{"id":19402,"date":"2020-05-29T20:48:02","date_gmt":"2020-05-29T20:48:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=19402"},"modified":"2020-05-29T22:27:40","modified_gmt":"2020-05-29T22:27:40","slug":"adrian-paci-con-interregnum-punta-il-dito-sulle-dittature-comuniste-lartista-albanese-incendia-la-storia-al-centro-pecci-per-larte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/05\/29\/adrian-paci-con-interregnum-punta-il-dito-sulle-dittature-comuniste-lartista-albanese-incendia-la-storia-al-centro-pecci-per-larte-contemporanea\/","title":{"rendered":"Adrian Paci con \u201cInterregnum\u201d punta il dito sulle dittature comuniste. L\u2019artista albanese incendia  la storia al Centro Pecci per l&#8217;arte contemporanea  di Prato."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/103749-Schermata_2019-06-07_alle_09_03_50.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-19403 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/103749-Schermata_2019-06-07_alle_09_03_50.png\" alt=\"103749-Schermata_2019-06-07_alle_09_03_50\" width=\"449\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/103749-Schermata_2019-06-07_alle_09_03_50.png 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/103749-Schermata_2019-06-07_alle_09_03_50-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 449px) 100vw, 449px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/20-dsc01196-ph.oknostudio-perweb.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19404\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/20-dsc01196-ph.oknostudio-perweb.jpg\" alt=\"20-dsc01196-ph.oknostudio-perweb\" width=\"599\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/20-dsc01196-ph.oknostudio-perweb.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/20-dsc01196-ph.oknostudio-perweb-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 599px) 100vw, 599px\" \/><\/a>La video installazione <em>Interregnum <\/em>di Adrian Paci (Scutari, 1969) \u00e8 stata scelta per il dialogo che instaura con la mostra <em>The Missing Planet<\/em>, una ricognizione dell&#8217;arte post sovietica a partire dalla collezione del Centro Pecci; \u00e8 visitabile fino al 23 agosto 2020 al Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci. <strong><em>Interregnum <\/em>(2017) presenta un montaggio di sequenze di funerali di dittatori comunisti di diverse nazionalit\u00e0 ed epoche, recuperate dagli archivi di stato o dalle trasmissioni televisive albanesi.<\/strong> <strong>Il video collega diverse realt\u00e0 comuniste attraverso il linguaggio condiviso del dolore e del lutto. <em>Interregnum <\/em>mostra dapprima uomini, donne, bambini ripresi in primo piano, in lacrime, per poi passare a inquadrature da lontano, che li vedono ordinati in code chilometriche: il corpo individuale diviene un corpo collettivo che occupa i grandi spazi urbani.<\/strong> Il film rivela da un lato il dolore dei singoli che, come ricorda l\u2019autore, \u201cnon era contemplato nella societ\u00e0 comunista\u201d ma che tuttavia si manifesta irrefrenabile, liberato dalla morte dei leader, dall&#8217;altro ci fa assistere a un crescendo in cui la manipolazione delle masse e la spersonalizzazione dell&#8217;identit\u00e0 individuale ad opera dei regimi diventano sempre pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p><em><strong>The Missing Planet<\/strong><\/em><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0apre un nuovo programma\u00a0di mostre, ideato\u00a0dalla direttrice Cristiana Perrella e dedicato\u00a0ad approfondire temi, periodi e linguaggi della collezione del Centro Pecci,<\/strong> affidandone la cura ad un esperto invitato come <em>guest curator<\/em> e affiancato dal responsabile delle collezioni e archivi Stefano Pezzato. La cura di questa prima mostra \u00e8 affidata al collega \u00a0<strong>Marco Scotini<\/strong>\u00a0che ha integrato decine di\u00a0opere della collezione del Centro Pecci con altre provenienti da importanti collezioni e istituzioni italiane e internazionali, per comporre<strong> una &#8216;galassia&#8217; delle principali ric<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/10-dsc02353-ph.oknostudio-perweb.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19405\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/10-dsc02353-ph.oknostudio-perweb.jpg\" alt=\"10-dsc02353-ph.oknostudio-perweb\" width=\"609\" height=\"406\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/10-dsc02353-ph.oknostudio-perweb.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/10-dsc02353-ph.oknostudio-perweb-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><\/a><\/strong><strong>erche artistiche sviluppate nelle ex repubbliche sovietiche\u00a0tra gli anni Settanta e oggi<\/strong>: dalla Russia alle province baltiche, caucasiche e centro-asiatiche. Il progetto originale dell\u2019allestimento \u00e8 dell\u2019artista <strong>Can Altay<\/strong>. La mostra sar\u00e0 accompagnata da un\u00a0calendario speciale di eventi, curato da Camilla Mozzato, e un programma di cinema, curato da Luca Barni. A <strong>trent&#8217;anni dalla caduta del muro di Berlino<\/strong> e dalla successiva dissoluzione dell\u2019URSS, non si pu\u00f2 evitare la domanda su come sia cambiato il mondo in questi decenni, privato della\u00a0radicale alternativa che rappresent\u00f2\u00a0per Settant&#8217;anni il Paese dei Soviet.\u00a0Quello che allora doveva apparire come un nuovo inizio, di fatto, di nuovo aveva ben poco nei suoi obiettivi:\u00a0si tratt\u00f2\u00a0della negazione del cosiddetto Est (dei suoi valori) in favore di un\u2019affermazione (espansione) dell\u2019Ovest che, da quel momento, si sarebbe rivelato onnipresente e onnipotente. Che senso ha ritornare al Pianeta Rosso in un momento in cui\u00a0le &#8220;stelle&#8221; del capitalismo sono libere di muoversi lungo le proprie orbite, senza pi\u00f9 pressioni o attriti con corpi &#8220;alieni&#8221;?<\/p>\n<p><strong>Trent&#8217;anni<\/strong> <strong>sono passati <\/strong><strong>anche dalla prima mostra<\/strong> <strong>che il Centro Pecci dedic\u00f2, tempestivamente e pionieristicamente, alla scena artistica non-ufficiale sovietica,\u00a0sull&#8217;onda della<\/strong>Nella primavera del 1990,\u00a0<em><strong>Artisti Russi Contemporanei<\/strong>,\u00a0<\/em>a cura di Amnon Barzel e Claudia Jolles, testimoni\u00f2\u00a0l\u2019euforia del momento e, contemporaneamente e\u00a0contraddittoriamente, la nascita di un sentimento di timore verso il futuro. A questa\u00a0prima mostra,\u00a0il Centro Pecci ne fece seguire un&#8217;altra, altrettanto importante:\u00a0<strong><em>Progressive Nostalgia,\u00a0<\/em><\/strong>a cura di Viktor Misiano. Una mostra\u00a0che testimoni\u00f2 la disillusione dello spazio post-sovietico di fronte ai processi di transizione e integrazione in Occidente,\u00a0la crisi del capitalismo finanziario, dello smantellamento dei diritti sociali e della svolta autoritaria del liberismo, rimettendo totalmente in discussione l\u2019ottimismo iniziale e registrando lo sconforto di fronte al fallimento del presente.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/04-dsc02327-ph.oknostudio-perweb.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-19406 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/04-dsc02327-ph.oknostudio-perweb.jpg\" alt=\"04-dsc02327-ph.oknostudio-perweb\" width=\"594\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/04-dsc02327-ph.oknostudio-perweb.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/05\/04-dsc02327-ph.oknostudio-perweb-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><\/a> <em><strong>The Missing Planet<\/strong><\/em><strong>\u00a0si propone oggi come\u00a0attuale e ultimo capitolo dell&#8217;<strong>ideale trilogia post-sovietica al Centro Pecci<\/strong><\/strong>\u00a0e non potr\u00e0 che confrontarsi con un duplice passato: quello dell\u2019utopia da un lato e quello della memoria dall&#8217;altro, a partire da opere delle due esposizioni precedenti. <strong>Se <em>Artisti Russi Contemporanei<\/em>\u00a0 ha testimoniato la svolta mancata, con l&#8217;apertura a Est, e<em> Progressive Nostalgia<\/em>\u00a0ha evocato\u00a0la storia perduta, mettendo in scena una sorta di lutto o commiato, la nuova mostra propone un approccio archeologico dove fantasmi e realt\u00e0 cercano di fare i conti con le &#8220;rovine del futuro&#8221;.<\/strong>\u00a0L\u2019intento \u00e8 quello di agire sul tempo, ma anche &#8220;contro&#8221; di esso, in favore di un tempo che deve ancora accadere. Per questo, tra metafora e realt\u00e0, la mostra propone un immaginario cosmico e utopistico che ha accompagnato l&#8217;epopea dell\u2019Unione Sovietica, trasformando lo spazio espositivo del museo in uno <em>Space Shuttle<\/em>, dentro al quale <em>Solaris<\/em> di Andrei Tarkovskij incontra <em>Kunst camera<\/em> di Sergei Volkov come pure <em>Once in the XX Century <\/em>di Deimantas Narkevicius.<\/p>\n<p><strong>Can Altay<\/strong>\u00a0\u00e8 stato incaricato di progettare l&#8217;allestimento della mostra <em>The Missing Planet<\/em>, costruendola sulla base del suo lavoro di &#8220;configurazione su configurazione&#8221; e su recenti esperimenti di allestimento. I suoi strumenti spaziali e i suoi aspetti architettonici forniscono il terreno per un incontro con gli altri lavori in mostra e, allo stesso tempo, per un&#8217;apertura dello spazio espositivo del museo. Inglobando la raccolta con le opere in mostra, l&#8217;allestimento che ha ideato per <em>The Missing Planet<strong>\u00a0<\/strong><\/em>compone un ecosistema, una rete fra cose, storie, posizioni artistiche e il pubblico. Sfidando le convenzioni e i protocolli dell&#8217;allestimento e del comportamento museale, il modo in cui la mostra diventa un insieme promuove una differente gerarchia rispetto all&#8217;attitudine dello spazio neutro.<strong>Can Altay \u00e8 coinvolto da lungo tempo con problematiche del &#8216;fare mostre&#8217;. I suoi allestimenti generano comunit\u00e0 di cose e persone in azione, in movimento, che s&#8217;incontrano, che producono.<\/strong> Analogamente il suo lavoro sul &#8216;fare mostre&#8217; e allestirle costruisce congegni e strumenti spaziali che mettono insieme le opere, che orientano i corpi all&#8217;incontro con quelle opere entro un panorama mentale e fisico. La commissione di Prato mette insieme queste nozioni nel contesto delle pratiche artistiche post-sovietiche e delle condizioni di comporre una mostra di collezione. Altay investiga le funzioni, i significati, l&#8217;organizzazione e la riconfigurazione dello spazio pubblico. Suoi lavori recenti coinvolgono fra l&#8217;altro le collezioni del VanAbbe Museum (Eindhoven) e di ARTER-VKV (Istanbul).<\/p>\n<p><strong>Artisti<\/strong>:\u00a0Vahram Aghasyan; Vyacheslav Akhunov; Said Atabekov; Babi Badalov; Ilya Budraitskis &#8211; Alexandra Galkina &#8211; David Ter-Oganjan; Erik Bulatov; Alexey Buldakov; Vajiko Cachkhiani; Olga Chernysheva; Chto Delat (What is to be done?); Ulan Djaparov; Factory of Found Clothes; Andrei Filippov; Alexandra Galkina &#8211; David Ter-Oganjan; Balbar Gombosuren; Andris Grinbergs; Dmitry Gutov; Alimjan Jorobaev; Ilya Kabakov; Flo Kasearu; Gulnara Kasmalieva &amp; Muratbek Djumaliev; Yakov Kazhdan; Anastasia Khoroshilova; Olga Kisseleva; Nikolaj Kozlov; Vladimir Kupryanov; Medical Hermeneutics; Jonas Mekas; Boris Mikhailov; Deimantas Narkevi\u010dius; Nikolay Oleynikov; Boris Orlov; Anatoly Osmolovsky; Perzi; Dmitry Prigov; Radek Community; Koka Ramishvili; R.E.P. Group; Andrei Roiter; Vladislav Shapovalov; Leonid Sokov; Andrey Tarkovsky; Leonid Tishkov; Jaan Toomik; Andrei Ujic\u0103; Nomeda &amp; Gediminas Urbonas; Anton Vidokle; Sergei Volkov; Yelena &amp; Viktor Vorobyev; Arseny Zhilyaev; Konstantin Zvezdochotov.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La video installazione Interregnum di Adrian Paci (Scutari, 1969) \u00e8 stata scelta per il dialogo che instaura con la mostra The Missing Planet, una ricognizione dell&#8217;arte post sovietica a partire dalla collezione del Centro Pecci; \u00e8 visitabile fino al 23 agosto 2020 al Centro per l\u2019arte contemporanea Luigi Pecci. Interregnum (2017) presenta un montaggio di sequenze di funerali di dittatori comunisti di diverse nazionalit\u00e0 ed epoche, recuperate dagli archivi di stato o dalle trasmissioni televisive albanesi. Il video collega diverse realt\u00e0 comuniste attraverso il linguaggio condiviso del dolore e del lutto. Interregnum mostra dapprima uomini, donne, bambini ripresi in primo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/05\/29\/adrian-paci-con-interregnum-punta-il-dito-sulle-dittature-comuniste-lartista-albanese-incendia-la-storia-al-centro-pecci-per-larte-contemporanea\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,53889,53888,9894,28280,10357,44545,44441,87,28308,17505,35188,64,28369,19,4625],"tags":[402845,402846,59480,625,402847,402842,402843],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19402"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19402"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19411,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19402\/revisions\/19411"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}