{"id":24786,"date":"2021-11-24T20:44:30","date_gmt":"2021-11-24T20:44:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=24786"},"modified":"2021-11-24T20:44:30","modified_gmt":"2021-11-24T20:44:30","slug":"lincanto-del-paesaggio-fra-disegno-arte-e-tecnologia-naturalisti-geografi-storici-dellarte-nel-ticino-la-mostra-alla-pinacoteca-zunst-di-rancate-mendrisio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/11\/24\/lincanto-del-paesaggio-fra-disegno-arte-e-tecnologia-naturalisti-geografi-storici-dellarte-nel-ticino-la-mostra-alla-pinacoteca-zunst-di-rancate-mendrisio\/","title":{"rendered":"L\u2019incanto del paesaggio fra disegno, arte e tecnologia. Naturalisti, geografi, storici dell\u2019arte nel Ticino. La mostra alla Pinacoteca Zunst di Rancate\/Mendrisio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/007_TSCHUDI_ATLANTEORTELIUS-e1637784788806.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24787 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/007_TSCHUDI_ATLANTEORTELIUS-e1637784788806.jpg\" alt=\"\" width=\"389\" height=\"282\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/029_GALBUSERA_LAGHETTO-MOESOLA-VEDUTA-DAL-PASSO--e1637784854589.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-24788\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/029_GALBUSERA_LAGHETTO-MOESOLA-VEDUTA-DAL-PASSO--e1637784854589.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"280\" \/><\/a><strong>Tra la met\u00e0 dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento il territorio ticinese \u00e8 stato gradualmente scoperto e descritto da molti naturalisti e uomini di scienza, da geografi, fotografi, pittori, storici dell\u2019arte:<\/strong> essi hanno percorso e analizzato, sia con gli strumenti scientifici, sia attraverso gli strumenti tecnici propri della loro epoca e del loro mestiere (il disegno, il rilievo morfologico, l\u2019incisione, la fotografia, la pittura ad olio\u2026) il paese in cui vivevano e operavano.\u00a0 \u00c8 un territorio interamente costruito, nella sua fisicit\u00e0, da un\u2019onnipresente e aspra natura alpina e soprattutto dagli uomini che nel corso dei secoli l\u2019hanno utilizzata, vissuta e talvolta trasformata: \u00e8 un\u2019opera aperta, sempre plasmabile, che racchiude in s\u00e9, in un grande palinsesto, elementi naturali che talvolta assurgono a simbolo cui gli abitanti hanno costantemente attribuito una funzione e un significato differente nel corso del tempo, manufatti ed edifici utilitari o rappresentativi che ne hanno profondamente modellato l\u2019aspetto. <strong>Questa esposizione\u00a0 dal titolo\u00a0 &#8220;L&#8217;incanto del paesaggio&#8221; aperta alla Pinacoteca Giovanni Zunst di Rancate\/Mendrisio aperta fino al 22 aprile 2022,\u00a0 vuole illustrare le intuizioni e le tecniche utilizzate da coloro che, a partire da met\u00e0 Ottocento, guardarono e interpretarono con occhi nuovi e nuovi strumenti di indagine il loro territorio.<\/strong> Nacquero cos\u00ec le prime elaborazioni cartografiche, le carte topografiche Dufour e Siegfried, allestite secondo aggiornati criteri geodetici e trigonometrici, misurati e stabiliti con precisione (e grandi fatiche) sul terreno.<\/p>\n<p>Qualche tempo dopo fu elaborata una prima catalogazione dei monumenti pi\u00f9 significativi esistenti sul territorio ticinese, sotto l\u2019impulso del padre della storiografia artistica elvetica Johann Rudolf Rahn (1841-1912). In mostra si espone una serie di disegni del suo allievo e aiutante Hermann Fietz (1869-1931), che illustr\u00f2 e rilev\u00f2 con oggettivit\u00e0 e precisione non solamente i monumenti maggiori, ma anche il contesto e il paesaggio che li conteneva. Con uguale acribia operarono anche i primi naturalisti \u2013 tra tutti non si pu\u00f2 non ricordare Luigi Lavizzari (1814-1875) uomo di scienza ma anche politico \u2013 che descrissero con precisione le componenti del paesaggio naturale raccogliendo e catalogando i pi\u00f9 differenti materiali. <strong>La prima parte dell\u2019esposizione vuole quindi dar conto di questa grande operazione analitica, che da subito fu accompagnata non solamente dal disegno e dalla cartografia ma anche dalla fotografia.\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/0031_Longoni_Ghiacciaio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-24789\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/0031_Longoni_Ghiacciaio.jpg\" alt=\"\" width=\"454\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/0031_Longoni_Ghiacciaio.jpg 903w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/0031_Longoni_Ghiacciaio-300x174.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/0031_Longoni_Ghiacciaio-768x445.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/a>La seconda parte si concentra invece sulla presentazione di alcuni aspetti particolarmente significativi del territorio ticinese<\/strong> (il bosco e la selva castanile; il vigneto; il territorio alpino e glaciale; l\u2019ambiente lascustre) grazie alle opere di artisti (quelli noti come Luigi Rossi, Edoardo Berta, Filippo Franzoni, Ugo Zaccheo ma anche di quelli meno noti come Remo Patocchi, Regina Conti, Emilio Maccagni\u2026)\u00a0 che interpretarono e diedero un nuovo significato a questi paesaggi. Questi dipinti saranno messi a confronto, ove possibile, con i materiali elaborati da naturalisti, geografi e fotografi per restituire un sguardo di insieme su come veniva percepito e rappresentato il paesaggio, secondo un nuovo modo di sentire e un fortissimo interesse.<\/p>\n<p>Chiude l\u2019esposizione uno sguardo, inevitabile e peraltro dovuto, sul futuro. Oggi il paesaggio \u00e8 letto attraverso l\u2019informatica, le nuove tecnologie (il rilevamento fotogrammetrico; il Laser scanner e i droni) e la geomatica. Questi strumenti ci permettono di avere una percezione e quindi un\u2019interpretazione nuova e inedita del paesaggio, che non sar\u00e0 certamente l\u2019ultima. Il nostro territorio, con i suoi contenuti naturali e antropici, sar\u00e0 sempre per chi vi abita fonte inesauribile di nuove storie, magie e meraviglie: un paesaggio incantato, per l\u2019appunto. Una postazione presenta inedite e suggestive riprese con i droni e la loro rielaborazione attraverso un modello in 3D.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>I temi della mostra <\/strong><\/p>\n<p><strong>FIETZ, J.R. RAHN, A. FONTANESI <\/strong><\/p>\n<p>Attorno alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento i monumenti esistenti sul territorio del Cantone Ticino iniziarono ad attirare l\u2019attenzione degli studiosi. Sull\u2019esempio di Jacob Burckardt (1818-1897), storico<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/Carlo-Bossoli-Riva-del-grano-1849-696x455-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24790 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/Carlo-Bossoli-Riva-del-grano-1849-696x455-1.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/Carlo-Bossoli-Riva-del-grano-1849-696x455-1.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/Carlo-Bossoli-Riva-del-grano-1849-696x455-1-300x196.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a> dell\u2019arte autore di opere fondamentali quali <em>Il Cicerone. Guida al godimento delle opere d\u2019arte in Italia, <\/em>alcuni artisti come il ben noto paesaggista piemontese Antonio Fontanesi (1818-1882), profugo politico giunto a Lugano nel 1848, o l\u2019archeologo comasco Alfonso Garovaglio (1820-1905), facoltoso collezionista fondatore del Museo civico di Como, durante i loro soggiorni nel Ticino disegnarono con spirito nuovo e analitico alcuni tra i pi\u00f9 importanti monumenti.\u00a0 Alcuni loro importanti disegni sono esposti in mostra. Il primo ed entusiasta scopritore della topografia artistica del Ticino fu tuttavia Johan Rudolf Rahn (1841-1912), professore di storia dell\u2019arte e di architettura presso il Politecnico di Zurigo, validamente coadiuvato in questa sua opera dal suo discepolo e collaboratore Hermann Fietz (1869-1931) il quale, nei suoi frequenti viaggi, con mano sicura illustr\u00f2 chiese, case, comignoli, angoli di vie del Ticino, come anche romantici scorci lacustri. Fietz soggiorn\u00f2 nel nostro territorio dapprima al seguito di Rahn nel 1889, ma le sue frequentazioni con la nostra regione durarono per pi\u00f9 di quarant\u2019anni e sono testimo\u00adniate da oltre quattrocento disegni e acquerelli conserva\u00adti dai discendenti, a cui si aggiunge una nutrita serie di fotografie (oltre un centinaio quelle di soggetto ticinese). Nei suoi schizzi, che danno conto delle meraviglie del no\u00adstro territorio, sono infatti rappresentate le citt\u00e0 ma anche i villaggi pi\u00f9 discosti, con una prevalenza delle localit\u00e0 del Locarnese, del Luganese e del Mendrisiotto, e con solo qualche excursus nel Bellinzonese e nelle valli. Disegni ma anche acquerelli schedati e illustrati, che si possono anche trovare pubblicati sul sito https:\/\/www.flickr.com\/photos\/158071446@N03\/.<\/p>\n<p><strong>LA DESCRIZIONE GEOGRAFICA<\/strong><\/p>\n<p>La definizione del contesto geografico in cui si collocano gli elementi naturalistici e monumentali \u00e8 fondamentale per identificare un paesaggio. Nella prima sezione della mostra si evidenzia l\u2019evoluzione della rappresentazione del territorio del Canton Ticino facendo riferimento all\u2019impressionante sviluppo della cartografia elvetica nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento che ha permesso di produrre non solo delle semplici carte ma delle vere e proprie opere artistiche. Le Carte Dufour e Siegfried, riconosciute a livello internazionale, hanno pure avuto un ruolo importante nella<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/016_uccelli_Peri.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-24793\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/016_uccelli_Peri.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"393\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/016_uccelli_Peri.jpg 591w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/016_uccelli_Peri-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><\/a><\/p>\n<p>costruzione dell&#8217;identit\u00e0 nazionale. Oltre alle carte e ai relativi strumenti di misura, vengono esposti sei panorami disegnati dai pi\u00f9 celebri cartografi e artisti di quel periodo. Un modello in rilievo di un ghiacciaio di fine ottocento rinvia alle problematiche climatiche attuali. A emblema delle particolarit\u00e0 naturali e antropiche del territorio alpino viene presentato Campo Vallemaggia il cui slittamento verso valle \u00e8 stato studiato e poi salvato da un intervento ingegneristico. Chiude l\u2019esposizione uno sguardo, inevitabile, sul futuro. Una postazione presenta inedite riprese con i droni e la loro elaborazione attraverso un modello in 3D. La mostra intende lasciare al visitatore un messaggio: il paesaggio non \u00e8 un fatto puramente estetico, \u00e8 prima di tutto uno spazio di vita con tutte le sue componenti antropiche, naturalistiche, monumentali, percettive ed emotive. Per questo il territorio va considerato un bene comune da curare e valorizzare con consapevolezza critica.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/026_FRANZONI_DELTADELLAMAGGIA_cr-e1637785052161.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-24791 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/026_FRANZONI_DELTADELLAMAGGIA_cr-e1637785052161.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"235\" \/><\/a>NATURALISTI<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento e nella prima parte del Novecento il paesaggio del Cantone Ticino fu scoperto e descritto anche da molti naturalisti, che ne indagarono i contenuti con gli strumenti propri della loro epoca. Da un lato persone benestanti che avevano la possibilit\u00e0 di studiare anche negli atenei esteri, dall\u2019altro persone meno abbienti che da autodidatti riuscivano comunque a raggiungere grande competenza nel loro settore. Nacquero cos\u00ec le prime collezioni sistematiche di rocce, minerali, fossili, animali, piante e funghi. Grazie ad esse fu possibile non solo documentare il quadro naturale del territorio, ma anche contribuire all\u2019interpretazione di fenomeni complessi, come la formazione delle montagne, l\u2019evoluzione delle specie o l\u2019influsso del cambiamento del clima nell\u2019avvicendamento dei popolamenti vegetali e animali. Una sezione della mostra \u00e8 dedicata ai pionieri dell\u2019esplorazione naturalistica del Cantone Ticino, dei quali illustra le collezioni, gli strumenti e i contributi scientifici.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>ARTISTI<\/strong><\/p>\n<p>Sul finire dell\u2019Ottocento gli artisti ticinesi che fino ad allora si erano formati, avevano lavorato e dimoravano nei centri urbani italiani, e specialmente a Milano e Torino, stabilirono i loro atelier nel Ticino, partecipando attivamente alla vita culturale del loro Cantone di origine. Nacquero la Societa\u0300 ticinese per le Belle Arti (1889), la Societa\u0300 dei pittori e scultori svizzeri (1896) e la Societa\u0300<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/00_Hermann_Fietz_A099_MENDRISIO-e1637785158672.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-24792\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2021\/11\/00_Hermann_Fietz_A099_MENDRISIO-e1637785158672.jpg\" alt=\"\" width=\"460\" height=\"314\" \/><\/a> ticinese per la conservazione delle bellezze naturali e artistiche (1909). Si promossero le prime esposizioni a Lugano, nel 1891 e nel 1913, e poi annualmente dal primo dopoguerra. Pittori e scultori ticinesi si trovarono quindi confrontati con i colleghi del resto della Svizzera, particolarmente aperti alla modernit\u00e0 e alla necessit\u00e0 di trovare una dimensione artistica propria e identitaria. La scoperta del paesaggio del Ticino, fino ad allora genere ben poco frequentato, va letta in questo contesto: i pittori non si limitarono a raffigurare Lugano, il suo lago e il suo golfo, per vendere le opere ai primi facoltosi turisti, ma gradatamente scoprirono la splendida natura della loro terra di origine, la campagna e i contadini, il bosco e l\u2019alta montagna. Tra loro occorre ricordare non solamente le opere dei maestri riconosciuti come Luigi Rossi, Filippo Franzoni ed Edoardo Berta, ma anche degli artisti meno noti (Emilio Maccagni, Isidoro Solari, Attilio Balmelli, Regina Conti, Remo Patocchi\u2026) che scoprirono, ciascuno per proprio conto, taluni angoli fino ad allora ignorati del territorio: tutti parteciparono alla progressiva affermazione di una certa idea di Ticino, ovvero di un incantato e solare paesaggio rurale. L\u2019intento della mostra \u00e8 stato quello di selezionare appositamente dipinti di autori poco studiati e a volte quasi dimenticati. Spiccano inoltre alcuni pezzi di artisti riconosciuti di particolare importanza perch\u00e9 esposti ad esempio alla Biennale di Venezia, ma non pi\u00f9 visti in occasioni pubbliche da molti anni.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>FOTOGRAFI<\/strong><\/p>\n<p>Alla costruzione di un\u2019immagine identitaria del Ticino parteciparono attivamente anche i fotografi (tra i molti Grato Brunel e la sua dinastia famigliare, il locarnese Antonio Rossi, Angelo Monotti, i fratelli Ernesto e Max Bu\u0308chi\u2026) che a partire dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento si stabilirono nei maggiori centri cittadini, documentando non solamente il volto degli abitanti (i ceti pi\u00f9 alti ma anche i contadini e i lavoratori in generale, spesso volutamente in posa) e il territorio. Essi\u00a0 riprodussero, spesso con acutezza, i paesaggi pi\u00f9 significativi e noti\u00a0 (non a caso il primo incunabolo fotografico ticinese, scattato da un ignoto intorno al 1860, e\u0300 un paesaggio di Lugano), illustrarono i monumenti pi\u00f9 importanti (la facciata e le decorazioni della cattedrale di S. Lorenzo, la chiesa di S. Maria degli Angeli a Lugano, la collegiata di S. Vittore a Locarno), le imprese costruttive pi\u00f9 significative (le strade, i nuovi edifici) scoprendo anche, come gli artisti, i paesaggi remoti e meno comuni della valle Maggia, le Centovalli e Locarno.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tra la met\u00e0 dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento il territorio ticinese \u00e8 stato gradualmente scoperto e descritto da molti naturalisti e uomini di scienza, da geografi, fotografi, pittori, storici dell\u2019arte: essi hanno percorso e analizzato, sia con gli strumenti scientifici, sia attraverso gli strumenti tecnici propri della loro epoca e del loro mestiere (il disegno, il rilievo morfologico, l\u2019incisione, la fotografia, la pittura ad olio\u2026) il paese in cui vivevano e operavano.\u00a0 \u00c8 un territorio interamente costruito, nella sua fisicit\u00e0, da un\u2019onnipresente e aspra natura alpina e soprattutto dagli uomini che nel corso dei secoli l\u2019hanno utilizzata, vissuta [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2021\/11\/24\/lincanto-del-paesaggio-fra-disegno-arte-e-tecnologia-naturalisti-geografi-storici-dellarte-nel-ticino-la-mostra-alla-pinacoteca-zunst-di-rancate-mendrisio\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,9894,252921,10357,53794,28386,44441,87,35351,35224,42,26,17505,35188,34308,51708,44805,28369,4625,409394],"tags":[422133,422128,36486,422129,422122,422127,422123,422134,422131,422130,422120,422132,422119,422121,355195,422126,422125,422124],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24786"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24786"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24786\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24795,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24786\/revisions\/24795"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}