{"id":22669,"date":"2021-04-11T20:20:54","date_gmt":"2021-04-11T20:20:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=22669"},"modified":"2021-04-11T20:20:54","modified_gmt":"2021-04-11T20:20:54","slug":"il-chiaro-mondo-dei-beati-di-elisar-von-kupffer-torna-alla-luce-in-canton-ticino-scene-da-paradiso-terrestre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/04\/11\/il-chiaro-mondo-dei-beati-di-elisar-von-kupffer-torna-alla-luce-in-canton-ticino-scene-da-paradiso-terrestre\/","title":{"rendered":"Il chiaro Mondo dei Beati  di Elis\u00e0r Von Kupffer torna alla luce in Canton Ticino.  Scene da Paradiso terrestre."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-scaled-e1618171559851.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22670\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-scaled-e1618171559851.jpeg\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"290\" \/><\/a>Con il restauro del dipinto circolare di Elis\u00e0r von Kupffer<\/strong> <strong>il complesso museale di Monte Verit\u00e0,<\/strong> <strong>che nel XX Secolo fu rifugio di artisti, scrittori, filosofi, ballerini<\/strong><strong>e oggetto di studio di Harald Szeemann,<\/strong> <strong>riapre al pubblico nella sua interezza. <\/strong>Un <strong>dipinto circolare<\/strong> di <strong>9 metri<\/strong> composto da <strong>16 tele<\/strong> con <strong>84 nudi maschili<\/strong> immersi in un idilliaco paradiso terrestre rappresenta una testimonianza storica e artistica unica nel suo genere.<\/p>\n<p><em>Ascona, 1 aprile 2021<\/em>. Con la conclusione del restauro del <strong><em>Padiglione Elisarion<\/em><\/strong> \u2013 che insieme a <strong><em>Casa Anatta<\/em><\/strong>, <strong><em>Casa Selma<\/em><\/strong> e <strong><em>Casa dei russi<\/em><\/strong> compone il <strong>Complesso Museale di Monte Verit\u00e0<\/strong> \u2013 il <strong>1\u00b0 aprile 2021<\/strong> riapre <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed.jpegkkk-scaled-e1618171606395.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-22671 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed.jpegkkk-scaled-e1618171606395.jpeg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"243\" \/><\/a>completamente al pubblico questo <strong>luogo straordinario<\/strong>, che dalla sua fondazione ha ospitato alcune tra le personalit\u00e0 pi\u00f9 straordinarie della cultura europea del secolo scorso. Il <strong>restauro conservativo dell\u2019intero complesso<\/strong>, diretto dagli architetti <strong>Gabriele Geronzi<\/strong> e <strong>Carlo Zanetti<\/strong>, si conclude portando nuovamente alla luce il polittico di<strong> Elis\u00e0r von Kupffer <em>Il chiaro mondo dei beati<\/em><\/strong>, grazie a un restauro realizzato da <strong>Petra Helm <\/strong>e<strong> Christian Marty<\/strong>, promosso da <strong>Fondazione Monte Verit\u00e0<\/strong> e dall\u2019<strong>Associazione Pro Elisarion<\/strong>, nata nel 2008 per salvaguardare l\u2019opera di Elis\u00e0r von Kupffer e Eduard von Mayer. Il progetto, finanziato da <strong>Confederazione Svizzera<\/strong>, <strong>Repubblica e Cantone Ticino<\/strong>, <strong>Comune di Minusio<\/strong>, proprietario del dipinto, e da<strong> fondazioni private<\/strong>, permette oggi al pubblico di tornare ad ammirare un\u2019opera pittorica che, come tutto il Complesso di Monte Verit\u00e0, \u00e8 un bene culturale sotto la <strong>tutela dell\u2019Ufficio dei Beni Culturali del Canton Ticino<\/strong> che ha supervisionato l\u2019intero processo di restauro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-22672\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-3.jpeg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-3.jpeg 516w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed-3-258x300.jpeg 258w\" sizes=\"(max-width: 332px) 100vw, 332px\" \/><\/a>Composto da <strong>16 tele<\/strong>, <strong><em>Il chiaro mondo dei beati<\/em><\/strong> \u00e8 un <strong>dipinto circolare scenico<\/strong> di quasi <strong>9 metri<\/strong> di diametro. Realizzato sullo stile dei modelli romantici e preraffaeliti, presenta <strong>84 nudi maschili <\/strong>immersi in un idilliaco paradiso terrestre, in <strong>33 scene<\/strong> descritte in versi dallo stesso <strong>Elis\u00e0r von Kupffer. <\/strong>Nato in Estonia nel 1872, <strong>von Kupffer<\/strong> \u00e8 stato <strong>pittore, poeta, storico <\/strong>e <strong>drammaturgo<\/strong>. Con il compagno <strong>Eduard von Mayer<\/strong> si stabilisce in Ticino dove fonda il <strong><em>Clarismo<\/em><\/strong>, un movimento filosofico-religioso orientato all\u2019emancipazione sociale e sessuale. Tempio del <em>Clarismo<\/em> fu il <strong><em>Sanctuarium Artis Elisarion<\/em><\/strong>, costruito dalla coppia a Minusio, in cui venne collocato il dipinto circolare, visibile al termine di una sorta di <strong>percorso iniziatico<\/strong> che conduceva i visitatori dal \u201cMondo del Caos\u201d al \u201cChiaro Mondo\u201d. Alla morte di von Kupffer e di von Mayer <strong>l\u2019immobile e il dipinto vennero lasciati al Comune di Minusio<\/strong>, con lo scopo di restare un luogo d\u2019arte e di cultura. Il dipinto, rimosso dalla sua sede originaria nel 1977 in seguito a una ristrutturazione, 10 anni pi\u00f9 tardi venne <strong>riscoperto da Harald Szeemann<\/strong> che lo inser\u00ec nell\u2019esposizione itinerante <strong><em>Monte Verit\u00e0. Le mammelle della verit\u00e0<\/em><\/strong>dedicata alla storia di questa comunit\u00e0 unica al mondo.<\/p>\n<p>Dopo la mostra \u2013 esposta a Zurigo, a Berlino, Vienna e Monaco \u2013 nel parco del Monte Verit\u00e0 venne edificato, sulle fondamenta del <em>solarium<\/em> della vecchia colonia, l\u2019edificio destinato a ospitare l\u2019opera. Oggi il <strong><em>Padiglione Elisarion<\/em><\/strong> \u00e8 parte integrante del <strong><em>Complesso Museale di Monte Verit\u00e0<\/em><\/strong>,\u2013 insieme a Casa Anatta, con la permanente di Harald Szeemann e le capanne aria e luce, esempi delle prime abitazioni dei fondatori della colonia vegetariana \u2013 e ospita una mostra introduttiva a cura di <strong>Andreas Schwab<\/strong>.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed.jpegggg-scaled-e1618171781214.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-22673 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/processed.jpegggg-scaled-e1618171781214.jpeg\" alt=\"\" width=\"389\" height=\"274\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Monte Verit\u00e0<\/strong> | A cavallo fra Otto e Novecento il Ticino divent\u00f2 destinazione privilegiata di un gruppo di solitari anticonvenzionali, che trovarono nella regione terreno fertile in cui piantare quei semi dell\u2019utopia che non erano riusciti a coltivare a Nord. Il Ticino rappresentava per loro l\u2019antitesi a un mondo industrializzato, un santuario per lo spirito. Dal 1900 in poi il Monte Monescia, sopra Ascona, fu polo di attrazione per chi cercava una vita alternativa, una terza via fra il blocco capitalista e quello comunista. I fondatori giunsero da ogni dove: Henry Oedenkoven da Anversa, la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, l\u2019artista Gusto Gr\u00e4ser e il fratello Karl Gr\u00e4ser dalla Transilvania. Uniti da un ideale comune, si insediarono sul Monte Monescia, che ribattezzarono Monte Verit\u00e0. Vestiti con gli indumenti &#8220;della riforma&#8221;, lavorarono giardini e campi, costruirono capanne in legno rilassandosi con l\u2019euritmia e bagni di sole. Adoravano la natura, predicandone la purezza e interpretandola simbolicamente come un&#8217;opera d\u2019arte ultima. La loro organizzazione sociale si basava su un sistema cooperativo e autarchico, dediti a coltivare la mente, cos\u00ec come l\u2019unit\u00e0 di corpo e anima. Frequentato nel tempo da teosofi, riformatori, anarchici, comunisti, socialdemocratici, psicoanalisti, scrittori, artisti ed emigrati di entrambe le guerre mondiali, il Monte vide approdare figure come Hermann Hesse o il coreografo Rudolf von Laban, le danzatrici Mary Wigman e Isadora Duncan, gli artisti Hugo Ball, Hans Arp, Marianne von Werefkin e Alexej von Jawlensky. Acquistato nel 1926 dal Barone von der Heydt, banchiere dell\u2019ex imperatore Guglielmo II, il Monte visse una seconda straordinaria stagione culturale. La costruzione di un albergo in stile Bauhaus fu affidata all&#8217;architetto Emil Fahrenkamp, progettista dell\u2019edificio Shell di Berlino. Grazie alla costruzione dell\u2019albergo, molti maestri del Bauhaus abitarono la collina, come Gropius, Albers, Bayer, Breuer, Feiniger, Schlemmer, Schawinksy o Moholy-Nagy, tutti sedotti e affascinati dal magnetismo di un luogo dove \u2013 come disse Ise Gropius \u2013 \u201c<em>la nostra fronte sfiora il cielo<\/em>\u2026&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Oggi Monte Verit\u00e0 \u00e8 di propriet\u00e0 del Cantone Ticino ed \u00e8 gestito dall\u2019omonima fondazione. Realt\u00e0 poliedrica, dal 1989 \u00e8 piattaforma congressuale del Politecnico di Zurigo, \u00e8 un albergo e ristorante e un centro culturale. Il Complesso museale raccoglie Casa Anatta, con l\u2019esposizione permanente <em>Monte Verit\u00e0. Le mammelle della verit\u00e0 di Harald Szeemann, <\/em>il Padiglione Elisarion che ospita il dipinto circolare Il <em>Chiaro mondo dei beati<\/em> di Elis\u00e0r von Kupffer, Casa Selma e Casa dei russi, le prime abitazioni dei fondatori della colonia. Ogni anno viene proposto un calendario culturale con esposizioni e incontri dedicati ad arte, filosofia, letteratura e attualit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Con il restauro del dipinto circolare di Elis\u00e0r von Kupffer il complesso museale di Monte Verit\u00e0, che nel XX Secolo fu rifugio di artisti, scrittori, filosofi, ballerinie oggetto di studio di Harald Szeemann, riapre al pubblico nella sua interezza. Un dipinto circolare di 9 metri composto da 16 tele con 84 nudi maschili immersi in un idilliaco paradiso terrestre rappresenta una testimonianza storica e artistica unica nel suo genere. Ascona, 1 aprile 2021. 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