{"id":22060,"date":"2021-02-18T19:55:21","date_gmt":"2021-02-18T19:55:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=22060"},"modified":"2021-02-18T19:55:21","modified_gmt":"2021-02-18T19:55:21","slug":"neil-beloufa-digital-mourning-ovvero-lutto-digitale-un-affondo-sul-luna-park-multimediale-che-ha-corroso-la-vera-vita-e-uno-schiaffo-allarte-italiana-che-scimmiotta-il-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/02\/18\/neil-beloufa-digital-mourning-ovvero-lutto-digitale-un-affondo-sul-luna-park-multimediale-che-ha-corroso-la-vera-vita-e-uno-schiaffo-allarte-italiana-che-scimmiotta-il-passato\/","title":{"rendered":"Ne\u00efl Beloufa. Digital Mourning ovvero Lutto Digitale. Un affondo sul Luna Park multimediale che ha corroso la vera vita, e uno schiaffo all\u2019arte italiana  che scimmiotta il passato."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/106227-Neil_Beloufa_4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-22062 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/106227-Neil_Beloufa_4.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/106227-Neil_Beloufa_4.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/106227-Neil_Beloufa_4-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/neil-beloufa-interview-900x450-c.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22066\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/neil-beloufa-interview-900x450-c.jpg\" alt=\"\" width=\"438\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/neil-beloufa-interview-900x450-c.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/neil-beloufa-interview-900x450-c-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/neil-beloufa-interview-900x450-c-768x384.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><\/a>\u201cDigital Mourning\u201d<\/strong>, <strong>a cura di Roberta Tenconi, \u00e8 la prima grande personale dedicata a Ne\u00efl Beloufa in un\u2019istituzione italiana quale il Pirelli Hangar Bicocca,\u00a0 visitabile\u00a0 fino al 18\u00a0 luglio 2021, \u00a0e nasce da una riflessione sul panorama attuale e sul concetto di vita nel mondo digitale.<\/strong> Vi assicuro che la mostra fa aprire gli occhi<strong> sul Luna Park multimediale che ha corroso la vera vita, cos\u00ec oggi invece simulata, e uno schiaffo all\u2019arte italiana\u00a0 che \u00a0continua a scimmiottare il passato. E\u2019 dunque una grande lezione, sul presente-prossimo futuro. <\/strong><strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fin dal titolo- che vuol dire Lutto Digitale-, la mostra allude a uno dei paradossi pi\u00f9 evidenti della societ\u00e0 contemporanea, l\u2019esistenza in un mondo tecnologico e la sua parallela scomparsa<\/strong>. L\u2019associazione dei due termini \u201cdigital\u201d [digitale] e \u201cmourning\u201d [lutto] si risolve nell\u2019incontro tra assenza di vita e contesto artificiale, una dimensione dove la vita stessa viene simulata attraverso modelli appositamente costruiti per comprenderne l\u2019essenza.<br \/>\nGiocando sulla combinazione e sulla commistione di generi,\u00a0<strong>\u201cDigital Mourning\u201d<\/strong>\u00a0si configura come una nuova complessa installazione multimediale concepita appositamente per lo spazio dello Shed di Pirelli HangarBicocca, e al contempo fornisce una retrospettiva <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Neil-Beloufa-Kempinski-2016-Installation-view-Kunstmuseum-Luzern-Lucerne-2017-Courtesy-the.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-22063 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Neil-Beloufa-Kempinski-2016-Installation-view-Kunstmuseum-Luzern-Lucerne-2017-Courtesy-the.jpg\" alt=\"\" width=\"425\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Neil-Beloufa-Kempinski-2016-Installation-view-Kunstmuseum-Luzern-Lucerne-2017-Courtesy-the.jpg 690w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Neil-Beloufa-Kempinski-2016-Installation-view-Kunstmuseum-Luzern-Lucerne-2017-Courtesy-the-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 425px) 100vw, 425px\" \/><\/a>sulla produzione video di Ne\u00efl Beloufa<strong>. Il percorso \u00e8 composto da un\u2019ampia selezione di opere video che ripercorrono la carriera dell\u2019artista dagli esordi (con\u00a0<em>Kempinski<\/em>, 2007) fino alle produzioni pi\u00f9 recenti, alcune delle quali proiettate all\u2019int<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/13beloufa-mcgarry-tmagArticle.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22064\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/13beloufa-mcgarry-tmagArticle.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/13beloufa-mcgarry-tmagArticle.jpg 592w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/13beloufa-mcgarry-tmagArticle-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>erno delle installazioni multimediali originariamente pensate dall\u2019artista a questo scopo.<\/strong> Nel loro complesso, queste divengono parte di un sistema computerizzato di attivazione e ri-montaggio che annulla qualsiasi gerarchia tra le informazioni.<br \/>\n<strong>Lo spazio, che emula lo scenario di un \u201cparco divertimenti\u201d, accoglie un\u2019ampia selezione di opere che include le pi\u00f9 rilevanti installazioni e sculture di Ne\u00efl Beloufa. Tuttavia, analogamente a quanto accade oggi, la fruizione delle \u201cattrazioni\u201d non \u00e8 consentita e la mostra sembra prendere vita unicamente in risposta a una serie di voci narranti che guidano lo spettatore.<\/strong> Presentando le opere e spiegando al visitatore cosa scoprir\u00e0 in ogni area, i narratori introducono e mettono in discussione posizioni differenti, dalle aspirazioni utopiche alle opinioni delle nuove generazioni. Nel realizzare una nuova opera d\u2019arte totale a partire da lavori pre-esistenti, l\u2019esposizione inoltre simula il modo in cui avviene il consumo culturale in questo periodo, giocando per esempio sul flusso di informazioni e sulla capacit\u00e0 media di attenzione dello spettatore o fornendo link per vedere film direttamente da casa. <strong>La messa in discussione delle convenzioni \u00e8 presente fin dal primo lavoro di Ne\u00efl Beloufa,<\/strong>\u00a0<strong><em>Kempinski<\/em><\/strong>\u00a0(2007). Girato a Bamako, in Mali, il video raccoglie una serie di brevi interviste in cui l\u2019artista sottilmente scardina le regole stilistiche di genere. Mantenendo lo spirito di autenticit\u00e0 tipico del documentario, i dialoghi tra i protagonisti descrivono una realt\u00e0 totalmente priva di qualsiasi visione stereotipata del continente africano, caratterizzato piuttosto da scenari fantastici e surreali scaturiti dal semplice uso del tempo verbale presente per parlare di un futuro ipotetico. L\u2019allegoria del mondo contemporaneo e delle sue fragilit\u00e0 ritorna anche nell\u2019installazione cinetica\u00a0<strong><em>People\u2019s Passion, transparency, mobil<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Trouillot-web1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-22071\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Trouillot-web1.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Trouillot-web1.jpg 440w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Trouillot-web1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a>ity, all surrounded by water<\/em><\/strong>\u00a0(2018), che include l\u2019omonimo video. L\u2019opera prende vita a partire da una serie di interviste realizzate dall\u2019artista agli abitanti di un nuovo complesso residenziale nel Nord America, che mostrano tutta l\u2019artificialit\u00e0 insita nel modello di presunto lifestyle e benessere occidentale. Altrettanto potente \u00e8 l\u2019idea di un mondo fortemente retorico trasmessa da\u00a0<strong><em>World<\/em><\/strong>\u00a0<strong><em>Domination<\/em><\/strong>\u00a0(2015), opera in cui Ne\u00efl Beloufa ricorre ad attori non professionisti e al modello del gioco di ruolo per difendere delle posizioni arbitrariamente attribuite. Proiettato sulla superficie irregolare di un muro motorizzato che si muove su un binario, il video mostra cinque scene e tavoli diplomatici dove la discussione verte su problematiche internazionali come l\u2019obesit\u00e0 e gli investimenti finanziari, spesso concludendosi in evidenti contraddizioni e istanze di guerra. <strong>Infine, la mostra presenta una nuova versione espansa, realizzata appositamente per l\u2019occasione, di\u00a0 <em>La morale de l\u2019histoire<\/em>\u00a0(2019).<\/strong> L\u2019installazione immersiva \u00e8 concepita come un racconto tecno-fiabesco, che narra le vicende di un cammello e alcune volpi del deserto che costruiscono un muro di pietre per ripararsi dal sole a discapito di una colonia di formiche. Il lavoro, che adotta volutamente i codici narrativi dell\u2019infanzia per costruire una metafora dell\u2019economia capitalista, conclude il percorso espositivo fungendo da riepilogo per tutte le altre narrazioni e opere.<\/p>\n<p>L\u2019insieme delle installazioni trasforma\u00a0<strong>\u201cDigital Mourning\u201d<\/strong>\u00a0in un ambiente immersivo, dove gli stimoli scaturiti da immagini, suoni e luci si sincronizzano nell\u2019ambito di una sequenza complessa che guida i movimenti dello spettatore. L\u2019accensione e lo spegnimento di una o pi\u00f9 opere contemporaneamente genera una coreografia unica nel suo genere che vede alcuni lavori animarsi, e altri giacere senza vita in un sonno congelato. A dettare il ritmo del racconto sono le voci narranti, i cosiddetti \u201cHosts\u201d o \u201cGhosts\u201d, i cui canali audio sono programmati per rivolgere \u201cordini\u201d allo spettatore. In questo modo, secondo le parole dell\u2019artista, il pubblico si trova\u00a0<em>\u201cin a free but uncomfortable position that should lead to thinking about what is shown instead of believing it\u201d<\/em>\u00a0[in una posizione libera ma scomoda che dovrebbe portare a riflettere su ci\u00f2 che viene mostrato, non su ci\u00f2 che si crede]. Nel creare un sistema di controllo, Ne\u00efl Beloufa mette in discussione concetti permeabili come la verit\u00e0 e la finzione e mostra quanto questi siano intrecciati nella realt\u00e0 contemporanea, i cui meccanismi sono messi a nudo proprio come i dispositivi e i cablaggi delle sue opere.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Art_Basel_miami_beach_2019_Neil_Beloufa_4-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22072\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Art_Basel_miami_beach_2019_Neil_Beloufa_4-1.jpg\" alt=\"\" width=\"434\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Art_Basel_miami_beach_2019_Neil_Beloufa_4-1.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/02\/Art_Basel_miami_beach_2019_Neil_Beloufa_4-1-300x188.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 434px) 100vw, 434px\" \/><\/a>Ne\u00efl Beloufa<\/strong><strong>\u00a0(Parigi, 1985) \u00e8 tra gli artisti pi\u00f9 brillanti della generazione degli anni Ottanta. La sua ricerca si focalizza sulla societ\u00e0 contemporanea e sul modo in cui viene rappresentata e mediata dall\u2019interazione digitale, spesso con l\u2019obiettivo di mettere a nudo i meccanismi di controllo insiti nella nostra routine quotidiana. Attraverso video, lungometraggi, sculture e installazioni tecnologicamente complesse, l\u2019artista gioca con l\u2019esperienza sensoriale dello spettatore invitandolo a confrontarsi con le proprie convinzioni e stereotipi su tematiche del presente che spaziano dalle relazioni di potere alla sorveglianza digitale, dal\u00a0<em>data collection<\/em>\u00a0alle ideologie nazionalistiche, dall\u2019identit\u00e0 alla lettura post-coloniale del mondo.<\/strong> Il lavoro di Ne\u00efl Beloufa, fortemente influenzato dalla dimensione del web, dei videogames, della reality tv e della propaganda politica, utilizza il vocabolario dell\u2019era dell\u2019informazione per svelare il sistema di valori di una societ\u00e0 pervasa dalla tecnologia digitale dove tutto, dalle scelte alimentari alle relazioni umane, \u00e8 definito in base a un algoritmo. In questo processo l\u2019artista si definisce un editor, un montatore che assembla informazioni attingendo a ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste per poi scomporlo e ri-presentarlo senza alcun giudizio di natura morale. L\u2019intento \u00e8 generare un cortocircuito all\u2019interno di scenari consueti, mandare in tilt le supposizioni comunemente accettate come veritiere e restituire allo spettatore la libert\u00e0 di costruire nuove relazioni e significati personali. Il pubblico si trova cos\u00ec all\u2019interno di installazioni immersive che restituiscono una visione frammentata del reale, un universo popolato di pop-up e sistemi di telecamere a circuito chiuso CCTV studiati per rappresentare sia la libert\u00e0 di un\u2019organizzazione apparentemente casuale che la dimensione di controllo che vi si cela. L\u2019attualit\u00e0 del lavoro di Ne\u00efl Beloufa emerge tanto nei processi di produzione che elabora quanto negli scenari che costruisce. Le sue opere sono interamente realizzate in studio, con lo scopo di creare un modello alternativo di sostenibilit\u00e0 economica fondato sulla condivisione di competenze. Da questa fucina collettiva emergono opere che si confrontano e talvolta addirittura anticipano le istanze pi\u00f9 urgenti del contemporaneo. <strong>\u00c8 il caso di\u00a0<em>Screen Talk\u00a0<\/em>(2020), un progetto sperimentale che trasforma il video\u00a0<em>Home Is Whenever I\u2019m With You\u00a0<\/em>(2014) in una serie web.<\/strong> Nel video l\u2019artista immaginava una pandemia globale e la corsa tra laboratori farmaceutici antagonisti nella ricerca di una cura. Questo scenario, concepito come pura fiction nel 2014, assume oggi un significato del tutto nuovo, che si arricchisce di riferimenti al modo in cui il nostro sistema di comunicazioni e relazioni umane sia stato quasi interamente trasposto in forma digitale. <strong>In primavera inoltre Ne\u00efl Beloufa presenter\u00e0 in citt\u00e0\u00a0<em>The Moral of the Story<\/em>. Il progetto \u00e8 promosso da Fondazione Henraux e sar\u00e0 composto da quattro installazioni inedite dell\u2019artista esposte nell\u2019anfiteatro dell\u2019Apple Store in Piazza Liberty. Le opere, prodotte da Henraux in marmo, saranno visibili sia durante il giorno che nelle ore serali.<\/strong> In occasione della mostra\u00a0<strong>\u201cDigital Mourning\u201d,<\/strong>\u00a0Pirelli HangarBicocca \u00e8 partner della prima monografia mai realizzata sull\u2019artista. La pubblicazione, edita dalla casa editrice After 8 Books di Parigi e disegnata da Olivier Lebrun, tratteggia in oltre trecento pagine il percorso artistico di Ne\u00efl Beloufa e ne descrive il metodo produttivo, cos\u00ec come il lavoro all\u2019interno dello studio. Completo di un ricchissimo apparato iconografico e testuale che include i saggi di Yilmaz Dziewior, Ruba Katrib, Jesse McKee, Guillaume Desanges, e Negar Azimi, il catalogo \u00e8 in edizione bilingue inglese-francese e sar\u00e0 pubblicato durante il corso della mostra in Pirelli HangarBicocca.<\/p>\n<p><strong>Ne\u00efl Beloufa<\/strong><strong> \u00e8 un artista franco-algerino nato nel 1985 a Parigi, citt\u00e0 dove vive e lavora.<br \/>\n<\/strong>Ha ricevuto una formazione interdisciplinare, che coniuga arti visive, design e cinema. Oltre agli studi a Parigi all\u2019ENSBA \u00c9cole Nationale Sup\u00e9rieure des Beux-Arts (2007) e all\u2019 \u00c9cole Nationale Sup\u00e9rieure des Arts D\u00e9coratifs (2009), ha frequentato la Cooper Union a New York (2007) e il California Institute of the Arts (CalArts) a Valencia, Los Angeles (2008), e studiato cinema a Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains, Tourcoing, Francia (2009). Tra le istituzioni che hanno presentato sue esposizioni personali vi sono Schirn Kunsthalle Frankfurt, Francoforte (2018); Palais de Tokyo, Parigi (2018 e 2012); Pejman Foundation, Tehran (2017); K11 Art Foundation, Shanghai, MoMA Museum of Modern Art, New York (2016); Schinkel Pavillon, Berlino (2015); Banff Centre, Canada, Institute of Contemporary Arts, Londra, Fondation Ricard, Parigi (2014); Hammer Museum, Los Angeles (2013); New Museum, New York (2011). I suoi lavori sono stati presentati in importanti rassegne collettive, tra cui Busan Biennale (2020); Biennale di Venezia (2019 e 2013); Biennale de l\u2019Image en Mouvement, Centre d&#8217;Art Contemporain Gen\u00e8ve (2018 e 2007); Taipei Biennial, Shanghai Biennale (2014); Biennale de Lyon, Manifesta 8, Murcia (2010); Prague International Triennial of Contemporary Art (2008). I suoi film e video sono inoltre stati presentati in vari festival internazionali di cinema, tra cui Toronto International Film Festival, International Film Festival Rotterdam, London Film Festival e Oberhausen Kurzfilmtage. Tra i finalisti dei premi Artes Mundi e Nam June Paik (2016) e del Prix Marcel Duchamp (2015), Ne\u00efl Beloufa ha ricevuto il Meurice Prize for Contemporary Art (2013), Audi Talent Awards (2011), Agn\u00e8s B. Studio Collector Award (2010) e il Grand Prize, il Prize of the Jury e Arte Prize al 57. e 54. Kurzfilmtage Oberhausen (2011 e 2008).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cDigital Mourning\u201d, a cura di Roberta Tenconi, \u00e8 la prima grande personale dedicata a Ne\u00efl Beloufa in un\u2019istituzione italiana quale il Pirelli Hangar Bicocca,\u00a0 visitabile\u00a0 fino al 18\u00a0 luglio 2021, \u00a0e nasce da una riflessione sul panorama attuale e sul concetto di vita nel mondo digitale. Vi assicuro che la mostra fa aprire gli occhi sul Luna Park multimediale che ha corroso la vera vita, cos\u00ec oggi invece simulata, e uno schiaffo all\u2019arte italiana\u00a0 che \u00a0continua a scimmiottare il passato. 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