{"id":25568,"date":"2022-02-10T21:14:22","date_gmt":"2022-02-10T21:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25568"},"modified":"2022-02-10T21:14:22","modified_gmt":"2022-02-10T21:14:22","slug":"furio-cavallini-e-luciano-bianciardi-unamicizia-in-mostra-al-polo-culturale-le-clarisse-a-grosseto-con-brani-e-immagini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/02\/10\/furio-cavallini-e-luciano-bianciardi-unamicizia-in-mostra-al-polo-culturale-le-clarisse-a-grosseto-con-brani-e-immagini\/","title":{"rendered":"Furio Cavallini e Luciano Bianciardi, un\u2019amicizia in mostra al Polo Culturale le Clarisse  a Grosseto con  brani  e immagini."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/03-e1644527118126.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-25569\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/03-e1644527118126.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"524\" \/><\/a>Ancora qualche giorno per non perdersi la mostra straordinaria \u201c<em>Furio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi\u201d<\/em> presso il Polo Culturale le Clarisse di Grosseto, fino al <strong>13 febbraio 2022<\/strong><em>.<\/em> Promossa dall\u2019<strong>Associazione Culturale Giuseppe e Gina Flangini<\/strong>, in collaborazione con il <strong>Comune di Grosseto<\/strong>, la <strong>Fondazione Grosseto Cultura<\/strong>, il <strong>Polo culturale le Clarisse,<\/strong> la <strong>Fondazione Luciano Bianciardi <\/strong>e la<strong> Famiglia Cavallini, <\/strong>la mostra \u00e8 il primo evento culturale con cui il Comune di Grosseto d\u00e0 ufficialmente inizio alle celebrazioni dei <em>cento anni dalla nascita <\/em>di Luciano Bianciardi (1922-2022). Curata da <strong>Elisa Favilli,<\/strong> storica dell\u2019arte, e <strong>Fabio Canessa<\/strong>, critico letterario e cinematografico, l<strong>a mostra \u00e8 un intreccio narrativo basato sull\u2019amicizia ventennale (1954-1971) intercorsa tra il pittore Furio Cavallini (Piombino 1929 &#8211; Cecina 2012) e lo scrittore<\/strong> <strong>Luciano Bianciardi<\/strong> <strong>(Grosseto 1922 &#8211; Milano 1971).<\/strong><\/p>\n<p><strong>23 opere<\/strong> (quadri e disegni) realizzate da Cavallini dialogheranno con <strong>12 brani<\/strong> tratti dagli scritti realizzati da Bianciardi. Testi quest\u2019ultimi che avranno il compito di svelare ad ogni lettore-visitatore sia lo sguardo critico con cui lo scrittore grossetano<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/04-e1644527145737.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-25570 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/04-e1644527145737.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"313\" \/><\/a> raccontava il suo personale punto di vista sull\u2019arte, sia la complicit\u00e0 su cui Cavallini e Bianciardi seppero edificare la propria amicizia, grazie alla presentazione in mostra delle lettere che Bianciardi invi\u00f2 all\u2019amico piombinese, oggi conservate negli archivi della Fondazione Luciano Bianciardi e della Famiglia Cavallini.<\/p>\n<p>Essenziale, la mostra si pone l\u2019obiettivo di mettere in luce la dimensione umana dei due personaggi, lasciando ad ogni visitatore il compito di catturare la bellezza con cui i due autori seppero, nel rispettivo medium, pittorico e scrittorio, interpretare il proprio tempo, denunciando la disumanit\u00e0 con cui il benessere effimero del boom economico rendeva l\u2019uomo schiavo del lusso, privandolo di tutti quei valori che solo un decennio prima avevano liberato l\u2019Italia dal nazifascismo.<\/p>\n<p>All\u2019interno del catalogo (Pacini Editore) il tempo della mostra \u00e8 ampliato nella dimensione critica-scientifica per offrire ad ogni visitatore la possibilit\u00e0 di conoscere la figura artistica di Furio Cavallini, la sua vita, i personaggi che intrecciarono con lui i suoi passi e la sua evoluzione espressiva, Bianciardi e il suo personale rapporto con l\u2019arte, i suoi gusti e le sue opinioni sul cinema, la musica, la pittura con i suoi stili, le proprie correnti e i suoi attori. <strong>Tutto senza dimenticare il punto focale della mostra ovvero l\u2019amicizia sincera che i due amici seppero tessere. \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/02.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-25571\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/02.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/02.jpg 718w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/02-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><\/a>Ripropongo qui il testo esplicativo mostra: \u201c<\/strong><em>Ci si conobbe nell\u2019autunno del 1954, a Milano, dalle parti di Brera, dentro un caffeuccio che poi \u00e8 diventato alla moda, e anzi l\u2019hanno anche abbellito<\/em>\u201d sono le parole con cui Luciano Bianciardi racconta il suo incontro con il pittore piombinese Furio Cavallini nei locali del Bar Jamaica. Il suo carattere<em> \u201cschietto<\/em>\u201d e la sua origine maremmana lo colpiscono diventando il pretesto per creare un\u2019amicizia che durer\u00e0 per circa un ventennio. Nella <em>Milano dissennata del \u201cMiracolo\u201d <\/em>Cavallini arriva con l\u2019intento di approfondire il suo lessico pittorico, superare la dinamica del disegno toscano e abbracciare nella sua concezione primordiale la materia e la sua dimensione informale. Si iscrive al corso di pittura dell\u2019Accademia di Brera, mentre Bianciardi nella citt\u00e0 lombarda amplia la sua attivit\u00e0 di scrittore collaborando con <em>Nuovi Argomenti<\/em> e <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, e firmando un contratto con la nuova casa editrice diretta da Giangiacomo Feltrinelli. L\u2019identit\u00e0 toscana li accomuna, l\u2019indole ribelle e anticonformista verso una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 distratta da qualsiasi impegno sociale, perch\u00e9 ammaliata dai benefici effimeri del boom economico, li porta, nei rispettivi linguaggi espressivi, a puntare il dito contro la fragilit\u00e0 umana. Ironico e sagace, esule in una Milano dinamica e produttiva, Bianciardi ricerca nell\u2019anima urbana la sua natura provinciale, raccontando i suoi personaggi e le sue contraddizioni, mentre Cavallini cattura i suoi tratti salienti attraverso i ritratti e gli schizzi rubati tra i vicoli e le realt\u00e0 industriali. Nel 1956<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25572 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/01.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"518\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/01.jpg 725w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/01-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/a> Cavallini torna in Toscana. Viene ricoverato nel sanatorio di Firenze per gravi problemi respiratori. Le ore estenuanti passate nella fabbrica di Motomeccanica di Milano, per sbarcare il lunario e pagare i debiti, lo fanno ammalare gravemente di tubercolosi. Si chiude temporaneamente la sua vita milanese, mentre il capoluogo toscano lo consacra pittore e maestro d\u2019arte. Dopo una breve parentesi piombinese, Cavallini torna a lavorare a Firenze dove vince una cattedra di disegno, mentre a Milano, nel 1962, Bianciardi con il romanzo \u201c<em>La vita agra<\/em>\u201d ottiene un successo clamoroso di pubblico e critica. Tra le pagine del romanzo, lo scrittore grossetano dedica un piccolo cammeo all\u2019artista piombinese, mentre per la presentazione di una mostra personale a Forte dei Marmi (1966) dichiara apertamente la complicit\u00e0 con cui, anche fuori dal contesto milanese, i due restano amici: <em>\u201c ogni tanto mi compare per casa all\u2019improvviso, qua fuor di Milano dove anch\u2019io sono scappato, e parla, racconta, discute, legge, e appena gli capita tra le mani un pezzo di carta e qualcosa che lasci il segno, attacca a dipingere\u201d<\/em>. Amicizia che Bianciardi ribadisce in una missiva del 1970, dove dichiara a Cavallini di essere \u201c<em>fra i pochi a non compiangere l\u2019uno sulla spalla dell\u2019altro gli anni passati. No, Furio mi chiede cosa ho scritto, io gli chiedo cosa ha dipinto. Fra noi due, sono queste le sole cose che contano. Si capisce, insieme al resto, alle persone che ci vogliono bene. Con quelle, e con il nostro mestieraccio, non si lesina mai<\/em>\u201d. Nel 1971 Bianciardi muore, mentre Cavallini torna a Milano. Cambia lo scenario, la citt\u00e0 del boom economico cede il passo a una Milano contestatrice, scossa dalle lotte politiche. Cavallini rivolge la sua ricerca nel silenzio degli interni, offrendo agli oggetti il compito di raccontare l\u2019assenza morale di un uomo moderno sempre pi\u00f9 solo nel suo pessimismo esistenziale.<\/p>\n<p><strong>Furio Cavallini <\/strong>nasce a Piombino nel 1929. Con lo scoppio della guerra, nel 1941, si trasferisce a Riparbella, citt\u00e0 natale del padre. Qui prende forma la sua personalit\u00e0, il suo sguardo critico e la sua educazione sessuale. Lavora come tagliaboschi al fianco del padre, Giuseppe Cavallini, anarchico militante. Legge tantissimo, trovando in Cassola e il suo immobilismo la sua libert\u00e0 di raccontare attraverso l\u2019oggetto le emozioni e le sue contaminazioni umane. Dopo il 1945, torna a Piombino dove entra come operaio alla Magona. Segue le lezioni di nudo all\u2019Accademia di belle arti di Firenze. Nel 1952 lascia la citt\u00e0 portuale per diplomarsi in pittura. A Firenze conosce e frequenta il gruppo Pittori delle Dune (Gino Gonni, Emilio Ambron, Renzo Baraldi, Silvano Bozzolini, Beppe Lieto, Ormanno Fieraboschi e Hubert Queloz). Approfondisce lo studio del disegno, ricercando nella pittura umanistica e rinascimentale del capoluogo toscano la sua identit\u00e0 espressiva. Grazie alla vendita di alcuni suoi disegni nelle gallerie d\u2019arte di Milano sceglie di abbandonare Firenze per la citt\u00e0 lombarda. Prosegue i suoi studi all\u2019Accademia d\u2019arte di Brera. Qui frequenta i corsi di Aldo Carpi il leader del gruppo i Pittori di Brera e del movimento esistenzialista. L\u2019informale, il realismo, l\u2019atomismo di Baj, lo spazialismo di Fontana, entrano nel suo lessico ma senza sconvolgere la sua identit\u00e0 toscana. <strong>Nel 1954 conosce Bianciardi al bar Jamaica\u00a0 in Brera a Milano.<\/strong> Il caff\u00e8 degli artisti, degli oppositori, spazio laico dei bohemiens, isola felice dei perdigiorno, ma soprattutto crocevia di incontri dove imbandire veri e propri dibattiti. \u00c8 la critica feroce verso la frenesia dei tempi moderni, contro il concetto effimero e ipocrita con cui lo Stato grida al \u201cmiracolo economico italiano\u201d, a catalizzare le coscienze dei frequentatori del bar. Qui entra in contatto con il gruppo del \u201cRealismo Esistenziale\u201d in particolare con Giuseppe Guerreschi e Tino Vaglieri. Il loro \u00e8 un realismo espressionista svincolato dalla partecipazione attiva alla politica e privo di ideologismi, punto di vista quest\u2019ultimo che Cavallini rafforza nella sua cura verso il dettaglio, offrendo all\u2019oggetto, nella sua essenza materica la possibilit\u00e0 di ampliare in modo dei significati che in esso trovano compimento. A Milano Cavallini amplia il cerchio delle sue amicizie, conosce Oreste del Buono e Camillo Pennati. Mal nutrito e pieno di debiti, lascia la pittura e grazie all\u2019ingegner Conconi entra a lavorare alla Motomeccanica di Milano. Il contatto diretto con i prodotti chimici e i ritmi di lavoro estenuanti lo fanno ammalare di tubercolosi. Nel 1956, pagati tutti i debiti, viene ricoverato nel sanatorio di Firenze. Torna a dipingere e la citt\u00e0 toscana lo premia con mostre personali, riconoscendogli la sua identit\u00e0 di pittore contemporaneo. Problemi familiari lo riportano a Piombino, torna a lavorare in fabbrica, luogo dove conosce Deanna Moretti, la donna che diverr\u00e0 sua moglie e musa nelle sue rappresentazioni di nudo. Dal loro matrimonio nascono Giovanni e Giulia. Nel 1966 lascia Piombino. Ottiene una cattedra come assistente di laboratorio al liceo artistico, lavoro che gli permetter\u00e0 di dedicarsi integralmente alla pittura. Nel 1973 vince una cattedra di pittura al liceo artistico di Busto Arsizio, torna con tutta la famiglia a Milano. Nel 1977 abbandona l\u2019insegnamento per dedicarsi integralmente alla pittura. Gli interni, l\u2019oggetto e la sua presenza quotidiana diventano, insieme alle giacche, i suoi soggetti prediletti Nel 1987 orfano della propria vena creativa, Cavallini si trasferisce, grazie a Ugo Guarino, per alcuni mesi nell\u2019ex manicomio di Trieste. Qui condivide il suo tempo con gli ex ospiti della struttura sanitaria, rimasti l\u00ec sospesi tra una vita malata e una vita normale. Sono anni di ricerca, di fervore creativo, dove spinge al massimo il suo bisogno di dare una forma morale alle sue giacche, mentre scandaglia le profondit\u00e0 di quell\u2019umanit\u00e0 distorta e alienata con cui condivide la sua quotidianit\u00e0. Qui realizza un numero consistente di ritratti, dipinti ma soprattutto disegni su cui torna negli anni successivi a ricercare la perfezione assoluta. Dipinge e poi con la carta di giornale toglie la superficie in eccesso per ritornare successivamente a definire la forma di ogni singola pennellata. La ricerca della forma pura dei primi anni adesso cede il passo alla dirompenza del gesto, il particolare diventa allora parte di una dimensione astratta con cui raccontare e catturare la bellezza dell\u2019infinito. Nel 1997 torna con la moglie a Riparbella. Ripercorre la sua infanzia, ricerca i paesaggi condivisi con il padre, lasciando al paesaggio un posto d\u2019onore nella sua visione artistica. Nel 2004 si trasferisce a Cecina, citt\u00e0 dove muore nel 2012.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ancora qualche giorno per non perdersi la mostra straordinaria \u201cFurio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi\u201d presso il Polo Culturale le Clarisse di Grosseto, fino al 13 febbraio 2022. Promossa dall\u2019Associazione Culturale Giuseppe e Gina Flangini, in collaborazione con il Comune di Grosseto, la Fondazione Grosseto Cultura, il Polo culturale le Clarisse, la Fondazione Luciano Bianciardi e la Famiglia Cavallini, la mostra \u00e8 il primo evento culturale con cui il Comune di Grosseto d\u00e0 ufficialmente inizio alle celebrazioni dei cento anni dalla nascita di Luciano Bianciardi (1922-2022). Curata da Elisa Favilli, storica dell\u2019arte, e Fabio Canessa, critico letterario e [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/02\/10\/furio-cavallini-e-luciano-bianciardi-unamicizia-in-mostra-al-polo-culturale-le-clarisse-a-grosseto-con-brani-e-immagini\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,59281,53889,53888,53709,53710,35499,9894,10357,28386,44441,87,35351,26,47,17505,35188,80448,28369,4625,409394],"tags":[451643,451645,451644,451641,451642,451646,355195],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25568"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25573,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25568\/revisions\/25573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}