{"id":21570,"date":"2021-01-06T18:29:44","date_gmt":"2021-01-06T18:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=21570"},"modified":"2021-01-06T18:29:44","modified_gmt":"2021-01-06T18:29:44","slug":"intervista-al-professor-antonio-cioffi-dellaccademia-di-belle-arti-di-brera-a-milano-intellettuale-aperto-alle-arti-alleducazione-e-alle-nuove-tecnologie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/01\/06\/intervista-al-professor-antonio-cioffi-dellaccademia-di-belle-arti-di-brera-a-milano-intellettuale-aperto-alle-arti-alleducazione-e-alle-nuove-tecnologie\/","title":{"rendered":"Intervista al Professor Antonio Cioffi  dell\u2019Accademia di Belle Arti di  Brera a Milano. Intellettuale aperto alle arti,  all\u2019educazione e alle nuove tecnologie."},"content":{"rendered":"<p><strong>Il professor Antonio Cioffi,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/00.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21571\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/00.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/00.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/00-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a> titolare di cattedra di <em>Pedagogia e didattica dell<\/em><\/strong><em>\u2019<\/em><strong><em>arte<\/em><\/strong><strong> presso la Storica Accademia di Belle Arti Brera di Milano,\u00a0 \u00a0si occupa da tempo del rapporto che intercorre fra arte, educazione e nuove tecnologie.<\/strong> Su questi temi ha curato la partecipazione dell\u2019Accademia a diversi progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea, come <em>V4T \u2013 Videogames for Teachers<\/em>, conclusosi nel 2019 e che ha avuto lo scopo di fornire ai futuri insegnanti d\u2019Europa uno spunto organico di riflessione pratica sull&#8217;innovazione dei metodi didattici attraverso l&#8217;uso dei videogiochi e delle applicazioni ludiche. Nel 2012 ha ideato a Brera un biennio sperimentale di 2\u00b0 livello in <em>Didattica multimediale<\/em>, accreditato in via definitiva dal Ministero nel 2018. Si occupa attivamente di e-learning e di problematiche sociali relative all\u2019intercultura; altri suoi ambiti di ricerca riguardano la sociologia dell\u2019arte e dei nuovi media, l\u2019arte sacra e l\u2019iconografia delle tradizioni religiose e misteriche, l\u2019influenza delle tradizioni esoteriche nella cultura di massa contemporanea. <strong>Alla luce di questa nutrita cultura e di questa spiccata professionalit\u00e0 che gli appartiene all\u2019interno della pi\u00f9<\/strong> <strong>importante Accademia di Belle Arti del mondo,\u00a0 qual\u2019\u00e8 l\u2019Accademia di Brera fondata da quell\u2019illuminata imperatrice che \u00e8 stata Maria Teresa d\u2019Austria; ebbene, abbiamo pensato di\u00a0 rivolgere all\u2019illustre collega\u00a0 una serie di domande, adatte\u00a0 a spiegare le innovazioni che si stanno manifestando in essa, il suo contributo di docente \u00a0 e il\u00a0 ruolo\u00a0 di questa istituzione in tutto ci\u00f2.<\/strong><\/p>\n<p><strong>1 &#8211; Quale rapporto pensa che intercorra oggi fra l<\/strong>\u2019<strong>arte e il mondo delle nuove tecnologie digitali?<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21572 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/01.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/01.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/01-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>R<\/strong>: Arte e tecnologia sono sempre state connesse, come dimostra la stessa etimologia del termine \u201ctecnica\u201d, derivante dal greco <em>t<\/em><em>\u00e9<\/em><em>chne<\/em>, che significa propriamente \u201carte\u201d. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario essere consapevoli di quanto le arti possano influire sul modo che abbiamo di percepire e di usare le tecnologie, in particolar modo quelle digitali. Non mi riferisco tanto alla possibilit\u00e0 di annoverare il digitale fra le tecniche espressive artistiche, quanto piuttosto alla funzione, da sempre rivestita dall&#8217;arte, di produrre sistemi di rappresentazione simbolici del mondo. Per questo, oggi pi\u00f9 che mai occorre che essa riprenda il suo ruolo centrale nel processo di codifica simbolica della realt\u00e0, processo che viceversa si produrrebbe all\u2019interno di dinamiche ideologiche o meramente mercantili, come quelle pubblicitarie. Si tratta a mio vedere di farsi carico &#8211; da parte degli artisti &#8211; del processo stesso di <em>creazione<\/em> dei linguaggi tecnologici. La grande arte del passato non era al traino della tecnica ma contribuiva a definirla, basti pensare, con Hubert Damisch, allo sviluppo rinascimentale del paradigma prospettico nelle arti visive. Il digitale lasciato a se stesso non pu\u00f2 essere che una tecnica, solo attraverso la <em>p\u00f2iesis<\/em> dell\u2019arte pu\u00f2 diventare linguaggio e di conseguenza \u201cmondo\u201d; ed in parte questo gi\u00e0 oggi avviene, nell\u2019universo dei videogiochi, per esempio. Il diffondersi di queste tecnologie \u00e8 per l\u2019arte una grande opportunit\u00e0: se saremo capaci di rivedere le categorie della produzione artistica alla luce di questa nuova alfabetizzazione &#8211; ripensando ad esempio il ruolo dell\u2019autore, che necessariamente deve mutare ed accogliere la sfida della creazione collaborativa e decentrata &#8211; la funzione sociale dell\u2019<em>artifex<\/em> pu\u00f2 conoscere un nuovo Rinascimento.<\/p>\n<p><strong>2<\/strong> &#8211; <strong>Ritiene quindi che il cambiamento di paradigma dovuto alla rivoluzione digitale procuri anche al mondo dell<\/strong>\u2019<strong>arte le trasformazioni che stanno investendo tutti gli ambiti con i quali tale rivoluzione viene a contatto?<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/02.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21573\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/02.jpg\" alt=\"\" width=\"470\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/02.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/02-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/a>R:<\/strong> Proprio cos\u00ec, la tecnologia digitale ha caratteristiche intrinseche, una sorta di \u201canatomia macchinica\u201d che &#8211; come sempre accade, ci ha insegnato McLuhan &#8211; va a plasmare attraverso il suo uso le attivit\u00e0 ed i soggetti della loro applicazione, fino ad arrivare a modellare il pensiero stesso del proprio utente. La clonabilit\u00e0 &#8211; pi\u00f9 che la riproducibilit\u00e0 di benjaminiana memoria &#8211; del dato informatico, il suo carattere discreto piuttosto che continuo, la natura rizomatica dei suoi sviluppi, la possibilit\u00e0 di un approccio plurale e collaborativo allo svolgimento delle sue operazioni, sono tutte caratteristiche \u201cmorfologiche\u201d del digitale che gi\u00e0 hanno fortemente influenzato la scienza contemporanea, pensiamo per esempio alla genetica. In ambito pedagogico-didattico hanno prodotto la nascita e lo sviluppo delle metodologie di <em>e-learning<\/em>, con i loro <em>learning objects<\/em> e l\u2019ideazione di \u201cambienti di apprendimento\u201d costruiti \u201cintorno\u201d &#8211; piuttosto che \u201cdavanti\u201d &#8211; al discente. Anche la politica che diventa <em>governance<\/em> sembra essere nella cultura contemporanea un frutto di questo processo, cos\u00ec come l\u2019attuale concezione di \u201cdemocrazia diretta\u201d. E non \u00e8 un caso che tutto ci\u00f2 sia stato in un certo modo prefigurato dalle teorizzazioni estetiche che hanno caratterizzato gran parte dell\u2019arte del secondo Novecento.<\/p>\n<p><strong>3 &#8211; A Milano, all<\/strong>\u2019<strong>Accademia di Brera, lei ha ideato un biennio specialistico in Didattica multimediale, come valuta quell<\/strong>\u2019<strong>esperienza alla luce di queste considerazioni?<\/strong><\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Il biennio in didattica multimediale ha voluto costituire nell\u2019offerta formativa delle accademie un ponte fra la dimensione umanistica degli studi critico-filosofici e gli ambiti tecnologici deldigitale emergente. Non avevamo in vista n\u00e9 un corso di formazione professionale &#8211; seppur avanzato &#8211; di grafica o di pittura digitale od interattiva, n\u00e9 consideravamo le esperienze artistiche come la <em>Net Art<\/em>, che fanno uso delle potenzialit\u00e0 comunicazionali delle <em>S<\/em><em>ocial<\/em><em> Community<\/em> per esprimere proposte critiche pi\u00f9 o meno concettuali. Considerando che l\u2019ambito della formazione \u00e8 per definizione il luogo di ricerca all\u2019interno del quale gli \u201cstrumenti del comunicare\u201d trovano la loro destinazione privilegiata e consapevoli del fatto che una nuova forma di alfabetizzazione &#8211; quella digitale &#8211; sta chiaramente entrando in competizione con quella analogica, volevamo sperimentare una strada che portasse alla formazione di autori multimediali che sapessero unire la preparazione teorica e la competenza tecnologica come richiesto oggi in molti ambiti, da quello editoriale a quello educativo passando attraverso l\u2019industria del divertimento. Una figura di <em>Digital Art D<\/em><em>irector<\/em>, se vogliamo, che sapesse rispondere creativamente alle inedite domande del mercato del lavoro contemporaneo. D\u2019altronde la stessa denominazione \u201cdidattica multimediale\u201d esprime gi\u00e0 in s\u00e9 una complessit\u00e0 disciplinare della quale solo oggi &#8211; con l\u2019emergenza sanitaria in atto &#8211; risulta evidente a chiunque l\u2019importanza. Attualmente il biennio a Milano \u00e8 sospeso, in vista di una sua riformulazione ancora pi\u00f9 aderente alle necessit\u00e0 di un panorama culturale e professionale &#8211; diciamo cos\u00ec &#8211; \u201cresettato\u201d. La prospettiva \u00e8 quella di una declin<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/03.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21574 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/03.jpg\" alt=\"\" width=\"491\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/03.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/03-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 491px) 100vw, 491px\" \/><\/a>azione nelle arti visive degli studi che in altre scienze umane sono stati definiti delle <em>Digital Humanities<\/em>. Tra l\u2019altro, a questo proposito, ho avuto l\u2019onore di collaborare personalmente, come <em>Visiting professor <\/em>alla Brown University, con uno dei padri di questa disciplina, George Landow, colui che per primo ha messo a fuoco operativamente l\u2019impatto formidabile dell\u2019ipertestualit\u00e0 nella cultura. Egli, oltre ad essersi notoriamente occupato di letteratura inglese, \u00e8 stato docente di Storia dell\u2019arte; in ambito artistico tutto ci\u00f2 trova infatti la sua collocazione ideale, poich\u00e9 l\u2019arte gi\u00e0 in s\u00e9 possiede la doppia connotazione, teorico-pratica, espressa dal complesso mano-cervello.<\/p>\n<p><strong>4<\/strong> &#8211; <strong>Come sar\u00e0 l<\/strong>\u2019<strong>Accademia post-COVID? La digitalizzazione forzata cambier\u00e0 in qualche modo il nostro modo di concepire l<\/strong>\u2019<strong>arte e la didattica<\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Il periodo di emergenza sanitaria che stiamo attraversando credo cambier\u00e0 profondamente ogni ambito della nostra vita, tanto che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi parla di un mondo pre-Covid e di uno post-Covid. Anche l\u2019ambito dell\u2019arte e della corrispondente didattica ne risulter\u00e0 quindi profondamente segnato, ma non necessariamente in modo negativo. Poich\u00e9 l\u2019accelerazione tecnologica che stiamo sperimentando riguarda fondamentalmente la comunicazione ed i sistemi di rappresentazione della realt\u00e0, e dato che questi sono proprio i fattori chiave dell\u2019operato artistico, penso che se affrontata nel modo giusto la digitalizzazione forzata, che attualmente sta in parte producendouna sorta di tecno-fobia nelle generazioni pi\u00f9 adulte, possa non solo essere superata brillantemente ma arricchire di nuove competenze e di inediti strumenti linguistici la sensibilit\u00e0 estetica di tutta la nostra societ\u00e0. Questo a patto di saper rinnovare molti dei nostri paradigmi culturali e linguistici &#8211; oggi ancora legati ad una cultura alfabetica di stampo post-rinascimentale &#8211; anche in ambito didattico: non dimentichiamo che se gli insegnamenti teorici praticano da sempre, attraverso la scrittura, l\u2019insegnamento a distanza (non \u00e8 un caso che il libro costituisca il sussidio didattico per eccellenza) gli insegnamenti pratici e laboratoriali non hanno mai avuto a disposizione prima d\u2019ora gli strumenti tecnologici adatti per essere svolti in questo modo. La multimedialit\u00e0, con le possibilit\u00e0 che offre di telepresenza, di realt\u00e0 virtuale ed aumentata, di comunicazione partecipata, potr\u00e0 rimanere come prezioso strumento didattico anche dopo la fine dell\u2019emergenza.<\/p>\n<p><strong>5 &#8211; Esiste a suo avviso una differenza tra l<\/strong>\u2019<strong>Accademia e l<\/strong>\u2019<strong>Universit\u00e0 nel modo di affrontare la crisi dovuta al COVID?<\/strong><\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Diciamo che esiste una differenza fra il modo di affrontare la didattica a distanza delle materie teoriche e quello delle discipline che prevedono un versante pratico e laboratoriale, e che ovviamente in Accademia<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/04.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21575\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/04.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/04.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/04-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a> esiste una preponderanza di queste ultime, unita ad una tradizione &#8211; desunta dalla storia della \u201cbottega\u201d &#8211; di un rapporto aperto, diretto e dialogico fra docenti e studenti; ma la rivoluzione linguistica connessa all\u2019accelerazione tecnologica in corso \u00e8 un fatto che riguarda tutti allo stesso modo. Nel caso della cosiddetta lezione frontale, ad esempio, occorre a mio avviso, sapersi sganciare dall\u2019impianto testuale e \u201cteatrale\u201d del \u201cpunto di vista principe\u201d relativo alla lezione tradizionale, che prevede un palco centrale e degli spettatori con limitate possibilit\u00e0 di partecipazione. Nell\u2019iper-luogo &#8211; piuttosto che non-luogo &#8211; della teleconferenza &#8211; cio\u00e8 in quello che con Gianluca Nicoletti mi piace definire \u201caldil\u00e0 catodico\u201d del monitor interattivo &#8211; non esiste a priori gerarchia n\u00e9<em>logos<\/em> verticale, se non simulando un desueto modello televisivo, ma piuttosto la possibilit\u00e0 di un\u2019esplosione frattale &#8211; della comunicazione &#8211; quasi cubista nella moltiplicazione dei punti di vista nello spazio virtuale. Questa condizione, se sapientemente gestita in termini di comunit\u00e0, offre la possibilit\u00e0 di realizzare appieno un \u201cambiente di apprendimento\u201d nel quale ognuno pu\u00f2 essere il centro. Gli interventi degli studenti &#8211; mi dice la mia esperienza e quella di molti colleghi &#8211; si moltiplicano, nel corso delle lezioni a distanza: in parte certamente per il loro essere nativi digitali, ma soprattutto (e questo non \u00e8 in contraddizione) per l\u2019essere virtualmente collocati nel \u201cpalazzo della memoria\u201d di una comunit\u00e0 di soggetti dell\u2019apprendimento non assoggettati &#8211; e non \u00e8 solo un gioco di parole &#8211; alla verticalit\u00e0 della comunicazione.<\/p>\n<p><strong>6 &#8211; E il caso del laboratorio d<\/strong>\u2019<strong>arte tenuto a distanza?<\/strong><\/p>\n<p><strong>R<\/strong>: Questa \u00e8 certamente una situazione diversa e pi\u00f9 complessa; ma anche in questo caso le tecnologie digitali di penetrazione multisensoriale ed immersiva (a volte pu\u00f2 bastare disporre di diversi punti di ripresa video, magari riutilizzando a costo zero uno smartphone come seconda o terza camera), unite ad un certo grado di alfabetizzazione sintattica e grammaticale da parte del docente in termini di regia e composizione, pu\u00f2 &#8211; in modo sincrono o asincrono &#8211; mostrare tecniche ed illustrare procedure in maniera estremamente pi\u00f9 efficace e dettagliata di quanto pu\u00f2 accadere in un\u2019aula affollata e talvolta male attrezzata. Noi a Milano, proprio allo scopo di individuare delle \u201cbuone pratiche\u201d nella didattica a distanza del laboratorio d\u2019arte, abbiamo costituito durante il <em>lockdown<\/em>un gruppo di docenti &#8211; che abbiamo chiamato GARAGE Brera &#8211; interessati a sperimentare e formalizzare tecniche e metodologie didattiche innovative in questo senso. Dal nostro lavoro di ricerca stanno nascendo esperienze e proposte metodologiche estremamente significative, i cui risultati abbiamo presto l\u2019intenzione di pubblicare. Centrale nella didattica dell\u2019arte \u00e8 ad esempio il concetto di \u201cStudio d\u2019artista\u201d; il fatto di poter realizzare attraverso la tecnologia ci\u00f2 che l\u2019artista e collega Ignazio Gadaleta &#8211; docente di pittura &#8211; ha recentemente definito \u201c<em>atelier<\/em> diffuso\u201d, non costitui<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/05.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21576 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/05.jpg\" alt=\"\" width=\"523\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/05.jpg 711w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/05-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><\/a>sce certo una limitazione rispetto la normale attivit\u00e0 didattica, ma un suo straordinario potenziamento. Se all\u2019intelligenza artificiale riesce ad unirsi una \u201cintelligenza connettiva\u201d ormai tecnologicamente attuabile ed a questo si aggiunge un pensiero creativo e divergente di qualit\u00e0, credo che le Accademie possano dare un contributo unico e prezioso al dibattito attuale sulla formazione, non solo a distanza e non solo in ambito artistico.<\/p>\n<p><strong>7<\/strong> &#8211; <strong>Per concludere, cos\u2019\u00e8 che pi\u00f9 l<\/strong>\u2019<strong>affascina nella rivoluzione tecnologica in corso?<\/strong><\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Direi l\u2019aspetto \u201cesoterico\u201d, se mi permette di usare questo termine. Sono profondamente convinto di una cosa: la rivoluzione digitale arriva come fenomeno conclusivo di una serie storica di straordinari cambiamenti epocali che nell\u2019insieme abbiamo chiamato modernit\u00e0, e di cui l\u2019arte &#8211; o ci\u00f2 che noi oggi chiamiamo in questo modo &#8211; non \u00e8 che un particolare risvolto. Cambiamenti che hanno riguardato le scienze materiali come quelle dello spirito, dalla religione alla filosofia alla psicologia, e che hanno per\u00f2 lasciato nella societ\u00e0 una sorta di vuoto esistenziale che in qualche modo l\u2019informatica va a colmare, con la sua nuova, particolare, talvolta inquietante, versione di \u201cinvisibile\u201d e di immaterialit\u00e0; mi riferisco ovviamente alla percezione che ne abbiamo ed al cambiamento cognitivo che produce in noi. Non \u00e8 un caso che si possa parlare ad esempio &#8211; come fa Derrick de Kerckhove &#8211; di \u201cinconscio digitale\u201d, ad indicare quella zona d\u2019ombra delle reti telematiche che corrisponde alla traccia indelebile della nostra <em>persona<\/em> online, la quale &#8211; conoscendo di noi pi\u00f9 di ci\u00f2 che noi stessi conosciamo &#8211; costituisce la merce pi\u00f9 ambita dal cosiddetto \u201ccapitalismo della sorveglianza\u201d. I mondi virtuali e paralleli che il digitale crea, il mondo-specchio del Bianconiglio, per citare il film <em>Matrix<\/em>, cosi simili ai mondi della magia e dello spiritismo dei secoli scorsi, sembrano veri e propri \u201ccieli\u201d di una nuova metafisica scientista; a patto di non giungere alle conclusioni iperboliche e talora terrificanti del Transumanismo, circa una prossima migrazione, della vita intelligente sul pianeta Terra, dall\u2019uomo al Cyborg, l\u2019ibrido uomo-macchina dei racconti di fantascienza.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il professor Antonio Cioffi, titolare di cattedra di Pedagogia e didattica dell\u2019arte presso la Storica Accademia di Belle Arti Brera di Milano,\u00a0 \u00a0si occupa da tempo del rapporto che intercorre fra arte, educazione e nuove tecnologie. Su questi temi ha curato la partecipazione dell\u2019Accademia a diversi progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea, come V4T \u2013 Videogames for Teachers, conclusosi nel 2019 e che ha avuto lo scopo di fornire ai futuri insegnanti d\u2019Europa uno spunto organico di riflessione pratica sull&#8217;innovazione dei metodi didattici attraverso l&#8217;uso dei videogiochi e delle applicazioni ludiche. Nel 2012 ha ideato a Brera un biennio [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/01\/06\/intervista-al-professor-antonio-cioffi-dellaccademia-di-belle-arti-di-brera-a-milano-intellettuale-aperto-alle-arti-alleducazione-e-alle-nuove-tecnologie\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,9894,10357,44545,44441,23335,28369,4625,409394,44754],"tags":[35342,412202,35338,406613,29574,412199,390486,412200],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21570"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21570"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21570\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21577,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21570\/revisions\/21577"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}