{"id":23786,"date":"2021-07-27T20:11:58","date_gmt":"2021-07-27T20:11:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=23786"},"modified":"2021-07-27T20:12:43","modified_gmt":"2021-07-27T20:12:43","slug":"tiziano-venere-che-benda-amore-in-mostra-a-palazzo-te-a-mantova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/07\/27\/tiziano-venere-che-benda-amore-in-mostra-a-palazzo-te-a-mantova\/","title":{"rendered":"Tiziano. Venere che benda Amore in mostra a Palazzo T\u00e8 a Mantova."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Tiziano.-Venere-che-benda-Amore-e1627416294153.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-23788\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Tiziano.-Venere-che-benda-Amore-e1627416294153.jpg\" alt=\"\" width=\"616\" height=\"384\" \/><\/a>Il secondo appuntamento del programma espositivo <strong><em>Venere divina. Armonia sulla terra <\/em><\/strong>vede protagonista <strong>il capolavoro di Tiziano<\/strong> in prestito dalla <strong>Galleria Borghese <\/strong>di Roma. Un dipinto famoso gi\u00e0 nel Seicento, oggetto di studio da parte di pittori come Antoon Van Dyck, ma anche di storici dell\u2019arte e studiosi che ne hanno variamente interpretato il soggetto: <strong><em>Venere che benda Amore<\/em><\/strong> di <strong>Tiziano<\/strong> (1560-65) \u00e8 uno degli ultimi dipinti del maestro veneto, parte della collezione della Galleria Borghese, \u00e8 in prestito a Palazzo Te in occasione di questa <strong>esposizione straordinaria visitabile fino al 5 settembre 2021<\/strong>. Palazzo Te a Mantova presenta un <strong>ricco programma<\/strong> di appuntamenti: <strong>incontri e performance<\/strong> dedicati al mito di Venere saranno ospitati negli spazi del Palazzo tra cui l&#8217;<strong>Esedra<\/strong>, ripensata per accogliere il pubblico. \u201cGrazie alla generosit\u00e0 della Galleria Borghese \u2013 commenta il Direttore di Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni \u2013 questo prezioso quadro si mostra a Mantova e a Palazzo Te: un altro nuovo, intenso augurio di ripartenza per la citt\u00e0, un\u2019altra occasione per ritrovarci insieme nel museo.\u201d<\/p>\n<p>L&#8217;episodio raffigurato \u00e8 un momento speciale: Venere sta bendando un cupido mentre viene distolta da un altro giovinetto alato che le si poggia su una spalla con sguardo pensieroso, forse preoccupato per le persone che saranno trafitte dalle frecce scoccate da Amore cieco. <strong>Quest&#8217;opera di Tiziano suggerisce ancora oggi, dopo cinque secoli, la controversa complessit\u00e0 dell&#8217;amore e della bellezza da cui si genera.<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro \u00e8 datato fra il 1560 e il 1565, gli anni estremi dell\u2019artista. L\u2019immagine, sgretolata e sognante, \u00e8 costruita con grande maestria: al centro del quadro non c\u2019\u00e8 nessuno dei protagonisti della scena, ma un\u2019apertura verso un paesaggio al tramonto. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l\u2019azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato e nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell\u2019ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce, e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all\u2019occhio dello spettatore e alle sue capacit\u00e0 di afferrarle.<\/p>\n<p>Curata dalle colleghe storiche dell\u2019arte Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti, l\u2019esposizione del capolavoro di Tiziano, <em>Venere che benda Amore<\/em>, \u00e8 inclusa in <strong>Supercard Cultura<\/strong>, l\u2019abbonamento museale dedicato ai cittadini di Mantova e provincia che consente di visitare liberamente per un anno Palazzo Te. Con l&#8217;occasione Fondazione Palazzo Te ha deciso di includere nell\u2019offerta di Supercard Cultura anche l&#8217;accesso alla mostra autunnale di Palazzo Te <em>Venere. Natura, ombra e bellezza<\/em> senza alcun sovraprezzo. Un importante sforzo per confermare la scelta di investire nel rapporto con i cittadini di Mantova e della provincia, per aiutare la ripartenza della cultura e del territorio.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Venere-appare-ad-Enea-di-Anton-Angelo-Bonifazi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-23787 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Venere-appare-ad-Enea-di-Anton-Angelo-Bonifazi.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Venere-appare-ad-Enea-di-Anton-Angelo-Bonifazi.jpg 428w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/07\/Venere-appare-ad-Enea-di-Anton-Angelo-Bonifazi-279x300.jpg 279w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>La storia dell&#8217;opera<\/strong><\/p>\n<p>Il dipinto \u00e8 citato per la prima volta nel 1613, nel poema di Scipione Francucci, dedicato alla raccolta di Scipione Borghese, collezionista a dir poco appassionato di pittura e di sculture antiche e moderne. Francucci descrive il soggetto come \u201cVenere che benda Amore\u201d elencando i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l\u2019altra con l\u2019arco. La scena \u00e8 risultata sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi, oggi al British Museum. Nel Novecento interpretazioni pi\u00f9 complesse si sono basate su fonti letterarie: Hans Tietze ha proposto che Venere stia punendo Amore per essersi innamorato di Psiche, come nelle <em>Metamorfosi<\/em> di Apuleio, mentre Erwin Panofsky formula un\u2019interpretazione neoplatonica identificando nei due cupidi Eros e Anteros, cio\u00e8 l\u2019amore passionale e l\u2019amore divino. Letture successive hanno parzialmente incrinato queste interpretazioni: non si pu\u00f2 escludere che la scena rappresenti l\u2019Educazione di Cupido, dove l\u2019Amore cieco sta per compiere le prime imprese, disseminando casualmente con le sue frecce innamoramenti e passioni.\u00a0 Il dipinto \u00e8 citato per la prima volta nel 1613, nel poema di Scipione Francucci, dedicato alle opere della raccolta di Scipione Borghese, cardinal nipote da otto anni, collezionista appassionato di sculture antiche e moderne, di pittura contemporanea e di capolavori cinquecenteschi. Francucci descrive il soggetto come \u201cVenere che benda Amore\u201d elencando anche i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l\u2019altra con l\u2019arco. La scena risulta da sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi della villa, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi oggi a Chatsworth. L\u2019identificazione delle figure oscilla infatti fra Venere che benda Amore, in presenza delle sue ninfe, e una raffigurazione delle tre Grazie con i cupidi.<\/p>\n<p>Nel Novecento, interpretazioni pi\u00f9 complesse si sono basate sul reperimento di fonti letterarie; Hans Tietze ha proposto le <em>Metamorfosi<\/em> di Apuleio, in cui Venere punisce Amore per essersi innamorato di Psiche, requisendogli le armi. Erwin Panofsky formul\u00f2 una interpretazione neoplatonica, identificando i due cupidi Eros e Anteros con l\u2019Amore passionale e l\u2019Amore divino, che non \u00e8 cieco, ma in grado di contemplare il vero Amore, una differenza non formulata chiaramente nelle fonti antiche, ma codificata ampiamente nel testo di Vincenzo Cartari <em>Le imagini degli dei degli antichi<\/em>. Nei suoi studi del 1939, parzialmente ritoccati nell\u2019edizione del 1969, lo studioso pensava a una allegoria dell\u2019amore coniugale, basandosi sull\u2019identificazione delle due figure femminili come piacere e castit\u00e0. Le letture successive hanno parzialmente incrinato queste interpretazioni, poich\u00e9, osservando le espressioni dei personaggi, pare che le due donne stiano per consegnare le armi a Cupido, invece che avergliele sottratte; l\u2019Amore in grado di osservare, appoggiato alla spalla della madre, appare quasi preoccupato, invece che sicuro della sua superiorit\u00e0 al fratello bendato. Non si pu\u00f2 escludere che la scena rappresenti l\u2019Educazione di Cupido, che qualche volta appare anche in cataloghi recenti come titolo alternativo a quello tradizionale, perch\u00e9 in effetti sembra proprio che Venere intenda lasciare che l\u2019Amore cieco compia le sue prime imprese, colpendo i mortali con le frecce e disseminando innamoramento e passione.<\/p>\n<p>Le radiografie effettuate nel 1992-93 e pubblicate nel 1995 hanno evidenziato considerevoli ripensamenti: la testa di Venere ha cambiato quasi totalmente inclinazione, volgendosi verso il bambino pensieroso, ma soprattutto una terza figura \u00e8 stata eliminata. Kristina Hermann Fiore vi ha visto la terza delle Grazie, potendo cos\u00ec sostenere l\u2019ipotesi di una prima idea tizianesca veramente basata sulla descrizione di una pittura antica, celebrata come Venere fra le Grazie e i Cupidi, che Tiziano avrebbe ripreso, in un \u201cparagone\u201d con le fonti letterarie dell\u2019eccellenza della pittura.<\/p>\n<p>Con buona probabilit\u00e0, l\u2019identificazione del soggetto sarebbe molto aiutata se riuscissimo a immaginare il contesto della commissione, che purtroppo ancora ci sfugge. Miguel Falomir ha recuperato la preziosa citazione di un soggetto molto simile nell\u2019inventario di Antonio P\u00e9rez, redatto a Madrid nel 1585. Non c\u2019\u00e8 nessuna certezza che il quadro fosse destinato inizialmente a P\u00e9rez, anche se non si deve dimenticare come questi possedesse altri originali di Tiziano. Inoltre, non \u00e8 chiaro come, dalla Spagna, il dipinto possa essere passato a Roma, nella collezione di Paolo Emilio Sfondrati, nipote di Gregorio XIV e celebre a Roma all\u2019inizio del secolo per l\u2019attenzione dedicata alla chiesa di Santa Cecilia e al culto della martire protocristiana. Nell\u2019elenco dei suoi quadri, del 1608, pu\u00f2 essere identificato il dipinto, che, insieme ad altri, ritroviamo fra i beni di Scipione.<\/p>\n<p>Sebbene non ne conosciamo l\u2019origine e l\u2019esatta data di esecuzione \u2013 probabilmente fra il 1560 e il 1565 \u2013, il quadro ci riporta al clima delle \u201cpoesie\u201d tizianesche, a quel processo di ispirazione dall\u2019antico che qui, negli anni estremi dell\u2019artista, d\u00e0 luogo a immagini sgretolate e sognanti. La composizione \u00e8 costruita con grazia e maestria: al centro del quadro non appare nessuno dei protagonisti della scena, ma un\u2019apertura verso un paesaggio al tramonto, con il cielo colorato di nuvole rosa e arancioni, sopra le montagne azzurrine. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l\u2019azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato, e da un lato nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell\u2019ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all\u2019occhio dello spettatore e alle sue capacit\u00e0 di afferrarle.<\/p>\n<p>Tra le copie di grande qualit\u00e0 di questo dipinto si segnala la tela conservata a Madrid (Museo del Prado, inv. 2557) che, secondo Harold Wethey, fu comprata a Roma da alcuni agenti diplomatici, entrando in seguito nelle collezioni reali spagnole. Con buona probabilit\u00e0, tale replica fu eseguita nell\u2019Urbe, alla vista di quella Borghese, intorno ai primi decenni del XVII secolo. Un\u2019opera, simile alla composizione Borghese, \u00e8 inoltre esposta alla National Gallery di Washington (cat. X-5), eseguita intorno al 1570 da un anonimo discepolo del maestro cadorino. Questo dipinto mostra sulla destra, alle spalle della divinit\u00e0, una donna raffigurata nell\u2019atto di sollevare una cesta che verosimilmente doveva apparire anche nella tela Borghese, come emerso dalle indagini radiografiche.<\/p>\n<p><strong>Le indagini diagnostiche<\/strong><\/p>\n<p>Le indagini diagnostiche, riflettografiche e radiografiche, condotte da Ars Mensurae sul dipinto, hanno messo in evidenza l\u2019esistenza di una diversa rappresentazione al di sotto di quella attualmente visibile. \u00c8 stata identificata <strong>una figura femminile <\/strong>dipinta e chiaroscurata, al centro del dipinto (della scena), che sorreggere un <strong>oggetto di forma ovale<\/strong>. Inoltre, \u00e8 stato individuato <strong>un quadrettato per il trasferimento<\/strong> di disegni o cartoni preparatori, questo conferma un <em>modus operandi<\/em> tipico della bottega di Tiziano in cui composizioni e modelli venivano spesso riutilizzate. La figura femminile nascosta, forse affidata a uno dei collaboratori, \u00e8 stata poi coperta dal maestro perch\u00e9 non funzionale al significato allegorico del dipinto.<\/p>\n<p>Per la protagonista del dipinto, Venere, la riflettografia ha messo in luce la <strong>variazione dei tratti del volto<\/strong> rispetto a una prima versione: sono osservabili i due occhi traslati verso sinistra, il diverso posizionamento del naso e della bocca, l\u2019esistenza di un nuovo orecchino. La radiografia invece ha mostrato come <strong>l\u2019acconciatura <\/strong>in origine fosse ornata da fili di perle e coperta da un cappello con piume, e il seno fosse inizialmente scoperto. La veste bianca, leggibile in infrarosso, risultava nella precedente versione di maggiore ampiezza e leggerezza, il manto azzurro sembra continuasse al disotto del piede dell\u2019Amore alle sue spalle. Appare inoltre ipotizzabile una diversa posizione delle mani nell\u2019atto del bendare, la riflettografia suggerisce che fosse Amore stesso ad aiutare a tirare un lembo della benda. Attraverso altre indagini (Riflettografia Infrarossa in falso colore, Fluorescenza Ultravioletta, Fluorescenza X EDXRF), si sono ottenute <strong>indicazioni macroscopiche sui pigmenti<\/strong>presenti negli strati superficiali dell\u2019opera e quindi della tavolozza del Maestro.<\/p>\n<p>\u201cOggi, proprio nell&#8217;anno di Venere e con l&#8217;occasione di questa collaborazione tra Palazzo Te e Galleria Borghese \u2013 spiega <strong>Francesca Cappelletti<\/strong>, Direttrice della Galleria Borghese \u2013 il dipinto \u00e8 stato oggetto di nuove indagini ed \u00e8 stato rimesso al centro di studi di storia dell&#8217;arte e diagnostici per andare a fondo su un aspetto importante di questo quadro: la presenza di ripensamenti. Intere figure sono state cancellate lasciando intendere una riconfigurazione complessiva dell&#8217;iconografia di Venere. \u00c8 un modo di lavorare di Tiziano tipico degli anni tardi della sua attivit\u00e0, il dipinto \u00e8 stato datato intorno al 1560, sebbene in questo periodo non siano molto frequenti nella produzione dell&#8217;artista riferimenti alla mitologia classica o a fonti poetico letterarie.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il secondo appuntamento del programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra vede protagonista il capolavoro di Tiziano in prestito dalla Galleria Borghese di Roma. Un dipinto famoso gi\u00e0 nel Seicento, oggetto di studio da parte di pittori come Antoon Van Dyck, ma anche di storici dell\u2019arte e studiosi che ne hanno variamente interpretato il soggetto: Venere che benda Amore di Tiziano (1560-65) \u00e8 uno degli ultimi dipinti del maestro veneto, parte della collezione della Galleria Borghese, \u00e8 in prestito a Palazzo Te in occasione di questa esposizione straordinaria visitabile fino al 5 settembre 2021. 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