{"id":24614,"date":"2021-11-03T17:57:28","date_gmt":"2021-11-03T17:57:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24614"},"modified":"2021-11-03T17:57:28","modified_gmt":"2021-11-03T17:57:28","slug":"lartista-poliglotta-betty-danon-alla-galleria-milano-lantologica-con-sperimentazioni-di-poesia-visiva-e-mail-art-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/11\/03\/lartista-poliglotta-betty-danon-alla-galleria-milano-lantologica-con-sperimentazioni-di-poesia-visiva-e-mail-art-a-milano\/","title":{"rendered":"L\u2019artista poliglotta Betty Danon alla Galleria Milano. L\u2019antologica con sperimentazioni di poesia visiva e Mail Art a Milano."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/07-e1635961512332.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24615\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/07-e1635961512332.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"253\" \/><\/a>Dopo il successo riscontrato dalla mostra di Enzo Mari, la Galleria Milano continua il suo percorso di ricerca filologica <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/blob-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24616 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/blob-1.jpg\" alt=\"\" width=\"379\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/blob-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/blob-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a>sugli artisti con cui ha collaborato negli anni Settanta dedicando un\u2019<strong>antologica\u00a0<\/strong>a<strong>\u00a0Betty Danon\u00a0(Istanbul, 1927-Milano, 2002).<\/strong> <strong>Artista italiana di origine turca, trasferitasi in Italia negli anni Cinquanta, dopo un inizio pittorico astratto, \u00e8 stata una figura centrale nell\u2019ambito delle sperimentazioni della poesia visiva e poi della Mail Art.<\/strong> Poliglotta, multiculturale, lontana dalle logiche del mercato e del sistema dell\u2019arte dominante, da qualche anno sta cominciando a ricevere la giusta attenzione che merita: la mostra alla\u00a0<strong>Galleria Milano di Milano, aperta fino all\u20198 gennaio 2022 <\/strong>\u00a0intende contribuire a questo processo in atto ricostruendo alcune delle\u00a0<strong>tappe fondamentali<\/strong>\u00a0della sua poetica, facendo luce su aspetti di massimo interesse ancora poco noti.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo in Galleria inizia con le\u00a0<strong>tele geometriche<\/strong>\u00a0realizzate all\u2019inizio degli anni Settanta (1971-1973), dove sono formalizzate strutture geometriche che rivelano il suo interesse per la psicologia junghiana e la filosofia orientale. Questi acrilici prevalentemente sui toni del grigio-azzurro, da lei chiamati \u201cpitture atonali\u201d, vengono esposti per la prima volta alla Galleria San Fedele nel 1972 e coincidono con il suo lancio nel mondo dell\u2019arte. Nella sua\u00a0<em>Dichiarazione di poetica<\/em>, l\u2019artista definisce il cerchio \u201cpartenza\u201d, \u201carchetipo magico\u201d, \u201ceterno perfetto\u201d, che si spezza e scompone dividendosi in giochi percettivi.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/11-e1635961568429.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24617\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/11-e1635961568429.jpg\" alt=\"\" width=\"470\" height=\"313\" \/><\/a>Contestualmente alle sperimentazioni pittoriche, tra la fine del 1972 e il 1973 inizia a lavorare con i pentagrammi e con le sue<em>\u00a0Finestre di cielo<\/em>, collage animati da segni indecifrabili in cui si alternano elementi programmati e casuali. Nel 1973<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/galleria-milano-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24618 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/galleria-milano-1.jpg\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/galleria-milano-1.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/galleria-milano-1-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 417px) 100vw, 417px\" \/><\/a> sfociano poi nelle \u201c<strong>partiture astratte<\/strong>\u201d, esposte alla Galleria Milano nell\u2019aprile del 1977, quando Carla Pellegrini apre i suoi spazi alla personale\u00a0<em>Suono e segno<\/em>. In queste opere, forse le pi\u00f9 note, la linea e il punto sono intesi come base di partenza per una riflessione sulla riduzione al grado zero della comunicazione, in senso semantico ma anche esistenziale, come evidente anche in\u00a0<em>Super L.P<\/em>. (1973-75) dove i due elementi declinano le sette fasi della vita dell\u2019uomo. Nella stessa occasione, in Galleria, si tengono diverse audizioni della performance\u00a0<em>punto-linea\u2026<\/em>\u00a0e la presentazione dell\u2019omonimo libro d\u2019artista, ritenuto da Roland Barthes \u201cperfetto\u201d e da Mirella Bentivoglio capolavoro assoluto. Quest\u2019ultima invita Betty Danon alla Biennale di Venezia del 1978 nella collettiva\u00a0<em>Materializzazione del linguaggio<\/em>, dove porta l\u2019azione\u00a0<em>Memoria del segno sonoro<\/em>, in cui scrive con inchiostro simpatico su un foglio pentagrammato, per poi applicarvi delle pennellate d\u2019inchiostro blu, accostamento che ritorna anche in altre opere come\u00a0<em>Giochi prospettici\u00a0<\/em>(1973).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/3-e1635961643820.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24619\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/3-e1635961643820.jpg\" alt=\"\" width=\"446\" height=\"297\" \/><\/a>Il <strong>suono<\/strong>, come \u00e8 evidente, \u00e8 sempre pi\u00f9 centrale nel suo lavoro, tanto che le sue partiture sono eseguite anche da altri artisti, come Georg De Cristel, che nel 1976 suona alla Galleria Milano una sua partitura<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/1-e1635961682694.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24620 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/1-e1635961682694.jpg\" alt=\"\" width=\"488\" height=\"325\" \/><\/a> astratta, di cui nella mostra attuale \u00e8 udibile la registrazione sonora. Negli anni successivi vedremo nuovi sviluppi con nuove serie: variazioni sul tema, pentagrammi con numeri, con uccelli (<em>Migratory Poems<\/em>, 1978), sovrapposti a paesaggi (<em>Sounds of Rome<\/em>, 1979,\u00a0<em>Sounds of Venice<\/em>, 1980). I pentagrammi in serigrafia vengono manipolati con interventi a pastello (<em>Senza titolo<\/em>, 1970-77), non mancano le sperimentazioni con le stampanti Xerox (<em>Ku-Zu Poems<\/em>, 1987), mentre la componente di aleatoriet\u00e0, dichiarata nei primi anni Settanta sin dal titolo di opere come\u00a0<em>Casualit\u00e0\u00a0<\/em>(1973), rimane centrale.<br \/>\n<strong>Nel 1979, Betty Danon spedisce ad altri artisti dei cartoncini sui quali lei stessa ha stampato dei pentagrammi: le rispondono in circa duecento, da cui\u00a0<em>Io &amp; gli altri<\/em>, sua prima <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24621\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04.jpg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04.jpg 889w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04-222x300.jpg 222w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04-759x1024.jpg 759w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/04-768x1037.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 332px) 100vw, 332px\" \/><\/a>esperienza di\u00a0Mail Art<\/strong>, che diventer\u00e0 una mostra presso la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci. L\u2019operazione ha il plauso di molti ma attira anche diverse critiche: stanca del \u201cmagnifico mondo dell\u2019arte\u201d, si ritira dall\u2019ambiente delle gallerie e continua la sua ricerca artistica nella direzione della Mail Art, generando una impressionante mole di opere, oggi patrimonio imprescindibile conservato per la maggior parte negli Archivio del &#8216;900 del Mart di Rovereto (Fondo Betty Danon). La Galleria Milano ne restituisce una piccola parte, con elementi della corrispondenza con David Cole, Pablo Echaurren, Amelia Etlinger e Scott Helmes.<br \/>\nLa mostra, arricchita da diverso materiale documentativo e presentata da un\u00a0<strong>catalogo<\/strong>\u00a0con testo introduttivo di\u00a0<strong>Bianca Trevisan<\/strong>, \u00e8 realizzata in collaborazione con l\u2019<strong>Archivio Betty Danon\u00a0<\/strong>e la\u00a0<strong>Galleria Tiziana Di Caro<\/strong>. In una serata dedicata, il musicista sperimentale\u00a0<strong>Elio Marchesini<\/strong>\u00a0eseguir\u00e0 alcuni brani dalle \u201cpartiture astratte\u201d.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo il successo riscontrato dalla mostra di Enzo Mari, la Galleria Milano continua il suo percorso di ricerca filologica sugli artisti con cui ha collaborato negli anni Settanta dedicando un\u2019antologica\u00a0a\u00a0Betty Danon\u00a0(Istanbul, 1927-Milano, 2002). Artista italiana di origine turca, trasferitasi in Italia negli anni Cinquanta, dopo un inizio pittorico astratto, \u00e8 stata una figura centrale nell\u2019ambito delle sperimentazioni della poesia visiva e poi della Mail Art. Poliglotta, multiculturale, lontana dalle logiche del mercato e del sistema dell\u2019arte dominante, da qualche anno sta cominciando a ricevere la giusta attenzione che merita: la mostra alla\u00a0Galleria Milano di Milano, aperta fino all\u20198 gennaio 2022 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/11\/03\/lartista-poliglotta-betty-danon-alla-galleria-milano-lantologica-con-sperimentazioni-di-poesia-visiva-e-mail-art-a-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,53889,53888,53710,9894,10357,44441,87,35351,35224,35266,26,53798,421994,17505,53842,28369,409394],"tags":[421995,421996,422000,421999,421994,355195,421997],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24614"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24614"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24614\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24623,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24614\/revisions\/24623"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}