{"id":24208,"date":"2021-09-18T21:44:44","date_gmt":"2021-09-18T21:44:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24208"},"modified":"2021-09-18T21:45:50","modified_gmt":"2021-09-18T21:45:50","slug":"shozo-shimamoto-il-giapponese-che-buca-lo-spazio-con-il-colore-in-mostra-a-foligno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/09\/18\/shozo-shimamoto-il-giapponese-che-buca-lo-spazio-con-il-colore-in-mostra-a-foligno\/","title":{"rendered":"Shozo Shimamoto, il giapponese che buca lo spazio con il colore, in mostra  a Foligno."},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/8_Shozo-Shimamoto-d5426d26-e1632001028547.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-24209\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/8_Shozo-Shimamoto-d5426d26-e1632001028547.jpeg\" alt=\"\" width=\"321\" height=\"321\" \/><\/a>\u201cUn colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il pennello, non c\u2019\u00e8 speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare, le nude mani o la spatola da pittura. E poi ci sono gli og<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Associazione-Shozo-Shimamoto-photo-Fabio-Donato-6-e1632001054554.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24210 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Associazione-Shozo-Shimamoto-photo-Fabio-Donato-6-e1632001054554.jpg\" alt=\"\" width=\"390\" height=\"260\" \/><\/a>getti adoperati dai membri del gruppo Gutai: annaffiatoi, ombrelli, vibratori, pallottolieri, pattini, giocattoli. E poi ancora i piedi, o le armi da fuoco, o altro. E in tutto ci\u00f2 potrebbe anche ricomparire il pennello, perch\u00e9 non vi \u00e8 dubbio che in simili elaborazioni innovatrici qualcosa del passato torna in essere\u201d. <\/em>(Shozo Shimamoto<em> |<\/em> Bollettino \u00abGutai\u00bb, n.6 \u014csaka, 1957).<\/p>\n<p><em><strong>A met\u00e0 degli anni Cinquanta, l\u2019artista giapponese<\/strong><\/em><em> <strong>Shozo Shimamoto<\/strong> [Osaka, 22 gennaio 1928 \u2013 25 gennaio 2013], nella piccola citt\u00e0 di Ashiya (Hyogo), inizia la sua avventura con un lavoro creativo realizzato in pubblico: un giar\u00addino dove lui e altri artisti realizzano opere, frut\u00adto di un&#8217;attivit\u00e0 performativa nella quale il fare l&#8217;opera \u00e8 sincronico al contemplare del pubblico, con tutte le interferenze di un evento in diretta. Allontanandosi dalla tradizione surrealista e dagli stimoli di Duchamp, il gruppo di artisti Gutai si afferma, gridando in nome di una nuova creativit\u00e0 che cede all\u2019impulso. <\/em><\/p>\n<p><em>Un\u2019ampia retrospettiva sull\u2019artista giapponese, a cura di <strong>Italo Tomassoni<\/strong>, si <\/em><em><strong>inaugura il 18 settembre alle ore 18 a Foligno al Centro Italiano Arte Contemporanea<\/strong><\/em><strong>, <\/strong>dove rester\u00e0 fino al <strong>9 <\/strong><strong>gennaio 2022<\/strong>. \u201c<strong>SHOZO SHIMAMOTO \/ LE GRANDI OPERE<\/strong>\u201d \u00e8 un progetto della Fondazione Morra di Napoli, <strong>voluto e interamente sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno<\/strong>, con\u00a0il supporto tecnico, logistico e organizzativo <strong>dell\u2019Associazione Shozo Shimamoto<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-24211\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal5.jpg\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal5.jpg 850w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal5-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal5-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/a>Uno sguardo attento e completo sul percorso del maestro giapponese, dalle prime innovative sperimentazioni degli anni \u201950, fino alle performance degli ultimi anni. Se, infatti, gli anni \u201850 di Shimamoto sono tutti in Oriente, perch\u00e9 hanno luogo in Giappone, gli anni Duemila sono in gran parte in Occidente, perch\u00e9 \u00e8 proprio qui che l\u2019artista realizza alcune delle sue pi\u00f9 importanti performance. La dialettica tra questi due momenti storici racconta di un singolare, importante ed unico processo artistico. Negli anni \u201850 Shimamoto inizia a lavorare come pittore e, proprio in nome di un nuovo modo di concepire e praticare la pittura, inizia a dedicarsi all\u2019azione, che si trasforma progressivamente in happening. Viceversa, i grandi eventi italiani degli ultimi anni rivelano un percorso inverso: c\u2019\u00e8 una grande costruzione scenica con una sua autonomia spettacolare, che si riflette dentro la realizzazione di opere che di quel momento rappresentativo pubblico, sono il risultato. \u201cIl tentativo \u00e8 quello di allargare il pi\u00f9 pos\u00adsibile lo spazio estetico del gesto, inglobare la ter\u00adra ed il cielo. (\u2026) In definitiva, Shimamoto \u00e8 un <em>nomade samurai del\u00adl&#8217;arte <\/em>che riesce ad andare a bersaglio, assistito dal caso intelligente di un processo creativo che vuo\u00adle bucare l&#8217;inerzia del mondo e dare energia alla comunit\u00e0 degli uomini\u201d, scrive <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Tamsin-Shozo-Shimamoto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24212 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Tamsin-Shozo-Shimamoto.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Tamsin-Shozo-Shimamoto.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Tamsin-Shozo-Shimamoto-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/Tamsin-Shozo-Shimamoto-768x511.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/a>Achille Bonito Oliva.<\/p>\n<p><strong>Sono in mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno lavori di grande importanza storica, dalle prime opere con il gruppo Gutai alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Italia.<\/strong> La retrospettiva su Shozo Shimamoto intende evidenziare la grandezza della superficie pittorica su cui l\u2019artista ha sempre agito, rendendo la dimensione dell\u2019opera elemento che non ne costituisce la totale pienezza, ma confine da superare, a favore di una sempre pi\u00f9 ampia visione della dirompente materialit\u00e0. Tele che misurano dai quattro ai dieci metri coinvolgeranno lo spettatore in un percorso che dal colore si addentra al pi\u00f9 profondo significato che sprigiona l\u2019opera d\u2019arte in un processo di creazione che va al di l\u00e0 di uno spazio definito. Perch\u00e9 \u00e8 da sempre che nell\u2019opera del Maestro giapponese la dimensione \u00e8 considerata un punto di vista altro, l\u2019opera si compone ad una distanza tale che tra cielo e terra il suo gesto artistico trova una connessione che va oltre il tempo e lo spazio.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/unnamed-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-24213\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/unnamed-1.jpg\" alt=\"\" width=\"397\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/unnamed-1.jpg 512w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/unnamed-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 397px) 100vw, 397px\" \/><\/a>Shozo Shimamoto<\/strong> nasce ad Osaka, in Giappone, nel 1928. In anticipo alla straordinaria apertura e Co-fondatore del gruppo Gutai con Jiro Yoshihara, Shimamoto \u00e8 stato uno degli artisti pi\u00f9 sperimentatori del secondo dopoguerra. Il Gutai, primo movimento artistico radicale del Giappone, si sviluppa dagli anni \u201950 con l\u2019intento di rinnovare la tradizione artistica giapponese. L\u2019opera non \u00e8 pi\u00f9 un semplice supporto ma diviene trasposizione fisica dei gesti dell\u2019artista che, come nell\u2019action painting, fa dell\u2019opera un\u2019azione. Shimamoto, figura cardine del movimento, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/maxresdefault-e1632001175794.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24214 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/maxresdefault-e1632001175794.jpg\" alt=\"\" width=\"412\" height=\"232\" \/><\/a>avverte l\u2019esigenza di nuovi segni espressivi che trova nel gesto e nella materia. Le prime sperimentazioni artistiche, gli <em>Ana (Buchi),<\/em> risalenti agli anni \u201840, consistono in una serie di fogli di carta, coperti da uno strato bianco di colore, sui quali crea dei buchi. Dopo aver frequentato assiduamente lo studio di Yoshihara decide, con il maestro, di fondare il gruppo Gutai \u2013 Movimento d\u2019Arte Concreta, nel 1954. In occasione della prima apparizione ufficiale del gruppo, avvenuta nel 1955 nella pineta della citt\u00e0 di Ashiya, Shimamoto realizza una lamiera dipinta da un lato bianco e dall\u2019altro blu che, frammentata in piccoli buchi, crea al buio l\u2019effetto di un cielo stellato grazie ad una lampada. A questi primi esperimenti seguono <em>Prego, camminate qui sopra<\/em> (1956), una passerella di legno montata su un sistema di molle attraverso la quale il fruitore sperimenta attivamente la precariet\u00e0 del camminare esistenziale, e <em>Cannon Work<\/em>, in cui il colore \u00e8 sparato sulla tela attraverso un <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal6.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-24215\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal6.jpg\" alt=\"\" width=\"507\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal6.jpg 850w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal6-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal6-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 507px) 100vw, 507px\" \/><\/a>piccolo cannone, opera che costituisce l\u2019inizio del percorso dedicato alla liberazione casuale dell\u2019espressivit\u00e0 della materia. Da l\u00ec a poco Shimamoto sviluppa la tecnica del <em>bottle crash<\/em>, che consiste nel lanciare bottiglie piene di colore sulla tela. L\u2019opera diviene il risultato di un processo di relazione tra gesto e materia, tra azione e colore, il cui leitmotiv \u00e8 la casualit\u00e0 e l\u2019artista \u00e8 attore e interprete di un\u2019azione performativa che viene condivisa con il pubblico, testimone e completamento dello scenario di colore costruito dall\u2019artista. Nel 1957 partecipa alla prima esposizione \u201cArte Gutai sulla scena&#8221; al Center Sankei di Osaka, dove mette in mostra i suoi lavori video e sonori.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal7.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24216 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal7.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal7.jpg 850w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal7-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/09\/gal7-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 498px) 100vw, 498px\" \/><\/a> Sono anni in cui inizia a tenere mostre anche fuori dal Giappone in importanti istituzioni e gallerie, come lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Mus\u00e9e Cantonal des Beaux Arts di Losanna. Nel 1972, con la morte di Yoshihara, il Gruppo Gutai si scioglie e Shimamoto s\u2019interessa alla Mail Art, pratica d\u2019avanguardia che consta di invii di lettere, cartoline, buste e simili, innalzati al grado di artisticit\u00e0 da manipolazioni ad hoc e recapitati a uno o a pi\u00f9 destinatari tramite posta. Shimamoto ne sviluppa una concezione personale: la sua testa rasata diviene il mezzo su cui scrivere, dipingere o apporre oggetti. Nel 1987 viene invitato dal Museo di Dallas a celebrare il centenario della nascita di Duchamp, per il quale proietta messaggi di pace e spezzoni di film sulla sua testa. Negli anni Novanta recupera la tecnica del Bottle Crash, riempiendola di nuovi significati, e realizza una serie di performance in America e in tutta Europa. Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro pi\u00f9 grandi artisti nel mondo del dopoguerra, assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un&#8217;esposizione al MOCA di Los Angeles e l\u2019anno successivo partecipa alla 48<sup>a<\/sup>\u00a0Biennale di Venezia con David Bowie e Yoko Ono. Nel 2004 realizza una performance in elicottero come anticipazione della successiva Biennale di Venezia del 2005. Nel maggio 2006 la Fondazione Morra di Napoli ospita una sua antologica \u201cShozo Shimamoto. Opere anni &#8217;50-&#8217;90\u201d inaugurata da una performance, nella storica Piazza Dante, in cui lancia sfere piene di colori su una tela, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine. Sue opere si trovano, tra le tante, nella collezione della Tate Gallery, del Centre Pompidou, della Galleria di arte moderna di Roma, oltre a essere presenti in quasi tutti i musei giapponesi. Muore ad Osaka nel 2013.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cUn colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il pennello, non c\u2019\u00e8 speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare, le nude mani o la spatola da pittura. E poi ci sono gli oggetti adoperati dai membri del gruppo Gutai: annaffiatoi, ombrelli, vibratori, pallottolieri, pattini, giocattoli. E poi ancora i piedi, o le armi da fuoco, o altro. E in tutto ci\u00f2 potrebbe anche ricomparire il pennello, perch\u00e9 non vi \u00e8 dubbio [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/09\/18\/shozo-shimamoto-il-giapponese-che-buca-lo-spazio-con-il-colore-in-mostra-a-foligno\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,53889,53888,53709,53710,9894,231285,10357,35351,26,17505,35188,28369,4625,409394],"tags":[420044,420043,59694,420045,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24208"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24208"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24218,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24208\/revisions\/24218"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}