{"id":24343,"date":"2021-10-04T20:24:16","date_gmt":"2021-10-04T20:24:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24343"},"modified":"2021-10-04T20:24:16","modified_gmt":"2021-10-04T20:24:16","slug":"i-santi-pietro-e-paolo-di-raffaello-e-fra-bartolomeo-un-omaggio-ai-patroni-di-roma-la-mostra-nei-musei-vaticani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/10\/04\/i-santi-pietro-e-paolo-di-raffaello-e-fra-bartolomeo-un-omaggio-ai-patroni-di-roma-la-mostra-nei-musei-vaticani\/","title":{"rendered":"I Santi Pietro e Paolo di Raffaello e Fra Bartolomeo. Un omaggio ai Patroni di Roma. La mostra nei Musei Vaticani."},"content":{"rendered":"<p><strong>Il 24 settembre 2021 \u00a0\u00e8 stata inaugurata\u00a0 la mostra \u00abI Santi Pietro e Paolo di Raffaello e Fra Bartolomeo. Un omaggio ai Patroni di Roma\u00bb inserita nel percorso di visita dei Musei Vaticani,\u00a0 aperta al pubblico dal 25 settembre. Pubblichiamo un articolo del direttore dei Musei e uno stralcio del testo firmato dal direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze\u00a0 tratto dal catalogo della mostra\u00a0 (Edizioni Musei Vaticani,\u00a0 a cura di Barbara Jatta e Guido Cornini, con la collaborazione di Fabrizio Biferali).<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/AAOMGT4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24344\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/AAOMGT4.jpg\" alt=\"\" width=\"507\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/AAOMGT4.jpg 799w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/AAOMGT4-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/AAOMGT4-768x511.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 507px) 100vw, 507px\" \/><\/a>&#8220;Raffaello visse dodici anni nella Citt\u00e0 Eterna, dal 1508 al 1520, in un momento felicissimo per le arti, durante i due significativi pontificati di Giulio II Della Rovere e di Leone X Medici, nel quale si venne a creare una congiuntura unica nella corte pontificia per la presenza contemporanea di personalit\u00e0 artistiche di primo piano, da Michelangelo a Leonardo, da Bramante a Sangallo, a una moltitudine di artisti, letterati, filosofi e teologi. Raffaello ha lasciato la sua impronta in Vaticano: i Palazzi e i Musei Vaticani hanno, infatti, il privilegio di essere i detentori dei suoi pi\u00f9 belli e significativi cicli pittorici. Le Stanze di Papa Giulio II Della Rovere, che hanno acquisito il nome dello stesso Raffaello in considerazione del pregio degli affreschi (Stanza dell\u2019Incendio, Stanza della Segnatura, Stanza di Eliodoro e Sala di Costantino). E poi ancora gli affreschi di Palazzo voluti dal cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena (la Stufetta e la Loggetta) e anche le celeberrime Logge, meta e mito di secoli di <em>grands tourists<\/em>.<\/p>\n<p>Raffaello in Vaticano significa anche le imponenti pale della Pinacoteca Vaticana: la giovanile\u00a0<em>Pala Oddi;<\/em>\u00a0la predella della\u00a0<em>Pala Baglioni<\/em>\u00a0raffigurante le Virt\u00f9 teologali (Fede, Speranza e Carit\u00e0); la delicata, matura e magnifica\u00a0<em>Madonna di Foligno<\/em>; e la dirompente\u00a0<em>Trasfigurazione<\/em>, l\u2019ultima opera dell\u2019artista, \u00abla pi\u00f9 celebrata, la pi\u00f9 bella e la pi\u00f9 divina\u00bb delle opere del Sanzio.<\/p>\n<p>Di sua invenzione, intessuti in fili di seta, d\u2019oro e d\u2019argento nella bottega fiamminga di Peter van Aelst, sono anche i raffinatissimi arazzi raffiguranti gli Atti degli Apostoli concepiti per completare la catechesi visiva della Cappella Sistina e commissionati da quel Pontefice cos\u00ec attento alle arti che fu Papa Leone\u00a0X\u00a0Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Fra le opere meno note di queste preziose raccolte vi sono due dipinti commissionati al frate domenicano Baccio della Porta, noto agli studi come Fra Bartolomeo, e portati poi a compimento da Raffaello, raffiguranti i Patroni di Roma \u2014\u00a0<em>San Pietro\u00a0<\/em>e\u00a0<em>San Paolo<\/em> \u2014 e la cui storia si interseca con quella del collezionismo pontificio legato al grande urbinate. Fra Bartolomeo, pittore e confratello del convento fiorentino di San Marco, venne a Roma tra l\u2019autunno del 1513 e l\u2019estate del 1514 per ammirare le opere celebrate di Michelangelo e di Raffaello. In quel soggiorno ricevette l\u2019incarico di realizzare due quadri di grandi dimensioni per la Chiesa di San Silvestro al Quirinale: un\u00a0<em>San Pietro<\/em>\u00a0e un\u00a0<em>San Paolo<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019artista realizz\u00f2 i cartoni preparatori e dipinse il san Paolo, ma un\u2019improvvisa crisi artistica gli imped\u00ec di finire il lavoro e lo costrinse a rientrare anzitempo a Firenze. Probabilmente soltanto dopo la sua morte, Raffaello complet\u00f2 il\u00a0<em>San Pietro<\/em> in omaggio al pi\u00f9 anziano collega. Committente dell\u2019opera fu fra Mariano Fetti, un sodale del cardinale Giovanni de\u2019 Medici, futuro Papa Leone X , che durante il papato leonino divenne uno dei pi\u00f9 apprezzati buffoni della corte pontificia. Alla morte di Bramante, nel 1514, il Fetti eredit\u00f2 la carica curiale della Piombatura Apostolica del grande architetto. \u00c8 verosimile che l\u2019intervento di Raffaello sul\u00a0<em>San Pietro<\/em>\u00a0fosse avvenuto dopo la morte di Fra Bartolomeo, sopraggiunta nell\u2019ottobre del 1517, per il profondo rispetto che il pittore urbinate nutriva per il collega toscano: un sentimento ricordato anche dal Vasari, secondo cui il Sanzio, durante il soggiorno a Firenze, fu colpito \u00abdalla maniera del frate, e piacendogli il maneggiare i colori e lo unir suo, con lui di continuo si stava\u00bb. La tavolozza e il panneggio del resto, simili nella figura omologa del registro superiore della\u00a0<em>Trasfigurazione<\/em>, confermano per il\u00a0<em>San Pietro<\/em>\u00a0una cronologia tra il 1517 e il 1520.<\/p>\n<p>Non meno tortuosa \u00e8 la storia delle due tavole nel corso dei secoli che seguirono la loro realizzazione. Spostamenti e collocazioni in palazzi diversi si sono susseguiti fino agli anni Ottanta del Novecento, a testimonianza della considerazione che questi dipinti meno noti hanno comunque sempre avuto. Dalla chiesa di San Silvestro al Quirinale le opere vennero acquistate da Papa Clemente\u00a0XI\u00a0Albani nel 1707. Il raffinato Pontefice, nativo di Urbino, aveva un motivo in pi\u00f9 per portare nelle collezioni pontificie due capolavori, noti ma non cos\u00ec ben conosciuti. Filippo Titi li descrisse nell\u2019Appartamento dei Principi del Palazzo del Quirinale alla met\u00e0 del\u00a0XVIII\u00a0secolo; presenti, poi, nella Pinacoteca di Pio\u00a0VI\u00a0, dovettero passare alla Floreria apostolica durante i<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24345 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"496\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-1.jpeg 750w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-1-300x169.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 496px) 100vw, 496px\" \/><\/a> turbolenti momenti della presa di Roma ed entrarono ufficialmente negli inventari dei Musei Vaticani dal 1895.<\/p>\n<p>San Pio\u00a0X\u00a0li volle nella sua Pinacoteca, inaugurata nel 1909 nel corridore occidentale di Belvedere, e successivamente passarono in quella di Pio\u00a0XI\u00a0. Nell\u2019edificio inaugurato nel 1932, frutto della politica culturale di Papa Ratti e progettato da un anziano Luca Beltrami, in stretta collaborazione con il direttore Bartolomeo Nogara e con Biagio Biagetti,\u00a0<em>San Pietro<\/em>\u00a0e\u00a0<em>San Paolo<\/em>\u00a0trovarono posto nella sala\u00a0X\u00a0, al fianco del celebre dipinto scaturito dalla bottega raffaellesca, la\u00a0<em>Madonna di Monteluce<\/em>, opera di Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Nel 1963 passarono nell\u2019Appartamento pontificio di rappresentanza di Castel Gandolfo, dove rimasero per circa un decennio e dal 1974 nell\u2019Appartamento delle Udienze in\u00a0II\u00a0Loggia nei Palazzi vaticani. Gi\u00e0 a partire dagli inizi del 2019, nel controllo periodico che svolgono i Musei Vaticani erano state rilevate alcune criticit\u00e0 sui due dipinti. Si \u00e8 quindi pensato di mettere mano ai dipinti, anche in previsione delle celebrazioni raffaellesche dell\u2019anno successivo. Con Guido Cornini, e con l\u2019aiuto di Fabrizio Biferali, abbiamo iniziato ad approfondire la conoscenza di questi imponenti e significativi dipinti, la loro storia e gli spostamenti museali. Contestualmente, li abbiamo prelevati dall\u2019Appartamento delle Udienze sostituendoli con due raffinate repliche ad arazzo opera dell\u2019esperto tessitore francese Jean Simonet della Manifattura di San Michele a Roma.<\/p>\n<p>La pandemia e il lockdown hanno prolungato di alcuni mesi gli interventi conservativi e di restauro, condotti dal Laboratorio di Restauro Pitture dei Musei Vaticani coordinato da Francesca Persegati, ma le novit\u00e0 e i risultati emersi hanno ripagato di tante difficolt\u00e0. L\u2019analisi tecnica e stilistica delle due opere compiuta in occasione del restauro induce a ritenere che i dipinti siano stati preparati entrambi da Fra Bartolomeo, il quale avrebbe poi portata a compimento la sola tavola del\u00a0<em>San Paolo<\/em>; mentre il\u00a0<em>San Pietro<\/em>, rimasto allo stadio di disegno preparatorio ombreggiato e forse con alcuni abbozzi di colore nei panneggi, sarebbe stato totalmente dipinto da Raffaello secondo una conduzione pittorica e uno stile che lo avvicinano alle opere del periodo pi\u00f9 tardo della sua attivit\u00e0. L\u2019eccezionale novit\u00e0 della sicura attribuzione a Raffaello del dipinto di\u00a0<em>San Pietro<\/em> progettato da Fra Bartolomeo ben s\u2019inserisce nelle celebrazioni in onore del Divin pittore. Le particolari ricerche presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dove sono conservati i disegni e i cartoni preparatori delle due opere, hanno portato alla progettazione di questa straordinaria mostra in collaborazione fra i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi, che hanno cortesemente concesso in prestito i disegni e i cartoni preparatori ed effettuato il restauro di questi ultimi. Gli approfonditi studi riportati nel catalogo della mostra confermano pienamente il pregio storico-artistico di queste opere e l\u2019esposizione che si apre nella Sala XVII della Pinacoteca Vaticana si configura come una mostra unica ed irripetibile, dove si potranno ammirare capolavori solitamente non visibili e, per la prima volta dopo cinquecento anni, si potr\u00e0 vedere riunito l\u2019intero iter di realizzazione delle due opere: disegni, cartoni preparatori e dipinti. Il restauro dei due dipinti \u00e8 stato compiuto grazie al sostegno della Famiglia d\u2019Urso, Capitolo di New York dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums; il restauro dei cartoni \u00e8 stato reso possibile dalla disponibilit\u00e0 degli Amici degli Uffizi e dei Friends of the Uffizi Gallery; la realizzazione dell\u2019esposizione si deve al contributo dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums&#8221;.<\/p>\n<p>di\u00a0Barbara Jatta<br \/>\n<em>Direttore dei Musei Vaticani<strong><\/p>\n<p><\/strong><\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24346\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"\" width=\"528\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 528px) 100vw, 528px\" \/><\/a>&#8220;Quando, nel giugno 2018, agli Uffizi abbiamo inaugurato la nuova sala dedicata a Raffaello e Michelangelo, anche in vista del vicino cinquecentenario della morte dell\u2019Urbinate (1520), in quello stesso ambiente \u2014 dedicato a due giganti del Rinascimento \u2014 abbiamo incluso le opere di un solo altro pittore, ovvero Fra Bartolomeo.<\/p>\n<p>Infatti, se \u00e8 indubbio che gli scambi tra Raffaello e il frate domenicano siano stati non solo intensi, ma anche assolutamente bilaterali, cos\u00ec l\u2019impatto dell\u2019opera di quest\u2019ultimo su tutta la produzione artistica del Cinquecento e in particolare sulla pittura fiorentina controriformata della seconda met\u00e0 del secolo \u00e8 tale da imporci di sollevare il patrimonio pittorico del Frate, al secolo Baccio della Porta, dall\u2019oblio generale che lo ha offuscato.\u00a0 Sarebbe vano ogni tentativo di scrivere la storia dell\u2019arte fiorentina e centroitaliana senza dedicare un denso, corposo capitolo al pittore domenicano, che nel convento di San Marco continuava la tradizione ivi inaugurata dal Beato Angelico. E cos\u00ec il dialogo vivacissimo tra tre dei massimi artisti del primo Cinquecento, che i visitatori possono avvertire nella sala di Raffaello agli Uffizi, trova una sorta di continuazione e culmine nella mostra che in questi mesi si pu\u00f2 visitare ai Musei Vaticani. Per la prima volta dal 1513, quando tuttavia nessuno \u2014 tranne Fra Bartolomeo stesso e l\u2019amico Raffaello \u2014 pot\u00e9 vederli nello studio dell\u2019artista, si uniscono le due tavole raffiguranti San Paolo e San Pietro, entrambe ideate dal domenicano, e il secondo completato dal Sanzio, con due disegni preparatori e soprattutto con i due cartoni del frate: opere conservate alle gallerie fiorentine \u2014 come \u00e8 emerso dalla ricerca archivistica propedeutica a questa mostra \u2014 sin dai tempi del cardinale Leopoldo de\u2019 Medici (1617-1675), intelligentissimo e avidissimo collezionista: fondatore, tra l\u2019altro, della raccolta grafica degli Uffizi. Non solo sono accostate opere che normalmente non si vedono insieme ma, per giunta, opere che in genere non si vedono proprio: nel caso dei quadri, perch\u00e9 fanno parte dell\u2019allestimento del Palazzo apostolico, nel caso dei disegni e dei cartoni, perch\u00e9 sono assai sensibili alla luce e pertanto possono essere esposti solo una volta ogni quinquennio. Inoltre, sia i dipinti sia i cartoni sono stati restaurati per l\u2019occasione, mostrandosi pertanto come mai prima e offrendo al visitatore un\u2019esperienza che si avvicina, per quanto \u00e8 possibile, al momento in cui furono creati. Il restauro e le ricerche storico-artistiche in preparazione della mostra hanno inoltre fatto emergere una serie di nuovi, importanti risultati scientifici che si presentano nel presente catalogo. Dal punto di vista estetico, i due protagonisti degli Atti degli Apostoli e della festivit\u00e0 che ogni 29 giugno nell\u2019Urbe ricorda insieme il loro martirio colpiscono per la monumentalit\u00e0 con cui, indipendentemente dalle loro dimensioni materiali, sono raffigurati davanti alle nicchie, come se fossero statue vive. Il loro volume, il loro peso, la gravit\u00e0 che diventa metafora della loro\u00a0<em>gravitas<\/em>\u00a0 morale e dottrinale, in ultima analisi, li rende i veri eredi della Madonna di Ognissanti di Giotto. Nel contesto pi\u00f9 immediato, troviamo gli stessi espedienti di monumentalizzazione e resa scultorea della figura umana nella piccola Porzia sempre di Fra Bartolomeo, anch\u2019essa esposta nella sala di Raffaello agli Uffizi, e \u2014 su scala davvero colossale, che traduce la retorica visiva in metrica oggettiva \u2014 nell\u2019imponente San Marco custodito dal 1690 a Palazzo Pitti, che il domenicano ha raffigurato pi\u00f9 grande del naturale e seduto in una nicchia.<\/p>\n<p>L\u2019esecuzione del San Pietro vaticano da parte di Raffaello si configura come una vetta ulteriore e fornisce un glorioso modello di collaborazione artistica: modello che ha ispirato i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi a unire le forze per questo evento espositivo, cos\u00ec come i nostri generosi sostenitori, i Patrons of the Arts in the Vatican Museums, gli Amici degli Uffizi e i Friends of the Uffizi Galleries. A tutti va il nostro pi\u00f9 profondo ringraziamento, in questo 2021 che celebra non solo l\u2019ottocentenario della morte di san Domenico, ma che abbassa il sipario sulle celebrazioni del cinquecentenario della morte del Sanzio&#8221;.<\/p>\n<p>di Eike Schmidt<br \/>\n<em>Direttore delle Gallerie degli Uffizi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 24 settembre 2021 \u00a0\u00e8 stata inaugurata\u00a0 la mostra \u00abI Santi Pietro e Paolo di Raffaello e Fra Bartolomeo. Un omaggio ai Patroni di Roma\u00bb inserita nel percorso di visita dei Musei Vaticani,\u00a0 aperta al pubblico dal 25 settembre. Pubblichiamo un articolo del direttore dei Musei e uno stralcio del testo firmato dal direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze\u00a0 tratto dal catalogo della mostra\u00a0 (Edizioni Musei Vaticani,\u00a0 a cura di Barbara Jatta e Guido Cornini, con la collaborazione di Fabrizio Biferali). &#8220;Raffaello visse dodici anni nella Citt\u00e0 Eterna, dal 1508 al 1520, in un momento felicissimo per le arti, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/10\/04\/i-santi-pietro-e-paolo-di-raffaello-e-fra-bartolomeo-un-omaggio-ai-patroni-di-roma-la-mostra-nei-musei-vaticani\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,35425,9894,80492,53794,41640,44759,44441,87,35351,35224,26,17505,35188,41644,28369,4625,28291],"tags":[420170,420171,406650,420168,355195,28289,420169],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24343"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24343"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24343\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24347,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24343\/revisions\/24347"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24343"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24343"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24343"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}