{"id":23872,"date":"2021-08-07T23:04:02","date_gmt":"2021-08-07T23:04:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=23872"},"modified":"2021-08-07T23:04:02","modified_gmt":"2021-08-07T23:04:02","slug":"ha-chiuso-la-gazzetta-del-mezzogiorno-il-piu-importante-quotidiano-del-sud-evento-grave-per-il-meridione-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/08\/07\/ha-chiuso-la-gazzetta-del-mezzogiorno-il-piu-importante-quotidiano-del-sud-evento-grave-per-il-meridione-ditalia\/","title":{"rendered":"Ha chiuso \u201cLa Gazzetta del Mezzogiorno\u201d il pi\u00f9 importante quotidiano del Sud. Evento grave per il Meridione d\u2019Italia."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/necrologio-scaled-e1628067333395.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-23873\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/necrologio-scaled-e1628067333395.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/necrologio-scaled-e1628067333395.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/necrologio-scaled-e1628067333395-300x137.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/a>E\u2019 triste dare l\u2019annuncio della morte di un quotidiano, ancor di pi\u00f9 del pi\u00f9 grande e importante quotidiano del Sud. Parliamo della storica \u201cLa Gazzetta del Mezzogiorno\u201d fondata nel 1887, quotidiano di Puglia e Basilicata,\u00a0 con sede a Bari. <strong>Vi hanno scritto intellettuali di prim\u2019ordine Giovanni Carano Donvito di Gioia del Colle e il salentino Antonio De Viti De Marco, Adolfo Omodeo a Guido Dorso, Manlio Rossi Doria, \u00a0Antonio Lucarelli e Mario Assennato, Michele Saponaro, Aldo Vallone, Mario Marti, Vittorio Pagano, Vittorio Bodini, Francesco Lala, Rocco Scotellaro; dalla Capitanata \u00a0Angelo Fraccacreta e Mario Simone e infine dalla Terra di Bari Armando Perotti e il numeroso gruppo del Sottano, tra cui il figlio Vittore.\u00a0E ancora Cesare Teofilato, Michele Cifarelli, Fabrizio Canfora, Ernesto De Martino, Tommaso Fiore, Aldo Moro.<\/strong> <strong>Non tralascio il collega\u00a0 Prof. Luciano Canfora classicista di chiara fama. E ne potrei citare ancora centinaia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La campana a morto stavolta \u00e8 suonata<\/strong> per il pi\u00f9 grande giornale del Sud.\u00a0 Ma \u00e8 una campana a morto per tutta l\u2019informazione italiana. <strong>Dopo 134 anni, la \u201cGazzetta del Mezzogiorno\u201d<\/strong> ha cessato le pubblicazioni. Di chi la colpa? Di tanti, ad iniziare dal Sindacato Giornalisti, eppoi dei tanti imprenditori\u00a0 su cui grava\u00a0\u00a0 la responsabilit\u00e0 di questo decesso.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/1544983560759.jpg-emiliano_la_gazzetta_del_mezzogiorno_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-23875 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/1544983560759.jpg-emiliano_la_gazzetta_del_mezzogiorno_.jpg\" alt=\"\" width=\"655\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/1544983560759.jpg-emiliano_la_gazzetta_del_mezzogiorno_.jpg 655w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/08\/1544983560759.jpg-emiliano_la_gazzetta_del_mezzogiorno_-300x165.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/a>La collega giornalista Cristiana Cimmino, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno scrive in \u201cSpeciale per Senza Bavaglio\u201d: <\/strong><strong>\u201c<\/strong>a chi giova la morte del pi\u00f9 importante giornale del Mezzogiorno? Purtroppo la risposta non \u00e8 difficile: alle tante mafie che scorrazzano nelle regioni meridionali. E\u2019vero che il grande business criminale si fa al Nord. Ma \u00e8 al Sud che la malavita organizzata detta legge\u201d.<strong> \u00a0<\/strong><strong>E ancora: \u201cLa Puglia e la Basilicata perdono un\u2019informazione<\/strong> storicamente e orgogliosamente localizzata e divengono colonie di giornali che al Sud non hanno radici. Meglio eliminare una grande memoria scomoda. Meglio lasciare La Gazzetta del Mezzogiorno nelle grinfie di piccoli imprenditori senza troppi scrupoli. <strong>Muore un giornale ed \u00e8 solo l\u2019inizio di un\u2019emorragia<\/strong> che porter\u00e0 via la stampa cos\u00ec come la conosciamo. L\u2019informazione perde un primo pezzo, preparandosi ad altri lutti. Ha ragione Carlo Verna, presidente dell\u2019Ordine dei giornalisti, a parlare di \u201cun pugno nello stomaco per chi ha a cuore le funzioni della stampa.\u00a0 <strong>E la politica che fa? Cosa fa il sindacato dei giornalisti?<\/strong> La prima brilla per assenza. E dire che i politici del Sud sono tanti. Peccato si voltino dall\u2019altra parte. Silenzio e indifferenza sono la cifra che contraddistingue anche le Istituzioni in terra di Puglia. <strong>La Federazione Nazionale della Stampa,<\/strong> invece, sta a guardare e si dice \u201csorpresa\u201d per le cessate pubblicazioni della Gazzetta. Sorpresa? Da cosa? Da un evento che ha le sue radici nella cessione del giornale alla Edi Sud di Mario Ciancio Sanfilippo, gi\u00e0 editore della Sicilia, avvenuto oltre 15 anni fa? Il suddetto editore \u00e8 protagonista di alcune inchieste giudiziarie come raccontato da parecchi giornali. <strong>La Gazzetta poi era rientrata in un sequestro milionario<\/strong> e da allora aveva imboccato un percorso inarrestabile che l\u2019ha portata a cessare le pubblicazioni il 1 agosto del 2021. <strong>A me sorprende che il sindacato dei giornalisti sia sorpreso<\/strong>. Chiss\u00e0 dov\u2019era mentre la Gazzetta diventava la pedina di un gioco al massacro che ne determiner\u00e0 la morte prematura. Eppure Raffaele Lorusso, leader della Federazione \u00e8 un pugliese di Bari, che ha fatto carriera nella Gazzetta prima di passare a Repubblica. <strong>Il gruppo dirigente cui appartiene<\/strong> si chiamava <em>Autonomia e solidariet\u00e0<\/em>. Poi ha cambiato nome, trasformandosi in <em>Controcorrente<\/em>, ma restando all\u2019insegna delle simpatie pseudo-politiche e del pi\u00f9 smaccato interesse personale. <strong>Quella che fu la gloriosa Federazione Nazionale della Stampa Italiana<\/strong>, si \u00e8 trasformata in un gruppo di persone che intende il sindacato dei giornalisti come un trampolino di lancio. E pi\u00f9 in alto lanciano i pochi adepti, pi\u00f9 si dimenticano che dovrebbero tutelare tutti i colleghi. Invece li lasciano sfruttare, assecondando persino la messa in discussione di diritti inalienabili dei lavoratori, come il trattamento di fine rapporto, il TFR. <strong>Vi spiegher\u00f2 ora,<\/strong> come mi trovai a dover accettare un Tfr rateizzato in ben dieci rate, insieme a tutti gli altri colleghi, una ventina, che vennero prepensionati insieme a me nel giugno del 2018. Varia solo il numero delle rate, alcuni addirittura ne accettarono quindici. <strong>Nell\u2019agosto 2018, data della prima rata del Tfr<\/strong>, all\u2019estate del 2019, ricevetti, non esattamente con regolarit\u00e0 (il versamento doveva essere mensile), i bocconcini smozzicati della mia cosiddetta liquidazione, decurtata con un\u2019aliquota pazzesca (oltre il 30 per cento). Eppure non ce n\u2019era traccia in quel verbale che firmai, nel giugno 2018, a sugello della mia dipartita professionale dalla Gazzetta del Mezzogiorno e dalla Edisud. \u00a0In effetti su quel documento non c\u2019era un solo numero. A parte il numero delle rate del TFR. <strong>Eppure, quel verbale \u00e8 stato firmato nella sede<\/strong> centrale del giornale, a Bari, alla presenza, del segretario dell\u2019Assostampa Puglia, gi\u00e0 membro del comitato di redazione della Gazzetta. Un collega con cui ho lavorato per anni, una di fronte all\u2019altro. Con cui ho scambiato preoccupazioni e risate. Ma non \u00e8 un fatto personale, uno strano atteggiamento nei miei confronti. <strong>Era accaduto lo stesso con gli altri \u201csfigati\u201d<\/strong> che, insieme a me, andarono ad ingrossare la moltitudine silenziosa dei giornalisti italiani rottamati. <strong>Il nostro karma, particolarmente iellato<\/strong>, consisteva nell\u2019essere prepensionati al tempo del processo che condann\u00f2 il nostro editore per mafia. Il sequestro e il commissariamento del giornale che seguirono fecero s\u00ec che l\u2019Edisud , nel settembre del 2019, smise di pagare le nostre liquidazioni. A me sono state pagate sette rate, agli altri qualcuna di pi\u00f9 o di meno. Finora l\u2019intera liquidazione \u00e8 rimasta una chimera. E pensare che il Tfr \u00e8 un dritto inalienabile del lavoratore. <strong>Vi ho raccontato questa storia perch\u00e9 \u00e8 emblematica<\/strong> di come agisce il sindacato dei giornalisti. Il collega che ha avallato la rateizzazione della liquidazione \u00e8 l\u2019attuale segretario di Assostampa Puglia e delfino del leader della FNSI. Sono quelli stessi che oggi si sorprendono di fronte alla fine del pi\u00f9 importante giornale del Sud. Come se questa fine non venisse da molto lontano. <strong>Sono coloro che difendono un INPGI indebitato<\/strong> e sfacciatamente mal amministrato. Semplicemente perch\u00e9 la Federazione \u00e8 nutrita dall\u2019INPGI. Anomalia tutta italiana, un sindacato dei giornalisti che vive sulle spalle dell\u2019Istituto Previdenziale dei suoi iscritti. Ma ha ancora un senso tutto questo? E\u2019 giusto mettere a repentaglio le nostre pensioni, soprattutto quelle dei colleghi pi\u00f9 giovani, per nutrire e difendere una Federazione che non rappresenta pi\u00f9 da tempo gli interessi della categoria? <strong>Il mio parere di giornalista di lungo corso \u2013 dice la Cimmino- <\/strong>, dopo 35 anni di professione, \u00e8 No. Non pu\u00f2 essere giusto mantenere una dirigenza sindacale che ormai non difende, o non \u00e8 in grado di difendere, pi\u00f9 n\u00e9 i diritti di tutti i giornalisti n\u00e9 la libera informazione. Un gruppo che ha cambiato nome forse per la vergogna di definirsi autonomo e solidale, cercando di far dimenticare cosa avrebbe dovuto essere e cosa \u00e8 diventato\u201d. <strong>Ho riportato le parole della collega giornalista Cristiana Cimmino, perch\u00e9 lei dall\u2019interno del giornale oggi defunto ne ha conosciute e viste\u00a0\u00a0 di storie e storielle. Sta di fatto che la testata storica del pi\u00f9 importante quotidiano del Sud, oggi non esiste pi\u00f9. Il triste e luttuoso \u00a0evento \u00e8 gi\u00e0 storia del giornalismo italiano.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E\u2019 triste dare l\u2019annuncio della morte di un quotidiano, ancor di pi\u00f9 del pi\u00f9 grande e importante quotidiano del Sud. Parliamo della storica \u201cLa Gazzetta del Mezzogiorno\u201d fondata nel 1887, quotidiano di Puglia e Basilicata,\u00a0 con sede a Bari. 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