{"id":23656,"date":"2021-07-16T15:11:40","date_gmt":"2021-07-16T15:11:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=23656"},"modified":"2023-05-27T18:49:12","modified_gmt":"2023-05-27T18:49:12","slug":"arturo-martini-e-firenze-al-museo-novecento-di-firenze-i-capolavori-dello-scultore-italiano-che-e-stato-tra-i-grandi-maestri-del-novecento-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/07\/16\/arturo-martini-e-firenze-al-museo-novecento-di-firenze-i-capolavori-dello-scultore-italiano-che-e-stato-tra-i-grandi-maestri-del-novecento-europeo\/","title":{"rendered":"Arturo Martini e Firenze al Museo Novecento di Firenze. I capolavori dello scultore  italiano che \u00e8 stato tra i grandi maestri del Novecento europeo."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/113707-Arturo_Martini_La_Pisana_1933_ca_terraglia_patinata_chiara_Collezione_Alberto_Della_Ragione_Ph_crop_NicolaNeri_WEB-06.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-23657\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/113707-Arturo_Martini_La_Pisana_1933_ca_terraglia_patinata_chiara_Collezione_Alberto_Della_Ragione_Ph_crop_NicolaNeri_WEB-06.jpg\" alt=\"\" width=\"416\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/113707-Arturo_Martini_La_Pisana_1933_ca_terraglia_patinata_chiara_Collezione_Alberto_Della_Ragione_Ph_crop_NicolaNeri_WEB-06.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/113707-Arturo_Martini_La_Pisana_1933_ca_terraglia_patinata_chiara_Collezione_Alberto_Della_Ragione_Ph_crop_NicolaNeri_WEB-06-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><\/a>Il\u00a0<strong>Museo Novecento\u00a0<\/strong>presenta la mostra\u00a0\u201c<strong><em>SOLO. Arturo Martini e Firenze\u201d<\/em><\/strong>, a cura di\u00a0<strong>Lucia Mannini\u00a0<\/strong>con\u00a0<strong>Eva Francioli<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Stefania Rispoli<\/strong>, allestita nelle sale al secondo piano del museo, aperta fino al 14 novembre 2021. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/29-arturo-martini.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-23658 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/29-arturo-martini.jpg\" alt=\"\" width=\"354\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/29-arturo-martini.jpg 698w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/29-arturo-martini-300x172.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 354px) 100vw, 354px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019esposizione si inserisce all\u2019interno del ciclo\u00a0<strong><em>Solo<\/em>\u00a0<\/strong>dedicato ai maggiori artisti del Novecento, pensato per raccontare aspetti peculiari e meno noti della vita e della pratica di grandi protagonisti nella pittura e scultura del secolo scorso. Dal 2018 il Museo Novecento ha dedicato progetti espositivi a Emilio Vedova, Piero Manzoni, Vincenzo Agnetti, Gino Severini, Fabio Mauri, Mirko e Medardo Rosso, il grande scultore che pu\u00f2 essere considerato un precursore delle avanguardie del XX secolo. Concepite come veri e propri assoli, le mostre presentano di volta in volta un gruppo ristretto di opere, unito a documenti e apparati di vario genere, provenienti dalle collezioni civiche o da prestiti concessi da istituzioni e collezioni private. Il progetto\u00a0<strong>Arturo Martini e Firenze\u00a0<\/strong>\u00e8 realizzato in concomitanza con la grande retrospettiva dedicata a Henry Moore, un altro gigante della scultura moderna e contemporanea<em>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cCon questa nuova mostra dedicata ad Arturo Martini e al suo periodo fiorentino<\/em>\u00a0&#8211; commenta l\u2019Assessore alla Cultura\u00a0<strong>Tommaso Sacchi<\/strong>\u00a0&#8211;\u00a0<em>il museo Novecento si conferma un\u2019istituzione di primissimo piano nel panorama artistico novecentesco e contemporaneo, in un mix di collezioni permanenti ed esposizioni temporanee che ne denotano la continua volont\u00e0 di evolversi progettando e curando nuove mostre, sia durante la pandemia che soprattutto adesso in questo momento di ripartenza generale dell\u2019arte e della cultura\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>\u201cIl Museo Novecento con tutto il coraggio e la passione che sono richiesti in questa fase di ripartenza conferma il suo impegno nella valorizzazione della sua magnifica collezione, l\u2019unica in citt\u00e0 di questa importanza e consistenza\u201d \u2013\u00a0<\/em>dichiara\u00a0<strong>Sergio Risaliti<\/strong>, Direttore del Museo Novecento.<em>\u00a0<\/em><em>\u201cE lo fa dedicando una mostra assai intelligente ad Arturo Martini tra i grandi maestri del Novecento europeo, artefice di una scultura moderna che ha saputo mantenere vivo il mistero dell\u2019arte, senza mai distaccarsi dalla figura e da alcuni motivi poetici a lui cari come quelli dell\u2019attesa, della contemplazione, della trascendenza. Siamo orgogliosi di questo lavoro di ricerca che ci ha impegnato negli ultimi due anni. Desidero ringraziare la curatrice Lucia Mannini che assieme a Eva Francioli e Stefania Rispoli \u00e8 stata capace di costruire un percorso molto inedito. Ne sono testimonianza due opere. La prima, Ofelia, appartenuta al grande compositore fiorentino Castelnuovo Tedesco. La seconda, una terracotta giovanile scoperta e attribuita a Martini e di cui fino a pochi mesi fa non si era a conoscenza. Lo ripeto, il museo \u00e8 un luogo di formazione e di ricerca che persegue una linea curatoriale non necessariamente spettacolare, spinto dalla necessit\u00e0 o urgenza di produrre conoscenza e nuova sensibilit\u00e0\u201d.\u00a0 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_68.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-23660 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_68.jpg\" alt=\"\" width=\"339\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_68.jpg 339w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_68-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 339px) 100vw, 339px\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p>La presenza di Arturo Martini a Firenze si ricostruisce sia attraverso la sua partecipazione a importanti esposizioni, sia perch\u00e9 \u00e8 stato immediatamente oggetto di interesse da parte di collezionisti privati, come attesta la presenza di una serie di sue sculture conservate nel capoluogo toscano. Gi\u00e0 nel 1922, Martini \u00e8 tra i protagonisti della\u00a0<em>Fiorentina Primaverile<\/em>, presentato da Alberto Savinio. Torner\u00e0 a Firenze nel 1931, anno del successo ottenuto alla Quadriennale di Roma cui segue pochi mesi dopo la doppia personale con il pittore Primo Conti nei locali della galleria Bellini, in Palazzo Spini Feroni, che suscit\u00f2 ampia partecipazione e interesse a livello nazionale. A distanza di circa quarant\u2019anni, un importante nucleo di opere del maestro approd\u00f2 in citt\u00e0 grazie al generoso lascito dell\u2019ingegnere Alberto Della Ragione. <strong>Tra le 241 opere donate da questi alla Citt\u00e0 di Firenze, all\u2019indomani dell\u2019alluvione del 1966, spiccano alcuni capolavori di Arturo Martini, come le grandi sculture <em>La Pisana\u00a0<\/em>(1933 ca.), il\u00a0<em>Leone di Monterosso<\/em>\u00a0(1933-1935 ca.) e\u00a0<em>L\u2019Attesa\u00a0<\/em>(1935 ca.) , oltre a un nucleo di piccole terrecotte che indagano la figura femminile quali <em>Le collegiali<\/em>\u00a0(1927 &#8211; 1931 ca.),\u00a0<em>La cinese<\/em>\u00a0(1931 &#8211; 1933 ca.) e il\u00a0<em>Nudino sdraiato<\/em>\u00a0(1932 ca.).\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_80.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-23661\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_80.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_80.jpg 368w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Martini_80-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/a>Tra le collezioni private fiorentine, va indubbiamente ricordata quella all\u2019interno della Villa Vittoria dei Contini Bonacossi, dove si trovava un altro significativo nucleo di sculture di Martini, tra le quali la <em>Donna al sole<\/em>, premiata alla Quadriennale di Roma del 1931. L\u2019ingresso di opere di Martini nella raccolta dei Contini Bonacossi, resa nota attraverso le fotografie pubblicate su\u00a0<em>Domus<\/em>\u00a0nel 1933, rappresentava il naturale esito del sodalizio che aveva legato lo scultore con il poeta Roberto Papi, genero dei collezionisti, del quale Martini era stato ospite all\u2019inizio del 1931, ma anche della mostra personale con Primo Conti, alla galleria Bellini in Palazzo Spini Feroni.<\/p>\n<p>Il legame tra Arturo Martini e Firenze si declina dunque nella presenza, e nel ritorno, di alcune sue opere fondamentali degli anni Trenta &#8211; un breve ma rilevante capitolo che attesta la dinamicit\u00e0 culturale della citt\u00e0 in quel periodo &#8211; e infine anche nel rapporto con le fonti visive che i musei fiorentini avevano potuto offrirgli.\u00a0<em>\u201cLa scelta di legare l\u2019opera di Martini a Firenze e alla Toscana non \u00e8 dunque dettata da una smania campanilista, ma dal proposito di offrire ai visitatori e agli studiosi l\u2019opportunit\u00e0 di vedere opere di grande interesse &#8211; alcune delle quali recentemente \u201criscoperte\u201d &#8211; e di riconsiderare alcuni aspetti del percorso biografico e artistico dello scultore che emergono attraverso legami speciali\u201d, come\u00a0<\/em>spiega\u00a0<strong>Lucia Mannini<\/strong>, curatrice della mostra.<em>\u00a0<\/em><em>\u00a0\u00a0 <\/em>Il legame affettivo con\u00a0Roberto Papi\u00a0aveva portato Martini a stabilirsi per alcuni mesi a Firenze all\u2019inizio del 1931, giungendo a ipotizzare di comprarvi un podere con il premio in denaro ottenuto con la vittoria alla Quadriennale. Vi rimarr\u00e0 invece solo alcuni mesi, lasciandovi, nella villa che l\u2019aveva ospitato una scultura in gesso ritenuta dispersa e che oggi, rintracciata, \u00e8 presentata in mostra a introdurre quel momento cruciale all\u2019inizio degli anni Trenta. Nel corso del 1931 Martini manteneva intensi contatti con\u00a0Roberto Papi in vista della mostra personale, con Primo Conti, dell\u2019anno successivo.\u00a0\u00a0L\u2019ingresso di quattro opere nella raccolta che i Contini Bonacossi stavano allestendo a Villa Vittoria (come\u00a0<em>La moglie del marinaio<\/em>, oggi in collezione privata, e\u00a0<em>L\u2019ospitalit\u00e0<\/em>, concessa in prestito dal FAI) confermava l\u2019interesse dei collezionisti per Martini. A seguito di quella mostra altre\u00a0opere entrarono o in collezioni cittadine, come quella Valli (<em>Testa di ragazza ebrea<\/em>, concessa in prestito dalla\u00a0Galleria Internazionale d\u2019Arte Moderna di C\u00e0 Pesaro) e quella di Mario Castelnuovo Tedesco, musicista dalla cultura complessa e raffinata, autore di opere tratte dalla mitologia classica, dalla<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Palinuro.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-23662 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Palinuro.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Palinuro.jpg 298w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Palinuro-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a> religione ebraica, dalla letteratura, come Machiavelli e Shakespeare. L\u2019attenzione di Castelnuovo Tedesco era caduta su\u00a0<em>Ofelia<\/em>, terracotta di toccante sensualit\u00e0 e tragicit\u00e0. Nel 1939 Mario Castelnuovo Tedesco, ebreo, dovette lasciare l\u2019Italia con la sua famiglia a causa delle leggi raziali, riuscendo per\u00f2 a salvare i propri beni. L\u2019<em>Ofelia<\/em>, a lungo conservata negli Stati Uniti, rientra eccezionalmente oggi a Firenze, offrendo la straordinaria opportunit\u00e0 agli studiosi e agli appassionati di Arturo Martini di trovarsi davanti a un\u2019opera non pi\u00f9 visibile da molto tempo, consentendo anche di affrontare una riflessione sull\u2019interesse di Mario Castelnuovo Tedesco per le arti visive contemporanee.\u00a0 Un rapporto di stima reciproca \u00e8 quello che lega Martini al pittore Felice Carena, avviato gi\u00e0 nel periodo trascorso da entrambi ad Anticoli Corrado e rinsaldato negli anni successivi, seppur a distanza. Ad attestarlo in mostra \u00e8 la versione in bronzo, inedita, dell\u2019<em>Ulisse<\/em>\u00a0del 1935, regalata da Martini a Carena e a sua moglie Mariuccia Chiesa con ogni probabilit\u00e0 intorno alla met\u00e0 degli anni Trenta, quando Carena, in risposta a un invito rivolto agli artisti italiani, riceveva dallo scultore una sua opera grafica destinata all\u2019Accademia di Belle Arti di Firenze, di cui era direttore all\u2019epoca.\u00a0\u00a0Il percorso della mostra si chiude con il ritrovamento sul territorio di un\u2019opera giovanile,<em>\u00a0<\/em><em>l\u2019Aratura<\/em>, a conferma di quanto il collezionismo locale possa\u00a0ancora offrire spunti allo studio dell\u2019opera di Martini e come questo \u201cassolo\u201d del Museo Novecento possa configurarsi quale momento di ricerca.<\/p>\n<p>\u201cMostra nella mostra\u201d, a settembre \u00e8 prevista l\u2019apertura della sezione \u201cMartini e Carrara\u201d dedicata a quel rapporto speciale che Martini, come tanti altri scultori, intrattenne con le Apuane, dove dai tempi dell\u2019antica Roma si estraeva il marmo statuario, preferito dagli artisti per la sua purezza e luminosit\u00e0. Il rapporto di Martini con Carrara e con il marmo ha il carattere della scoperta e dell\u2019avventura (vi era approdato alla met\u00e0 del 1937 a seguito del contratto per il grande bassorilievo\u00a0<em>La Giustizia corporativa,<\/em>\u00a0destinato al Palazzo di Giustizia di Milano) e, in mostra, le forme elusive e misteriose della\u00a0<em>Donna che nuota sott\u2019acqua<\/em>, che fluttua sospesa, galleggiante nello spazio, su tre perni metallici ideati dall\u2019architetto Carlo Scarpa per la presentazione dell\u2019opera alla Biennale di Venezia del 1942.\u00a0\u00a0 Nata nello stesso frangente del monumento dedicato allo storico latino <em>Tito Livio<\/em>, l\u2019opera in marmo era giunta alla rifinitura, quando Martini decideva di decapitarla, con un colpo netto e spietato, creando cos\u00ec il frammento e il sublime effetto dell\u2019irraggiungibile compiutezza. L\u2019eccezionale prestito concesso dalla Fondazione Cariverona vale a rappresentare la ricerca estrema condotta da Martini negli anni Quaranta, cui si affiancano documenti e dipinti come\u00a0<em>Le cave del marmo<\/em>\u00a0con il quale si ricorda quella profonda insoddisfazione che lo aveva indotto ad abbandonare temporaneamente la scultura per dedicarsi alla pittura.<\/p>\n<p>La mostra\u00a0<em>Arturo Martini e Firenze<\/em>\u00a0&#8211; in linea con una visione scientifica del museo inteso come laboratorio di ricerca e formazione &#8211; \u00e8 frutto di una collaborazione tra il Museo Novecento e il\u00a0<strong>Dipartimento SAGAS dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Firenze<\/strong>. Nell\u2019ambito del progetto\u00a0<strong><em>Dall\u2019Aula al Museo<\/em><\/strong>, avviato nel 2019 con il prof.\u00a0<strong>Giorgio Bacci<\/strong>, due giovani studentesse del corso magistrale di Storia dell\u2019arte contemporanea,\u00a0<strong>Margherita Scheggi<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Valentina Torrigiani<\/strong>, hanno lavorato insieme a Lucia Mannini e allo staff curatoriale del Museo alla organizzazione dell\u2019esposizione. Con tale progetto si intende, infatti, avvicinare il settore della ricerca accademica a quello della formazione museale e della divulgazione al grande pubblico, offrendo al contempo un\u2019occasione unica di approfondimento dei grandi maestri del Novecento italiano e di valorizzazione del nostro patrimonio.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il\u00a0Museo Novecento\u00a0presenta la mostra\u00a0\u201cSOLO. Arturo Martini e Firenze\u201d, a cura di\u00a0Lucia Mannini\u00a0con\u00a0Eva Francioli\u00a0e\u00a0Stefania Rispoli, allestita nelle sale al secondo piano del museo, aperta fino al 14 novembre 2021. L\u2019esposizione si inserisce all\u2019interno del ciclo\u00a0Solo\u00a0dedicato ai maggiori artisti del Novecento, pensato per raccontare aspetti peculiari e meno noti della vita e della pratica di grandi protagonisti nella pittura e scultura del secolo scorso. Dal 2018 il Museo Novecento ha dedicato progetti espositivi a Emilio Vedova, Piero Manzoni, Vincenzo Agnetti, Gino Severini, Fabio Mauri, Mirko e Medardo Rosso, il grande scultore che pu\u00f2 essere considerato un precursore delle avanguardie del XX secolo. 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