{"id":20544,"date":"2020-10-05T19:21:29","date_gmt":"2020-10-05T19:21:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=20544"},"modified":"2020-10-05T19:21:29","modified_gmt":"2020-10-05T19:21:29","slug":"robert-capa-in-color-la-mostra-del-fotografo-di-fama-mondiale-nei-musei-reali-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2020\/10\/05\/robert-capa-in-color-la-mostra-del-fotografo-di-fama-mondiale-nei-musei-reali-di-torino\/","title":{"rendered":"Robert Capa in color. La mostra del fotografo di fama mondiale nei Musei Reali di Torino."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/robertcapa_humphreybogartepeterlorresulsetdiiltesorodell_africa_aprile1953_creditsrobertcapainternationalcenterofphotographymagnumphotos_ori_crop_MASTER__0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-20545\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/robertcapa_humphreybogartepeterlorresulsetdiiltesorodell_africa_aprile1953_creditsrobertcapainternationalcenterofphotographymagnumphotos_ori_crop_MASTER__0.jpg\" alt=\"\" width=\"494\" height=\"370\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/robertcapa_humphreybogartepeterlorresulsetdiiltesorodell_africa_aprile1953_creditsrobertcapainternationalcenterofphotographymagnumphotos_ori_crop_MASTER__0.jpg 656w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/robertcapa_humphreybogartepeterlorresulsetdiiltesorodell_africa_aprile1953_creditsrobertcapainternationalcenterofphotographymagnumphotos_ori_crop_MASTER__0-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 494px) 100vw, 494px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La\u00a0<strong>mostra<\/strong>\u00a0\u201c<em><strong>Capa in color\u201d <\/strong><\/em><strong>\u00a0presenta, per la prima volta in <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/107153-capa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-20546 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/107153-capa.jpg\" alt=\"\" width=\"463\" height=\"347\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/107153-capa.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/107153-capa-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 463px) 100vw, 463px\" \/><\/a>Italia, gli scatti a colori di Robert Capa<\/strong>, <strong>fotografo di fama mondiale. La collezione \u00e8 presentata da ICP-International Center of Photography, grazie a ICP Exhibitions Committee e ai fondi pubblici del New York City Department of Cultural Affairs in partnership con il consiglio cittadino. Curata dal Centro Internazionale di Fotografia di New York, \u00e8 prodotta dalla Societ\u00e0 Ares con i Musei Reali e allestita nelle Sale Chiablese fino\u00a0 al 31 gennaio 2021<\/strong>. Robert Capa \u00e8 internazionalmente noto come maestro della fotografia in bianco e nero, ma ha lavorato regolarmente con pellicole a colori fino alla morte, nel 1954. Sebbene alcune fotografie siano state pubblicate sui giornali dell\u2019epoca, la maggior parte degli scatti a colori non erano ancora stati presentati in un\u2019unica mostra.\u00a0<strong>L\u2019esposizione presenta oltre 150 immagini a colori, lettere personali e appunti dalle riviste su cui furono pubblicate<\/strong>. L\u2019esposizione \u00e8 nata da un progetto di\u00a0<strong>Cynthia Young, curatrice della collezione di Robert Capa al Centro internazionale di fotografia di New York<\/strong>, per presentare un aspetto sconosciuto della carriera del maestro. Rispetto a quanto \u00e8 stato mostrato in precedenza,\u00a0<strong>l\u2019esposizione intende illustrare il particolare approccio dell\u2019autore verso i nuovi mezzi fotografici e la sua straordinaria capacit\u00e0 di integrare il colore nei lavori da fotoreporter, realizzati tra gli anni \u201840 e \u201850 del Novecento<\/strong>. Nato a Budapest con il nome di Endre Ern\u0151 Friedmann e naturalizzato cittadino americano nel 1946, Capa fu considerato dal Picture Post come \u201cil pi\u00f9 grande fotografo di guerra\u201d, con riferimento agli scatti realizzati durante la guerra civile spagnola. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Capa ha collaborato con molte riviste come\u00a0<em>Collier\u2019s e Life<\/em>, ci\u00f2 che gli permise di acquisire una particolare sensibilit\u00e0 nel rappresentare la guerra e le devastazioni. Le sue famose immagini ben simboleggiano la brutalit\u00e0 dei conflitti e hanno contribuito a cambiare la percezione del pubblico verso la fotografia di guerra. Il 27 luglio 1938, trovandosi in Cina per documentare la guerra sino-giapponese in un reportage durato otto mesi, Capa scrisse a un amico della sua agenzia di New York: \u201cSpediscimi immediatamente 12 rulli di Kodachrome con tutte le istruzioni su come usarli, filtri, etc\u2026 in breve, tutto ci\u00f2 che dovrei sapere, perch\u00e9 ho un\u2019idea per <em>Life<\/em>\u201d.Sebbene di quel servizio siano soprav<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/80634-1024x1012-1-e1601924656281.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20547\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/80634-1024x1012-1-e1601924656281.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"419\" \/><\/a>vissute soltanto fotografie in bianco e nero, ad eccezione di quattro immagini pubblicate sulla rivista Life il 17 ottobre 1938, la lettera esprime il chiaro interesse di Capa per i lavori con pellicole a colori, ben prima che venissero largamente impiegate da molti altri fotoreporter. Nel 1941, Capa fotograf\u00f2 a colori Ernest Hemingway nella sua casa a Sun Valley, in Idaho, e utilizz\u00f2 pellicole a colori anche durante la traversata dell\u2019Atlantico su<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/fbc4ed72b7c0ae6028ca6530fc71f762-0086.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-20548 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/fbc4ed72b7c0ae6028ca6530fc71f762-0086.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/fbc4ed72b7c0ae6028ca6530fc71f762-0086.jpg 593w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/fbc4ed72b7c0ae6028ca6530fc71f762-0086-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a> una nave merci con un convoglio alleato, scatto pubblicato dal <em>Saturday Evening Post<\/em>. \u00a0 Della produzione di Robert Capa sono molto noti i reportage della Seconda Guerra Mondiale, in particolar modo dello sbarco in Normandia, pur avendo privilegiato maggiormente pellicole in bianco e nero. Le poche immagini a colori ritraggono soprattutto le truppe americane e il corpo francese a cammello in Tunisia, nel 1943. <strong>Dopo il secondo conflitto mondiale, l\u2019attivit\u00e0 di Capa si orient\u00f2 esclusivamente verso l\u2019uso di pellicole a colori<\/strong>, soprattutto per fotografie destinate alle riviste dell\u2019epoca come Holiday e Ladies\u2019Home Journal (USA), Illustrated (UK), Epoca (Italia). Quelle immagini, presentate ai lettori per la prima volta, avevano lo scopo di\u00a0<strong>raccontare al pubblico americano ed europeo la vita quotidiana di persone comuni e di paesi lontani<\/strong>, in maniera radicalmente diversa rispetto ai reportage di guerra che avevano guidato i primi anni della carriera di Capa.\u00a0<strong>L\u2019abilit\u00e0 tecnica del maestro, abbinata alla capacit\u00e0 di raccontare le emozioni umane dimostrata nelle prime fotografie in bianco e nero, gli permise di muoversi con particolare abilit\u00e0 tra i diversi tipi di pellicola, impiegando il colore a completamento dei soggetti fotografati<\/strong>. Tra questi primi lavori si trovano le fotografie della Piazza Rossa di Mosca, realizzate durante un viaggio in URSS nel 1947 con lo scrittore John Steinbeck e la vita dei primi coloni in Israele nel 1949-50. Per il progetto\u00a0<em>Generazione X<\/em>, Capa si rec\u00f2 a Oslo, a Essen, nel nord della Norvegia e a Parigi per catturare la vita e i sogni delle giovani generazioni nate prima della guerra. <strong>Le fotografie di Capa presentano ai lettori anche un interessante ritratto dell\u2019alta societ\u00e0<\/strong>, dovuto al sapiente ed elegante uso della fotografia a colori. Nel 1950, ritrasse le stazioni sciistiche pi\u00f9 alla moda delle Alpi svizzere, austriache e francesi, e le affascinanti spiagge francesi di Biarritz e Deauville per il fiorente mercato turistico presentato dalla rivista\u00a0<em>Holiday<\/em>. Scatt\u00f2 anche diverse\u00a0<strong>fotografie di moda<\/strong>, lungo le banchine della Senna e in Place Vend\u00f4me. Fotograf\u00f2 diversi\u00a0<strong>attori e registi sui set cinematografici<\/strong>, come Ingrid Bergman nel film\u00a0<em>Viaggio in Italia<\/em>\u00a0di Roberto Rossellini, Orson Welles in\u00a0<em>Black Rose<\/em>\u00a0e John Huston in\u00a0<em>Moulin Rouge<\/em>. In questo periodo realizz\u00f2 anche una serie di ritratti, come quelli di Pablo Picasso, fotografato su una spiaggia con il figlio Claude, o di Giacometti nel suo studio a Parigi. L\u2019immaginario a colori era parte indissolubile della ricostruzione e della vitalit\u00e0 del dopoguerra. Per tutti i lavori realizzati dalla fine della guerra in avanti, Capa impiegava sempre almeno due fotocamere: una per le pellicole in bianco e nero e una per quelle a colori, usando una combinazione di 35 mm e 4&#215;5 Kodachrome, e le pellicole Ektachrome di medio formato, sottolineando l\u2019importanza di questo nuovo mezzo per l<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/Robert-Capa-mostra-torino-820x1024-1-e1601924809168.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-20549\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/Robert-Capa-mostra-torino-820x1024-1-e1601924809168.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"524\" \/><\/a>a sua crescita professionale. Continu\u00f2 a lavorare con pellicole a colori fino al termine della sua vita, anche durante il viaggio in Indocina dove mor\u00ec nel maggio 1954. In particolare, gli scatti a colori dall\u2019Indoncina sembrano anticipare le immagini che avrebbero dominato l\u2019immaginario collettivo della guerra in Vietnam, negli anni \u201860 del Novecento.<\/p>\n<p><em>Capa in color<\/em>\u00a0\u00e8 una mostra che offre la possibilit\u00e0 unica di esplorare il forte e decennale legame del maestro con la fotografia a colori, attraverso un affascinante percorso che illustra la societ\u00e0 nel secondo dopoguerra. Il suo talento nella composizione del bianco e del nero fu enorme, ma la scoperta della potenzialit\u00e0 delle pellicole a colori, quasi a met\u00e0 della sua carriera, rese necessario definire un nuovo approccio.\u00a0<em><strong>Capa in color<\/strong><\/em><strong>\u00a0rivela come Robert Capa inizi\u00f2 a osservare il mondo in maniera diversa e come la <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/Robert-Capa-mostra-torino-1024x808-1-e1601924866718.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-20550 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2020\/10\/Robert-Capa-mostra-torino-1024x808-1-e1601924866718.jpg\" alt=\"\" width=\"524\" height=\"413\" \/><\/a>sua attivit\u00e0 riusc\u00ec ad adattarsi alla nuova sensibilit\u00e0 postbellic<\/strong>a. L\u2019innovativo mezzo fotografico lo obblig\u00f2 non solo a riconsiderare la composizione dei colori, ma anche a trovare il modo migliore per soddisfare la curiosit\u00e0 di un pubblico reduce dal conflitto, che desiderava divertirsi e conoscere luoghi lontani. Dichiara\u00a0<strong>Enrica Pagella, Direttrice Musei Reali<\/strong>: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;immagine migliore, la miglior propaganda.\u00a0<em>Con questa frase celebre, Robert Capa afferma l\u2019importanza del mezzo fotografico come arma di testimonianza e di denuncia. Noto universalmente come figura emblematica del fotoreporter di guerra, Capa document\u00f2 in bianco e nero i principali conflitti del Novecento, dalla guerra civile spagnola alla Seconda Guerra Mondiale, dal conflitto arabo-israeliano alla prima guerra di Indocina. Speriment\u00f2 l\u2019uso del colore mentre si trovava sul fronte della seconda guerra sino-giapponese, nel 1938, e si avvicin\u00f2 al cinema intervenendo in una pellicola prodotta da Luis Bu\u00f1uel (Spagna 36) o quale fotografo di scena sul set del film Notorious, diretto da Alfred Hitchcock, che gli consent\u00ec di introdurre al neorealismo di Rossellini l\u2019amata Ingrid Bergman. Un\u2019estetica calata nella realt\u00e0 e un uomo sempre pronto a misurarsi con le miserie, il caos e la storia, fino alla morte avvenuta nel 1954 in Vietnam, mentre scattava una foto. <\/em><em>Capa \u00e8 stato tra i fondatori della storica agenzia Magnum Photos con Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Georges Rodger e William Vandivert nel 1947, ancora oggi tra le pi\u00f9 importanti agenzie di fotogiornalismo mondiali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la sua poetica si concentr\u00f2 soprattutto sulle pellicole a colori, ritraendo la vita decadente dell\u2019alta societ\u00e0 europea per le riviste, cos\u00ec come attori e artisti. A questa produzione meno nota, ma altrettanto affascinante e inconsueta, \u00e8 dedicata la mostra Capa in color: il percorso \u00e8 costituito da 150 immagini che appartengono alla collezione conservata all\u2019International Center of Photography di New York e che sono arrivate a Torino qualche mese prima dell\u2019emergenza sanitaria. Grazie all\u2019accordo con la Societ\u00e0 Ares, \u00e8 ora possibile presentare per la prima volta in Italia, in un\u2019unica mostra, un ritratto della multiforme societ\u00e0 internazionale del dopoguerra, grazie al sapiente ed elegante uso del colore. Una mostra importante, sia per la qualit\u00e0 delle immagini che per l\u2019opportunit\u00e0 di estendere l\u2019offerta dei Musei Reali all\u2019attivit\u00e0 di un grande maestro del Novecento. Una sfida espositiva che accompagna la ripresa dopo i mesi del confinamento, un modo per \u201candare pi\u00f9 vicino\u201d al pubblico e alla vita, proprio come suggeriva uno degli insegnamenti di Capa: Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete andati abbastanza vicino<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La\u00a0mostra\u00a0\u201cCapa in color\u201d \u00a0presenta, per la prima volta in Italia, gli scatti a colori di Robert Capa, fotografo di fama mondiale. La collezione \u00e8 presentata da ICP-International Center of Photography, grazie a ICP Exhibitions Committee e ai fondi pubblici del New York City Department of Cultural Affairs in partnership con il consiglio cittadino. 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