{"id":25295,"date":"2022-01-12T21:26:39","date_gmt":"2022-01-12T21:26:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25295"},"modified":"2022-01-12T21:31:59","modified_gmt":"2022-01-12T21:31:59","slug":"linguaggi-contemporanei-in-mostra-da-building-a-milano-demetrio-paparoni-propone-il-ritorno-alla-figuralita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/01\/12\/linguaggi-contemporanei-in-mostra-da-building-a-milano-demetrio-paparoni-propone-il-ritorno-alla-figuralita\/","title":{"rendered":"Linguaggi contemporanei in mostra da Building a Milano. Demetrio Paparoni propone il ritorno alla figuralit\u00e0."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/vibeke-e1642021417939.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25296 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/vibeke-e1642021417939.jpg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"266\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25297\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia.jpg\" alt=\"\" width=\"324\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia.jpg 995w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia-233x300.jpg 233w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia-796x1024.jpg 796w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Paola-Angelini-Role-play-2020-2021-oil-on-linen-154-x-120-cm-copia-768x988.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/><\/a>BUILDING<\/strong> presenta, da gioved\u00ec 20 gennaio a sabato 19 marzo 2022, <em>On the Wall<\/em>, mostra a cura di Demetrio Paparoni con opere di <strong>Paola Angelini<\/strong>,<strong> Rafael Megall<\/strong>,<strong> Justin Mortimer<\/strong>, <strong>Nicola Samor\u00ec<\/strong>, <strong>Vibeke Slyngstad <\/strong>e\u00a0<strong>Ruprecht von Kaufmann<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto espositivo, che include <strong>pi\u00f9 di quaranta opere<\/strong> di artisti contemporanei che utilizzano la <strong>pittura figurativa<\/strong> in modo profondamente diverso tra loro, \u00e8 stato appositamente studiato per i quattro piani di BUILDING. Le <strong>opere<\/strong>, <strong>realizzate per questa mostra o mai esposte prima in Italia<\/strong>, sono in buona parte di grande formato.<\/p>\n<p>Il <strong>titolo della mostra<\/strong> apre a diversi significati. Se da una parte lascia prevedere che si tratti di una mostra di dipinti, dall\u2019altra richiama il <strong>concetto di muro<\/strong> come elemento di divisione tra due spazi adiacenti o come limite da superare. Rifacendosi al concetto rinascimentale che vede nel quadro una finestra aperta sul mondo esterno, il curatore identifica in esso un detonatore poetico capace di aprire varchi verso il mondo esterno, ma anche verso una dimensione intima o virtuale. Se di <strong>porta di accesso o di fuga <\/strong>si tratta, a consentire il suo attraversamento \u00e8 la capacit\u00e0 di rapportarsi al significato incarnato dall\u2019opera.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25298 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco.jpg\" alt=\"\" width=\"289\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco.jpg 872w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco-204x300.jpg 204w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco-698x1024.jpg 698w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/Dei-Santi-e-del-Fuoco-768x1127.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 289px) 100vw, 289px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nella concezione di <strong>Demetrio Paparoni<\/strong>, una mostra \u00e8 il <strong>tentativo di<\/strong> <strong>dare ordine al caos dei linguaggi contemporanei<\/strong> , un tentativo reso vano dalla molteplicit\u00e0 dei fenomeni artistici. Governare il caos, spiega il critico commentando le scelte che accompagnano questa mostra, \u00e8 uno degli obiettivi della scienza per comprendere in anticipo qualcosa che non \u00e8 ancora accaduto. Essendo il caos frutto di casualit\u00e0 determinate da forze estranee al nostro controllo, esso risulter\u00e0 comunque ingovernabile. Estendendo questa riflessione all\u2019ambito dei <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/4e32a998-7fa9-4374-a217-9d7c699541ae.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25299\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/4e32a998-7fa9-4374-a217-9d7c699541ae.jpg\" alt=\"\" width=\"379\" height=\"569\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/4e32a998-7fa9-4374-a217-9d7c699541ae.jpg 760w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/4e32a998-7fa9-4374-a217-9d7c699541ae-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/4e32a998-7fa9-4374-a217-9d7c699541ae-682x1024.jpg 682w\" sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\" \/><\/a>linguaggi artistici, il modo in cui essi nascono, si sviluppano e interagiscono crea una condizione fluida che rende soggettivo ogni tentativo di mettere a fuoco la complessit\u00e0 dei diversi fenomeni. Sebbene ogni mostra nasca dal tentativo di orientarsi nel pluralismo dei linguaggi, di fornire una bussola che consenta di trovare una via d\u2019uscita dal labirinto, anche nelle sue forme meglio studiate, essa risulter\u00e0 comunque la messa in scena di un fallimento.<\/p>\n<p>Infatti, secondo Paparoni, <strong>la prospettiva del curatore non pu\u00f2 dare vita a una lettura univoca di un fenomeno fluido qual \u00e8 quello dell\u2019arte<\/strong> . Questa difficolt\u00e0 si pu\u00f2 riscontrare tanto nel mettere insieme opere di autori diversi tra loro all\u2019interno della stessa mostra, come avviene nel caso di <em>On the Wall<\/em> presso BUILDING, quanto nell\u2019affrontare il lavoro di un singolo artista nelle sue imprevedibili variazioni formali, linguistiche e concettuali. Per quanto allora il medium utilizzato dagli artisti in questa collettiva sia la pittura, <em>On the Wall<\/em> rende evidente una forte diversificazione dei linguaggi e degli intenti degli artisti in mostra.<\/p>\n<p>In <em>On the Wall<\/em> Paparoni ha circoscritto la propria scelta esclusivamente all\u2019ambito della pittura figurativa, diversamente dalla mostra <em>Contemporary Chaos<\/em> , curata nel 2018 al Vestfossen Kunstmuseum (Norvegia), o ancora in altre esposizioni, in cui il critico aveva dato una rappresentazione plastica del caos dei linguaggi contemporanei, mettendo in dialogo artisti che utilizzano mezzi espressivi diversi. Il progetto presso BUILDING si propone inoltre come un proseguimento della riflessione iniziata con la mostra <em>Le Nuove Frontiere della Pittura<\/em> (2018), e continuata con <em>L\u2019Ultima Cena dopo Leonardo <\/em>(2019), nell\u2019ambito delle celebrazioni del centenario della morte di Leonardo, tenutesi entrambe alla Fondazione Stelline di Milano.<\/p>\n<p><strong>Paola Angelini<\/strong> (San Benedetto del Tronto, 1983). A caratterizzare la sua poetica sono il legame tra concretezza e visione, le influenze delle memorie personali e della storia della pittura, il ruolo della discontinuit\u00e0 e del dialogo con i maestri. Nel 2014 e nel 2016 ha partecipato ai programmi di residenza d\u2019artista presso Nordic Artists\u2019 Centre Dale (NKD) in Norvegia e Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e nel 2017 ha ottenuto il Master in Belle Arti presso KASK &amp; Conservatoriu<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/a821a65b-79e9-4cd7-89e1-2dd02186d10f.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25300 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/a821a65b-79e9-4cd7-89e1-2dd02186d10f.jpg\" alt=\"\" width=\"429\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/a821a65b-79e9-4cd7-89e1-2dd02186d10f.jpg 495w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/a821a65b-79e9-4cd7-89e1-2dd02186d10f-300x248.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 429px) 100vw, 429px\" \/><\/a>m, School of Art a Gent. Nel 2011 ha esposto nel Padiglione Norvegese della 54esima Biennale di Venezia, nella mostra intitolata\u00a0 <em>Baton Sinister<\/em>. Tra le sedi espositive dove ha esposto le sue opere si ricordano: Mars\u00e9lleria (Milano, 2016); Museo Palazzo Pretorio (Prato, 2017); Spazio K, Galleria Nazionale delle Marche (Urbino, 2017); Brandstrup Galleri (Oslo, 2018); BGE Gallery (Stavanger, 2019).<\/p>\n<p><strong>Rafael Megall <\/strong>\u00a0(Rafael Melikyan, Yerevan, 1983). Al centro delle opere di Megall c&#8217;\u00e8 la raffigurazione della natura, la quale viene per\u00f2 stilizzata e trasformata in pattern ornamentale. I suoi principali soggetti sono pantere, tigri e giaguari, ma anche porcellane frantumate, personaggi dei cartoon, figure iconiche, esseri mostruosi e ibridi, spesso raffigurati su uno sfondo fitomorfo. La natura viene rappresentata in modo appiattito e stilizzato con colori brillanti, saturi ed elettrici pi\u00f9 vicini alle immagini digitali che a quelle reali. L&#8217;assenza di prospettiva, di profondit\u00e0, la geometria fitta dei segni grafici, la loro ripetizione e i loro intrecci creano un <em>horror vacui<\/em> che ricorda la tradizione della antica miniatura armena e dei bassorilievi che ornano i luoghi di culto e i palazzi. Per realizzare i suoi dipinti Megall utilizza colori a olio e stencil, frutto di un&#8217;elaborazione digitale. Molti degli elementi utilizzati nelle sue opere hanno un valore simbolico e religioso. Nel 2017 ha rappresentato la Repubblica d&#8217;Armenia alla 57a Biennale di Venezia. Mostre personali gli sono state dedicate dalla National Gallery of Armenia, a Yerevan, e dal MoCA di Mosca. Ha partecipato alla mostra <em>Le Nuove<\/em> <em>Frontiere della Pittura<\/em> presso la Fondazione Stelline (Milano, 2018).<\/p>\n<p><strong>Justin Mortimer<\/strong> (Cosford, 1970). Le sue opere combinano immagini provenienti da Internet con materiale d&#8217;archivio di vecchi libri e riviste per visualizzare un mondo in cui nulla \u00e8 stabile o certo, facendo eco nelle crepe tettoniche che <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/rafel.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-25301\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/rafel.jpg\" alt=\"\" width=\"384\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/rafel.jpg 384w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/01\/rafel-300x156.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><\/a>appaiono nel vecchio ordine mondiale. Mortimer ha ricevuto prestigiosi premi tra cui l&#8217;EAST Award (2004), il NatWest Art Prize (1996) e il BP National Portrait Award (1991). Il suo lavoro \u00e8 stato incluso in diverse rassegne e pubblicazioni sulla pittura contemporanea, tra cui <em>Landscape Painting Now <\/em>(2019), <em>The Anomie Review of Contemporary British Painting<\/em> (2018), <em>A Brush With The Real: Figurative Painting Today<\/em> (2014) e <em>Vitamin P2: Nuove prospettive nella pittura<\/em> (2011). Tra le recenti mostre personali ricordiamo <em>Tomorrow<\/em>, Space K, Gwacheon, Korea (2020), Djanogly Art Gallery, University di Nottingham (2015), <em>Future Perfect<\/em>, Singapore (2015) e <em>Haunch of Venison<\/em>, Londra (2012).<\/p>\n<p><strong>Nicola Samori <\/strong>(Forl\u00ec, 1977). Partendo da copie minuziosamente realizzate di opere di grandi maestri, in particolar modo del Cinquecento e del Seicento,\u00a0nelle quali domina lo scontro tra luce e ombra, Samor\u00ec le trasforma e reinterpreta con lo spirito turbato del nostro secolo. Fora, gratta, spella letteralmente la pittura attraverso un gesto repentino o meticoloso, dando vita a nuove opere che affondano le loro radici nella tradizione della storia dell\u2019arte, per poi arrivare all\u2019espressione del tormento con un linguaggio contemporaneo.\u00a0Oltre che su tavola o tela, l\u2019artista romagnolo dipinge anche su superfici come rame e pietre dure, integrando le loro peculiarit\u00e0 materiche nelle proprie opere. Anche l\u2019affresco e la scultura sono tecniche da lui utilizzate. Samor\u00ec ha all\u2019attivo due partecipazioni alla Biennale di Venezia (2015 e 2011). Negli ultimi anni sue mostre personali sono state ospitate a Palazzo Fava, Bologna (2021); al Mart di Trento e Rovereto (2020-21); alla Fondazione Made in Cloister e al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2020). A queste si aggiungono ulteriori mostre personali all\u2019estero in spazi istituzionali come lo Yu-Hsiu Museum of Art\u00a0di Taiwan, la Neue Galerie di Gladbeck,\u00a0il Center for Contemporary Art di Szczecin e la Kunsthalle di T\u00fcbingen. Ha partecipato a\u00a0 <em>Le Nuove<\/em>\u00a0<em>Frontiere della Pittura<\/em>\u00a0(2018) e\u00a0<em>L\u2019Ultima Cena dopo Leonardo<\/em>, (2019), entrambe presso la Fondazione Stelline.<\/p>\n<p><strong>Vibeke Slyngstad<\/strong> (Oslo, 1968). Partecipa a mostre internazionali a partire dagli anni &#8217;90. La sua pratica pittorica, radicata nel Romanticismo, affronta nello stesso tempo un\u2019analisi critica ai limiti della fotografia, di cui riprende nei suoi paesaggi anche i difetti dovuti alle macchie di luce. Nel 2009 ha partecipato alla 53\u00b0 Esposizione Internazionale d&#8217;Arte della Biennale di Venezia esponendo nel Padiglione nordico nella mostra <em>The Collectors<\/em> , a cura di Elmgren e Dragset. Tra le sue mostre si ricordano <em>Contemporary Chao<\/em>s, Vestfossen Kunstlaboratorium (2018), <em>Le<\/em> <em>Nuove Frontiere della Pittura<\/em>, Fondazione Stelline (2017), <em>Inside Outside Architecture<\/em>, National Museum of Art, <em>Architecture and Design<\/em>, Oslo (2013).<\/p>\n<p><strong>Ruprecht von Kaufmann<\/strong> (Monaco, 1974) I suoi dipinti, forti ed emotivi, sono intenzionalmente inquietanti. A tratti legati a situazioni oniriche, nelle sue raffigurazioni, nelle quali l\u2019artista pone enfasi sulla narrazione, si avverte sovente l\u2019eco di situazioni al limite, dove non \u00e8 prevedibile cosa accadr\u00e0. Nel suo lavoro si riscontrano inoltre elementi che lasciano avvertire un umorismo oscuro e una densa malinconia. Von Kaufmann ha un\u2019ampia attivit\u00e0 espositiva, che lo ha portato a mostrare i suoi dipinti alla Kunsthalle Erfurt, alla sede delle Nazioni Unite a New York, al Museem B\u00f6ttcherstrasse a Brema e al Georg Kolbe Museum di Berlino, al Kunstlaboratorium\u00a0di\u00a0Vestfossen, in Norvegia. In Italia ha partecipato tra l\u2019altro alla mostra <em>Le Nuove<\/em> <em>Frontiere della Pittura<\/em> presso la Fondazione Stelline (Milano, 2018).<\/p>\n<p><strong>Demetrio Paparoni<\/strong> (1954), vive a Milano. Critico d&#8217;arte e curatore, ha fondato nel 1983 la rivista d&#8217;arte contemporanea <em>Tema Celeste<\/em> e l&#8217;omonima casa editrice, che ha diretto fino al 2000. Dal 1996 al 2008 ha insegnato Storia dell&#8217;Arte Moderna e Contemporanea presso la Facolt\u00e0 di Architettura dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Catania.\u00a0Il suo recente libro <em>Arte e Poststoria,<\/em> <em>Conversazione sulla fine dell\u2019estetica e altro<\/em>, insieme ad Arthur C. Danto (Neri Pozza, 2019), \u00e8 di prossima uscita negli Stati Uniti, pubblicato dalla Columbia University Press. \u00c8 responsabile della sezione arte del quotidiano <em>Domani.<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>BUILDING presenta, da gioved\u00ec 20 gennaio a sabato 19 marzo 2022, On the Wall, mostra a cura di Demetrio Paparoni con opere di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samor\u00ec, Vibeke Slyngstad e\u00a0Ruprecht von Kaufmann. Il progetto espositivo, che include pi\u00f9 di quaranta opere di artisti contemporanei che utilizzano la pittura figurativa in modo profondamente diverso tra loro, \u00e8 stato appositamente studiato per i quattro piani di BUILDING. Le opere, realizzate per questa mostra o mai esposte prima in Italia, sono in buona parte di grande formato. Il titolo della mostra apre a diversi significati. 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