla cultura americana, un obiettivo costantemente ricercato da Celant, attraverso una serie di mostre dal forte taglio innovativo, nei musei pi\u00f9 importanti al mondo, dal Centre Pompidou di Parigi, nel 1981, a Palazzo Grassi, a Venezia, nel 1989. Nel 1997 fu nominato direttore della 47ma Biennale d\u2019Arte di Venezia. \u00abNon vorrei essere presuntuoso, ma credo che il compito che mi sono posto, appena venuto a conoscenza dell\u2019incarico, sia stato quello di \u201cmostrare\u201d che la Biennale \u00e8 potenzialmente uno strumento ad alto funzionamento qualitativo. A parte le infinite difficolt\u00e0 politiche e burocratiche, la Biennale \u00e8 un meccanismo espositivo unico al mondo, con potenzialit\u00e0 infinite sia sul piano dell\u2019informazione che della didattica, sia della ricerca che del funzionamento. Gestita al massimo della sua potenza \u2013 che non \u00e8 potere \u2013 potrebbe diventare un meccanismo a tempo pieno per la cultura contemporanea, e questo senza gravare molto sulla citt\u00e0 e sullo stato. Lavorando a una sua ottimizzazione procedurale e funzionale, i risultati sarebbero sorprendenti. Infine, un altro traguardo che mi sono imposto \u00e8 stato quello di riportare a Venezia i grandi protagonisti dell\u2019arte mondiale, in tutte le loro manifestazioni linguistiche e di diverse generazioni\u00bb, scriveva a commento della sua nomina.\u00a0\u201cFuturo, Presente, Passato\u201d era il titolo della sua mostra, che presentava opere di artisti come, tra gli altri,\u00a0<strong>Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Ettore Spalletti, Marina Abramovic, John Baldessari, Vanessa Beecroft, Daniel Buren, Cai Guo Qiang, Dinos e Jake Chapman, Francesco Clemente, Gino De Dominicis, Jan Dibbets, Jim Dine, Jan Fabre, Luciano Fabro, Rebecca Horn, Ilya e Emilia Kabakov, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Sol LeWitt, Roy Lichtenstein, Mario Merz, Annette Messager, Mariko Mori, Maria Nordman, Claes Oldenburg, Dennis Oppenheim, Giulio Paolini, Gerhard Richter, Pipilotti Rist, Edward Ruscha, Haim Steinbach, Luc Tuymans, Emilio Vedova, Franz West, Gilberto Zorio<\/strong>. Celant non abbandon\u00f2 mai il piacere della scrittura e ha continuato a collaborare per importanti riviste e giornali. Dal 2015, Celant \u00e8 stato soprintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada, per la quale, fin dalla met\u00e0 degli anni \u201990, ha curato mostre memorabili. Dalla prima personale in Italia di <strong>Walter De Maria<\/strong>, nel 1999, a \u201cPost Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918\u20131943\u201c, grande collettiva, presentata nel 2018, con pi\u00f9 di 600 lavori, fino alla prima retrospettiva dedicata a Jannis Kounellis dopo la sua scomparsa, presentata nel 2019 nella sede di Venezia della Fondazione. Nel 2001 \u00e8 stato commissario del Padiglione Brasiliano alla 49ma Biennale Internazionale d\u2019arte di Venezia, nel 2004 supervisore artistico della programmazione dei cento eventi culturali di \u201cGenova 2004, Capitale Europea della Cultura\u201d. Dal 2005 \u00e8 curatore della Fondazione Aldo Rossi, Milano e, dal 2008, \u00e8 stato curatore artistico e scientifico della Fondazione Annabianca e Emilio Vedova, Venezia. In occasione di Expo 2015, ha curato la mostra \u201cArt &amp; Food\u201d alla Triennale di Milano. \u00a0Figura \u00a0e intellettuale\u00a0 da sempre in relazione con le avanguardie, le neoavanguardie, i collettivi e\u00a0 le tendenze. L\u2019Italia perde un intellettuale di chiara fama.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 26.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif';color: windowtext\">\u00a0<\/span><\/h1>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E\u2019 morto Germano Celant, critico dell\u2019Arte Povera, oggi 29 aprile 2020 \u00a0ucciso dal Coronavirus. Ho perso un grande amico. Aveva 80 anni, era ricoverato a Milano per Covid-19. 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