{"id":24318,"date":"2021-10-01T19:54:31","date_gmt":"2021-10-01T19:54:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24318"},"modified":"2021-10-01T19:54:31","modified_gmt":"2021-10-01T19:54:31","slug":"herta-ottolenghi-wedekind-e-il-sogno-dellopera-darte-totale-straordinaria-mostra-alla-galleria-berardi-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/10\/01\/herta-ottolenghi-wedekind-e-il-sogno-dellopera-darte-totale-straordinaria-mostra-alla-galleria-berardi-di-roma\/","title":{"rendered":"Herta Ottolenghi Wedekind  e il sogno dell\u2019opera d\u2019arte totale. Straordinaria mostra alla Galleria Berardi di Roma."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24319\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370.jpg\" alt=\"\" width=\"333\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370.jpg 915w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370-229x300.jpg 229w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370-781x1024.jpg 781w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/445e070c-2b83-796e-7f23-00f464f41370-768x1007.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 333px) 100vw, 333px\" \/><\/a>Figlia dell\u2019imprenditore e banchiere Paul Wedekind e moglie del conte genovese Arturo Ottolenghi,\u00a0<strong>Herta Ottolenghi Wedekind<\/strong>\u00a0(Berlino 1885 &#8211; Acqui 1953) \u00e8 stata una\u00a0<strong>mecenate<\/strong>\u00a0illuminata nonch\u00e9 una delle\u00a0<strong>principali protagoniste<\/strong>\u00a0della straordinaria stagione delle\u00a0<strong>arti<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24320 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308.jpg\" alt=\"\" width=\"228\" height=\"444\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308.jpg 924w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308-154x300.jpg 154w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308-526x1024.jpg 526w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308-768x1495.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/81081fc3-6b30-6de7-76cb-f72aa57d2308-789x1536.jpg 789w\" sizes=\"(max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a> decorative<\/strong>\u00a0degli anni Venti-Trenta.<\/p>\n<p>Allieva dell\u2019artista tedesco\u00a0<strong>Hans Stoltenberg \u2013 Lerche<\/strong>, con il quale studia a Roma tra il 1910 e il 1912, esordisce nel campo della\u00a0<strong>scultura<\/strong>. Intorno al 1920 mette a punto un\u00a0<strong>innovativo procedimento<\/strong>, brevettato nel\u00a0<strong>1922<\/strong>, per la creazione di disegni per opere di arte applicata basato sulla duplicazione simmetrica di motivi astratti ottenuti mediante casuali tracciati di inchiostro secondo una modalit\u00e0 che presenta punti di contatto con le contemporanee \u201cmacchie di Rorschach\u201d utilizzate nella psicodiagnostica. Tali forme vengono impiegate nella decorazione di\u00a0<strong>arazzi, tappeti, cuscini, paraventi, stoffe per l\u2019arredo<\/strong>, sia tessuti sia ricamati a mano, con i quali l\u2019artista trionfer\u00e0 nelle\u00a0<strong>principali esposizioni di arti decorative di quegli anni<\/strong>.<\/p>\n<p>All\u2019esordio del 1922 presso la\u00a0<em>Deutsche Gewerbeschau M\u00fcnchen<\/em>, seguono infatti le edizioni della Mostra internazionale delle arti decorative di Monza del 1923, del 1925 e del 1927, la I Esposizione nazionale delle industrie artistiche al Kursaal di Viareggio nel 1924, l\u2019Exposition internationale des arts d\u00e9coratifs et industriels modernes di Parigi del 1925, la Triennale di Monza del 1930 e la I Mostra femminile d\u2019arte e lavoro al Castello Sforzesco di Milano sempre del 1930. Rassegne cui si aggiungono le diverse personali come quella del 1926 alla Kunstgewerbehaus di Friedmann &amp; Weber a Berlino.<\/p>\n<p>Il notevole successo di pubblico e di critica \u00e8 confermato dalle recensioni entusiastiche (\u201c<strong>artista geniale<\/strong>\u201d la definisce il critico Piero Scarpa), dai prestigiosi premi ottenuti, nonch\u00e9 dai numerosi acquisti, tra i quali vanno menzionati gli arazzi comprati dal comune di Milano dopo la mostra monzese del 1923.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24321 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469.jpg\" alt=\"\" width=\"286\" height=\"393\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469.jpg 873w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469-218x300.jpg 218w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469-745x1024.jpg 745w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/0d041d28-7c3a-82e0-8dbf-a0aa37497469-768x1056.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 286px) 100vw, 286px\" \/><\/a>Nel corso degli anni diverse sue opere entrano nelle collezioni pi\u00f9 importanti del mondo, tra cui quella del\u00a0<strong>Victoria &amp; Albert Museum di Londra<\/strong>, del\u00a0<strong>Metropolitan Museum di New York<\/strong>\u00a0e del\u00a0<strong>Louvre di Parigi<\/strong>. Da sottolineare inoltre anche il ruolo giocato nel circuito della\u00a0<strong>moda<\/strong>: a Monza, nel 1925, ottiene la medaglia d\u2019oro per la XXI classe, dedicata alla moda e agli accessori per l\u2019abbigliamento.<\/p>\n<p><strong>Un capitolo a parte merita la narrazione del mecenatismo di Herta e del marito Arturo che si concretizza intorno alla costruzione della<\/strong>\u00a0<strong>villa di Monterosso<\/strong>, presso\u00a0<strong>Acqui Terme<\/strong>. Un progetto grandioso, protrattosi per quasi mezzo secolo, a cui <strong>prendono parte alcuni dei principali protagonisti dell\u2019architettura italiana, da<\/strong>\u00a0<strong>Federico D\u2019Amato\u00a0<\/strong>a<strong>\u00a0Marcello Piacentini\u00a0<\/strong>fino a<strong>\u00a0Ernesto Lapadula<\/strong>\u00a0e<strong>\u00a0Giuseppe Vaccaro<\/strong>, che porta a termine l\u2019impresa. La villa di Acqui, in cui trovavano posto anche gli studi degli artisti, pu\u00f2 essere definita una vera e propria\u00a0<strong>\u201cacropoli della contemporaneit\u00e0<\/strong>\u201d che, grazie al mecenatismo della coppia, ha ospitato opere d\u2019arte scelte e commissionate in funzione esclusiva della loro collocazione nella grande casa. <strong>Di particolare importanza \u00e8 poi, all\u2019interno del parco della villa, il<\/strong><strong>\u00a0mausoleo<\/strong><strong>\u00a0progettato da Piacentini e interamente decorato da affreschi e mosaici di\u00a0Ferruccio Ferrazzi<\/strong>.<strong> Con\u00a0Arturo Martini\u00a0e Ferrazzi, artista con cui collabora per pi\u00f9 di venti anni, Herta instaurer\u00e0 rapporti continuativi di committenza e di cospicui scambi culturali, testimoniati dalla corrispondenza in parte inedita.<\/strong><\/p>\n<p>Inoltre, grazie alla disponibilit\u00e0 di Piacentini, nel 1934 i coniugi Ottolenghi fanno restaurare l\u2019antico\u00a0<strong>ricovero Jona Ottolenghi di Acqui<\/strong>, cui doneranno alcuni dei maggiori capolavori della storia dell\u2019arte italiana del Novecento: non solo\u00a0<em>Il figliol prodigo<\/em>\u00a0di Arturo Martini, ma anche la\u00a0<em>Visione prismatica\u00a0<\/em>di Ferruccio Ferrazzi. Nel ricovero troveranno posto la gran parte delle sculture di Herta eseguite negli anni Trenta, come la\u00a0<em>Madonna col Bambino<\/em>. Interrotta la produzione di tessuti, nell\u2019ultimo ventennio della sua vita Herta si dedicher\u00e0 infatti soprattutto all\u2019amata scultura, alla poesia e al compimento dell\u2019impresa di Monterosso, dove muore nel 1953.<\/p>\n<p><strong>La mostra in corso da Berardi \u00a0Galleria d\u2019Arte &#8211; Roma, visitabile fino al 5 novembre 2021 \u00a0\u00e8 incentrata sulle\u00a0creazioni tessili\u00a0di Herta Ottolenghi Wedekind, di cui, dopo decenni di oblio, si presentano\u00a0<\/strong><strong>39 esemplari<\/strong><strong>.<\/strong> Accompagna l\u2019esposizione un\u00a0<strong>catalogo<\/strong>\u00a0che, per la prima volta, ripercorrer\u00e0 i momenti salienti della sua carriera ricostruita attraverso\u00a0<strong>documenti e scritti inediti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Figlia dell\u2019imprenditore e banchiere Paul Wedekind e moglie del conte genovese Arturo Ottolenghi,\u00a0Herta Ottolenghi Wedekind\u00a0(Berlino 1885 &#8211; Acqui 1953) \u00e8 stata una\u00a0mecenate\u00a0illuminata nonch\u00e9 una delle\u00a0principali protagoniste\u00a0della straordinaria stagione delle\u00a0arti decorative\u00a0degli anni Venti-Trenta. 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