{"id":20384,"date":"2020-09-20T20:04:59","date_gmt":"2020-09-20T20:04:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=20384"},"modified":"2020-09-20T20:04:59","modified_gmt":"2020-09-20T20:04:59","slug":"un-tesoro-ritrovato-il-ciclo-di-affreschi-di-angelo-michele-colonna-gia-in-palazzo-niccolini-a-firenze-ritrova-il-suo-splendore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/09\/20\/un-tesoro-ritrovato-il-ciclo-di-affreschi-di-angelo-michele-colonna-gia-in-palazzo-niccolini-a-firenze-ritrova-il-suo-splendore\/","title":{"rendered":"Un tesoro ritrovato.  Il ciclo di affreschi di Angelo Michele Colonna gi\u00e0 in Palazzo Niccolini a Firenze ritrova il suo splendore."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Facciata-sul-giardino-prima-della-riapertura-della-loggia-anno-1956-scaled-e1600630745286.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20385\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Facciata-sul-giardino-prima-della-riapertura-della-loggia-anno-1956-scaled-e1600630745286.jpg\" alt=\"\" width=\"460\" height=\"302\" \/><\/a>Un tesoro ritrovato, il ciclo di affreschi di Angelo Michele Colo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Facciata-sul-giardino-oggi-e1600630776633.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-20386 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Facciata-sul-giardino-oggi-e1600630776633.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"286\" \/><\/a>nna gi\u00e0 in Palazzo Niccolini a Firenze.<\/strong> La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato \u00e8 lieta di annunciare il ritrovamento dell\u2019importante ciclo di affreschi eseguito nella seconda met\u00e0 del XVII secolo dal noto pittore Angelo Michele Colonna per Palazzo Niccolini in via dei Servi a Firenze, attuale sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche. <strong>Si tratta di quadrature, ovvero architetture dipinte che ricoprivano pareti e soffitti degli ambienti della Galleria realizzata all&#8217;interno di Palazzo Niccolini nell&#8217;ambito dei lavori di ammodernamento commissionati da Filippo, primo marchese di Ponsacco e Camugliano, allora proprietario del palazzo. Il Colonna, pittore celebrato dalle corti italiane e straniere, aveva qualche anno prima affrescato per i Medici alcune sale dell\u2019appartamento estivo del Granduca<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Parete-di-testata.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-20388 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Parete-di-testata.jpg\" alt=\"\" width=\"414\" height=\"423\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Parete-di-testata.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Parete-di-testata-293x300.jpg 293w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/a> a Palazzo Pitti (ora Museo del Tesoro dei Granduchi).<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Affreschi-parete-verso-linterno-del-palazzo-scaled-e1600630831241.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20387\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Affreschi-parete-verso-linterno-del-palazzo-scaled-e1600630831241.jpg\" alt=\"\" width=\"460\" height=\"250\" \/><\/a>Nel 1956, allorquando fu intrapreso il restauro del Palazzo per destinarlo a sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche, poich\u00e9 la Galleria si presentava gi\u00e0 allora ridotta a circa un terzo della sua estensione originale, a seguito della decisione di modificare gli ambienti per ricreare una loggia aperta, gli affreschi furono strappati e trasportati su tela. Purtroppo essi non furono mai riposizionati e ad oltre sessant\u2019anni dalla loro rimozione non risultavano pi\u00f9 noti agli studi. Le recenti ricerche effettuate dall&#8217;architetto Clausi, funzionario della Soprintendenza, all&#8217;interno dell&#8217;archivio Niccolini hanno riportato alla luce i pagamenti ad Angiolo Michele Colonna confermando l\u2019importanza e la magnificenza del ciclo, stimolandone la ricerca all&#8217;interno dei depositi della Soprintendenza, tra i materiali di provenienza ignota. \u00c8 stata quindi avviata una ricognizione all\u2019interno dei depositi, a cura dell\u2019architetto Clausi in collaborazione con la dottoressa Vanessa Gavioli, responsabile dei depositi, e con l&#8217;architetto Hosea Scelza, funzionario competente per territorio, conclusasi con il ritrovamento del suddetto ciclo decorativo cos\u00ec come si presentava al momento della rimozione. Gli affreschi, ad oggi, presentano diverse alterazioni della cromia originale, alcune parti sono meglio leggibili di altre, secondo una ovvia discontinuit\u00e0 conservativa causata dal trauma dello strappo e dell\u2019arrotolamento, nonch\u00e9 dalla giacenza nei depositi per oltre sessant\u2019anni. Nonostante l\u2019apparente opacizzazione dei colori e lo strato di sedimentazioni diffuse sulle superfici, il potenziale di recupero dell\u2019originario splendore \u00e8 piuttosto elevato, pertanto la Soprintendenza del Ministero per i beni e le attivit\u00e0 culturali e per il turismo (MiBACT) ne ha caldeggiato il restauro presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche che in questi giorni ha emanato la determina per l\u2019affidamento dell&#8217;incarico. Considerata la natura degli affreschi in questione, progettati e realizzati in stretta correlazione con l&#8217;involucro architettonico, sono state svolte indagini preventive al fine di verificare la possibilit\u00e0 di ricollocazione nella sede originaria. <strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-20389\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-1.jpg\" alt=\"\" width=\"463\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-1.jpg 700w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-1-264x300.jpg 264w\" sizes=\"(max-width: 463px) 100vw, 463px\" \/><\/a>L&#8217;operazione, seppur complessa, \u00e8 risultata possibile e sar\u00e0 oggetto di un apposito progetto da attuarsi in collaborazione tra Soprintendenza e Provveditorato, al fine di restituire<\/strong> <strong>alla citt\u00e0 di Firenze un brano fondamentale per la storia dell\u2019arte e dell\u2019architettura del Seicento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Palazzo Niccolini, gi\u00e0 Palazzo Ciaini da Montauto.<\/strong> Il palazzo Ciaini da Montauto sorge lungo il lato occidentale di via dei Servi, uno dei principali assi viari della citt\u00e0 cinquecentesca: su commissione del mercante Bastiano Ciaini da Montauto, desideroso di dare legittimazione al suo status sociale, la costruzione del palazzo ha avvio il 1 agosto 1548. Il progetto e la direzione della fabbrica sono affidati a Domenico di Baccio d\u2019Agnolo e alla sua morte nel marzo del 1554 il cantiere viene diretto dal fratello Giuliano. Alla morte di Bastiano da Montauto il palazzo passa in eredit\u00e0 al fratello Matteo ed in seguito al nipote Benedetto per poi essere venduto nel 1575\/6 al senatore Giovanni di Agnolo Niccolini nel 1576. Questi vi and\u00f2 ad abitare subito e probabilmente pens\u00f2 fin dall&#8217;inizio di apportarvi delle modifiche, ampliandolo verso il giardino interno. Nel 1594 la Fabbrica viene abbellita con la costruzione di una loggia terrena, sul fianco del palazzo che prospetta sul giardino. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-20392 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022.jpg\" alt=\"\" width=\"436\" height=\"586\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022.jpg 930w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022-223x300.jpg 223w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022-762x1024.jpg 762w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/131022-768x1032.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/a>La loggia \u00e8 stata attribuita al Dosio, che in quel periodo era di casa presso la famiglia Niccolini, seppur non vi sia traccia dei pagamenti a lui effettuati per i lavori. Nel 1611, alla morte di Giovanni, il palazzo passa in eredit\u00e0 a suo figlio Filippo (1586 \u2013 1666), che aveva acquistato anche la grandiosa villa medicea di Camugliano presso Pontedera diventando il primo marchese di Ponsacco e Camugliano. Questi fa abbellire in modo considerevole il palazzo di famiglia. Al periodo della sua vita si devono riportare sia la costruzione della loggia, al di sopra di quella terrena, verso la met\u00e0 del secolo, che la maggior parte delle pitture che adornano le sale ed i soffitti. La loggia viene duplicata in altezza con archi identici a quelli sottostanti poggianti per\u00f2 su colonne con capitelli ionici; la sopraelevazione provoca il rifacimento delle volte sottostanti con la conseguente perdita degli affreschi del Cristofani. La data di questi lavori non \u00e8 stata stabilita con certezza, di sicuro nell&#8217;arco centrale un&#8217;iscrizione riporta la data del 1655, probabilmente da riferirsi all&#8217;ultimazione dei lavori. In quegli anni, intorno al 1650, per decorare sia le nuove stanze che quelle preesistenti al piano terreno, Filippo chiama i migliori artisti sulla piazza: Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, Giacinto Gemignani, Andrea Ciseri, Jacopo Chiavistelli. Anche \u201cAngiolo Michele Colonna e Augusto Mitelli Pittori Bolognesi\u201d realizzano nel 1652, svariate decorazioni, soffitti e sovrapporte, la maggior parte delle quali sono andate purtroppo perdute. In seguito il solo Colonna realizza le splendide quadrature a decorazione della Galle<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-2-e1600630930895.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20390\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/Particolare-2-e1600630930895.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"192\" \/><\/a>ria voluta da Filippo in corrispondenza del piano superiore della loggia. Quest&#8217;ultima infatti, a quanto pare, non fu mai utilizzata come tale ma da subito divisa in tre ambienti di cui quello centrale era la galleria vera e propria, affiancata poi da due ambienti pi\u00f9 piccoli. Nel 1666 Filippo muore senza figli e chiama a succedergli, Lorenzo di Matteo, figlio di un suo avo, committente delle grandi trasformazioni all\u2019originario impianto cinquecentesco del palazzo, comprendenti anche la realizzazione di una nuova ala, alla destra della fabbrica cinquecentesca. A partire dal 1755 Lorenzo di Giovanluca Niccolini si fa promotore di un ulteriore riammodernamento del palazzo a seguito del matrimonio con Giulia Riccardi, esponente di una delle pi\u00f9 ricche famiglie toscane, che comprende anche due distinti interventi pittorici di Giuseppe Del Moro. Quando, nel 1811, Giuseppe Niccolini muore, la situazione finanziaria della famiglia \u00e8 alquanto dissestata, e la successiva gestione della vedova, in quanto tutrice dei figli minori, non porta <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/bocolonna2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20393\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/09\/bocolonna2.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" \/><\/a>alcun giovamento. Per questo motivo il figlio Lorenzo, una volta divenuto marchese, si trova costretto a vendere diversi beni, compreso il palazzo di famiglia che passa al conte Dmitrij Petrovi\u010d Boutourlin (1736-1829), senatore, consigliere e ciambellano dell&#8217;imperatore di Russia. Per iniziativa del conte Dmitrij prima, e dei figli poi, viene operato un sostanziale rifacimento del giardino oltre agli interventi sulla facciata. Inoltre sempre in questi anni, vengono apportate modifiche alla Galleria affrescata dal Colonna, che viene rimpicciolita per ingrandire una delle salette laterali. Nel corso della prima met\u00e0 del Novecento il palazzo vede innumerevoli cambi di propriet\u00e0 che comportano sia molte trasformazioni interne sia un periodo di abbandono e profondo degrado, anche in conseguenza dei vari usi a cui viene destinato. <strong>L\u2019edificio diviene infatti sede della Casa del Fascio, quindi usato per l\u2019acquartieramento delle truppe anglo americane. Nel 1944 \u2013 per effetto della legge n. 159 del 27\/07\/1944 &#8211; Palazzo Niccolini passa allo Stato italiano in quanto bene appartenente al cessato partito nazionale fascista. Nel periodo di transizione fra il ritiro delle truppe fasciste da Firenze e l&#8217;acquisizione da parte dello Stato il palazzo fu adibito agli usi pi\u00f9 disparati: sede del Partito Comunista, Camera del Lavoro, sede di associazioni varie, ristorante e persino cinema all&#8217;aperto nel giardino. Tutto questo aveva contribuito ad allontanare l&#8217;aspetto del Palazzo da quello originario e uno stato di parziale abbandono,<\/strong> o comunque cattiva manutenzione, aveva fatto il resto. Quando lo Stato ne prese possesso, destinandolo ad uffici del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Toscana e della Ragioneria Regionale dello Stato, si rese necessario un adattamento degli ambienti nonch\u00e9 un profondo restauro, condotto in accordo con gli uffici della Soprintendenza ed eseguito negli anni 1956-57. Quello che di sicuro ha stravolto maggiormente l&#8217;aspetto del palazzo \u00e8 da riscontrarsi nella demolizione della Galleria per ricostituire la loggia originaria. Gli affreschi del Colonna che ancora vi si trovavano vennero quindi staccati e riportati su tela mentre furono costruite delle volte ad immagine e somiglianza di quelle sottostanti. E&#8217; da ricordare che la Galleria, per quanto si evince dai documenti, doveva essere divisa in tre stanze: una sala centrale e due salette alle estremit\u00e0 che erano gi\u00e0 state oggetto di ingrandimento (evidentemente a scapito della sala centrale) all&#8217;epoca dei Boutourlin. Le finestre vennero ricostruite, cos\u00ec come la porta centrale, mentre \u00e8 tuttora presente l&#8217;originale balconcino in pietra con la sua balaustra in ferro. Un pi\u00f9 recente e ugualmente complesso intervento di restauro alla struttura \u00e8 stato condotto nel 1974, seguito da un intervento alla decorazione graffita e dipinta nel 1981 e da un cantiere relativo all\u2019addizione del primo Settecento del 1981-1982. Nel 2009 si \u00e8 intervenuti con nuovo restauro dell\u2019altana, mentre nel 2010 \u00e8 stato effettuato un restauro conservativo alla facciata principale che presentava condizioni di degrado del paramento in pietra.<\/p>\n<p><strong>Angelo Michele Colonna (Cernobbio 1604 &#8211; Bologna 1687).<\/strong> Angelo Michele Colonna nacque a Cernobbio in provincia di Como, ma si trasfer\u00ec molto giovane a Bologna dove si form\u00f2 col pittore Gabriele Ferrantini e dove ben presto conobbe Girolamo Curti, noto quadraturista bolognese che lo arruol\u00f2 nella sua bottega e col quale lavor\u00f2 alla decorazione della villa Paleotti a San Marino di Bentivoglio (1619-21 circa). Raggiunta una certa notoriet\u00e0 il Colonna venne chiamato a Firenze dal granduca Ferdinando II de&#8217; Medici nel 1633 e nel 1636. Negli stessi anni inizi\u00f2 a collaborare con Agostino Mitelli col quale affresc\u00f2 alcuni ambienti a piano terra di Palazzo Pitti la cui decorazione era stata interrotta dalla morte del pittore fiorentino Giovanni da San Giovanni (oggi Museo del Tesoro dei Granduchi). Nel 1646-47 col Mitelli decor\u00f2 il palazzo estense di Sassuolo. Sempre con Mitelli accett\u00f2 di andare a Madrid e il loro soggiorno in Spagna ebbe importanti effetti sulla pittura decorativa ad affresco spagnola. Al rientro in Italia il Colonna si associ\u00f2 con Giacomo Alboresi e inizi\u00f2 la decorazione in Palazzo Niccolini a Firenze; contemporaneamente lavorava tra Padova, Bologna e Zola Predosa ad altre imprese pittoriche. Durante un viaggio a Parigi ruppe la sua collaborazione con l&#8217;Alboresi per iniziarne un&#8217;altra con Gioacchino Pizzoli, a partire dal 1673. Generalmente la collaborazione col Pizzoli viene giudicata dalla critica pi\u00f9 debole rispetto ai sodalizi col Mitelli e con l&#8217;Alboresi, da cui sono nati dei veri e propri capolavori della decorazione tardo seicentesca. Divenuto cieco negli ultimi anni di vita, il Colonna cess\u00f2 di dipingere e mor\u00ec a Bologna l&#8217;11 marzo 1687.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un tesoro ritrovato, il ciclo di affreschi di Angelo Michele Colonna gi\u00e0 in Palazzo Niccolini a Firenze. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato \u00e8 lieta di annunciare il ritrovamento dell\u2019importante ciclo di affreschi eseguito nella seconda met\u00e0 del XVII secolo dal noto pittore Angelo Michele Colonna per Palazzo Niccolini in via dei Servi a Firenze, attuale sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche. 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