{"id":22343,"date":"2021-03-16T20:07:21","date_gmt":"2021-03-16T20:07:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=22343"},"modified":"2021-03-16T20:07:21","modified_gmt":"2021-03-16T20:07:21","slug":"van-gogh-i-colori-della-vita-la-grandiosa-mostra-dellartista-olandese-al-centro-san-gaetano-di-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/03\/16\/van-gogh-i-colori-della-vita-la-grandiosa-mostra-dellartista-olandese-al-centro-san-gaetano-di-padova\/","title":{"rendered":"Van Gogh, i colori della vita. La grandiosa mostra dell\u2019artista olandese al Centro San Gaetano di Padova."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/89295278_3633724533364392_1592050875189166080_o-1-2-e1615924133660.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-22344\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/89295278_3633724533364392_1592050875189166080_o-1-2-e1615924133660.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"225\" \/><\/a>L\u2019immagine che Marco Goldin ha scelto come simbolo della grandiosa mostra padovana su Van Gogh (Centro San <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/81BEosVJ4L._AC_SL1500_-e1615924195435.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-22346 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/81BEosVJ4L._AC_SL1500_-e1615924195435.jpg\" alt=\"\" width=\"352\" height=\"408\" \/><\/a>Gaetano, dal 10 ottobre 2020 all\u201911 aprile 2021) \u00e8 il celeberrimo \u201cAutoritratto con cappello di feltro grigio\u201d, prestito che definire \u201ceccezionale\u201d non \u00e8 affatto fuor di luogo, concesso dal Van Gogh Museum di Amsterdam.<\/strong> Ad Amsterdam questa figura \u00e8 tra i simboli del Museo Van Gogh e riproduzioni di questa magnifica opera si trovano in case, uffici, luoghi pubblici di tutto il mondo. Perci\u00f2 parlare di questo autoritratto come di icona dell\u2019Olandese \u00e8 appropriato. Questa mostra in cui gli autoritratti sono il\u00a0 motore visivo dell\u2019evento, mostra \u00a0come \u00a0\u00a0gli autoritratti siano per Van Gogh \u00a0un\u2019occasione per sperimentare la prospettiva e la rappresentazione del proprio riflesso allo specchio, infatti, ci\u00f2 che appare come la parte destra del suo volto \u00e8, in realt\u00e0, il lato sinistro come si presenta guardandosi allo specchio. Questi quadri non gli servirono soltanto come esercizio pittorico ma,\u00a0 svelano chiaramente \u00a0tutto il proprio malessere, cogliendo ogni volta diversi lati di s\u00e9 e della propria personalit\u00e0. Quindi, il celebrare la propria immagine e il proprio corpo non \u00e8 pi\u00f9 un modo per elevare la propria figura, ma \u00e8 un esercizio terapeutico ed \u00e8 proprio questa la migliore spiegazione per comprendere il perch\u00e9 di una serie cos\u00ec fitta di autorappresentazioni.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/giordanigoldin.jpg-fdetail_558h720w1280pfhw3d03376.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22347\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/giordanigoldin.jpg-fdetail_558h720w1280pfhw3d03376.jpg\" alt=\"\" width=\"475\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/giordanigoldin.jpg-fdetail_558h720w1280pfhw3d03376.jpg 960w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/giordanigoldin.jpg-fdetail_558h720w1280pfhw3d03376-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/giordanigoldin.jpg-fdetail_558h720w1280pfhw3d03376-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 475px) 100vw, 475px\" \/><\/a>Il famosissimo dipinto \u201cAutoritratto con cappello di feltro\u201d, realizzato nell\u2019estate 1887, \u00e8 uno dei venti autoritratti che Van Gogh dipinse nel suo breve soggiorno parigino, avvenuto tra il 1886 e il 1887.<\/strong> Sembra che proprio durante questo periodo l\u2019artista abbia affrontato questo tema per la prima volta, data la mancanza di autoritratti precedenti. In questo dipinto Van Gogh si ritrae con gli abiti di un tipico parigino: cappello, giacca e cravatta e con u<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/Van-Gogh-e1615924309965.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-22348\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/Van-Gogh-e1615924309965.jpg\" alt=\"\" width=\"434\" height=\"289\" \/><\/a><\/p>\n<p>profondo di introspezione sono quelli dipinti a Saint-R\u00e9my, durante il suo periodo di reclusione, quando l\u2019artista sceglie di rappresentare se stesso in mancanza di altri modelli. In questi dipinti Van Gogh pone al centro il suo sguardo intento a cercare quello dell\u2019osservatore, sono gli occhi che rispecchiano l\u2019anima di un uomo al quale \u00e8 stata apposta l\u2019etichetta di folle. Nell\u2019Autoritratto del 1889 si percepisce chiaramente lo sforzo di Van Gogh di apparire controllato e calmo. Il colore blu tenue che attraversa l\u2019intero dipinto sottolinea questa calma, fredda ma percorsa da perturbazioni rese<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-agenzia-fotogramma_ddc1b9c8.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-22349\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-agenzia-fotogramma_ddc1b9c8.jpg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-agenzia-fotogramma_ddc1b9c8.jpg 512w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-agenzia-fotogramma_ddc1b9c8-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><\/p>\n<p>attraverso le pennellate. C\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 tra la figura e lo sfondo in cui sembra immersa. L\u2019andamento turbinoso della pennellata vuole forse comunicare la perdita di orientamento successiva a numerose crisi nervose. <strong>\u201cPreferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, perch\u00e9 negli occhi degli uomini c\u2019\u00e8 qualcosa che non c\u2019\u00e8 nelle cattedrali\u201d. Con queste parole Van Gogh spiega la sua ossessione per le figure umane e la sua incessante ricerca delle innumerevoli sfaccettature dell\u2019umanit\u00e0 non solo negli altri ma soprattutto in se stesso.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Marco <\/strong><strong>Goldin, il collega curatore della mostra, \u00a0non nasconde la sodd<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_00.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-22350 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_00.jpg\" alt=\"\" width=\"427\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_00.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_00-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_00-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 427px) 100vw, 427px\" \/><\/a>isfazione per essere riuscito a strappare per sei mesi al Van Gogh Museum questa particolare tela. Un\u2019opera non solo straordinariamente intensa e potente, ma che segna anche un preciso momento di svolta nella storia artistica di Van Gogh. <\/strong>Questo capolavoro venne dipinto nel 1887, a Parigi. Nella capitale francese egli era arrivato dall\u2019Olanda l\u2019ultimo giorno di febbraio del 1886, iniziando cos\u00ec un\u2019avventura che durer\u00e0 esattamente due anni. Vincent infatti<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_01-e1615924502285.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-22351\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_01-e1615924502285.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"340\" \/><\/a> lascer\u00e0 la citt\u00e0 nel primo pomeriggio del 19 febbraio 1888. Tra l\u2019altro, dopo una visita fatta, assieme a Theo, a Georges Seurat, nella mattina dello stesso giorno. Era il rendere omaggio, prima di partire per la Provenza e verso la luce del Sud, al pittore che pi\u00f9 di ogni altro aveva scosso dalle fondamenta l\u2019arte impressionista. Ad attrarlo a Parigi aveva contribuito anche l\u2019interesse che il fratello Theo gli manifestava a proposito degli impressionisti e adesso egli aveva finalmente l\u2019opportunit\u00e0 di entrare in contatto diretto con il nuovo dell\u2019arte del suo tempo. Gli iniziali mesi parigini furono dunque per lui di ambientamento. Poi la fondamentale visita all\u2019ottava e ultima mostra impressionista, nel maggio del 1886. Una esposizione particolare, perch\u00e9 tre rappresentanti storici dell\u2019impressionismo come Monet, Sisley e Renoir, avevano deciso di non partecipare. A questo faceva da contraltare il ruolo assunto da Degas, assieme a un gruppo di pittori amici, soprattutto rivolti al tema della figura. \u201cLa rassegna di Padova -annota Goldin- presenta, per tale tempo fondamentale in questa storia, opere a confronto di Seurat e Signac, e proprio alcune tra quelle che Van Gogh vide direttamente nelle esposizioni tra 1886 e 1887 a Parigi. Vale di certo almeno la menzione il capolavoro di Seurat del 1887, la <em>Spiaggia di Bas-Boutin a Honfleur<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_03-e1615924556159.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-22352\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_03-e1615924556159.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"347\" \/><\/a>\u201cAd Anversa non sapevo neppure cosa fossero gli impressionisti, mentre ora li ho visti, e anche se non sono uno di loro ho molto ammirato alcuni quadri, un nudo di Degas, un paesaggio di Monet\u201d, scrisse Van Gogh a un amico. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_06-e1615924599894.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-22354 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/03\/van-gogh-i-colori-della-vita_06-e1615924599894.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"241\" \/><\/a>Ricordando, alla fine della stessa lettera, il suo desiderio di armonizzare gli estremi del colore, \u201ccercando di rendere dei colori intensi e non una grigia armonia\u201d.<\/strong> Affascinato da tempo dalle teorie sul colore di Delacroix, poco per volta Van Gogh comprese la forza di una gamma cromatica pi\u00f9 chiara, a contatto specialmente con l\u2019opera di Seurat. In questo senso, l\u2019insieme di autoritratti che realizza nei due anni a Parigi \u00e8 una delle espressioni pi\u00f9 piene e vere della sua rapidissima evoluzione nell\u2019ambito di un colore nuovo. Modificando anche la percezione che Vincent aveva di s\u00e9. <strong>Realizzato negli ultimi mesi della sua permanenza l\u00ec, il celeberrimo \u201cAutoritratto con cappello di feltro grigio\u201d i visitatori lo potranno appunto ammirare a Padova. <\/strong>\u201cSi tratta della ripresa \u2013 scrive Marco Goldin &#8211; di un altro autoritratto con lo stesso cappello, realizzato all\u2019inizio della primavera 1887. Proprio nell\u2019accostare queste due immagini si comprende perfettamente quanto Van Gogh fosse progredito nel volgere di poco tempo. A una stesura ancora quasi piatta, succede un ritmo percussivo del colore, radiante nella sua manifestazione. Agiva s\u00ec la lezione di Seurat, ma in una misura che si allontanava dal senso perfino matematico di quella pittura. E invece si esprimeva nella forza di presentazione dei tratti accostati di blu e arancio, secondo lo studio sui colori complementari. Questo effetto radiante di fondo fa emergere con veemenza il volto di Van Gogh, che pare accendersi entro un grumo disteso di luce. Non quindi il modificare quella luce, quanto farla convergere verso il punto della rivelazione. E quel punto \u00e8 il volto. Ancor di pi\u00f9, lo sguardo allarmato. Van Gogh \u00e8 pronto per prendere un treno. La sua destinazione, Arles. A respirare il giallo del grano e del sole\u201d. \u201cAutoritratto con cappello di feltro grigio\u201d \u00e8\u00a0 al San Gaetano di Padova,\u00a0 \u00e8 \u00a0nella mostra \u201cVan Gogh. I colori della vita\u201d, promossa da Linea d\u2019ombra e dal Comune di Padova, main sponsor Gruppo Baccini, con la curatela di Marco Goldin.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019immagine che Marco Goldin ha scelto come simbolo della grandiosa mostra padovana su Van Gogh (Centro San Gaetano, dal 10 ottobre 2020 all\u201911 aprile 2021) \u00e8 il celeberrimo \u201cAutoritratto con cappello di feltro grigio\u201d, prestito che definire \u201ceccezionale\u201d non \u00e8 affatto fuor di luogo, concesso dal Van Gogh Museum di Amsterdam. Ad Amsterdam questa figura \u00e8 tra i simboli del Museo Van Gogh e riproduzioni di questa magnifica opera si trovano in case, uffici, luoghi pubblici di tutto il mondo. Perci\u00f2 parlare di questo autoritratto come di icona dell\u2019Olandese \u00e8 appropriato. 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