{"id":2456,"date":"2014-06-22T21:32:24","date_gmt":"2014-06-22T21:32:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=2456"},"modified":"2014-06-22T21:32:24","modified_gmt":"2014-06-22T21:32:24","slug":"remo-bianco-il-ricercatore-solitario-lo-spazialista-dei-tableaux-dores","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2014\/06\/22\/remo-bianco-il-ricercatore-solitario-lo-spazialista-dei-tableaux-dores\/","title":{"rendered":"Remo Bianco, il ricercatore solitario, lo spazialista dei tableaux dor\u00e8s."},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/MG_0707.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2457\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/MG_0707.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"192\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-2458\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"247\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/images.jpg-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2459\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/images.jpg-3.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/Remo_Bianco_1959_fronte.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-2460\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/Remo_Bianco_1959_fronte.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"214\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/untitled.png-1.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-2461\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2014\/06\/untitled.png-1.png\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"241\" \/><\/a>Una supermostra \u00e8 quella che la Galleria Blu di Milano ha voluto mettere in piedi, dedicata a Remo Bianco(1922-1988), il ricercatore solitario, lo spazialista dei tableaux dor\u00e8s, \u201cil fanciullino\u201d che guard\u00f2 il mondo e il quotidiano con occhi sorpresi. Un artista non ancora fortemente studiato e storicizzato, ma che ha avuto intuizioni sorprendenti, genialit\u00e0, poesia e grazia, misura e sensibilit\u00e0 delle forme e del colore. <\/strong>Tra le varie mostre che io stesso ho curato per Remo Bianco amo citare l&#8217;ultima al Maga Museo di Gallarate con mio testo in catalogo nel 1996; e non sono pochi gli scritti passati a mia firma negli anni trascorsi su \u201cIl Giornale\u201d. <strong>Remo Bianchi (in arte Remo Bianco) nasce a Dergano, nella periferia milanese il 3 giugno 1922. Nel 1937, dopo aver praticato diversi mestieri per mantenersi, si iscrive ai corsi serali di disegno all\u2019Accademia di Brera. Qui, nel 1939,\u00e8 notato da Filippo De Pisis, che diverr\u00e0 il suo maestro.<\/strong> Durante la seconda guerra mondiale \u00e8 arruolato nel 1941 e, in seguito all\u2019affondamento del cacciatorpediniere su cui opera, \u00e8 salvato dagli inglesi e internato a Tunisi. Di nuovo a Milano nel 1944 riprende la scuola di disegno e i contatti con De Pisis. Il suo percorso artistico si muove da un postimpressionismo che risente di Rouault, del primo C\u00e9zanne e di Picasso, poi passa ad impronte in gesso (di oggetti d\u2019uso, ma anche di segni e di tracce), sfiora lo Spazialismo e realizza opere che definisce \u201cnucleari\u201d. Materiali diversi \u2013 dalle pietre alle plastiche &#8211; entrano nei suoi lavori e, passando attraverso vari Premi, approda con la sua prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1952. In questi anni si vanno sempre pi\u00f9 qualificando le opere 3D, lavori a rilievo cui l\u2019artista ha iniziato a lavorare negli anni Quaranta e che ora si complicano, con l\u2019uso di materiali diversi, fino a collocarsi in una posizione di confine tra quadri e sculture.<strong> Sostenuto da un collezionista nel 1955 va a New York (ma visita anche Chicago e la Florida) e ha incontri fondamentali con le opere di Burri, Marca-Relli, Kline e Pollock. Tornato a Milano riprende le sue <\/strong><em><strong>Impronte<\/strong><\/em><strong> e dopo aver sperimentato il <\/strong><em><strong>Collage<\/strong><\/em><strong> inaugura il ciclo dei <\/strong><em><strong>Tableaux dor\u00e9s<\/strong><\/em><strong> su cui interviene con foglia d\u2019oro.<\/strong> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Viaggia in Europa e poi realizza impronte del suo intero corpo. Sperimenta poi un gel particolare, il Sephadex, che user\u00e0 a lungo. Studia anche delle sculture<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> immateriali<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, delle sculture<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> odorifere<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, delle sculture mosse dal vento o dai passi degli spettatori, e realizza le <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Sculture Instabili<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> (1960), incentrate sul tema del movimento. \u00c8 una continua invenzione. Ecco le <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em>opere condizionanti, <\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">poi le <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em>Impronte viventi<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, quindi le appropriazioni da cui vengono le <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em>Sculture Neve<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> e le <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em>Sculture Calde.<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong>Dai \u201cdipinti dorati\u201d la foglia d\u2019oro si espande andando a sovrapporsi, per frammenti quadrati, a foto tratte da giornali o riviste e a riproduzioni di opere. Dal 1970 ecco <\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em><strong>l\u2019Arte elementare<\/strong><\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong> poi il ciclo della <\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em><strong>Gioia di Vivere, <\/strong><\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong>che si alterna a installazioni e a performance. A Parigi nel 1974, si \u201cappropria\u201d del Caf\u00e9 \u201cLa coupole\u201d dove va ad applicare qua e l\u00e0 sui manifesti delle mostre parigine le sue foglie d\u2019oro. <\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">A Parigi la sua fama si consolida grazie ai contatti e ai buoni uffici di Pierre Restany e alle esposizioni presentate dalla Galerie Lara Vincy. Una mostra retrospettiva \u00e8 proposta nel 1977 a Roma e pi\u00f9 tardi, nel 1983, al Museo delle Albere di Trento \u00e8 raccolta una antologia della sua produzione. Muore a Milano nel 1988.<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong> La biografia di Remo Bianco illustra bene la sua vivacit\u00e0 creativa, una vivacit\u00e0 che lo porta a sperimentare in continuazione. In piena originalit\u00e0: \u201csono un ricercatore solitario\u201d dir\u00e0 di s\u00e9. E mentre da una parte, attraverso le impronte, rilegge le forme per frammenti, dall&#8217;altra scopre l&#8217;assolutezza dell&#8217;oro, colore non colore, che decliner\u00e0 nei modi pi\u00f9 diversi, <\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">ora come superficie su cui scandire segni elementari che generano ritmi leggeri e musiche silenziose e suggestive. Rilevanti per comprendere il suo percorso sono le opere 3D, in cui le immagini sovrapposte, su supporti plastici trasparenti, su vetro, su legno, su lamiera e su plexigas, vanno a creare interessanti effetti tridimensionali. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong>Questa rassegna alla Galleria Blu ripercorre con opere emblematiche il percorso creativo di questo ricercatore originale, profondo e segreto<\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong>passando attraverso i momenti cruciali: dal \u201cnucleare\u201d alle opere 3D,dalle \u201cimpronte\u201d ai \u201ccollage\u201d,dai \u201ctableaux dor\u00e8s\u201d all&#8217;arte elementare e al ciclo \u201cGioia di vivere\u201d. Ai collezionisti c&#8217;\u00e8 da dire che Remo Bianco \u00e8 uno di quegli artisti su cui vale la pena investire, occorre averlo in collezione, perch\u00e8 nei prossimi anni le sue quotazioni saliranno di molto. Parola di storico.<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><strong>Carlo Franza<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una supermostra \u00e8 quella che la Galleria Blu di Milano ha voluto mettere in piedi, dedicata a Remo Bianco(1922-1988), il ricercatore solitario, lo spazialista dei tableaux dor\u00e8s, \u201cil fanciullino\u201d che guard\u00f2 il mondo e il quotidiano con occhi sorpresi. Un artista non ancora fortemente studiato e storicizzato, ma che ha avuto intuizioni sorprendenti, genialit\u00e0, poesia e grazia, misura e sensibilit\u00e0 delle forme e del colore. Tra le varie mostre che io stesso ho curato per Remo Bianco amo citare l&#8217;ultima al Maga Museo di Gallarate con mio testo in catalogo nel 1996; e non sono pochi gli scritti passati a [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2014\/06\/22\/remo-bianco-il-ricercatore-solitario-lo-spazialista-dei-tableaux-dores\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9894,41640,28386,44441,87,35351,17505,51619],"tags":[51663,44733,51660,51662,51664,249,51659,51661],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2456"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2456"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2456\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2464,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2456\/revisions\/2464"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}