{"id":22851,"date":"2021-04-27T18:39:01","date_gmt":"2021-04-27T18:39:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=22851"},"modified":"2021-04-27T18:39:01","modified_gmt":"2021-04-27T18:39:01","slug":"il-friulano-ivan-crico-poeta-bilingue-in-laltro-cielo-del-mondo-diario-inimitabile-miracolo-linguistico-canto-universale-di-un-luogo-di-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/04\/27\/il-friulano-ivan-crico-poeta-bilingue-in-laltro-cielo-del-mondo-diario-inimitabile-miracolo-linguistico-canto-universale-di-un-luogo-di-confine\/","title":{"rendered":"Il friulano Ivan Crico poeta bilingue in \u201cL\u2019altro cielo del mondo\u201d,  diario inimitabile, miracolo linguistico, canto universale di un luogo di confine."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1118645175.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-22853\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1118645175.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1118645175.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1118645175-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a>Il poeta friulano che scrive in \u201cbisi\u00e0c e tergestino\u201d intona il proprio atto di parola\u00a0 in un rituale vocalico allineato\u00a0 in una sequenza ritmica che \u00e8 propria del suo dialetto, in quella terra di confine che \u00e8 Gorizia. Un ritmo non solo linguistico, ma tramatura, tessitura e\u00a0 partitura che si fa anche gestuale, corporale, musicale, dove la \u201cripetizione\u201d\u00a0 viene intesa come memorabilit\u00e0, liturgia e messaggio nella differenza \u00a0(\u2026la fassa sensa pi\u00f9 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/ivan_crico.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-22855 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/ivan_crico.jpg\" alt=\"\" width=\"439\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/ivan_crico.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/ivan_crico-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><\/a>nome, la fonda\/s\u00f3va canson che mai no la se pande\u2026). \u00a0Nei suoi messaggi di luogo, tempo e spazio, ruotanti\u00a0 come \u201cconsistenza\u201d di vita,\u00a0 Ivan Crico trova\u00a0 un incerto rimbombo, un precario\u00a0 fuoco che illumina la coscienza creatrice, per tramutarsi\u00a0 in forma radicalmente orale, silenziosa, dove\u00a0 la ripetizione articolata\u00a0 e variabile di illuminazione e fenomeni significativi (timbri vocalici, allitterazioni, addensamenti di pronuncia, respiri, pause di silenzio e altro) trova nell\u2019ordine grammaticale della lingua una temporalit\u00e0 misurabile tipica\u00a0 della lingua \u201cseparata\u201d, dialettale, diversa rispetto\u00a0 a quella del cosiddetto uso quotidiano e comune. <strong>Ho tra le mani il libro di poesie di Ivan Crico, \u201cL\u2019antro siel del mondo\u201d,\u00a0 (L\u2019altro cielo del mondo) con introduzione di Giorgio Agamben, Collana Gialla Oro, Lietocolle Edizioni, Fallopio-Como, pp.212, 2019; un libro\u00a0 che ho tenuto con me qualche mese, a farmi buona compagnia, prima di recensirlo, \u00a0perch\u00e9 racconta l\u2019universo, il corpo e l\u2019anima di un territorio che \u00e8 quello d\u2019origine del poeta, ne assapora fino al midollo il suono della lingua di quei luoghi, e la variazione poetica si allunga nei versi con energia aprendo la strada a un diario inimitabile. <\/strong><\/p>\n<p>Scorre in pi\u00f9 versi\u00a0 la musica della poesia, il luogo in cui la poesia tocca\u00a0 il linguaggio parlato( Ecco:\u00a0 Sin\u00ec\u01bae\u21c4\u21c6Ceneri\u00a0\u00a0 \u0283marida sin\u00ec\u01baa\/sparnissada in fra le morte\/radi\u0283e de l\u2019ul\u00ecu.\/ Fogo secret de albissi n\u00e8mui.\/ La suturna angunia cundura.\/ Ta le rame umede de la vida\/la se po\u01baa \u2019na tortorela,\/la ciapa fi\u00e0, p\u00ecssula\/\u00a0 e d\u00e9bula cr\u00efatura\/ta\u2019l oro de la lu\u0283e&#8230;\/Xe de bot sera. \/Al br\u00f2ilo al se de\u0283lontana\/t\u2019un mondo che \u2019l vol\/no \u00e9ssar.\/<\/p>\n<p>Pallida cenere\/sparsa tra la morte\/\u00a0 radici dell\u2019olivo. \/\u00a0 Fuoco segreto\u00a0 di bianchi anemoni. \/ La cupa agonia\u00a0 non muta.\/\u00a0 Sui rami umidi\u00a0 della vita\/\u00a0 si posa una tortora, \/ riprende respiro, fragile\/\u00a0 e una piccola creatura\/ nell\u2019oro della luce &#8230; \/E\u2019 quasi sera. \/ Il giardino si allontana\/ in\u00a0 un mondo che vuole\/ non essere).<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1280px-Castello_Gorizia-e1619547212212.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-22856\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/04\/1280px-Castello_Gorizia-e1619547212212.jpg\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"311\" \/><\/a>Nell\u2019introduzione al volume di poesia &#8211; che \u00e8 un vero e proprio saggio-\u00a0 dell\u2019illustrissimo\u00a0 filosofo e collega Giorgio Agamben, troviamo queste parole<\/strong>: \u201c Questa testimonianza \u00e8 preziosa perch\u00e9 ci ricorda che il poeta in dialetto si situa in qualche modo fra due lingue -una che, pur \u201cmolto amata\u201d, sente meno vera e un\u2019altra, pi\u00f9 propria, in cui gli sembra che le parole facciano tutt\u2019uno con le cose. \u00c8 questa sorta di bilinguismo originario -e la complessa relazione fra due lingue che esso implica- che vorremmo provare a comprendere.\u201d<\/p>\n<p>Devo confessare che ho sempre avuto ammirazione per i poeti dialettali e neodialettali, anche profilati nell\u2019accensione bilingue; basti pensare a quel testo del 1972, la silloge santarcangiolese\u00a0\u00a0 \u201ci bu\u201d di Tonino Guerra avallato da Contini che vi intravedeva un Pascoli residuale,\u00a0 a Cesare Zavattini\u00a0 e il suo \u201c Stricarm\u2019in\u00a0 d\u2019na parola\u201d in dialetto luzzarese, a Giacomo Noventa con il libro \u201cVersi e poesie\u201d del \u201956,\u00a0 al poeta gradese Biagio Marin incorniciato da\u00a0 Massimo Cacciari \u00a0perch\u00e9 la poesia dialettale\u00a0 era per lui \u201cpuro mundus imaginalis\u201d,\u00a0 a\u00a0 \u201cPoesia a Casarsa\u201d di\u00a0 Pierpaolo Pasolini\u00a0 nella\u00a0 cui scrittura in versi muove un\u2019oralit\u00e0 multiforme\u00a0 e gestuale, corale e umoristica;\u00a0 e ancora l\u2019anconetano Franco Scataglini(1930-1994), a Franco Loi, ad Andrea Zanzotto, a Virgilio Giotti, e altri ancora. <strong>Ora il\u00a0 libro di\u00a0 Ivan Crico\u00a0 \u201cL\u2019antro siel del mondo\u201d (L\u2019altro cielo del mondo)\u00a0 mette in luce\u00a0 i suoni del parlare materno, la poesia che si mostra con levit\u00e0,\u00a0 l\u2019arte sopraffina\u00a0 di iterazioni, allitterazioni, pseudo-rime e rime vere e proprie, l\u2019accensione post-simbolista che muove dal profondo biologico e storico del poeta, dal luogo in\u00a0 cui oscuramente-oracolarmente parla, tanto da farlo confessare: \u201c Il suono di quei termini era un tutt\u2019uno con le cose che definivano, per cui leggevo e, all\u2019istante, vedevo davanti a me rogge, salici, argini come in una fotografia incredibilmente nitida. Questo fece s\u00ec che la mia parlata nativa, per lungo tempo snobbata, acquistasse all\u2019improvviso ai miei occhi un prestigio, fino a qualche istante prima, del tutto inimmaginabile\u201d. Ivan Crico si lascia leggere\u00a0 con maniere e stilizzazioni, apre il suo libro a nuove dimensioni ed eleganze, in cui la realt\u00e0 lineare del diario lirico lo porta\u00a0 a evidenziare una realt\u00e0\u00a0 che si apre e mira al fondo delle cose\u00a0 e di s\u00e9, per mostrare un\u2019espressivit\u00e0 sottile in un recupero delle origini. Il suo \u00e8 un viaggio nel tempo\u00a0 e al di l\u00e0 del tempo, proprio in quel territorio di confine, in cui\u00a0 transitano stagioni vissute in quello splendido groviglio\u00a0 di suoni e luci coscienziali, \u00a0e immagini \u00a0coaugulate fra riflessione e invenzione,\u00a0\u00a0 e una\u00a0 \u00a0natura con i suoi ritmi intensi e sospesi, e infine\u00a0 una qualit\u00e0 della vita intesa\u00a0 nella sua pienezza\u00a0 di affetti, amicizie, convivialit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Segni e simboli, pensieri e immagini, lingua poetica cantabile e melodica, in cui nomi e luoghi\u00a0 vivono uno squisito\u00a0 artigianato minimalista e post-impressionista;\u00a0 una poesia quella di\u00a0 Ivan Crico\u00a0 che \u00a0ha trovato\u00a0\u00a0 negli esiti di una tensione\u00a0 pi\u00f9 ferma nel suo bilingismo, la dimensione del vivere\u00a0 che la nutre\u00a0 e la racchiude per sempre, e\u00a0 tocca tutte le zone alte del libro.<\/strong><\/p>\n<p>Biografia. Ivan Crico \u00e8 nato a Gorizia il 1 novembre 1968, ma fin dalla nascita ha vissuto a Pieris, presso le foci del fiume Isonzo. Dal 2006 vive nell\u2019antico borgo rurale di Tapogliano. Si dedica allo studio della pittura fin da giovanissimo, laureandosi all\u2019Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente insegna all\u2019Accademia di Belle Arti di Udine. Parallelamente all\u2019attivit\u00e0 artistica, dal 1992 ha iniziato a collaborare con gli amici poeti Amedeo Giacomini, Gian Mario Villalta, Mario Benedetti e Pierluigi Cappello (con cui ha ideato la collana di poesia la \u201cBarca di Babele\u201d). Scrive in lingua e nell\u2019arcaico idioma veneto bisi\u00e0c.Oltre ai libri citati nella nota bibliografica a corredo del volume, si segnala la raffinata versione integrale in bisi\u00e0c de Al cant dei Canti (Il Cantico dei Cantici), con prefazione del linguista Michele Cortellazzo, edito nel 2018 dalla ACB; e nel 2019 per Quodlibet, su invito di Giorgio Agamben, la traduzione poetica dell\u2019opera di Pier Paolo Pasolini I Turcs tal Fri\u00f9l.Nel 1999 con l\u2019antropologo Gian Carlo Gri ed altri studiosi, ha inoltre studiato il fenomeno dei benandanti nel Friuli goriziano in un saggio apparso nel volume \u201cDi prodigi segreti\u201d, edito dall\u2019Istituto Gasparini. Della sua poesia -pubblicata sulle maggiori riviste italiane e all\u2019estero -si sono occupati diversi studiosi italiani come, tra gli altri, Giorgio Agamben, Antonella Anedda, Mario Benedetti, Filippo Betto, Luigi Bressan, Franco Brevini, Pericle Camuffo, Pierluigi Cappello, Elenio Cicchini, Mariuccia Coretti, Maurizio Casagrande, Manuel Cohen, Milo De Angelis, Roberto De Denaro, GianniD\u2019Elia, Anna De Simone, Nicoletta Di Vita, Bianca Dorato, Giovanni Fierro, Amedeo Giacomini, Hans Kitzm\u00fcller, Franco Loi, Francesco Marotta, Pavle Merk\u00f9, Tino Sangiglio, Edda Serra, Elio Tavilla, Francesco Tomada, Giovanni Tesio, Matteo Vercesi, Gian Mario Villalta.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il poeta friulano che scrive in \u201cbisi\u00e0c e tergestino\u201d intona il proprio atto di parola\u00a0 in un rituale vocalico allineato\u00a0 in una sequenza ritmica che \u00e8 propria del suo dialetto, in quella terra di confine che \u00e8 Gorizia. 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