{"id":2006,"date":"2014-03-29T20:42:19","date_gmt":"2014-03-29T20:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=2006"},"modified":"2014-03-29T21:26:42","modified_gmt":"2014-03-29T21:26:42","slug":"gino-luggi-con-larte-ricostruisce-luniverso-artista-del-movimento-madi-lavora-su-forme-in-tensione-eleganti-e-in-liberta-capaci-di-interagire-con-linfinito-con-nuovi-mondi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2014\/03\/29\/gino-luggi-con-larte-ricostruisce-luniverso-artista-del-movimento-madi-lavora-su-forme-in-tensione-eleganti-e-in-liberta-capaci-di-interagire-con-linfinito-con-nuovi-mondi\/","title":{"rendered":"Gino Luggi  con l&#8217;arte ricostruisce l&#8217;universo. Artista del movimento Mad\u00ec, lavora su forme in tensione, eleganti  e in libert\u00e0, capaci di interagire con l&#8217;infinito, con nuovi mondi."},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/03\/1-LUGGI-2012-_TL-R-_-45x35.5-Acrilico-su-legno-e-plexigl\u00e0s-f.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2012\" style=\"width: 285px;height: 320px\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/03\/1-LUGGI-2012-_TL-R-_-45x35.5-Acrilico-su-legno-e-plexigl\u00e0s-f.jpg\" alt=\"\" width=\"491\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/03\/1-LUGGI-2012-_TL-R-_-45x35.5-Acrilico-su-legno-e-plexigl\u00e0s-f.jpg 491w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/03\/1-LUGGI-2012-_TL-R-_-45x35.5-Acrilico-su-legno-e-plexigl\u00e0s-f-294x300.jpg 294w\" sizes=\"(max-width: 491px) 100vw, 491px\" \/><\/a><a 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Italia, Ungheria, Francia, e Stati Uniti, anche se il movimento \u00e8 nato ufficialmente nell\u2019istituto francese di Buenos Aires nel 1946, ad opera di Arden Quin. Luggi si \u00e8 portato fin dagli anni Novanta del Novecento verso la tridimensionalit\u00e0 nella scultura e la bidimensionalit\u00e0 in pittura. C&#8217;\u00e8 da dire che questo tipo di lavoro Luggi lo faceva gi\u00e0 tra gli anni Settanta e Ottanta, non in modo conscio , e solo dal \u201990 superando la bidimensionalit\u00e0 si \u00e8 portato verso il rilievo. <\/span><span style=\"font-size: medium\"><strong>Invenzione e libert\u00e0 sono le caratteristiche anche di questo lavoro che vive di raffinata eleganza di forme in divenire e in rilievo, di toni e colori che spaziano su campi larghi e stretti, facendo vivere i piani in libert\u00e0 e verso contorni illimitati. L\u2019infinito non ha forme costrette, sicch\u00e9 il suo operato \u00e8 come sagomato, concreto, costruito, astratto, e soprattutto tensivo.<\/strong><\/span><span style=\"font-size: medium\"> Una forma in tensione pu\u00f2 spingersi da qualsiasi parte e inventarsi l\u00ec per l\u00ec nuovi mondi, nuove superfici. <\/span><span style=\"font-size: medium\"><strong>Opere aperte, vivono oltre i bordi stessi della prima matrice, e ad essa altre se ne aggiungono suggerendo l&#8217;illimitatezza. Lo spazialismo tagliava lo spazio, il neospazialismo mad\u00ec di Luggi sborda gli spazi con interventi prima mentali, argomentandone le tensioni interne a ogni forma e spingendosi ulteriormente, in alto e in basso, ma anche da destra a sinistra alla ricerca di nuove e imprevedibili <\/strong><\/span><span style=\"font-size: medium\"><strong>superfici.<\/strong><\/span><span style=\"font-size: medium\"> Cos\u00ec cresce un minimalismo di forme e colori, di forme unitarie ma anche autonome e letterali, sicch\u00e8 con la sua gestalt minimalista uno vede immediatamente e crede che i modelli della mente corrispondano al fatto esistenziale dell&#8217;oggetto. Con Luggi abbiamo uno scenario in cui il minimalismo delle forme aperte \u00e8 di nuovo posto in una complicata relazione con il discorso tardo-modernista. E se pittura e scultura erano diventate forme troppo rigide, l&#8217;uso delle tre dimensioni non \u00e8 l&#8217;uso di una forma data in termini di ricontestualizzazione. E allora quello che parrebbe lontano dalla tradizione e dal passato, vive per la qualit\u00e0 non solo degli antichi maestri e di una geometria in divenire, ma anche dei grandi moderni e soprattutto per l&#8217;analisi delle categorie estetiche (materialismo dialettico) e per le trasgressioni di forme esistenti. <\/span><span style=\"font-size: medium\"><strong>Ecco la cornice da cui uscire, ecco che il lavoro colto eppure ludico di Gino Luggi sfugge a qualsiasi critica normativa per porgersi a composizioni aperte dentro e fuori, a quest&#8217;estrema opposizione che diventa eccessiva devozione. E questo lavoro dell&#8217;artista italiano ha cos\u00ec fatto il giro del mondo dall&#8217;Europa alle Americhe, all&#8217;Australia con mostre museali di vitale importanza, sottolineando una storia lineare che suggerisce spunti nuovi a tutta l&#8217;arte in divenire.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0<span style=\"font-size: medium\">Carlo Franza <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gino Luggi (Bisenti-Teramo 1935) \u00e8 un artista al di fuori della mischia, appartiene cio\u00e8 a un manipolo nutrito di artisti che in tutto il mondo si sono votati al \u201cMad\u00ec\u201d. Mad\u00ec (Materialismo dialettico) vuol dire costruire, fare l&#8217;arte senza significarla, ne basta l&#8217;estetica, il gioco della bellezza, al di fuori di geometrie contornate, di significanti filosofie. Dagli anni Novanta ormai si sono formati i gruppi mad\u00ec in Belgio, Italia, Ungheria, Francia, e Stati Uniti, anche se il movimento \u00e8 nato ufficialmente nell\u2019istituto francese di Buenos Aires nel 1946, ad opera di Arden Quin. 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