{"id":21812,"date":"2021-01-26T20:25:59","date_gmt":"2021-01-26T20:25:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=21812"},"modified":"2021-01-26T20:25:59","modified_gmt":"2021-01-26T20:25:59","slug":"ditte-ejlerskov-e-pedro-matos-la-lezione-analitica-di-una-danese-e-di-un-portoghese-alla-galleria-bianconi-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/01\/26\/ditte-ejlerskov-e-pedro-matos-la-lezione-analitica-di-una-danese-e-di-un-portoghese-alla-galleria-bianconi-di-milano\/","title":{"rendered":"Ditte Ejlerskov e Pedro Matos. La lezione analitica di una danese e di un portoghese  alla galleria Bianconi di Milano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/9t4OFy_g-e1611691986370.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21813\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/9t4OFy_g-e1611691986370.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"383\" \/><\/a>Alla Galleria Bianconi<\/strong> di Milano \u00a0\u00a0troviamo una bellissima esposizione, una mostra che ho sentito molto vicina alla mia estetica, \u00a0grazie al mio <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/tcsbSgkA-scaled-e1611692022629.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21814 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/tcsbSgkA-scaled-e1611692022629.jpg\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"306\" \/><\/a>modo di vivere e sentire l\u2019arte contemporanea. \u00a0E\u2019 la mostra <strong>\u201cDitte Ejlerskov &amp; Pedro Matos. Leaving No Trace\u201d<\/strong>, una \u00a0doppia personale in cui \u00a0sono presentate le diverse ricerche <strong>di due artisti internazionali, la danese <em>Ditte Ejlerskov <\/em>(1982) e il portoghese <em>Pedro Matos<\/em> (1989).<\/strong> \u00a0I due artisti \u00a0si <strong>confrontano<\/strong> con <strong>opere inedite<\/strong> e dello stesso formato in un progetto incentrato sul <strong>processo di sottrazione e annullamento dell&#8217;immagine nella pittura contemporanea, \u00a0che \u00e8 un po\u2019 una volont\u00e0 analitica, una sorta di ritorno all\u2019ordine, una volont\u00e0 di\u00a0 allontanarsi da tutte le mitologie\u00a0 avanguardistiche\u00a0 e di pensare\u00a0 a un rinnovamento\u00a0 della pratica\u00a0 pittorica.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u201cLeaving no trace\u201d<\/em><\/strong> \u00a0che sta per \u201csenza lasciare traccia\u201d \u00e8 il titolo della mostra in cui il senso di \u201ctraccia\u201d \u00e8 indagato, come scrive nel testo di presentazione il curatore<strong><em>, <\/em><\/strong>da due differenti punti di vista: quello etimologico della presenza accennata, del lascito, dell&#8217;accenno, che emerge potente dal lavoro di Pedro Matos e quello, vibrante e intimo, della rimozione, della non -presenza, di \u201cun&#8217;alterit\u00e0 che non si \u00e8 mai presentata ne potr\u00e0 mai presentarsi\u201d che connota l&#8217;opera di Ditte Ejlerskov.<\/p>\n<p><strong><em>Pedro Matos come Brice Morden,\u00a0 esponente di spicco della pittura opaca, <\/em><\/strong><strong>lascia <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/nKdJmC7Q-scaled-e1611692100644.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21816 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/nKdJmC7Q-scaled-e1611692100644.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"289\" \/><\/a>vivere \u00a0la superficie nera opaca dei propri dipinti con \u201ctracce\u201d, \u00a0grafie criptiche, nei toni che vanno dal rosso al viola, \u00a0dal blu al grigio e bianco, che danno vita ad un &#8216; icona astratta, per cui l\u2019artista dialoga\u00a0 con lo spazio\u00a0 ambientale <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/NyDe7e-w-e1611692056722.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21815\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/NyDe7e-w-e1611692056722.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"326\" \/><\/a>nel segno\u00a0 della disseminazione, ed\u00a0 anche di una certa lievitazione\u00a0 e navigazione\u00a0 che fa oscillare questi grafemi\u00a0 tra superfice e profondit\u00e0, senza rinunciare\u00a0 all\u2019emozione del gesto\u00a0 e alle capacit\u00e0 di sintonizzarsi\u00a0 con le tensioni della mente.<\/strong> Fuorviante mi pare quanto\u00a0 si asserisce nel testo in catalogo\u00a0 e cio\u00e8 che\u00a0 il processo del lavoro di Pedro Matos \u00e8 \u201cconcettualmente assimilabile alla cultura urbana e allo <em>street &#8211; style <\/em>tipico del graffitismo e del <em>cut-up <\/em>dei cartelloni pubblicitari\u201d; ci\u00f2 mi pare oltremodo riduttivo, <strong>perch\u00e9 invece in quelle tracce minime, in quella \u201cscrittura\u201d ci sono tracce di totalit\u00e0, memorie ritmiche spaziali, immagini dense di andamenti controversi del segno e di squillanti cromie, narrazioni frammentate sospese sulla soglia di un probabile infinito. <\/strong>E, dunque, tutto cresce\u00a0 come pittura \u00a0nella sua pienezza fisica, proprio come \u201carea di coscienza della pittura\u201d, che ha guardato\u00a0 anche a una sorta\u00a0 di immaginazione del futuro, dove le immagini\u00a0 totali che ci porge,\u00a0 frutto ed equilibrio di idea e prassi, progetto ed esecuzione, sono fuoriuscite da un atlante\u00a0 della <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/77eKUsyg-scaled-e1611692146130.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-21817 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/77eKUsyg-scaled-e1611692146130.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"283\" \/><\/a>contemporaneit\u00e0, meglio ancora da una enciclopedia digitale.<\/p>\n<p><strong><em>Ditte Ejlerskov <\/em><\/strong><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong>nei suoi \u201cDream Gradients\u201d,<\/strong>\u00a0 viceversa , azzera ogni immagine e potremmo \u00a0ancora definirla \u00a0quasi una \u201cmistica della pittura\u201d, perch\u00e8 qui\u00a0\u00a0 vive la lucentezza del colore, della pittura, di una materia ch<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/Ech2MsZQ-scaled-e1611692213290.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-21818\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/01\/Ech2MsZQ-scaled-e1611692213290.jpg\" alt=\"\" width=\"307\" height=\"298\" \/><\/a>e si trasforma prima in colore e poi \u00a0in luce vibrante. <strong>L&#8217;artista danese lavora per monocromie, in essi\u00a0 lascia movimentare la gradienza, ovvero il gradiente, che altro non \u00e8 che la stessa\u00a0 pittura che si accalora, trascolora, si schiarisce, \u00a0\u00a0vive di toni\u00a0 che vanno dall\u2019intensit\u00e0 alla sommessit\u00e0, in \u00a0una sorta di purificazione dalla terra al cielo, dall\u2019alto in basso, proprio per neutralizzare\u00a0 possibili associazioni cromatiche\u00a0 di tipo rappresentativo.<\/strong> E abbandonando\u00a0 ogni progetto monocromatico,\u00a0 che si\u00a0 rende autonomo da vincoli referenziali, lascia affiorare spazialit\u00e0 d\u2019intensa purezza luminosa. Il campo della pittura diviene\u00a0 luogo di processi mentali e sensoriali come decantazione della luce\u00a0 per svelare l\u2019invisibile attraverso le qualit\u00e0 interne della pittura. \u00a0Citando una frase di <em>Mark Rothko<\/em> che l&#8217;artista ritiene fondante per il suo lavoro, Ditte Ejlerskov \u201cusa il colore semplicemente come uno strumento\u201d.<\/p>\n<p><strong>La superfice pittorica \u00e8 creata \u00a0e si movimenta attraverso \u00a0sottili strati di pittura, \u00a0in un campo percettivo\u00a0 del colore-luce, un \u00a0colore \u00a0che diventa eternamente vivo, rigenerante,\u00a0 impalpabile come pulviscolo atmosferico, in una mutevole geometria\u00a0 di valori interiori e di senso poetico delle vibrazioni.<\/strong> Al centro della ricerca di Ditte Ejlerskov viene posta dunque l\u2019esplorazione della potenzialit\u00e0 della pittura come <em>medium<\/em>\u00a0 e come transito, viaggio, giacch\u00e8 l\u2019esperienza del vedere\u00a0 comporta la somma di tanto passaggi\u00a0 -gli stessi che notiamo nelle opere-\u00a0 che sono il punto di forza dello spazio espansivo della luce.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla Galleria Bianconi di Milano \u00a0\u00a0troviamo una bellissima esposizione, una mostra che ho sentito molto vicina alla mia estetica, \u00a0grazie al mio modo di vivere e sentire l\u2019arte contemporanea. \u00a0E\u2019 la mostra \u201cDitte Ejlerskov &amp; Pedro Matos. Leaving No Trace\u201d, una \u00a0doppia personale in cui \u00a0sono presentate le diverse ricerche di due artisti internazionali, la danese Ditte Ejlerskov (1982) e il portoghese Pedro Matos (1989). \u00a0I due artisti \u00a0si confrontano con opere inedite e dello stesso formato in un progetto incentrato sul processo di sottrazione e annullamento dell&#8217;immagine nella pittura contemporanea, \u00a0che \u00e8 un po\u2019 una volont\u00e0 analitica, una sorta [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/01\/26\/ditte-ejlerskov-e-pedro-matos-la-lezione-analitica-di-una-danese-e-di-un-portoghese-alla-galleria-bianconi-di-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,9894,66652,231285,44441,87,35351,26,17505,66712,28369],"tags":[412352,412350,412349,412059,412351,406702,17520,412353,18273,231275,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21812"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21812"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21812\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21819,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21812\/revisions\/21819"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}