{"id":20138,"date":"2020-08-16T21:27:21","date_gmt":"2020-08-16T21:27:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=20138"},"modified":"2020-08-16T21:27:21","modified_gmt":"2020-08-16T21:27:21","slug":"jean-corty-1907-1946-gli-anni-di-mendrisio-opere-dalla-collezione-del-dottor-olindo-bernasconi-in-mostra-alla-pinacoteca-cantonale-zunst-a-rancate-mendrisio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/08\/16\/jean-corty-1907-1946-gli-anni-di-mendrisio-opere-dalla-collezione-del-dottor-olindo-bernasconi-in-mostra-alla-pinacoteca-cantonale-zunst-a-rancate-mendrisio\/","title":{"rendered":"Jean Corty (1907-1946): gli anni di Mendrisio. Opere dalla collezione del dottor Olindo Bernasconi in mostra alla Pinacoteca Cantonale Zunst a Rancate-Mendrisio"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.43-scaled-e1597612762408.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20139\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.43-scaled-e1597612762408.jpg\" alt=\"\" width=\"429\" height=\"541\" \/><\/a>L\u2019esposizione (visitabile fino all\u201911 ottobre 2020) \u00e8 dedicata a Jean Corty, uno dei pi\u00f9 apprezzati pittori svizzeri; la si pu\u00f2 vedere alla Pinacoterca Cantonale Zunst di Rancate-Mendrisio (Svizzera).<\/strong> La sua parabola artistica, consumatasi nell\u2019arco di soli vent\u2019anni, rivela la fascinazione per l\u2019Espressionismo nordico subita durante gli anni della formazione a Bruxelles. Il padre Francesco Corti era emigrato, come tanti ticinesi, spostandosi da Agno a Cernier (Canton Neuch\u00e2tel) per lavorare nelle cave; qui si era sposato e aveva dato vita a una dozzina di figli, tra cui il nostro Jean-Baptiste (che solo a partire dal 1940 modifica la finale del cognome trasformandolo in Corty). Quando si presentano non meglio precisati disturbi nervosi, l\u2019artista viene trasferito nel Cantone di origine<strong>. In mostra sono presentate unicamente le numerose opere \u2013 paesaggi e figure \u2013 da lui dipinte durante i ricoveri presso quello che all\u2019epoca era denominato Manicomio di Mendrisio, dal 23 agosto 1933 al 4 maggio 1934 e di nuovo dal 23 agosto 1937 al 2 agosto 1941, e donate dal pittore stesso al suo dottore Olindo Bernasconi (1892-1941), i cui discendenti le conservano ancora. <\/strong>La provenienza certa fa s\u00ec che la collezione apporti un contributo importante all\u2019annosa questione attributiva tutt\u2019ora aperta fungendo da sicura pietra di paragone per le opere sul mercato. A Mendrisio (Casvegno) il nostro dipinge e disegna con continuit\u00e0, grazie all\u2019interessamento del dottor Bernasconi che, credendo fermamente nei benefici che il lavoro e l\u2019arte potevano apportare ai malati, gli assegna anche uno spazio per stabilire il proprio atelier. Corty, noto ai contemporanei per la vita bohemi\u00e9nne, condotta tra povert\u00e0 ed eccessi, ci lascia una pittura densamente autobiografica. Non sorprende quindi riconoscere in molte delle opere realizzate a Mendrisio scorci dei dintorni, dal momento che gli era consentito non solo di muoversi liberamente all\u2019interno del grande parco della struttura, ma anche di recarsi nei paraggi, spesso accompagnato dall\u2019amico pittore Libero Monetti. Sfilano cos\u00ec vie e monumenti del centro del Magnifico Borgo, ma anche della campagna e di vari paesi limitrofi. Spesso si tratta di istantanee di vita che fissano la quotidianit\u00e0 dell\u2019istituto e dei suoi abitanti ma non solo:<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.61-e1597612787900.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-20140 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.61-e1597612787900.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"373\" \/><\/a> le attivit\u00e0, i momenti di svago e riposo, davanti a un bicchiere di vino, giocando alle carte o fumando la pipa. Lecito supporre che i lavoratori nei campi siano proprio i ricoverati che si applicavano alle attivit\u00e0 di ergoterapia. Il dottor Olindo Bernasconi \u00e8 stato una figura di riferimento non solo per il giovane pittore. Personaggio poliedrico, \u00e8 stato politico e filantropo; dotato di vasta cultura, scrive racconti, tiene conferenze mediche in tutti i distretti del Cantone e cura una rubrica di medicina a cadenza regolare per la Radio della Svizzera italiana. Precocemente scomparso a soli 48 anni nel 1941, instaura con il suo oggi illustre paziente, ma allora sconosciuto, un rapporto intenso, nella convinzione che attraverso il lavoro artistico Corty avrebbe potuto alleviare e in parte curare le sue turbe mentali. Al pittore commissiona anche le vignette che illustrano il giornale di Carnevale del Magnifico Borgo.<\/p>\n<p>Nel catalogo che accompagna la mostra sono riprodotte tutte le opere esposte (un centinaio, tra olii, acquerelli e disegni), in gran parte inedite, e viene ripercorsa la storia dell\u2019Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale di Mendrisio, sia dal punto di vista architettonico che delle cure l\u00ec praticate in quegli anni, con un cenno agli altri artisti che vi trascorsero periodi pi\u00f9 o meno lunghi. Occorre citare in primo luogo Filippo Franzoni (1857-1911), tra i pi\u00f9 celebri, morto a Mendrisio, ma va anche ricordato Gualtiero Colombo (1900-1960), originalissimo e sconosciutissimo pittore luganese ma anche scrittore, di cui restano una manciata di interessanti opere, tutte da recuperare. V\u2019\u00e8 da chiedersi se anch\u2019essi trovarono negli spazi dell\u2019Istituto ospedaliero una situazione simile a quella che Corty speriment\u00f2 grazie al sodalizio con il dottor Bernasconi.<\/p>\n<p>Approfondimenti. <strong>1. L\u2019Istituto psichiatrico di Mendrisio.<\/strong> Prima dell\u2019apertura nel 1898 del Manicomio cantonale, nel Ticino non esistevano strutture preposte al trattamento degli infermi di mente, che dovevano quindi subire l\u2019ulteriore disagio di doversi recare lontano da casa per ricevere cure adeguate. Erano stati cos\u00ec stipulati accordi con vari istituti del Nord Italia: Milano, Torino e soprattutto Como, dove centinaia di malati ticinesi vengono ricoverati al San Martino. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.1-e1597612813266.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20141\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.1-e1597612813266.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"735\" \/><\/a>Dopo decenni di dibattiti ed incertezze, il lascito da parte di Agostino Maspoli della masseria di Casvegno, con i terreni annessi, all\u2019Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio consente, nel 1870, di dare una svolta decisiva al progetto. Una Commissione \u00e8 incaricata cos\u00ec di visitare e studiare gli istituti pi\u00f9 all\u2019avanguardia presenti in Italia (Reggio Emilia, Imola), giungendo infine alla decisione di adottare la struttura a villaggio per il Manicomio di Mendrisio, espressione delle tendenze in quel momento pi\u00f9 moderne. La scelta del sito, in campagna, d\u00e0 ai ricoverati la possibilit\u00e0 di godere di un ambiente vicino alla natura, rilassante e rigenerante; i vari padiglioni consentono una suddivisione dei malati a seconda delle diverse patologie; i metodi no-restraint, abbracciati a Mendrisio da Paolo Amaldi (1865-1956), direttore dal 1898 al 1906, si basano sulla rinuncia alla coercizione. La scoperta degli psicofarmaci, negli anni Cinquanta, rappresenta una rivoluzione: essi forniscono un nuovo efficace mezzo per affrontare la malattia, ponendo tuttavia anche una serie inedita di problematiche non essendo privi di effetti collaterali e controindicazioni. Prima di questo momento era diffuso l\u2019utilizzo di terapie a base di bagni prolungati, ma anche di trattamenti al limite della tortura. Negli anni Trenta vengono introdotti l\u2019insulinoterapia e l\u2019elettroshock. A Mendrisio, come in tutti gli istituti pi\u00f9 all\u2019avanguardia dell\u2019epoca, accanto a queste cure ha grande spazio la terapia occupazionale. L\u2019ergoterapia tiene vive le attitudini sociali, il contatto con la realt\u00e0, d\u00e0 ai pazienti la possibilit\u00e0 di sentirsi parte attiva di una comunit\u00e0 e, non da ultimo, permette di migliorare le possibilit\u00e0 di un reinserimento nella vita quotidiana dopo le dimissioni. Gran parte delle attivit\u00e0 sono di tipo agricolo, ma presto vengono anche istituiti laboratori di altro genere (falegnameria, fabbricazione di tappeti di cuoio, produzione di gazzose, solo per fare degli esempi). Un\u2019altissima percentuale di ricoverati lavora a Mendrisio e il Manicomio diventa cos\u00ec praticamente autosufficiente, producendo eccedenze che vengono vendute, con ricadute positive anche sui dintorni dal momento che offre posti di lavoro agli abitanti del circondario. Si batte addirittura moneta: i \u201cmarchitt\u201d, soldi in alluminio validi solo all\u2019interno dell\u2019Istituto. A coloro che presentavano attitudini artistiche era consentito di coltivarle, decorando anche i padiglioni. A questo proposito occorre tuttavia distinguere nettamente tra l\u2019attivit\u00e0 creativa praticata da degenti, con funzioni di arteterapia \u2013 e che portano al concetto di Art Brut, prodotta spontaneamente da autodidatti privi di qualunque formazione \u2013, e quella condotta da ricoverati che sono invece prima di tutto artisti, come nel caso di Jean Corty, che svolge la propria formazione in Accademia ed esprime riferimenti colti nei propri lavori. <strong>2. La Vis nostalgica di Corty<\/strong>. Quella di Corty \u00e8 una figura culturalmente profilata, formatasi su modelli specifici, le cui radici sono da ricercare nella grande <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.-72-e1597612843165.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-20142 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/08\/Cat.-72-e1597612843165.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"354\" \/><\/a>tradizione pittorica fiamminga sull\u2019arco di oltre quattro secoli, dai primi del Cinquecento fino al Novecento, una tradizione a cui si era avvicinato gi\u00e0 da giovane, ancor prima di frequentare l\u2019Acad\u00e9mie Saint-Luc di Bruxelles, tra il 1930 e il 1932.Questo sguardo rivolto a Nord lo avrebbe accompagnato attraverso tutta la sua breve parabola artistica, connotandola con un persistente sapore nostalgico. Vi rimase sempre fedele, considerandolo un vero e proprio nutrimento dell\u2019animo. Gli anni di Mendrisio non furono una pausa buia nell\u2019evoluzione artistica del pittore. Si ha anzi l\u2019impressione che il soggiorno a Casvegno permise a Corty, bene o male, di trovare finalmente una casa, ovvero quel minimo di tranquillit\u00e0 per sviluppare e consolidare la sua maniera, come del resto dimostrano le opere della collezione: vi sono i solidi e luminosi paesaggi della regione, i borghi e villaggi del Mendrisiotto (concentrati e simbolici ma, a tratti, anche riconoscibili), i cupi grumi di uomini e le donne piegate dal lavoro e dalla vita quotidiana, le opere di arte sacra (memorabili i grandi disegni con la Crocefissione). \u00c8 l\u2019arte di Corty che nella collezione Bernasconi si presenta senza inquinamenti, nella sua autenticit\u00e0 e verit\u00e0 tecnica e materiale. In seguito alla morte prematura del dottor Olindo Bernasconi (22 febbraio 1941), Corty viene dimesso definitivamente, con la giustificazione di uno stato di salute che pare essersi ristabilito. A Lugano, il pittore conduce una vita sregolata: \u201cJean \u00e8, e rimarr\u00e0 sempre, un fumatore arrabbiato. Praticamente non mangia, dorme pochissimo, ma fuma, fuma ininterrottamente\u201d (Pietro Salati). Giuseppe Martinola ricorda che \u201cil Ticino i suoi \u2018boh\u00e9miens\u2019 se li conta su di una mano, e il Corty fu un boh\u00e9mien autentico [\u2026]. Elegantissimo anche con gli abiti sgualciti, assicura il suo biografo [Pietro Salati, ndr], portava sempre guanti e ghette; e quindi non sorprende che si trascinasse nei caff\u00e8 diurni e notturni, confidando nell\u2019alcole con tutti gli effetti scontati su un fisico forse gi\u00e0 predisposto. Cos\u00ec lo ricordano i luganesi di una generazione fa, qualcuno lo ricorder\u00e0 ancora a Mendrisio: dove, nelle pause della cura, batteva le campagne e conobbe la sua stagione pittorica pi\u00f9 intensa\u201d. Quella di Corty \u00e8 una storia di esclusione, come se la costante della sua vita fosse il non essere accettato da chi gli stava attorno. Non \u00e8 tuttavia solo: pochi, ma fidati amici, tra cui si ricordano Libero Monetti, Vinicio Salati, Basilio Biucchi, Charlotte Br\u00f6nnimann, Luigi Ferrario, lo sostengono e gli stanno vicini. Il regista e scrittore Vittorio Ottino gli dedica le intense poesie, raccolte in un libretto con prefazione di Italo Alighiero Chiusano, che scandiscono il percorso della mostra. <strong>La sua parabola si chiuder\u00e0, come per un segno del destino, a Mendrisio. Colto da una congestione, verr\u00e0 traportato da Lugano al Casvegno, dove si spegner\u00e0 il 22 aprile 1946 dopo una breve agonia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019esposizione (visitabile fino all\u201911 ottobre 2020) \u00e8 dedicata a Jean Corty, uno dei pi\u00f9 apprezzati pittori svizzeri; la si pu\u00f2 vedere alla Pinacoterca Cantonale Zunst di Rancate-Mendrisio (Svizzera). La sua parabola artistica, consumatasi nell\u2019arco di soli vent\u2019anni, rivela la fascinazione per l\u2019Espressionismo nordico subita durante gli anni della formazione a Bruxelles. Il padre Francesco Corti era emigrato, come tanti ticinesi, spostandosi da Agno a Cernier (Canton Neuch\u00e2tel) per lavorare nelle cave; qui si era sposato e aveva dato vita a una dozzina di figli, tra cui il nostro Jean-Baptiste (che solo a partire dal 1940 modifica la finale del cognome [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/08\/16\/jean-corty-1907-1946-gli-anni-di-mendrisio-opere-dalla-collezione-del-dottor-olindo-bernasconi-in-mostra-alla-pinacoteca-cantonale-zunst-a-rancate-mendrisio\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[74779,66803,66558,9894,10357,44441,87,35351,17505,35188,44805,7576],"tags":[59480,406818,406820,406819,37],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20138"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20138"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20138\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20144,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20138\/revisions\/20144"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}