{"id":25251,"date":"2022-01-08T21:34:23","date_gmt":"2022-01-08T21:34:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25251"},"modified":"2022-01-08T21:52:14","modified_gmt":"2022-01-08T21:52:14","slug":"le-sculture-di-antonio-canova-al-mart-di-rovereto-nel-bicentenario-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/01\/08\/le-sculture-di-antonio-canova-al-mart-di-rovereto-nel-bicentenario-della-morte\/","title":{"rendered":"Le sculture di Antonio Canova al Mart di Rovereto nel bicentenario della morte."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/b371b8ff-0d78-472b-ad00-ac25c12ffd45-398x590-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-25252\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/b371b8ff-0d78-472b-ad00-ac25c12ffd45-398x590-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"398\" height=\"590\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/b371b8ff-0d78-472b-ad00-ac25c12ffd45-398x590-1.jpeg 398w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/b371b8ff-0d78-472b-ad00-ac25c12ffd45-398x590-1-202x300.jpeg 202w\" sizes=\"(max-width: 398px) 100vw, 398px\" \/><\/a>Il Mart di Rovereto ha inaugurato le celebrazioni nazionali per il bicentenario della morte di Antonio Canova\u00a0<\/strong><strong>(Possagno, 1757 \u2013 Venezia, 1822). <\/strong>Con la sua opera Canova ha incarnato l\u2019ideale di una\u00a0<strong>bellezza eterna<\/strong>, fondata su principi di\u00a0<strong>armonia, misura, equilibrio<\/strong>, affermandosi come massimo esponente del\u00a0<strong>Neoclassicismo italiano<\/strong>. Erede della perfezione della scultura greca, ha saputo interpretare le istanze di un\u2019epoca inquieta, a cavallo tra due secoli, dominata dall\u2019Impero napoleonico.\u00a0 La sua ricerca,\u00a0<strong>ricca di rimandi al passato, si apre cos\u00ec al futuro<\/strong>, lasciando in eredit\u00e0 un\u00a0<strong>ideale estetico<\/strong>\u00a0che<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89479-Antonio_Canova_Apollo-che-si-incorona.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25257 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89479-Antonio_Canova_Apollo-che-si-incorona.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89479-Antonio_Canova_Apollo-che-si-incorona.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89479-Antonio_Canova_Apollo-che-si-incorona-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a> continua a vivere fino a oggi.<\/p>\n<p>Con\u00a0<strong>oltre 200 opere<\/strong>\u00a0<strong>la mostra<\/strong>\u00a0<strong><em>Canova tra innocenza e peccato, aperta fino al 18 aprile 2022,<\/em><\/strong> indaga come questa eredit\u00e0 abbia influenzato i\u00a0linguaggi contemporanei.<br \/>\nIdeata da\u00a0<strong>Vittorio Sgarbi<\/strong>\u00a0e curata da\u00a0<strong>Beatrice Avanzi\u00a0<\/strong>e<strong>\u00a0Denis Isaia<\/strong>,\u00a0presenta alcune tra le pi\u00f9 significative esperienze artistiche nel campo della<strong>\u00a0fotografia\u00a0<\/strong>e della<strong>\u00a0scultura<\/strong>.\u00a0 Come gi\u00e0 nelle esposizioni dedicate a Botticelli e Caravaggio o \u2013 andando indietro nel tempo nella\u00a0<em>Magnifica ossessione\u00a0<\/em>o nei confronti intorno ad Antonello da Messina\u2013al Mart le mostre creano cortocircuiti e aprono nuovi percorsi interpretativi.\u00a0 Alla ricerca di un ideale di bellezza che lungo il percorso espositivo trova declinazioni diverse: dall\u2019imitazione alla celebrazione, fino alla messa in discussione e alla negazione. <em>Canova tra innocenza e peccato<\/em>\u00a0muove da\u00a0<strong>14 capolavori\u00a0<\/strong>provenienti dal\u00a0<strong>Museo\u00a0Gypsotheca Antonio Canova di Possagno<\/strong>. In particolare, trovano collocazione al Mart\u00a0<strong>tre marmi, tre tempere e otto tra le pi\u00f9 famose sculture al mondo in gesso<\/strong>:\u00a0<em>Amore e Psiche<\/em>,\u00a0<em>Ninfa dormiente<\/em>,\u00a0<em>Endimione dormiente<\/em>,\u00a0<em>Le Grazie<\/em>,\u00a0<em>Venere italica<\/em>,\u00a0<em>Maddalena penitente,<\/em>\u00a0<em>Creugante<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>Ritratto di Francesco I d\u2019Austria.<\/em> Intorno a queste figure si sviluppano le intenzioni dei curatori:\u00a0<strong>rivelare il canone canoviano nell\u2019opera di scultori e<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89463-Antonio_Canova_Amore-Alato_Alexander_Koksharov.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25259 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89463-Antonio_Canova_Amore-Alato_Alexander_Koksharov.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89463-Antonio_Canova_Amore-Alato_Alexander_Koksharov.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89463-Antonio_Canova_Amore-Alato_Alexander_Koksharov-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a> fotografi contemporanei<\/strong>. Celebrazione\u00a0<em>versus<\/em>\u00a0negazione, tra\u00a0<em>innocenza e peccato<\/em>; da un lato il permanere della tradizione, dall\u2019altro il suo tradimento.\u00a0<strong>A sottolineare l\u2019esistenza fondante di questa ambivalenza \u00e8\u00a0<em>Amore e psiche\u00a0<\/em>che al Mart d\u00e0 il benvenuto ai visitatori in due versioni, una classica, una contemporanea.\u00a0 <\/strong>Nella piazza del museo al centro della fontana il pubblico incontra l\u2019opera dello scultore <strong>Fabio Viale\u00a0<\/strong>che da alcuni anni sovverte,\u00a0<strong>tatuandoli<\/strong>, i capolavori dei maestri classici.\u00a0 La seconda \u00e8\u00a0<em>Amore e Psiche stanti<\/em>, il gesso che Canova realizz\u00f2 nel 1800 e che, da solo, appare al visitatore dietro lo scenografico portale d\u2019accesso alla mostra.\u00a0 \u00a0In un allestimento nel quale predominano <strong>il bianco e il nero<\/strong>, il vero protagonista \u00e8 il\u00a0<strong>corpo<\/strong>. Se alcuni degli artisti in mostra scelgono di idealizzarlo o estetizzarlo, altri descrivono una bellezza anti-canonica e \u201canti-canoviana\u201d che contempla e contiene il suo contrario. In entrambi i casi,\u00a0<strong>il corpo \u00e8 icona<\/strong>. Attraverso un andamento sinoidale la mostra si snoda in\u00a0<strong>cinque sezioni<\/strong> nelle quali convivono opere di Canova e di artisti contemporanei. Nei lavori di alcuni degli scultori attivi nell\u2019ultimo secolo, come <strong>Leone e Marcello Tommasi<\/strong>,\u00a0<strong>Giuseppe Bergomi<\/strong>,\u00a0<strong>Igor Mitoraj<\/strong>\u00a0fino ai giovani\u00a0<strong>Elena Mutinelli, Livio Scarpella, Fabio Viale<\/strong>\u00a0la pratica della scultura diviene esercizio di maestria, virtuosismo tecnico ed espressione di una ricerca che costantemente rinnova, rendendolo attuale, il canone canoviano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/124543-02_Antonio_Canova_Ninfa_dormiente_1820_Museo_Gypsotheca_Antonio_Canova_Possagno_TV_-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25254\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/124543-02_Antonio_Canova_Ninfa_dormiente_1820_Museo_Gypsotheca_Antonio_Canova_Possagno_TV_-1.jpg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"282\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/124543-02_Antonio_Canova_Ninfa_dormiente_1820_Museo_Gypsotheca_Antonio_Canova_Possagno_TV_-1.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/124543-02_Antonio_Canova_Ninfa_dormiente_1820_Museo_Gypsotheca_Antonio_Canova_Possagno_TV_-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><\/a>Il grande ambiente centrale della mostra presenta suggestivi dialoghi tra Canova e i pi\u00f9 <strong>grandi fotografi di nudo del Novecento<\/strong>. In epoche e con mezzi diversi, una vera e propria indagine sulla perfezione della tecnica e della forma, colta e sublimata attraverso il corpo umano.<br \/>\nSono presenti, per esempio,\u00a0cinque dei celebri<strong>\u00a0<em>Big Nude<\/em>\u00a0di\u00a0Helmut Newton<\/strong>; gli iconici scatti che\u00a0<strong>Jean-Paul Goude\u00a0<\/strong>fece a\u00a0Grace Jones; otto capolavori di\u00a0<strong>Robert Mapplethorpe<\/strong>. E ancora, fotografie di<strong>\u00a0Edward Weston, Irving Penn<\/strong>,\u00a0<strong>Horst P. Horst<\/strong>.\u00a0A questi fanno da controcanto nelle sale successive i fotografi che hanno perseguito ricerche di segno opposto, come\u00a0<strong>Miroslav Tich\u00fd<\/strong>, che nella Repubblica Ceca degli anni Sessanta ha colto, spesso <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89467-Antonio_Canova_Le_Grazie_Leonard_Kheifets.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25260 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89467-Antonio_Canova_Le_Grazie_Leonard_Kheifets.jpg\" alt=\"\" width=\"394\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89467-Antonio_Canova_Le_Grazie_Leonard_Kheifets.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89467-Antonio_Canova_Le_Grazie_Leonard_Kheifets-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 394px) 100vw, 394px\" \/><\/a>di nascosto, la verit\u00e0 di corpi femminili imperfetti;\u00a0<strong>Jan Saudek e Joel-Peter Witkin<\/strong> che hanno messo in scena il corpo nei suoi\u00a0aspetti pi\u00f9 decadenti e grotteschi. Una sezione della mostra, infine, \u00e8 dedicata ai fotografi che hanno prestato il loro obiettivo alla documentazione e all\u2019interpretazione dell\u2019arte di Canova, perpetuandone la visione ideale: i fratelli\u00a0<strong>Alinari,\u00a0Aurelio Amendola,\u00a0Paolo Marton, Massimo Listri, Luigi Spina.<\/strong> Trovano inoltre collocazione un nucleo di fotografie del recentemente scomparso\u00a0<strong>Dino Pedriali<\/strong>; due celebri sculture appartenenti alle collezioni del Mart: una testa di\u00a0<strong>Adolfo<\/strong>\u00a0<strong>Wildt<\/strong>\u00a0del 1925 e l\u2019<em>Intervallo<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Giulio Paolini<\/strong>\u00a0del 1985; cinque scatti della serie\u00a0<em>Ferite<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Mustafa Sabbagh\u00a0<\/strong>che ritraggono i modelli originali delle sculture di Canova a Possagno danneggiati durante i bombardamenti del 1917 (ciclo fotografico selezionato dal Mart nell\u2019ambito del Premio\u00a0<em>Level 0<\/em> nell\u2019ultima edizione di Art Verona). Le cinque sezioni in cui il percorso \u00e8 suddiviso corrispondono alle parti del ricco catalogo. Edito da <strong>Sagep<\/strong>\u00a0contiene, oltre al testo del Presidente e ai saggi dei curatori, contributi di storici dell\u2019arte e della fotografia come\u00a0<strong>Cristina Casero, Camillo Langone, Diego Mormorio, Giuseppe Sava\u00a0<\/strong>e di\u00a0<strong>Matthias Harder<\/strong>, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino. L\u2019esposizione <em>Canova tra innocenza e peccato<\/em>\u00a0prosegue l\u2019indagine su un\u2019arte senza tempo che valica i limiti cronologici e supera le definizioni accademiche. Il vasto influsso esercitato da Antonio Canova, massimo interprete del Neoclassicismo, pu\u00f2 essere riassunto nei due termini antitetici scelti per il titolo. Innocenza e peccato sono due caratteri che attraversano sia l\u2019opera di Canova, sia la selezione di opere moderne e contemporanee poste in dialogo con le sculture provenienti dalla Gypsotheca di Possagno. Da tale confronto scaturiscono affinit\u00e0 e contrasti, facendo emergere diverse declinazioni del concetto di bellezza, in sintonia con i principi di armonia, equilibrio e grazia che contraddistinguono la scultura neoclassica o, all\u2019opposto, apertamente in conflitto con essi.\u00a0Protagonista della mostra \u00e8 il corpo umano, raffigurato plasticamente nella scultura o attraverso l\u2019uso sapiente della luce nelle immagini di alcuni dei maestri della fotografia del XX secolo. Da una parte il corpo perfetto e divino delle opere di Canova, a cui sembrano guardare alcuni scultori del nostro tempo e i fotografi che hanno saputo esaltare le linee e le forme statuarie del corpo nudo. Dall\u2019altra gli artisti che hanno \u201ctradito\u201d Canova preferendo indagare l\u2019espressivit\u00e0 di corpi imperfetti, ma non per questo privi di fascino.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89473-Antonio_Canova_Paride.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-25261\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89473-Antonio_Canova_Paride.jpg\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89473-Antonio_Canova_Paride.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89473-Antonio_Canova_Paride-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/><\/a>Antonio Canova (Possagno 1757-Venezia, 1822)<\/strong>. Dopo aver concluso il suo apprendistato nella bottega dello scultore Giuseppe<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89475-Antonio_Canova_Amorino-Campbell.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25262 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89475-Antonio_Canova_Amorino-Campbell.jpg\" alt=\"\" width=\"387\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89475-Antonio_Canova_Amorino-Campbell.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/89475-Antonio_Canova_Amorino-Campbell-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 387px) 100vw, 387px\" \/><\/a> Bernardi, detto Torretti, Canova muove i suoi primi passi nell\u2019ambiente artistico veneziano prima di trasferirsi definitivamente a Roma, nel 1781. Qui ha modo di approfondire la sua conoscenza dell\u2019arte classica e di affermarsi precocemente come il pi\u00f9 acclamato interprete degli ideali neoclassici teorizzati da Winckelmann e Mengs. Tra la fine del Settecento e l\u2019inizio dell\u2019Ottocento, Canova riceve importanti commissioni dalle principali corti europee, nonch\u00e9 nomine prestigiose come l\u2019incarico del Papa a negoziare il rientro in Italia dei capolavori antichi trafugati dalle truppe napoleoniche.\u00a0Un\u2019efficiente organizzazione del lavoro nel suo studio romano gli permette di far fronte ai numerosi impegni. Canova elabora l\u2019ideazione della scultura attraverso disegni e bozzetti in argilla, quindi realizza in dimensioni reali il modello in creta, dal quale i suoi assistenti ricavano il calco e il modello in gesso. Come si pu\u00f2 vedere in\u00a0<em>Amore e psiche stanti<\/em>, sul modello in gesso vengono applicati i chiodini di bronzo che servono a trasferire, con un pantografo, le misure e le proporzioni della figura dal gesso al marmo. Il blocco di pietra viene sbozzato e lavorato in fasi successive da artigiani sempre pi\u00f9 esperti, fino alla rifinitura a opera dell\u2019artista. Dopo la morte di Antonio Canova, le opere che si trovavano nel suo studio romano vengono trasferite a Possagno, nella casa natale dell\u2019artista e in un nuovo edificio fatto costruire dal fratellastro, il vescovo Giuseppe Sartori. Nella galleria progettata dall\u2019architetto veneziano Francesco Lazzari trovano posto soprattutto i modelli in gesso e i calchi delle opere spedite ai committenti: una collezione che testimonia, cos\u00ec, gran parte della produzione canoviana.\u00a0Le sculture conservate a Possagno sono protagoniste delle fotografie scattate da Paolo Marton negli anni Ottanta e da Luigi Spina dal 2019. Se Marton ravviva l\u2019opacit\u00e0 dei gessi con particolari effetti di luce, immergendo le sculture in atmosfere colorate, Spina si concentra, invece, sulla fragilit\u00e0 e porosit\u00e0 di quel materiale, cos\u00ec diverso dalla nitidezza marmorea, evidenziandone le imperfezioni e scegliendo inquadrature inconsuete che esprimono la vita e l\u2019instabilit\u00e0 delle forme.\u00a0Il confronto tra le fotografie dei fratelli Alinari, di carattere puramente documentario e illustrativo, e gli altri scatti esposti in questa sezione evidenzia come la fotografia sappia ormai offrire inedite visioni della scultura di Canova. Nei lavori di Aurelio Amendola, ad esempio, i marmi della\u00a0<em>Ninfa dormiente<\/em>\u00a0o della\u00a0<em>Venere italica<\/em>\u00a0appaiono sensuali e palpitanti di vita, ricordandoci quanto le sculture del maestro del Neoclassicismo non siano solo un esempio di algida perfezione bens\u00ec espressione di sentimenti ed emozioni.<\/p>\n<p><strong>Il cuore della mostra \u00e8 dedicato alla rappresentazione scultorea del corpo umano, in un confronto serrato tra le sculture di Antonio Canova, le immagini di alcuni dei pi\u00f9 grandi fotografi del XX secolo e una selezione di sculture moderne e contemporanee.<\/strong>\u00a0 Gli scatti di Irving Penn, Horst P. Horst, Carla Cerati ed Eikoh Hosoe inseguono l\u2019eredit\u00e0 canoviana condividendone il desiderio di grazia e armonia, mentre i grandi nudi di Helmut Newton o il perfetto controllo del bianco e nero nei ritratti di Robert Mapplethorpe riabilitano in chiave statuaria la forza espressiva del corpo. Nell\u2019ampio spazio centrale il dialogo tra l\u2019artista neoclassico e la scultura figurativa pi\u00f9 recente \u00e8 introdotto dalle opere di Adolfo Wildt, Leone Tommasi, Francesco Messina e, a ritroso, dai bozzetti ritrovati di Giuseppe Torretti, primo maestro di Canova.\u00a0 Tra le opere degli artisti contemporanei spiccano le opere di Livio Scarpella, Massimiliano Pelletti e Giuseppe Bergomi: vere e proprie variazioni canoviane. Quelle di Giuseppe Ducrot, Filippo Dobrilla, Elena Mutinelli, Ettore Greco e Igor Mitoraj sono, invece, contraddistinte da una tensione pi\u00f9 genericamente classicista. Infine, l\u2019accostamento delle fotografie di Alain Fleischer e della scultura di Attilio Pierelli \u00e8 volto a esaltare l\u2019eredit\u00e0 di Canova in quel ripensamento delle forme che nel Novecento accomuna l\u2019arte e il design, trasfigurando e attualizzando la perfezione della sua arte plastica.<\/p>\n<p>Il magistrale classicismo dell\u2019opera di Antonio Canova ha definito un canone artistico che nel corso dei decenni \u00e8 stato oggetto di appassionata ammirazione ma anche di convinti tradimenti. Questa sezione \u00e8 dedicata a un nucleo di opere in cui l\u2019eredit\u00e0 canoviana emerge, paradossalmente, nella trasgressione formale e visiva dei suoi canoni estetici.\u00a0A partire dagli anni Sessanta, Miroslav Tich\u00fd ruba immagini di corpi femminili usando di nascosto una rudimentale macchina fotografica fatta di cartone, cemento e tappi di bottiglia. Questo strumento artigianale e impreciso conferisce alle sue opere un\u2019imperfezione che sottolinea il carattere spontaneo, formalmente scomposto e perci\u00f2 decisamente anti-canoviano dell\u2019opera di Tich\u00fd. L\u2019eccesso o la storpiatura fisica sono al centro dell\u2019opera di Jan Saudek e di Joel-Peter Witkin, due artisti che si rifanno a modelli classici rivisitandoli, per\u00f2, secondo una logica che esalta le difformit\u00e0 del corpo e dello spirito. Anche nei corpi fotografati da Sally Mann, Mustafa Sabbagh e Nadav Kander, o in quelli scolpiti da Aron Demetz e Fabio Viale \u2013 dove la levigata superficie del corpo classico viene intaccata dalla bruciatura o dal tatuaggio \u2013 si pu\u00f2 riconoscere l\u2019oscillazione tra opposte polarit\u00e0, in un dialogo continuamente rinnovato tra ordine e disordine, integrit\u00e0 e disfacimento, classicismo e contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Mart di Rovereto ha inaugurato le celebrazioni nazionali per il bicentenario della morte di Antonio Canova\u00a0(Possagno, 1757 \u2013 Venezia, 1822). Con la sua opera Canova ha incarnato l\u2019ideale di una\u00a0bellezza eterna, fondata su principi di\u00a0armonia, misura, equilibrio, affermandosi come massimo esponente del\u00a0Neoclassicismo italiano. 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