{"id":19632,"date":"2020-06-19T18:00:49","date_gmt":"2020-06-19T18:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=19632"},"modified":"2020-06-19T18:00:49","modified_gmt":"2020-06-19T18:00:49","slug":"il-museo-italiano-della-ghisa-a-longiano-in-emilia-romagna-la-storia-e-il-design-della-prima-illuminazione-italiana-ed-europea-con-oggetti-firmati-dagli-artisti-duilio-cambellotti-e-ernesto-basile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/06\/19\/il-museo-italiano-della-ghisa-a-longiano-in-emilia-romagna-la-storia-e-il-design-della-prima-illuminazione-italiana-ed-europea-con-oggetti-firmati-dagli-artisti-duilio-cambellotti-e-ernesto-basile\/","title":{"rendered":"Il Museo Italiano della Ghisa. A Longiano in Emilia Romagna la storia e il design della prima illuminazione italiana ed europea, con oggetti firmati dagli artisti  Duilio Cambellotti e Ernesto Basile."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Esterno-Museo-_2605.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19633\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Esterno-Museo-_2605.jpg\" alt=\"Esterno Museo _2605\" width=\"388\" height=\"492\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Esterno-Museo-_2605.jpg 476w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Esterno-Museo-_2605-236x300.jpg 236w\" sizes=\"(max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/a>Longiano \u00e8 un comune italiano di 7.189 abitanti della provincia di Forl\u00ec-Cesena in Emilia-Romagna. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/allest1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-19634 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/allest1.jpg\" alt=\"allest1\" width=\"369\" height=\"516\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/allest1.jpg 369w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/allest1-215x300.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 369px) 100vw, 369px\" \/><\/a>Si trova a circa 12 km da Cesena.<\/strong> Il centro storico \u00e8 situato sulle prime colline romagnole, a ridosso della riviera. Si fregia del titolo di Bandiera arancione del Touring Club Italiano. <strong>E\u2019 qui a Longiano che esiste il Museo della Ghisa. \u00a0Per capirne qualcosa occorrerebbe farsi delle passeggiate e soprattutto osservare.Perch\u00e9 la storia dell\u2019illuminazione italiana passa attraverso la \u00a0ghisa, ovvero quei bellissimi lampioni che con la luce hanno fatto\u00a0 compagnia a tante nostre serate, in riva al mare, in citt\u00e0 italiane ed estere, ecc. <\/strong>D\u2019altronde cos&#8217;\u00e8 che rende Parigi inconfondibile? La lingua no, la dimensione e i quartieri della citt\u00e0 no&#8230;; la differenza la fanno quei piccoli particolari, resi unici dal lavoro delle mani di piccoli artigiani, artisti ignoti e amanti del lavoro ben fatto, che hanno creato l&#8217;immagine condivisa di questa citt\u00e0. <strong>Alludo ai pali e ai lampioni di ghisa. Me ne vengono a memoria taluni presenti ancora oggi\u00a0 su Piazza Indipendenza a Firenze, dove spesso sosto, li osservo, li studio e li storicizzo. Bellissimi.<\/strong> Credetemi, sono e contano di pi\u00f9 le passeggiate sotto i lampioni in ghisa che i trascorsi \u00a0di un parco divertimenti.<\/p>\n<p>E se lo stemma della capitale francese contiene le\u00a0 parole \u201c<em>Fluctuat, nec mergituri<\/em>\u201d che sta per \u201cNaviga, non affonda\u201d che sta per \u00a0(<em>Fluctuat, nec mergituri<\/em>), quando attraversate\u00a0 il centro di Parigi guardatevi attorno\u00a0 e vedrete che\u00a0 certi particolari di ghisa che affollano molte strade, piazze, e angoli non sono portati al naufragio. Anche se oggi l&#8217;architettura e l&#8217;arredo urbano sembrano <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Fondazione-Neri-3593846648.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19635\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Fondazione-Neri-3593846648.jpg\" alt=\"Fondazione-Neri-3593846648\" width=\"556\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Fondazione-Neri-3593846648.jpg 1000w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Fondazione-Neri-3593846648-300x150.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/a>essere lontani dal lavoro tipico della fonderia, ancora ne ammiriamo il romanticismo e la cura del dettaglio. \u00c8 per\u00f2 l&#8217;ornato classico, la nascita e la diffusione delle scoperte dell&#8217;archeologia che cambiano il gusto a met\u00e0 Ottocento e portano le maggiori citt\u00e0 europee a gareggiare nelle forme con l&#8217;antico, imitandone decorazioni, ma con un occhio alle tecnologie che nel frattempo si erano evolute<strong>. Insieme alla diffusione dell&#8217;illuminazione pubblica, la ghisa ha occupato \u00a0le strade per concedere alla notte di essere abitata.<\/strong> <strong>E\u2019 nata \u00a0cos\u00ec la vita notturna, sconosciuta per millenni agli essere umani. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-19636 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpg\" alt=\"image\" width=\"490\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpg 490w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 490px) 100vw, 490px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Esiste in Romagna, a Longiano per la precisione, un museo che racconta questa straordinaria stagione, sia dal punto di vista tecnico che estetico, della bellezza dello spazio pubblico, fondando un&#8217;azienda che oggi opera in pi\u00f9 di 100 paesi del mondo.<\/strong> <strong>Oggi che continua a fare lavoro di ricerca sia sul passato che sul presente delle fonderie. E che \u00e8 ovviamente una fondazione privata, legata alla ditta Neri, che ovviamente si occupa di arredo urbano. Il fondatore, Domenico Neri, era artista e scultore, che mise la sua arte al servizio <\/strong>il cuore della produzione ruota intorno alla ricerca e sviluppo, con laboratori all&#8217;avanguardia, ma un occhio sempre attento alle radici. Ecco quindi l&#8217;impegno della memoria e della consapevolezza con <strong>l&#8217;apertura del Museo italiano della Ghisa che occupa un ex capannone industriale, ma anche uno spazio all&#8217;aperto e Santa Maria delle Lacrime, chiesetta sconsacrata che ospita parte della collezione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella scenografica chiesetta settecentesca di Santa Maria delle Lacrime, la Fondazione Neri \u2013 Museo Italiano della Ghisa \u00a0espone alcuni degli esemplari pi\u00f9 significativi della sua collezione.<\/strong> Il visitatore viene immediatamente catturato dalla bellezza dei candelabri in ghisa insolitamente esaltati dal mattone a vista dell&#8217;edificio. In passato, tra la seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento e i primi decenni del Novecento, questi elementi erano destinati ad illuminare le nostre citt\u00e0; oggi sopravvivono per raccontare la storia di un materiale tanto affascinante quanto sconosciuto. <strong>Si segnalano i pezzi provenienti da centri italiani &#8211; come Torino, Bologna, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpgttt.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-19637\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpgttt.jpg\" alt=\"image.jpgttt\" width=\"430\" height=\"286\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpgttt.jpg 430w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/image.jpgttt-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a>Vigevano &#8211; ed europei come Dublino (due imponenti esemplari di fattura francese) e Vienna. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Messina-Giardino-a-Mare-1-1024x629-e1592588737876.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-19639 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Messina-Giardino-a-Mare-1-1024x629-e1592588737876.jpg\" alt=\"Messina-Giardino-a-Mare-1-1024x629\" width=\"524\" height=\"322\" \/><\/a><\/strong>Il tema della luce, inoltre, si fonde piacevolmente con quello dell&#8217;acqua attraverso l&#8217;esposizione di un modello di fontana a colonna, di origine austriaca, e di splendidi mascheroni, a forma animale e antropomorfa, da cui in origine sgorgavano scintillanti getti d&#8217;acqua. La visita al Museo \u00a0si completa con una ricca collezione di picchiotti per porta e un interessante corredo fotografico relativo agli oggetti esposti: foto d&#8217;epoca e recenti, cartoline storiche, pagine di cataloghi che riprendono pi\u00f9 elementi o singoli dettagli. In un ampio spazio industriale che conserva le tracce della produzione cui era destinato (ex impianto di verniciatura della Neri spa), si snoda <strong>il percorso espositivo costituito da una sessantina di lampioni realizzati da grandi fonderie ottocentesche e firmati, in alcuni casi, da rinomati artisti come Duilio Cambellotti e Ernesto Basile.<\/strong> A questi si aggiungono un centinaio di <strong>oggetti che abbellivano, con la<\/strong> <strong>loro funzionalit\u00e0, i luoghi pubblici come le panchine, le<\/strong> <strong>fontane, un&#8217;ampia gamma di ringhiere e mensole, oltre a battenti per porta e scansaruote. <\/strong>A monte di una fusione di qualit\u00e0 stanno l&#8217;attivit\u00e0 di progettazione (disegno) e di intaglio. Alla creazione del modello, che costituisce il primo stadio della lavorazione della ghisa \u00e8 dedicata l&#8217;area di ingresso, mentre nella zona &#8220;pi\u00f9 industriale&#8221; che si trova vicino alla sabbiatrice e alla catena di verniciatura viene spiegato il processo che precede la colata. <strong>Il museo che\u00a0 ha sede nel comune di Longiano (FC), \u00e8 stato inaugurato il 20 giugno 1998, ha sede nell\u2019antica chiesa di Santa Maria delle Lacrime, edificio del 1772 realizzato su un pree<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Mig1_2607.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-19638\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Mig1_2607.jpg\" alt=\"Mig1_2607\" width=\"556\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Mig1_2607.jpg 872w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/Mig1_2607-300x79.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/a><strong>sistente edificio di culto del 1506 che deve il suo nome alla presenza di un\u2019imma<\/strong><strong>gine della Madonna che il 2 marzo del 1506 incominci\u00f2 a trasudare liquido, suscitando la devozione popolare. L\u2019immagine \u00e8 oggi conservata al Museo di Arte Sacra (Oratorio San Giuseppe, Longiano).<\/strong> Il Museo \u00e8 un centro di ricerca sull\u2019arredo urbano, sullo studio delle sue forme e delle sue espressioni in 150 anni di storia. Oltre ad un vastissimo archivio di documenti inerenti la progettazione e la realizzazione dei modelli prodotti in Italia fra l\u2019Ottocento e il Novecento, la<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellIndipendenza_Florence_23.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-19640 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellIndipendenza_Florence_23.jpg\" alt=\"1280px-Piazza_dell'Indipendenza_(Florence)_23\" width=\"477\" height=\"357\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellIndipendenza_Florence_23.jpg 1280w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellIndipendenza_Florence_23-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellIndipendenza_Florence_23-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 477px) 100vw, 477px\" \/><\/a> sede offre una raccolta di importanti reperti, notevoli per dimensioni e plasticit\u00e0.<br \/>\nLungo l\u2019operosa via Emilia, nel pieno della Romagna industriale, si trova una delle pi\u00f9 innovative esperienze italiane di museo d\u2019impresa. A Longiano, paese delle colline cesenati, l\u2019artista e scultore Domenico Neri fond\u00f2 nel 1962 la Neri SpA, azienda specializzata in restauro, riproduzione e produzione di arredi urbani storici e contemporanei. Neri si \u00e8 affermata nei suoi oltre 50 anni di attivit\u00e0 come un leader a livello internazionale nel suo settore. L\u2019attivit\u00e0 del restauro \u00e8 quella che sicuramente eleva, anche culturalmente, l\u2019impresa rispetto al suo mercato di riferimento. Grazie alla lunga esperienza e alla quantit\u00e0 di materiale raccolto nel corso di anni di lavoro, nel 2005\u00a0nasce la Fondazione Neri, un centro di ricerca che parte dallo studio storico dell\u2019arredo urbano e abbraccia l\u2019urbanistica, il design, la tecnologia, l\u2019architettura e\u00a0molto altro. Lampioni, fontane, panchine, sono gli oggetti di indagine ma diventano anche uno strumento per capire la citt\u00e0 e le sue trasformazioni nel corso del tempo, di cui gli elementi di arredo costituiscono un<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellinipendenza_12-e1592589114550.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-19641\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/06\/1280px-Piazza_dellinipendenza_12-e1592589114550.jpg\" alt=\"1280px-Piazza_dell'inipendenza_12\" width=\"480\" height=\"360\" \/><\/a> importante testimone. Durante i restauri la fondazione ha raccolto numerosi materiali: disegni, cataloghi, cartoline, testi e, naturalmente, gli arredi originali. Questi ultimi sono stati raccolti in una collezione unica al mondo, il Museo Italiano della Ghisa, suddiviso in due sedi estremamente diverse: un\u2019antica chiesa sconsacrata nel centro storico di Longiano e un anonimo capannone di cemento, uno dei tanti lungo la via Emilia. Entrambi per\u00f2 si offrono come perfette scenografie per un viaggio immaginario nelle citt\u00e0 italiane ed europee della Rivoluzione Industriale. Protagonisti sono quegli oggetti che ci rendono la vita in citt\u00e0 pi\u00f9 confortevole e sicura ma che, molto spesso, o\u00a0 ignoriamo o evitiamo di conoscere a fondo. Nel Museo della Ghisa a questi oggetti viene restituito il loro valore: estetico, come espressioni dello stile e del gusto del tempo, e tecnologico, come prodotti di un\u2019industria al tempo estremamente avanzata sia nei materiali che nel design. <strong>Nella chiesa settecentesca di Santa Maria delle Lacrime, situata nel bel borgo di Longiano, si trovano i pezzi pi\u00f9 pregiati della collezione Neri, come i candelabri di Dublino e Bologna.<\/strong> La bacheca delle cartoline \u00e8 il prodotto della ricerca scientifica della fondazione, che spesso va a caccia di questi souvenir per i suoi preziosissimi per i lavori di restauro. Se qui gli arredi, all\u2019interno di un monumento storico, si esprimono pi\u00f9 come opere d\u2019arte, all\u2019interno del capannone di pianura ritrovano anche una\u00a0dimensione industriale grazie all\u2019ambientazione e al percorso espositivo, che classifica i pezzi in mostra a seconda del loro produttore. Questo \u00e8 anche un modo per tramandare la memoria di queste fonderie, sparse un po\u2019 in tutta Italia e oggi in grandissima parte dimenticate. A proposito di industria, una vecchia sabbiatrice, degli stampi e un tavolo coi disegni raccontano il processo di riproduzione degli arredi originali. <strong>Tra le bellezze in ghisa spicca il grande palo progettato da Duilio Cambellotti per sostenere i fili della rete tranviaria di Roma, poi \u201criciclato\u201d come lampione. Questa vera e propria opera d\u2019arte \u00e8 oggi un pezzo rarissimo, visibile solo qui oppure all\u2019ingresso della Centrale Montemartini.<\/strong> Ma solo qui, essendo il palo smontato, \u00e8 possibile ammirarne la ricchezza e la cura dei dettagli. Questa collezione unica, come detto, \u00e8 il risultato dei tanti restauri effettuati dalla Neri in numerose citt\u00e0 italiane ed europee. Dietro c\u2019\u00e8 un meticoloso lavoro di ricerca che va oltre il Museo della Ghisa e che comprende un\u2019attivit\u00e0 di censimento degli arredi storici esistenti a livello nazionale e internazionale, cos\u00ec come la creazione di una particolare biblioteca dedicata alla ghisa, alla metallurgia e all\u2019arte industriale. Le attivit\u00e0 e le ricerche vengono regolarmente pubblicate su \u201cArredo e Citt\u00e0\u201d\u00a0 la rivista\u00a0semestrale della Fondazione Neri pubblicata in italiano e in inglese<strong>. Il Museo della Ghisa \u00e8 un\u2019originale iniziativa di museo d\u2019impresa, realizzato da un\u2019azienda che ha deciso di salvaguardare e diffondere\u00a0i valori storici e culturali che sono alla base del proprio lavoro. Dal 2018 fa parte della rete di partner di Save Industrial Heritage.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Longiano \u00e8 un comune italiano di 7.189 abitanti della provincia di Forl\u00ec-Cesena in Emilia-Romagna. Si trova a circa 12 km da Cesena. Il centro storico \u00e8 situato sulle prime colline romagnole, a ridosso della riviera. Si fregia del titolo di Bandiera arancione del Touring Club Italiano. E\u2019 qui a Longiano che esiste il Museo della Ghisa. \u00a0Per capirne qualcosa occorrerebbe farsi delle passeggiate e soprattutto osservare.Perch\u00e9 la storia dell\u2019illuminazione italiana passa attraverso la \u00a0ghisa, ovvero quei bellissimi lampioni che con la luce hanno fatto\u00a0 compagnia a tante nostre serate, in riva al mare, in citt\u00e0 italiane ed estere, ecc. 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