{"id":23341,"date":"2021-06-20T21:29:15","date_gmt":"2021-06-20T21:29:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=23341"},"modified":"2021-06-20T21:29:15","modified_gmt":"2021-06-20T21:29:15","slug":"un-viaggio-nellesplorazione-dellarte-africana-alla-galleria-bianconi-di-milano-sei-artisti-di-matrice-africana-intrecciano-simboli-antichi-e-riferimenti-storici-e-contemporanei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/06\/20\/un-viaggio-nellesplorazione-dellarte-africana-alla-galleria-bianconi-di-milano-sei-artisti-di-matrice-africana-intrecciano-simboli-antichi-e-riferimenti-storici-e-contemporanei\/","title":{"rendered":"Un  viaggio nell\u2019esplorazione dell\u2019arte africana. Alla Galleria Bianconi di Milano sei artisti di matrice africana intrecciano  simboli antichi e riferimenti storici e contemporanei."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/9UHPL-Nw-e1624223409687.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-23342\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/9UHPL-Nw-e1624223409687.jpeg\" alt=\"\" width=\"378\" height=\"252\" \/><\/a>La Galleria Bianconi presenta \u201cTravels With Herodotus: Ajourney Through African Cultures\u201d, una mostra (aperta\u00a0 fino al 16 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/042GeCPA-e1624223439160.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-23343 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/042GeCPA-e1624223439160.jpeg\" alt=\"\" width=\"369\" height=\"246\" \/><\/a>luglio\u00a0 2021) \u00a0che, come il titolo stesso suggerisce, intende dare vita ad un ideale viaggio di esplorazione nell&#8217;arte contemporanea africana. Attraverso il confronto fra le opere di <strong>sei artisti di differente generazione e geolocalizzazione Gerald Chukwuma (Nigeria1973), Jeremy Demester (Francia1988), Ameh Egwuh (Nigeria1996),Troy Makaza (Zimbabwe1994), Boris Nzebo (Gabon1979), Monsieur Zohore (Usa1993), la mostra delinea, per mezzo di una \u201cesposizione della ricerca\u201d nel senso erodotiano del temine, un ritratto articolato, ma al contempo armonico, della scena artistica di matrice africana. <\/strong>\u201cOrchestra visiva\u201d \u00e8 la definizione che Gerald Chukwuma d\u00e0 del suo lavoro: assi di legno assemblate, intagliate, annerite, cesellate, arricchite di colori sgargianti, illuminate dai pezzi delle lattine di alluminio e delle schede telefoniche <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/cY-K6VGw-e1624223477582.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-23344 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/cY-K6VGw-e1624223477582.jpeg\" alt=\"\" width=\"370\" height=\"247\" \/><\/a>trovate per strada dall&#8217;artista, danno vita ad una melodia visiva\u00a0 sorprendente che intreccia simboli antichi, riferimenti storici e contemporanei<strong>. Nell&#8217;opera After (2020), esposta in mostra, Gerald Chukwuma rappresenta elementi della danza Ikwokirikwo del popolo Igbo della Nigeria, dando cos\u00ec voce alla storia e ai valori di una cultura che il potere <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/Gjes_ipA-e1624223511689.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-23345\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/Gjes_ipA-e1624223511689.jpeg\" alt=\"\" width=\"372\" height=\"248\" \/><\/a>costituito cerca di cancellare.<\/strong> Il lavoro di Chukwuma vuole sottolineare l&#8217;importanza vitale dell&#8217;espressione libera e creativa come forma di resistenza all&#8217;indottrinamento quotidiano, alla manipolazione dei, non solo della storia, ma anche del momento presente. <strong>Un altro elemento fondante della cultura e della tradizione africana, il voodoo, \u00e8 al centro della ricerca<\/strong> <strong>artistica di Jeremy Demester. Demester vive e lavora tra la Francia e il Benin, dove a Ouidah, la citt\u00e0 dei revenants secondo la tradizione voodoo, Demester crea opere ispirate al mondo degli spiriti.<\/strong> A questa ispirazione appartengono anche le due opere inedite, qui esposte per la prima volta, Timesofgrace VI(2021)e Djemy (2021), in cui egli abbr<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/hUb2cyqA-scaled-e1624223600498.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-23348 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/hUb2cyqA-scaled-e1624223600498.jpeg\" alt=\"\" width=\"356\" height=\"352\" \/><\/a>accia le infinite metamorfosi di questa religione: dagli oggetti del culto all&#8217;intenso colorismo ricco di energie primordiali. Come scrive Annabele Gugnon (2018) \u201cla pittura di Jeremy Demester \u00e8 azione,visione e prosa. Alla ricerca di nuove possibilit\u00e0 nel mondo, il pittore sonda l&#8217;esperienza attraverso l&#8217;intuizione. \u00c8 la sua guida. Di fronte all&#8217;opera l&#8217;intuizione privilegia lo stupore rispetto alla certezza e spinge il pittore ad avvicinarsi all&#8217;impossibile&#8221;. <strong>Nelle due opere Quick Pic (2021) e Mycat,abookandmy imaginations (2020) del giovane artista nigeriano Ameh Egwuh, due solitarie figure femminili si stagliano su un paesaggio domestico popolato da lineee patterns geometrici che si ispirano alle pratiche di scarificazione cio\u00e8 di incisione e decorazione della pelle nei <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/RpO-40-Q-e1624223542275.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-23346\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/RpO-40-Q-e1624223542275.jpeg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"222\" \/><\/a>riti di passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta dell&#8217;antica arte Ife<\/strong>. \u00c8 cos\u00ec che Egwuh, attraverso un procedimento espressivo basato sulla stratificazione, costringe il fruitore a riflettere sui concetti di responsabilit\u00e0 familiare, solitudine ed identit\u00e0. L&#8217;opera Visceral part2 (2019) di Troy Makaza, proveniente da un&#8217;importante collezione privata, \u00e8 realizzata intrecciando corde di silicone intrise di pittura dai colori intensi e profondi. I fili di silicone che costituiscono la struttura dell&#8217;opera si trasformano metaforicamente nei fili chetessono le complesse ragnatele delle relazioni e dei flussi tra i sessi nell&#8217;odierno Zimbabwe. Gli intrecci e i legami che danno vita al lavoro di Makaza divengono potenti metafore di spazi sociali e intimi, dove i ruoli tradizionali non sono pi\u00f9 assicurati. Boris Nzebo \u00e8 fermamente convinto che \u201cl&#8217;arte possa contribuire allo s<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/K81qCHDw-e1624223641814.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-23349 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/K81qCHDw-e1624223641814.jpeg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"287\" \/><\/a>viluppo e all&#8217;economia del Paese\u201d. Nato in Gabon, Nzebo \u00e8 cresciuto e vive nella citt\u00e0 di Douala in Camerun, ambiente in cui, come lui stesso dichiara, icapelli giocano un ruolo di primo piano nella definizione di identit\u00e0 personale e collettiva: le acconciature divengono lo specchio delle abitudini morali, della condotta e del comportamento tanto degli individui che del contesto sociale in cui operano. Nell&#8217;opera <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/HGXqb3A-e1624223795286.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-23350\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/HGXqb3A-e1624223795286.jpeg\" alt=\"\" width=\"318\" height=\"310\" \/><\/a>Business Street(2020) Boris Nzebo esplora l&#8217;acconciatura nello spazio urbano: la capigliatura della grande testa in primo piano diviene il cannocchiale attraverso cui l&#8217;artista indaga e denuncia gli aspetti negativi della societ\u00e0 urbana contemporanea e del suo sistema economico. <strong>Ancora pi\u00f9 marcato appare il carattere di denuncia nell&#8217;opera \u201cEnfants Soldats\u201d (2018): troppa violenza, troppi corpi, troppi cadaveri, troppe tombe. Attraverso le sue grandi teste Nzebo pone l&#8217;accento sulla barbarie<\/strong> <strong>dei \u201csoldati bambini\u201d, sequestrati, abusati, addestrati per essere bombe umane, per garantire al potere il proprio status quo.<\/strong> Monsieur Zohore, nato in America da genitori ivoriani, usa la propria storia, la propria identit\u00e0 come mezzo: \u201cEssere uomo di colore queer fa parte della mia pratica. Penso che sia il mio rapporto con l&#8217;umorismo e la tristezza e la capacit\u00e0 di comprendere queste due idee, il mio rapporto con la mia Blacknesse Frenchness, la mia Africanness, sia veramente il materiale da cui ho iniziato a costruire la mia pratica\u201d. Monsieur Zohore esplora la condizione umana in modo accresciuto e disordinato, per lui, africano di prima <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/CKlJNejQ-e1624223847382.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-23351 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/06\/CKlJNejQ-e1624223847382.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"254\" \/><\/a>generazione, c&#8217;\u00e8 sempre un disallineamento fra le culture e questo \u00e8 al centro del suo interesse. L&#8217;operaWhite Boy Summer (2021),appositamente realizzata dall&#8217;artista per questa mostra, appartiene al ciclo dei PaperTowel Works in cui Zohore utilizza materiali non convenzionali di uso domestico, come la carta da cucina Bounty, per esplorare le disugualianze interpersonali e socio-economiche. Il dramma intrinseco della carta da cucina dell&#8217;essere un materiale resistente ma al contempo scartabile,usa e getta, diviene immediata trasfigurazione del dramma quotidiano che vivono i lavoratori emarginati. In particolar modo in White Boy Summer, Monsieur Zohore utilizza, come lui stesso dichiara, \u201cl&#8217;attuale fenomeno culturale per esplorare il precedente culturale storico e pop degli uomini bianchi che godono del mondo a spese degli altri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Galleria Bianconi presenta \u201cTravels With Herodotus: Ajourney Through African Cultures\u201d, una mostra (aperta\u00a0 fino al 16 luglio\u00a0 2021) \u00a0che, come il titolo stesso suggerisce, intende dare vita ad un ideale viaggio di esplorazione nell&#8217;arte contemporanea africana. Attraverso il confronto fra le opere di sei artisti di differente generazione e geolocalizzazione Gerald Chukwuma (Nigeria1973), Jeremy Demester (Francia1988), Ameh Egwuh (Nigeria1996),Troy Makaza (Zimbabwe1994), Boris Nzebo (Gabon1979), Monsieur Zohore (Usa1993), la mostra delinea, per mezzo di una \u201cesposizione della ricerca\u201d nel senso erodotiano del temine, un ritratto articolato, ma al contempo armonico, della scena artistica di matrice africana. \u201cOrchestra visiva\u201d \u00e8 la [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/06\/20\/un-viaggio-nellesplorazione-dellarte-africana-alla-galleria-bianconi-di-milano-sei-artisti-di-matrice-africana-intrecciano-simboli-antichi-e-riferimenti-storici-e-contemporanei\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,150,59281,53889,53888,9894,59264,10357,44545,44441,35266,26,17505,28369],"tags":[418777,418781,418779,412059,418775,418776,418780,355195,418778],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23341"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23341"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23341\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23352,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23341\/revisions\/23352"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23341"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23341"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23341"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}