{"id":25245,"date":"2022-01-08T11:53:29","date_gmt":"2022-01-08T11:53:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25245"},"modified":"2022-01-08T11:53:29","modified_gmt":"2022-01-08T11:53:29","slug":"nostalgia-antropologia-di-un-sentimento-il-libro-di-vito-teti-edito-da-marietti-e-il-saggio-che-mancava-lancora-di-salvezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/01\/08\/nostalgia-antropologia-di-un-sentimento-il-libro-di-vito-teti-edito-da-marietti-e-il-saggio-che-mancava-lancora-di-salvezza\/","title":{"rendered":"Nostalgia. Antropologia di un sentimento.  Il libro di Vito Teti edito da Marietti  \u00e8 il saggio che mancava, l\u2019ancora di salvezza."},"content":{"rendered":"<h4><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/nostalgia-vito-teti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-25246\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/nostalgia-vito-teti.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/nostalgia-vito-teti.jpg 530w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/nostalgia-vito-teti-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/><\/a><\/h4>\n<h5>La nostalgia \u00e8 il sentimento che, forse pi\u00f9 di altri, ha accompagnato l&#8217;origine, lo sviluppo e l&#8217;affermazione del mondo moderno. \u00a0Su questo sentimento Vito Teti ha scritto un libro bellissimo \u201cNostalgia. Antropologia di un sentimento del presente\u201d (Editore Marietti 1820, pp.296, 20 euro). <strong>Classificata come fissazione patologica o attitudine retrospettiva che frena ogni cambiamento, \u00e8 stata liquidata in modo frettoloso per occultare l&#8217;insostenibile pesantezza del tempo presente. Tra pandemie e rischi climatici, dolore e speranza, la nostalgia ritorna ostinatamente a offrirsi come \u00e0ncora di salvezza, strategia, risorsa, elemento creativo capace di misurarsi con il passato e di delineare possibili itinerari per il futuro. In modo paradossale essa si trasforma cos\u00ec da malattia legata al rapporto con i luoghi, desiderio di altrove e di tempi sconosciuti, in meravigliosa macchina del tempo che agisce come terapia della modernit\u00e0 criticandone i presupposti, le ingenuit\u00e0 e le menzogne. Capace di intercettare il pensiero apocalittico e quello utopico, di collocarsi dalla parte degli sconfitti e degli emarginati, la nostalgia mostra in questo modo anche un aspetto sovversivo che riconsidera potenzialit\u00e0 inespresse e vie mai percorse da un&#8217;umanit\u00e0 che non pu\u00f2 pi\u00f9 semplicemente sperare nelle proprie \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb.<\/strong><\/h5>\n<h5>La nostalgia (parola composta dal\u00a0 greco \u00a0\u03bd\u03cc\u03c3\u03c4\u03bf\u03c2, ritorno, e \u03ac\u03bb\u03b3\u03bf\u03c2, dolore \u00a0; \u201cdolore del ritorno\u201d) \u00e8 un\u2019emozione caratterizzata da un senso di\u00a0 tristezza e rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere.\u00a0Il termine nostalgia in s\u00e9, pur derivato dal greco come molti\u00a0termini scientifici, era sconosciuto al\u00a0mondo greco. Entra nel vocabolario europeo nel XVII secolo, per opera di uno studente di medicina\u00a0 alsaziano\u00a0dell&#8217; Universit\u00e0 di Basilea Johannes Hofer, il quale, constatando le sofferenze dei\u00a0mercenari svizzeri\u00a0al servizio del re di Francia\u00a0Luigi XIV, costretti a stare a lungo lontani dai monti e dalle vallate della loro patria, dedic\u00f2 a questo fenomeno una tesi, pubblicata a\u00a0Basilea\u00a0nel 1688 con il titolo \u201cDissertazione medica sulla nostalgia\u201d. Con questo termine greco di nuovo conio, infatti, Hofer traduce nel linguaggio scientifico l&#8217;espressione francese \u00abmal du pays\u00bb e il termine tedesco \u00abHeimweh\u00bb (letteralmente\u00a0<em>dolore per la casa<\/em>), ancor oggi utilizzati nelle rispettive lingue. Ma fu solo con la fine del secolo XIX e con gli albori della societ\u00e0 di massa, che la nostalgia assunse le caratteristiche peculiari con cui si identifica ancora oggi come Svetlana Boym, nel testo\u00a0\u201c<em>Ipocondria del cuore: nostalgia, storia e memoria\u201d,<\/em>\u00a0spiega: \u201cLa nostalgia come emozione storica raggiunge la maggiore et\u00e0 in epoca romantica ed \u00e8 contemporanea alla nascita della cultura di massa. Ebbe inizio con l\u2019affermarsi del ricordo dell\u2019inizio del XIX secolo che trasform\u00f2 la cultura da salotto degli abitanti delle citt\u00e0 e dei proprietari terrieri istruiti in una commemorazione rituale della giovinezza perduta, delle primavere perdute, delle danze perdute, delle occasioni perdute. [\u2026] Tuttavia questa trasformazione della cultura da salotto in souvenir era festosa, dinamica e interattiva; faceva parte di una teatralit\u00e0 sociale che trasformava la vita quotidiana in arte. [\u2026] Il malinconico senso di perdita si trasform\u00f2 in uno stile, una moda di fine Ottocento\u201d.<\/h5>\n<p><strong>Teti, basandosi sulle riflessioni di studiosi, analizza la nascita del\u00a0sentimento moderno della nostalgia, vista un tempo come una malattia addirittura mortale che prevedeva le pi\u00f9 strampalate cure: nostalgia finta, nostalgia vera e patologica, vissuta e costruita; in sintesi\u00a0nostalgia negativa e positiva. Tra i capitoli pi\u00f9 interessanti del saggio, \u00a0un trattatello \u00a0sociologico, \u00a0\u00e8 \u00a0quello incentrato sul\u00a0rapporto tra cibo e defunti\u00a0\u2013 col rito del cosiddetto\u00a0<em>cons\u00f2lo<\/em>\u00a0in cui i parenti e i vicini della famiglia del trapassato si impegnano a sostenerla dal punto di vista alimentare nei giorni del lutto \u2013 ed anche \u00a0quello titolato \u201cAndare altrove\u201d in cui Vito Teti puntualizza il \u00a0tema dell\u2019emigrazione, uno dei temi fondanti e ricorrenti dell\u2019opera, la febbre di \u201candare all\u2019America\u201d che decim\u00f2 il Mezzogiorno d\u2019Italia tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo. Una particolare forma di nostalgia colp\u00ec quelle popolazioni \u2013 sia chi partiva sia chi restava, genti che prima di trasformarsi in \u201c<em>Homo migrans<\/em>\u201d non si erano di fatto mai spostate dai \u00a0paesi natii e che per secoli avevano avuto \u201ccome punto di riferimento il campanile della chiesa\u201d.\u00a0 Nelle duecentosettanta pagine del volume, \u00a0ci sono le riflessioni dei pi\u00f9 importanti\u00a0autori calabresi\u00a0sui temi del viaggio, dell\u2019abbandono, dell\u2019emigrazione, del ritorno, del senso di colpa del migrante e di quello di estraneit\u00e0 del ritornato: Saverio Strati, Franco Costabile, Francesco Perri, Corrado Alvaro (Gente \u00a0in \u00a0Aspromonte, 1930), \u00a0e altri ancora.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E per finire, erano anni che non leggevo parole cos\u00ec vere e cos\u00ec accorte sul Sud, in queste Teti \u00e8 stato grande, ve le porgo, perch\u00e9 \u00a0io gi\u00e0 le conservo\u00a0 come in un reliquiario: \u201c L\u2019avventura del restare \u2013 la fatica, l\u2019asprezza, la bellezza, l\u2019etica della restanza \u2013 non \u00e8 meno decisiva e fondante dell\u2019avventura del viaggiare. Le due avventure sono complementari, insieme vanno colte e narrate. Restare non \u00e8 stata, per tanti una scorciatoia, un atto di pigrizia, una scelta di comodit\u00e0, ma un\u2019avventura, un atto di incoscienza e forse di prodezza, una fatica e un dolore. Non si ceda alla retorica o all\u2019enfasi, ma restare \u00e8 la forma estrema del viaggiare. Restare \u00e8 un\u2019arte, un\u2019invenzione; un esercizio che mette in crisi le retoriche delle identit\u00e0 locali. Restare \u00e8 una diversa pratica dei luoghi e una diversa esperienza del tempo, una riconsiderazione dei ritmi e delle stagioni di vita. Restare significa contare le macerie, curare gli anziani e gli ammalati, accompagnare i defunti, custodire e consegnare ricordi e memorie, raccogliere ed affidare ad altri nomi e soprannomi, episodi di mondi scomparsi o che stanno morendo. Restare significa mantenere il sentimento dei luoghi e camminare per costruire qui e ora un mondo nuovo, anche a partire dalle rovine del vecchio. \u2026 Restare significa raccogliere i cocci, ricomporli, ricostruire con materiali antichi, tornare sui propri passi per ritrovare la strada, vedere quanto \u00e8 ancora vivo quello che abbiamo creduto morto e quanto sia essenziale quello che \u00e8 stato scartato dalla modernit\u00e0. Nostalgie, rimpianti, risentimenti attraversano le pietre, le grotte, i ruderi, le erbe che nascondono o proteggono le rovine, le piante di fico che accompagnano e provocano la caduta delle abitazioni. Le feste che si svolgono nei paesi abbandonati e diroccati svelano questi sottili e controversi legami con i ruderi; i pellegrini di ritorno tra le rovine segnalano forse anche un\u2019insofferenza per i non luoghi e un desiderio latente di costruire nuove forme dell\u2019abitare\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vito Teti \u00e8 professore ordinario di Antropologia culturale<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 della Calabria(Unical), dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche \u00abAntropologie e Letterature del Mediterraneo\u00bb. Tra le sue pubblicazioni: Il senso dei luoghi (Donzelli, 2004; III ed. 2014); Storia del peperoncino (Donzelli, 2007); La razza maledetta (Manifestolibri, 2011); Maledetto Sud (Einaudi, 2013); Pietre di pane (Quodlibet, 2014); Terra inquieta. Per un\u2019antropologia dell\u2019erranza meridionale (Rubbettino, 2015); Fine pasto. Il cibo che verr\u00e0 (Einaudi, 2015); Quel che resta. L\u2019Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, 2017).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La nostalgia \u00e8 il sentimento che, forse pi\u00f9 di altri, ha accompagnato l&#8217;origine, lo sviluppo e l&#8217;affermazione del mondo moderno. \u00a0Su questo sentimento Vito Teti ha scritto un libro bellissimo \u201cNostalgia. Antropologia di un sentimento del presente\u201d (Editore Marietti 1820, pp.296, 20 euro). Classificata come fissazione patologica o attitudine retrospettiva che frena ogni cambiamento, \u00e8 stata liquidata in modo frettoloso per occultare l&#8217;insostenibile pesantezza del tempo presente. 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