{"id":24193,"date":"2021-09-17T21:30:32","date_gmt":"2021-09-17T21:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24193"},"modified":"2021-09-17T21:30:32","modified_gmt":"2021-09-17T21:30:32","slug":"venetia-1600-nascite-e-rinascite-la-mostra-a-palazzo-ducale-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/09\/17\/venetia-1600-nascite-e-rinascite-la-mostra-a-palazzo-ducale-a-venezia\/","title":{"rendered":"\u201cVENETIA 1600\u201d. Nascite e rinascite. La mostra a Palazzo Ducale a Venezia."},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venetia-1600-2-e1631913253940.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-24194\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venetia-1600-2-e1631913253940.jpeg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"270\" \/><\/a>Chronicon Altinate<\/em>, XI-XII secolo: \u00abL\u2019anno sopradetto 421 il giorno 25 del mese di Marzo nel mezzo giorno del Luned\u00ec Santo, a questa Illustrissima et Eccelsa Citt\u00e0 Christiana, e maravigliosa f\u00f9 dato principio ritrovandosi all\u2019hora il Cielo in singolare dispositione&#8230;\u00bb. Il mito di Venezia sta anche nella leggenda della sua fondazione, coincidente con la posa della prima pietra della Chiesa di San Giacometo a Rivoalto il giorno dell&#8217;Annunciazione alla Madonna. Una leggenda che, tramandata dai cronachisti e storiografi veneziani, mise insieme racconti che si erano intrecciati nei secoli a sostegno della straordinariet\u00e0 e del valore di Venezia: citt\u00e0 eletta da Dio.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/leone-san-marco-2-1100x515-1-e1631913285121.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-24195\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/leone-san-marco-2-1100x515-1-e1631913285121.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"187\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>421 &#8211; 2021. Venezia celebra i suoi 1600 anni e lo fa anche con una monumentale mostra messa in scena &#8211; \u00e8 il caso di dire &#8211; nel luogo simbolo del potere e della gloria della Serenissima: il Palazzo dei Dogi in Piazza San Marco.\u00a0 <\/strong>Sorta di grande e sorprendente racconto illustrato attraverso i secoli, la mostra promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia si propone il difficile ma entusiasmante compito di raccontare &#8211; attraverso oltre 250 opere d&#8217;arte, manufatti antichi e documenti rari &#8211; i momenti, i luoghi, i monumenti e i personaggi che hanno segnato la storia di Venezia, scegliendo un inedito punto di vista, ovvero quello degli innumerevoli momenti di crisi e rotture e delle altrettante rigenerazioni e rinnovamenti che hanno segnato la sua esistenza.<br \/>\n<em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/1-ok-1100x412-1-e1631913380973.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-24196\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/1-ok-1100x412-1-e1631913380973.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"150\" \/><\/a>Nascite e rinascite<\/em>: tappe salienti della storia e dell\u2019identit\u00e0 di Venezia pi\u00f9 e pi\u00f9 volte chiamata a ridisegnare il suo futuro e ripensare il suo destino, testimoniate dalle opere e dai documenti dei massimi artisti che in laguna hanno operato nell\u2019arco di quasi un millennio &#8211; Carpaccio, Bellini, Tiziano, Veronese, Tiepolo, Rosalba Carriera, Guardi e Canaletto, fino a Canova, Hayez, Appiani; e poi Pollock, Vedova, Tancredi, Santomaso &#8211; ma anche di tanti architetti, talentuosi uomini d\u2019arte, letterati e musicisti che hanno accompagnato il suo divenire.\u00a0 Un\u2019occasione preziosa anche per ammirare, riunita in una narrazione avvincente, una parte importante dell\u2019immenso patrimonio conservato in citt\u00e0 e in particolare nelle collezioni dei Musei Civici, con tanti e significativi restauri sostenuti per l\u2019evento in particolare da Save Venice Inc., come la grandiosa tela con il <em>Leone di San Marco<\/em> di Vittore Carpaccio (opera di oltre 3 metri di lunghezza), il <em>Ritratto di famiglia<\/em> di Cesare Vecellio e la monumentale pala di Jacopo Palma il Giovane con <em>Madonna col Bambino in gloria, San Magno che incorona Venezia affiancata dalla Fede<\/em>, ma manche un raffinato mosaico cinquecentesco, rari manoscritti miniati, preziosi disegni, un importante vaso cinese della dinastia Yuan del XIV secolo e molto altro ancora. Con uno scenografico allestimento affidato Pier Luigi Pizzi e l\u2019attenta direzione scientifica di Gabriella Belli, curata da Robert Echols, Frederick Ilchman, Gabriele Matino e Andrea Bellieni, la mostra \u00e8 divisa in 12 sezioni, ripercorse anche nell\u2019approfondito catalogo edito in doppia edizione, italiana e inglese, da Museum Musei: 1) Introduzione, <em>2) La citt\u00e0 eletta, 3) Regina del mare, 4) La citt\u00e0 dei mercanti, 5) Renovatio Urbis: Andrea Gritti e gli architetti, 6) L\u2019incendio di Palazzo Ducale, 1577, 7) La peste, 1576 e 1631, 8) Settecento: gloria e caduta della Serenissima, 9) Ottocento, rivoluzione e unificazione, 10) La capitale dell\u2019arte contemporanea, 11) Acqua Granda, 1966, 2019, 12) Venezia e il futuro<\/em>. Un percorso incalzante e intenso. Tutte le arti, compresa la decima musa, sono state chiamate a raccolta per ripensare ai sedici secoli della Serenissima, tra trionfi e domini, di terra e di mare, grandezza e bellezza, ma anche tra incendi, sconfitte militari e pestilenze, fino all\u2019Acqua Granda del 1966 e del 2019 rappresentate simbolicamente in mostra dall\u2019opera <em>The Raft (La zattera)<\/em>, straordinario \u201ccameo\u201d dell\u2019artista multimediale di fama mondiale<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/14ok-930x620-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24197\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/14ok-930x620-1.jpg\" alt=\"\" width=\"479\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/14ok-930x620-1.jpg 930w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/14ok-930x620-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/14ok-930x620-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 479px) 100vw, 479px\" \/><\/a> Bill Viola.<\/p>\n<p>L\u2019ultima sala \u00e8 un invito alla riflessione sul futuro, sulla salvaguardia del patrimonio di questa citt\u00e0 e sulla ricerca della sostenibilit\u00e0 grazie a un\u2019installazione nata dalla collaborazione tra Gabriella Belli e Studio Azzurro. Sullo sfondo liquido che avvolge Venezia in ogni fase della sua vita, emergono le tante voci delle persone &#8211; intellettuali, tecnici, studenti &#8211; che si interrogano sul futuro della citt\u00e0: un controcanto di riflessioni, idee e stimoli per guardare \u201cOltre\u201d. La Repubblica Serenissima cade nel 1797, ma Venezia \u00e8 ancora assolutamente viva e cosciente della sua identit\u00e0 e della sua fragile e potente unicit\u00e0, continuamente alla ricerca di un dialogo tra passato e presente e di una soluzione per il domani.\u00a0 \u201cCrediamo che il passato di Venezia &#8211; la storia, le tradizioni, i monumenti, i tesori d\u2019arte &#8211; rappresenti una risorsa notevole, una preziosa roadmap per il futuro della citt\u00e0\u201d, scrivono i curatori della mostra nel saggio introduttivo al catalogo. \u201cLa citt\u00e0 \u00e8 riuscita a sopravvivere cos\u00ec a lungo perch\u00e9 \u00e8 stata in grado di rinascere, di volta in volta, in forme nuove e pi\u00f9 adattabili. Guardare al passato per pianificare il futuro \u00e8 assolutamente possibile a Venezia pi\u00f9 che in qualsiasi altra citt\u00e0.\u201d Fondamentale anche in questo senso il ruolo dei Musei Civici, con gli undici straordinari palazzi dove si conservano e valorizzano le testimonianze cittadine: \u201cad essi, pi\u00f9 che ad altri &#8211; conclude Gabriella Belli nella postfazione &#8211; \u00e8 affidato il compito di traghettare la storia e l\u2019immenso patrimonio artistico della Serenissima nel futuro. Per essere contemporanei, i musei della citt\u00e0 non possono rimanere solo memoria, ma devono \u201cdiventare\u201d azione, ovvero produzione <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/21-Ettore-Tito-ricostruzione-del-campanile-di-San-Marco-690x620-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24198 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/21-Ettore-Tito-ricostruzione-del-campanile-di-San-Marco-690x620-1.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/21-Ettore-Tito-ricostruzione-del-campanile-di-San-Marco-690x620-1.jpg 690w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/21-Ettore-Tito-ricostruzione-del-campanile-di-San-Marco-690x620-1-300x270.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/a>culturale\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Eccone il percorso.\u00a0 <\/em><\/strong>Dopo un\u2019introduzione affidata ad alcune delle pi\u00f9 note immagini-simbolo della citt\u00e0, \u00e8 sul mito di Venezia e sull&#8217;iconografia che ha accompagnato e consolidato la sua affermazione come citt\u00e0 della Vergine, citt\u00e0 di San Marco e citt\u00e0 della Giustizia che prende avvio l\u2019esposizione allestita nelle sale dell\u2019Appartamento del Doge, a Palazzo Ducale. Le origini divine della Serenissima, fondate sul valore mistico attribuito al 25 marzo &#8211; giorno dell\u2019Annunciazione alla Madonna ma anche della creazione del mondo e di Adamo, nonch\u00e9 dell\u2019Incarnazione di Cristo e della sua crocifissione -, sono rese esplicite con una selezione puntuale di opere: il trittico di Lazzaro Bastiani con l\u2019Annunciazione e la Madonna col Bambino (ca. 1490), il pannello musivo di Giovanni Novello proveniente dalla Scuola Grande di San Rocco, che colloca l\u2019Annunciazione in un paesaggio veneto, e l\u2019importante dipinto di Jacopo Palma il Giovane con la Vergine Assunta che assiste all\u2019Incoronazione di Venezia fatta dal Vescovo San Magno (1627). L\u2019opera era stata appositamente commissionata dal Senato veneziano per la chiesa di San Geremia: qui infatti era sepolto il vescovo di Oderzo che nel VII secolo, visitando la laguna, avrebbe fondato le chiese pi\u00f9 antiche di Venezia, ovvero Santi Apostoli, San Pietro di Castello, Santa Maria Formosa, Santa Giustina, San Giovanni in Bragora, San Zaccaria, San Salvador e Angelo Raffaele. Ma la storia e il mito di questa citt\u00e0 sono anche intrecciati indissolubilmente all\u2019Evangelista Marco, che la Repubblica elesse come santo patrono fin dal trafugamento delle <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/118627-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24199\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/118627-3.jpg\" alt=\"\" width=\"451\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/118627-3.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/118627-3-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/><\/a>sue spoglie da Alessandria d\u2019Egitto nell\u2019828 e che leg\u00f2 a s\u00e9 con la diffusione della leggenda dell\u2019Apparitio: l\u2019apparizione di un angelo che avrebbe annunciato a San Marco, naufrago nelle paludi attorno all\u2019isola di Rivoalto, il ritorno del suo corpo in Laguna: \u00abPax Tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum\u00bb. La <em>Mariegola<\/em> della Scuola Grande di San Marco, con miniature attribuite a Paolo Veneziano, preziosissimi missali del XIV secolo mai esposti in precedenza, e ancora raffinate promissioni e commissioni dogali, superbe legature in lamina d\u2019argento, oro, smalti e pietre preziose del IX e XI secolo dalla Biblioteca Marciana si accompagnano in mostra alla bellissima <em>Pala Barbarigo<\/em> di Giovanni Bellini, dipinta nel 1488 e oggi conservata nella chiesa muranese di San Pietro Martire. Accanto a questi, da segnalare, anche la tela di Bonifacio Veronese raffigurante <em>San Marco che consegna lo stendardo a Venezia<\/em> (1532), nonch\u00e9 gli eccezionali oggetti liturgici di manifattura bizantina prestati per l\u2019evento della Procuratoria di San Marco, parte del Tesoro della Basilica: la <em>Grotta della Vergine<\/em> (dal IV al XII secolo), il famoso <em>Bruciaprofumo a forma di edificio a cupole<\/em>, il <em>Calice con iscrizione eucaristica<\/em> dell\u2019XI secolo, insieme alla coppa di Chorasan di manifattura iraniana. Oggetti preziosi che ad un tempo documentano l\u2019importante e lunga relazione di Venezia con Bisanzio, determinante fin dai primi secoli della sua esistenza. Il percorso si concentra dunque sulla ricostruzione (dopo il devastante incendio del 976) della Basilica di San Marco, nonch\u00e9 sull\u2019evoluzione dell\u2019iconografia marciana in chiave politico-religiosa con l\u2019assimilazione del Leone di San Marco &#8211; andante, rampante, in moeca &#8211; quale emblema stesso della Repubblica. Infine Venezia in forma di Giustizia. A sostegno del suo immaginario e del suo perpetuarsi nella storia, la propaganda della Serenissima porter\u00e0 infatti ad integrare la figura della Vergine con l\u2019allegoria della <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/foto-live_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24200 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/foto-live_2.jpg\" alt=\"\" width=\"444\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/foto-live_2.jpg 620w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/foto-live_2-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 444px) 100vw, 444px\" \/><\/a>Giustizia, virt\u00f9 di cui Venezia era garante attraverso le sue magistrature e il suo sistema di governo repubblicano, figura onnipresente negli spazi ufficiali, presto identificata con la citt\u00e0 stessa.\u00a0 <strong>Ecco dunque i ritratti dei dogi <em>Giovanni Mocenigo<\/em> (Gentile Bellini) e <em>Francesco Foscari<\/em> (Lazzaro Bastiani) che maggiormente interpretarono questo ruolo, la statua lignea policroma del XV secolo raffigurante <em>Venezia come Giustizia<\/em> &#8211; probabilmente elemento decorativo del Bucintoro &#8211; la tavola intarsiata con lo stesso soggetto su disegno di Jacopo Sansovino e i simboli delle vita politica lagunare: il corno dogale, l\u2019urna per le votazioni, la manina di fine Settecento per lo scrutinio dei voti per l\u2019elezione del doge, in legno intagliato, dipinto e dorato, e &#8211; ancora &#8211; il mascherone in pietra calcarea per le denunce segrete. <\/strong>Momenti cruciali di caduta e di ripresa sono quelli vissuti nel corso del Cinquecento da Venezia. Grazie alla forza della sua flotta, all\u2019intraprendenza dei suoi grandi viaggiatori e all\u2019apertura alle comunit\u00e0 straniere, la Serenissima era divenuta Regina dei mari e dei commerci e grande crocevia commerciale d\u2019Europa e del Mediterraneo orientale, e tuttavia appariva in piena crisi, a inizio del secolo, a causa dell\u2019isolamento determinato dalla Lega di Cambrai.<\/p>\n<p>Con una sequenza ricchissima di opere e documenti, l\u2019esposizione mette in luce la supremazia di Venezia sui mari: antichi portolani, carte nautiche, atlanti e astrolabi, modellini di galere da guerra, vedute dell\u2019Arsenale, ma anche un olio su tela di quasi cinque metri realizzato da Battista d\u2019Agnolo &#8211; <em>San Marco che assiste i Magistrati della Camera all\u2019armamento nell\u2019arruolamento delle milizie marittime<\/em> -, oltre ai dipinti di battaglie navali cruciali per la vita della Serenissima, come quella di Chioggia contro i Genovesi del 1381 o quella di Lepanto del 1571 celebrata nel grande dipinto di Andrea Vicentino. D\u2019altra parte la forza commerciale della citt\u00e0 \u00e8 rievocata con altrettanti preziosi materiali come le insegne dei diversi mestieri, i richiami documentari alla figura di Marco Polo, una selezione di monete coniate dalla zecca dogale e alcuni eccezionali oggetti di differenti provenienze e manifatture che testimoniano, oltre alla qualit\u00e0 delle lavorazioni del tempo, gli scambi e i commerci tra Venezia e i mercati di Levante e d\u2019Occidente. Si susseguono ricercati vasellami, gioielli, avori, cammei, argenterie, lampassi, velluti, suppellettili in legno intarsiati, straordinarie maioliche e vetri come la famosissima <em>Coppa Barovier<\/em> in vetro soffiato blu, con smalti e oro, del 1460-70. Nonostante ci\u00f2 Rialto, sede del mercato e delle banche del tempo &#8211; di cui una raffigurata da Vittore Carpaccio nella <em>Vocazione di San Matteo<\/em> (1502) della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni &#8211; fu rasa al suolo da una serie di drammatici eventi, quali l\u2019incendio del Fondaco dei Tedeschi (1505), quello del mercato di Rialto (1514) e il crollo del ponte sul Canal Grande (1524), tanto che tutta l\u2019area fu oggetto di significative ricostruzioni e trasformazioni. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-dallalto-Ph.-Ilaria-Marchiori-883x620-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24201\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-dallalto-Ph.-Ilaria-Marchiori-883x620-1.jpg\" alt=\"\" width=\"526\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-dallalto-Ph.-Ilaria-Marchiori-883x620-1.jpg 883w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-dallalto-Ph.-Ilaria-Marchiori-883x620-1-300x211.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-dallalto-Ph.-Ilaria-Marchiori-883x620-1-768x539.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/a>Promotore di questi interventi fu il doge <em>Leonardo Loredan<\/em>, di cui sempre Carpaccio nel 1501-02 lascia un bellissimo ritratto esposto in mostra assieme a una medaglia in cui <em>Loredan offre a San Marco il progetto delle fabbriche di Rialto<\/em>. Il Cinquecento fu per Venezia anche il secolo della <em>Renovatio Urbis<\/em>, la riprogettazione degli spazi della citt\u00e0 in funzione delle istanze politico-identitarie dell\u2019\u00e9lite veneziana. Provveditore generale durante la Lega di Cambrai, Andrea Gritti fu protagonista della riconquista della citt\u00e0 di Padova (1509) e dell\u2019assedio di Brescia (1512). Eletto doge nel 1523, Gritti diede il via a un rinnovamento radicale dell\u2019organizzazione urbanistica di Venezia e della sua immagine, in risposta alla crisi politica di quegli anni. In mostra, per illustrare la figura di Gritti e il riassetto dell\u2019area marciana progettato da Jacopo Sansovino, sono esposti ritratti del doge, vedute pittoriche e a stampa della Piazza e della Piazzetta di San Marco, insieme ad elementi architettonici originali, tra i quali alcuni frammenti della<em> Loggetta di Sansovino scampati al crollo del Campanile di San Marco<\/em> (1902). Tra gli artisti qui presenti si segnalano Canaletto \u2013<em> La Piazzetta di San Marco con la Loggetta e la Libreria<\/em> (1730-1740) dalle Gallerie Nazionali d\u2019Arte Antica di Roma -, Lazzaro Bastiani, Gian Antonio Guardi e anche Tiziano con l\u2019imponente xilografia, di oltre due metri e mezzo, in cui rievoca <em>La sommersione del Faraone nelle acque del Mar Rosso<\/em> quale immagine di riscatto dei veneziani &#8211; il nuovo popolo eletto &#8211; dall\u2019oppressione della Lega di Cambrai. La storia di Palazzo Ducale \u00e8 anche la storia degli incendi e delle riedificazioni che nel corso dei secoli lo hanno reso ancora pi\u00f9 monumentale. Era il 20 dicembre 1577 quando un devastante incendio avvamp\u00f2 nell\u2019ala occidentale di Palazzo Ducale, prospiciente la piazzetta e la Libreria Marciana. Il fuoco si fece strada nell\u2019adiacente ala meridionale affacciata sul bacino di San Marco e in breve tempo raggiunse l\u2019estremit\u00e0 orientale dell\u2019edificio, andando a lambire la parete che ospitava il celebre affresco trecentesco di Guariento raffigurante il Paradiso. Ludovico Pozzoserrato, in un dipinto coevo prestato dai Musei Civici di Treviso, ritrae il fabbricato inghiottito dalle fiamme, nonch\u00e9 la folla che assiste inerme a distanza di sicurezza mentre gli arsenalotti prestano i primi soccorsi con l\u2019ausilio di scale. In quell\u2019occasione uno dei pi\u00f9 grandi cicli di pittura rinascimentale presente nella Sala del Maggior Consiglio venne completamente distrutto. Domate le fiamme, la Serenissima decise che il Palazzo Ducale \u2013 simbolo di stabilit\u00e0 e permanenza dell\u2019ordinamento politico e civile della Repubblica &#8211; doveva rapidamente tornare al suo splendore. Palladio avrebbe voluto riedificarlo in stile classico, come mostra il modello esposto in mostra realizzato in anni recenti dall\u2019architetto Antonio Foscari; altri, meno drastici, proposero invece interventi di consolidamento. Si scelse questa via, e la nuova decorazione pittorica del Palazzo &#8211; realizzata grazie all\u2019intervento dei migliori artisti del tempo \u2013 port\u00f2 ai risultati che il pubblico pu\u00f2 ora ammirare visitando le sue magnifiche sale. Tra le pochissime opere di Tiziano rimaste a Palazzo Ducale dopo il tragico incendio, vi \u00e8 lo straordinario affresco di <em>San Cristoforo che porta sulle spalle il bambino<\/em>: sullo sfondo, a sottolineare la protezione del Santo sulla citt\u00e0, si scorge il bacino di San Marco col Campanile e la sagoma di Palazzo Ducale. La peste fu un evento drammatico con cui Venezia si dovette confrontare in pi\u00f9 occasioni nel corso dei secoli, in particolare nel 1576 e nel 1630. Ci\u00f2 non di meno, quelle sciagure stimolarono la capacit\u00e0 di autodifesa e rinascita della citt\u00e0. La figura del medico della peste e le contromisure \u201cscientifiche\u201d messe in campo contro il morbo emergono nei documenti esposti &#8211; volumi, stampe, acqueforti &#8211; mentre l\u2019edificazione dei templi votivi del Redentore e di Santa Maria della Salute viene ricordata con le tele e le medaglie commemorative, i modelli e i voti fatti dalla citt\u00e0 a Cristo e alla Vergine: bellissimi la grande tela di Domenico Tintoretto, dalla chiesa di San Francesco della Vigna, con <em>Venezia supplica la Vergine di intercedere con Cristo per fermare la peste<\/em>, e l\u2019olio del Padovanino raffigurante <em>Il doge Alvise Mocenigo inginocchiato davanti al modello del Redentore<\/em>, entrambi datati 1631, e <em>La Processione del Redentore<\/em> di Joseph Heintz il Giovane del 1648-50. Sempre del Padovanino \u00e8 la <em>Madonna con Bambino e modello votivo della Salute<\/em>, conservata nell\u2019omonima chiesa ed eccezionalmente prestata per questo evento, mentre \u00e8 di Marco Boschini la monumentale acquaforte con raffigurata la processione votiva nella chiesa di Santa Maria della Salute (1717). San Sebastiano e San Rocco, protettori dalle malattie contagiose, sono i santi che la citt\u00e0 invoca in questi frangenti: l\u2019uno raffigurato in un dipinto di Pietro Vecchia di collezione privata, l\u2019altro nell\u2019intenso lavoro di Bernardo Strozzi del 1670 prestato dalla Scuola di San Rocco.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-leone-e-Palazzo-Ducale-827x620-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-24202 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-leone-e-Palazzo-Ducale-827x620-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-leone-e-Palazzo-Ducale-827x620-1.jpeg 827w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-leone-e-Palazzo-Ducale-827x620-1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-leone-e-Palazzo-Ducale-827x620-1-768x576.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il 1797 \u00e8 l\u2019anno fatidico del Trattato di Campoformio e della fine della Serenissima. Eppure il secolo era iniziato tra i fasti della nobilt\u00e0 veneziana, la gloria internazionale della Serenissima regina dei mari &#8211; ben rappresentata dal famoso, grande olio di Giambattista Tiepolo <em>Nettuno offre a Venezia i doni del mare<\/em> (1756-1758) &#8211; la magniloquenza delle sue feste e il tripudio delle sue arti. In particolare sono il teatro e la musica ad essere scelti come tema focale dai curatori per riannodare i fili di questo secolo: dal <em>Ritratto di Carlo Goldoni<\/em> di Alessandro Longhi a quello sofisticato che Rosalba Carriera ci lascia della cantante Faustina Bordoni Hasse &#8211; uno dei fenomeni vocali del XVIII secolo &#8211; fino alle caricature pungenti di soprani e tenori tracciate a penna e inchiostro da Anton Maria Zanetti, in prestito dalla Fondazione Giorgio Cini; dalla<em> Cantata delle orfanelle per i Duchi del Nord<\/em> (in realt\u00e0 lo Zar Pietro il Grande e la moglie in visita a Venezia, in incognito) in un dipinto di Gabriel Bella della Fondazione Querini Stampalia (1782-92), ai concertini in famiglia e scene di socialit\u00e0 di cui sempre il Longhi d\u00e0 testimonianza. Non mancano poi i giochi di piazza, le preziose vesti di manifattura cinesi, gli abiti sontuosi delle dame del tempo e delle cariche dogali, ormai nell\u2019atto di accomiatarsi, insieme a uno zamberlucco, veste destinata ai fanciulli della nobilt\u00e0. All\u2019avanguardia nel mondo dei suoni fin dal Rinascimento, la Regina dell\u2019Adriatico, appena un lustro prima della sua caduta, inaugura quello che negli anni diventer\u00e0 uno dei simboli delle tante \u201crinascite\u201d della citt\u00e0 lagunare: il Gran Teatro La Fenice, ricordato nel percorso espositivo dal libretto originale dell\u2019opera di esordio, <em>I Giuochi d&#8217;Agrigento<\/em> di Giovanni Paisiello (1792), e in un bel disegno coevo realizzato da Francesco Guardi. In quegli anni di lento crepuscolo, Venezia era riuscita comunque a fronteggiare grandi catastrofi come l\u2019incendio che devast\u00f2 il quartiere di San Marcuola nel 1789. Lo riportano alla memoria alcuni documenti e soprattutto un piccolo e intenso dipinto di Francesco e Giacomo Guardi delle Gallerie dell\u2019Accademia,<em> Incendio dei depositi degli olii a San Marcuola<\/em>, esposto insieme a uno dei numerosi schizzi realizzati da Guardi e custodito presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr. La fine era inevitabile: <em>L&#8217;ultimo senato della Repubblica di Venezia<\/em>, appena restaurata, \u00e8 l\u2019opera con cui afferma il suo talento allo scadere del XIX secolo il pittore accademico veneziano Vittorio Emanuele Bressanin, formatosi sotto Molteni, di cui restano affreschi anche nelle sale del Conservatorio Benedetto Marcello.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-Rialto-1059x620-1-e1631913580786.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-24203\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-Rialto-1059x620-1-e1631913580786.jpg\" alt=\"\" width=\"459\" height=\"269\" \/><\/a>Il compito di rievocare gli avvenimenti di quello storico passaggio di secolo \u00e8 affidato ai dipinti di<\/strong> <strong>Giuseppe Borsato, con la <em>Veduta della Piazza S. Marco il giorno dell&#8217;innalzamento dell&#8217;albero della libert\u00e0<\/em> datata proprio 1797 e l\u2019<em>Ingresso di Napoleone a Venezia il 29 novembre 1807<\/em> prestato dal Museo Mario Praz di Roma. <\/strong>Nel loro algido e immutabile candore, l\u2019architettura neoclassica e la scultura di Canova &#8211; in mostra il grande gesso della <em>Venere Italica<\/em> conservato nelle sale del Museo Correr &#8211; sembrano non registrare la serie di traumatici passaggi che la citt\u00e0 subisce tra la fine del XVIII secolo e l\u2019inizio del XIX. Nell\u2019arco di soli sedici anni dalla sua caduta, la citt\u00e0 passa di mano ben quattro volte, in un continuo avvicendarsi tra francesi e austriaci. Tuttavia Canova riuscir\u00e0, nel suo ruolo diplomatico di difensore della arti, a riportare in patria i cavalli della basilica di San Marco sottratti da Napoleone (giunge da collezione privata l\u2019opera di Vincenzo Chilone che ne d\u00e0 testimonianza), mentre i cambiamenti urbanistici sanciti dai francesi e dagli austriaci incideranno sul futuro assetto della citt\u00e0, chiamata a diventare una capitale \u201cnormalizzata\u201d e al passo con i tempi, accessibile, dotata di nuove infrastrutture e con un destino economico tutto da riscrivere.<\/p>\n<p>L\u2019arrivo della linea ferroviaria &#8211; rappresentato dalla interessantissima incisione su rame del 1856 realizzata da Bernardo e Gaetano Combatti che mostra la <em>Pianta di Venezia con il ponte ferroviario<\/em> (nell\u2019edizione con linea FS) e dal <em>Progetto per il Ponte ad archi di cotto attraverso la veneta laguna formante parte della Strada ferrata da Venezia a Milano,<\/em> disegnato da Tommaso Meduna nello stesso anno &#8211; testimonia con chiarezza questa trasformazione. Tra slanci irredentisti e turbamenti, Venezia vive anche il suo Risorgimento anomalo con la Repubblica di San Marco proclamata dal giovane avvocato Daniele Manin, il ritorno degli austriaci e solo in un secondo momento un avvicinamento alle visioni unitarie. Le opere di Querena, Dalla Libera e Borghesi testimoniano l\u2019<em>Assemblea veneta degli insorti e i bombardamenti<\/em> austriaci sulla citt\u00e0, mentre le aspettative e gli entusiasmi connessi all\u2019annessione nel 1861 sono palpabili nella monumentale tela di Giacomo Casa raffigurante l\u2019<em>Unione di Venezia all\u2019Italia<\/em> dalle Gallerie Civiche di Udine &#8211; dove il pittore crea una composizione ispirata ai capolavori di Veronese e Tintoretto per Palazzo Ducale &#8211; e nella famosa <em>Venezia che spera<\/em> di Andrea Appiani, prestata per l\u2019occasione dal Museo del Risorgimento di Milano. In questo contesto s\u2019inseriscono il primo grave incendio del Teatro La Fenice la mattina del 13 dicembre del 1836 (il successivo sar\u00e0 nel 1996), ma soprattutto il ruolo da essa giocato durante i moti risorgimentali, qui rievocati dall\u2019<em>Attila<\/em> di Giuseppe Verdi, la cui prima si tenne nella citt\u00e0 lagunare il 17 marzo 1846 e di cui sono esposte in mostra partiture originali, locandine e libretti d\u2019epoca conservati negli Archivi del Teatro La Fenice, accanto ai disegni delle scenografie ideate da Giuseppe Bertoja. La sezione dedicata all\u2019Ottocento, il secolo lungo, si chiude idealmente con il crollo nel 1902 di uno degli elementi pi\u00f9 identitari della citt\u00e0: il Campanile di San Marco. La sua ricostruzione &#8211; affrontata alla luce del dibattito sul principio teorico del \u201cdov\u2019era, com\u2019era\u201d, che ispirer\u00e0 anche la riedificazione de La Fenice negli anni Novanta &#8211; \u00e8 documentata da eccezionali stampe fotografiche d\u2019epoca ma anche dalla cazzuola in argento dorato utilizzata per la posa della prima pietra. Il nuovo Campanile verr\u00e0 inaugurato nel 1912, come testimonia il<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-vista-da-Palazzo-Ducale-a-San-Marco-1100x620-1-e1631913611834.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-24204 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Venezia-vista-da-Palazzo-Ducale-a-San-Marco-1100x620-1-e1631913611834.jpeg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"225\" \/><\/a> monumentale dipinto di Ettore Tito.<\/p>\n<p>Il XX secolo pone Venezia di fronte a nuove sfide, a partire dalla necessit\u00e0 di ricostruire la propria minata reputazione internazionale come passaggio fondamentale per superare le incertezze del secolo precedente: dalla deriva delle dominazioni straniere seguita alla caduta della Serenissima, fino alla depressione economica e al degrado del patrimonio artistico e architettonico in cui versava la citt\u00e0. Il momento fondamentale di riscatto e di risalita si avr\u00e0 in particolare dopo la cesura e le chiusure imposte dalla Seconda guerra mondiale. <strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/16-e1631913736248.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24205\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/16-e1631913736248.jpg\" alt=\"\" width=\"494\" height=\"371\" \/><\/a>La XXIV Biennale che s\u2019inaugura il 6 giugno del 1948, grazie al lavoro straordinario di Rodolfo Pallucchini e di una giuria di grande levatura, segner\u00e0 un punto fermo nella storia di Venezia. Da un lato a dominare la mostra \u00e8 il dibattito molto acceso in Italia tra pittura astratta e figurazione, emerso soprattutto nelle sale in cui espongono gli artisti, molto eterogenei tra loro, del Fronte Nuovo delle Arti; dall\u2019altro vi \u00e8 l\u2019arrivo in laguna della grande collezionista americana Peggy Guggenheim &#8211; in mostra il <em>Plastico dell\u2019allestimento della collezione di Peggy Guggenheim al padiglione greco<\/em> &#8211; con la sua eccezionale raccolta d\u2019arte e il suo intuito e impegno nei confronti dei giovani artisti internazionali: il rivoluzionario Circumcision di Jackson Pollock (1946), qui esposto grazie alla collaborazione della Peggy Guggenheim Collection, fa la sua apparizione proprio quell\u2019anno ai Giardini.Peggy sceglier\u00e0 di restare a Venezia, facendone un crocevia internazionale di artisti e critici, mentre giovani promesse veneziane emergono dalla fucina del Fronte Nuovo delle Arti, come Giuseppe Santomaso &#8211; in mostra <em>Muro e alghe<\/em> del 1954 &#8211; ed Emilio Vedova, di cui viene esposta la tempera e carboncino su tela <em>Immagine del tempo<\/em> 1958 n.3 V. (Fondazione Vedova). Anche Tancredi Parmeggiani, amico di Vedova e di sicura fede astratta, vive in quegli anni a Venezia dove si confronta con l\u2019universo di segni e materia di Pollock, da cui trarr\u00e0 una lezione decisiva per approdare poi ad un personalissimo linguaggio. S\u2019intitola proprio <em>Soggiorno a Venezia<\/em> il suo dipinto del 1955. <\/strong>Il secondo Novecento fa della citt\u00e0 lagunare anche un importante teatro e motore del confronto internazionale in campo architettonico, determinando la nascita di un polo formativo tra i pi\u00f9 prestigiosi in Europa e dando il via ad interventi di grande rilievo \u2013 quelli di Carlo Scarpa in primis &#8211; soprattutto nel campo degli allestimenti museali e dell\u2019edilizia residenziale pubblica. Tutto ci\u00f2, nonostante il cruciale e mai sopito dibattito che una citt\u00e0 monumento impone \u2013 tra conservare integralmente o innovare anche in forme coraggiose &#8211; abbia di fatto impedito la realizzazione di molti dei lavori ideati per Venezia dai maggiori architetti del tempo: lo ricordano in mostra i modelli dell\u2019<em>Ospedale Civile<\/em> di Le Corbusier e del <em>Memorial Masieri<\/em> di Frank Lloyd Wright dell\u2019Universit\u00e0 IUAV. Infine, \u00e8 la fotografia che documenta i momenti di crisi a noi pi\u00f9 vicini, simbolicamente riletti anche nell\u2019installazione video-sonora <em>The Rift<\/em> di Bill Viola (2020). <strong>Scrive Gabriella Belli nella postfazione del catalogo della mostra:<\/strong> \u201cIl XXI secolo \u00e8 iniziato, ma il clamore di eventi drammatici come l\u2019Acqua Granda del 1966, la grave crisi industriale che investe Porto Marghera negli anni Settanta, l\u2019incendio della Fenice del 1996 e, nuovamente, l\u2019alta marea del 2019, non si \u00e8 ancora sopito. Immagini fotografiche di forte impatto commentano questi fatti con crudezza e senza retorica, mostrando il dolore di una comunit\u00e0 offesa dalla violenza della natura e colpita nei suoi simboli. <em>La Zattera<\/em> \u00e8 la trasposizione in chiave allusiva e simbolica di queste minacce e di queste sofferenze\u201d. \u201c\u00c8 la catarsi di un percorso che nell\u2019empatia con il pubblico mette a fuoco l\u2019intero significato della mostra\u201d.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Chronicon Altinate, XI-XII secolo: \u00abL\u2019anno sopradetto 421 il giorno 25 del mese di Marzo nel mezzo giorno del Luned\u00ec Santo, a questa Illustrissima et Eccelsa Citt\u00e0 Christiana, e maravigliosa f\u00f9 dato principio ritrovandosi all\u2019hora il Cielo in singolare dispositione&#8230;\u00bb. Il mito di Venezia sta anche nella leggenda della sua fondazione, coincidente con la posa della prima pietra della Chiesa di San Giacometo a Rivoalto il giorno dell&#8217;Annunciazione alla Madonna. Una leggenda che, tramandata dai cronachisti e storiografi veneziani, mise insieme racconti che si erano intrecciati nei secoli a sostegno della straordinariet\u00e0 e del valore di Venezia: citt\u00e0 eletta da Dio. [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/09\/17\/venetia-1600-nascite-e-rinascite-la-mostra-a-palazzo-ducale-a-venezia\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,35425,59281,35499,44662,9894,66637,41640,44545,44441,87,35351,26,17505,35188,51665,4625,409394],"tags":[416184,420041,3409,35248,180396,386590,420039,420040,420037,420042,355195,420038,406531,73592,52187,545,149031,44711],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24193"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24193"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24193\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24207,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24193\/revisions\/24207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24193"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24193"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24193"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}