{"id":25679,"date":"2022-02-26T20:03:38","date_gmt":"2022-02-26T20:03:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25679"},"modified":"2022-02-26T20:13:02","modified_gmt":"2022-02-26T20:13:02","slug":"le-tre-pieta-di-michelangelo-esposte-al-museo-dellopera-del-duomo-a-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/02\/26\/le-tre-pieta-di-michelangelo-esposte-al-museo-dellopera-del-duomo-a-firenze\/","title":{"rendered":"Le tre Piet\u00e0 di Michelangelo esposte al Museo dell\u2019Opera del Duomo a Firenze."},"content":{"rendered":"<p>In occasione dell&#8217;incontro \u201cMediterraneo frontiera di pace 2022\u201d, che vede riunirsi i Vescovi e i Sindaci del Mediterraneo a Firenze e a cui interverr\u00e0 anche Papa Francesco, si apre al pubblico nel Museo dell&#8217;Opera del Duomo la mostra: \u201cLE TRE PIET\u00c0 DI MICHELANGELO.\u00a0<em>Non vi si pensa <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/3DSC04499-HDR\u00a9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25681\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/3DSC04499-HDR\u00a9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1.jpg\" alt=\"\" width=\"554\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/3DSC04499-HDR\u00a9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1.jpg 800w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/3DSC04499-HDR\u00a9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/3DSC04499-HDR\u00a9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 554px) 100vw, 554px\" \/><\/a>quanto sangue costa\u201d <\/em>visitabile fino al 1 agosto 2022. Per la prima volta un&#8217;esposizione mette a confronto, vicina l&#8217;una all&#8217;altra, nella sala della Tribuna di Michelangelo del Museo, l&#8217;originale della\u00a0<strong><em>Piet\u00e0 Bandini<\/em><\/strong>, di cui \u00e8 da poco terminato il restauro, e i calchi della\u00a0<strong><em>Piet\u00e0\u00a0Vaticana<\/em><\/strong><em>\u00a0<\/em>e della\u00a0<strong><em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em><\/strong><em>\u00a0<\/em>provenienti dai Musei Vaticani. A cura dei direttori dei musei\u00a0<strong>Barbara Jatta, Sergio Risaliti<\/strong>,\u00a0<strong>Claudio Salsi<\/strong>,\u00a0<strong>Timothy Verdon<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>la mostra \u00e8 un progetto che vede eccezionalmente coinvolti i\u00a0<strong>Musei Vaticani<\/strong>, il\u00a0<strong>Museo dell&#8217;Opera del Duomo<\/strong>, il\u00a0<strong>Museo Novecento di Firenze<\/strong>, il\u00a0<strong>Castello Sforzesco di Milano\u00a0<\/strong>e le istituzioni dell\u2019<strong>Opera di Santa Maria del Fiore<\/strong>,\u00a0<strong>Comune di Firenze<\/strong>,\u00a0<strong>Comune di Milano<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Fabbrica di San Pietro<\/strong>.<\/p>\n<p>Collocate una vicina all&#8217;altra, le tre\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0offrono l&#8217;opportunit\u00e0 al pubblico di vedere l&#8217;evoluzione dell&#8217;arte di Michelangelo nonch\u00e9 la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza &#8211; quando a Roma scolp\u00ec per la Cappella dei Re di Francia nell\u2019antica San Pietro l&#8217;opera ora nella navata laterale nord della Basilica &#8211; alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla\u00a0<em>Piet\u00e0 <\/em>oggi a Firenze e poi alla\u00a0<em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em>\u00a0conservata a Milano.<br \/>\nSi tratta di un percorso lungo pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, che conduce dall\u2019ambizione del giovane che scolp\u00ec il proprio nome sul petto della Madonna della versione vaticana, dell&#8217;immedesimazione personale dell\u2019anziano artista, che in quella del Museo dell\u2019Opera raffigura se stesso nelle sembianze di Nicodemo. Vicino alla propria morte, Michelangelo meditava profondamente sulla Passione di Cristo, come egli stesso fece capire in un coevo disegno della\u00a0<em>Piet\u00e0,\u00a0<\/em>donato alla marchesa di Pescara Vittoria Colonna<em>,\u00a0<\/em>dove scrisse la frase dantesca: \u201cNon vi si pensa quanto sangue costa\u201d (<em>Paradiso<\/em>\u00a0XXIX, 91). Risultato sublime di questa meditazione spirituale fu l\u2019esecuzione della\u00a0<em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em>, la cui estrema bellezza rifulge nel tramonto della figura. Nel prossimo autunno i tre calchi in gesso delle\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0originali saranno esposti a Milano nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale in un nuovo allestimento appositamente progettato.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione fiorentina ruota intorno al recente e delicato restauro della <em>Piet\u00e0 Bandini\u00a0<\/em>mettendola a confronto con due calchi conservati nei Musei Vaticani, di interessanti provenienze diverse, ma che riproducono in maniera straordinaria e mirabile le altre due\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0michelangiolesche. \u201cCalchi che non sfigurano accanto all\u2019originale fiorentino &#8211; spiega<strong>\u00a0Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani<\/strong>\u00a0&#8211; non solo perch\u00e9 condotti a regola d\u2019arte ormai qualche decennio fa da maestranze competenti, ma soprattutto perch\u00e9, in un\u2019epoca di grandi discussioni sulle riproduzioni NFT (<em>Non Fungible Token<\/em>)<em>\u00a0<\/em>e\u00a0<em>DOC.NFT<\/em>(<em>Digital Original Copy NFT<\/em>), testimoniano della necessit\u00e0 che si \u00e8 sempre avuta di riprodurre capolavori universali della fede e dell\u2019arte per la loro divulgazione ad un ampio pubblico in quanto straordinari mezzi di evangelizzazione e di trasmissione di valori spirituali\u201d.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/La-Pieta-vaticana-di-Michelangelo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25683 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/La-Pieta-vaticana-di-Michelangelo.jpg\" alt=\"\" width=\"411\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/La-Pieta-vaticana-di-Michelangelo.jpg 721w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/La-Pieta-vaticana-di-Michelangelo-300x281.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 411px) 100vw, 411px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il confronto tra queste tre opere, per\u00a0<strong>Timothy Verdon<\/strong>,\u00a0<strong>Direttore del Museo dell\u2019Opera del Duomo<\/strong>, \u00a0\u201cpermette di misurare la crescita stilistica del Buonarroti nei cinquant\u2019anni che separano la\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0giovanile dalle altre due, e l\u2019evoluzione assai pi\u00f9 concentrata ma anche drammatica tra la\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>fiorentina e quella milanese. Permette inoltre di cogliere la maturazione del pensiero di Michelangelo intorno al soggetto sacro tra la fine del Quattrocento e la met\u00e0 del secolo successivo, mettendo a fuoco il nesso tra vita ed arte nello scultore credente che, per buona parte della sua carriera, era al servizio dei papi e quindi interprete privilegiato delle istanze di una Chiesa in dinamico cambiamento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Sergio Risaliti<\/strong>,<strong>\u00a0Direttore del Museo Novecento<\/strong>\u00a0<strong>Firenze<\/strong>, osserva: \u201cQuesta mostra si tiene in un momento di eccezionale valore storico per la citt\u00e0 di Firenze che a fine febbraio sar\u00e0 teatro di un incontro di pace e di dialogo tra autorit\u00e0 religiose, spirituali e politiche provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo. Un evento di enorme portata, che sar\u00e0 arricchito dall\u2019arrivo in citt\u00e0 di Sua Santit\u00e0 Papa Francesco, per portare messaggi di speranza e di misericordia nei giorni in cui il\u00a0<em>mare nostrum\u00a0<\/em>\u00e8 al centro, come mai negli ultimi decenni, degli scontri geopolitici tra potenze del mondo. E come non riconoscere nelle tre\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>il dolore degli altri, degli ultimi che cercano un porto sicuro, giustizia e fratellanza\u201d. \u201c\u00c8 davvero straordinaria l\u2019occasione di potere ammirare, accanto alla\u00a0<em>Piet\u00e0 Bandini<\/em>, le altre due sculture che Michelangelo Buonarroti cre\u00f2 nel corso della sua lunga vita pensando al tema della Piet\u00e0; attraverso l\u2019esposizione di due calchi storici &#8211; dichiara\u00a0<strong>Claudio Salsi<\/strong>,\u00a0<strong>Direttore dell&#8217;Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici<\/strong>,\u00a0<strong>Milano\u00a0<\/strong>&#8211; gli elementi di continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 emergono con chiarezza quando con uno sguardo d\u2019insieme cerchiamo di cogliere l\u2019essenza di tutta l\u2019opera del grande scultore toscano\u201d. \u201cLa tradizione evangelica si sofferma con sobriet\u00e0 sulla figura della Madre del Signore. Nella religiosit\u00e0 popolare e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/pieta-02-e1645906153590.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-25684\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/pieta-02-e1645906153590.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a>nell\u2019arte al contrario, si moltiplicano espressioni e immagini a riguardo della Vergine\u201d, scrive il\u00a0<strong>Cardinale Giuseppe Betori<\/strong>. Tra le immagini pi\u00f9 significative che lungo i secoli hanno dato forma alla figura di Maria nel cuore dei credenti c\u2019\u00e8 senza dubbio la Piet\u00e0, il corpo di Ges\u00f9 deposto dalla croce accolto dalla Madre tra le braccia. Di questo gesto non v\u2019\u00e8 traccia nei racconti della passione del Signore che ci offrono nei Vangeli e di esso non fa menzione neanche la letteratura apocrifa. Dal Medio Evo in poi, invece, a partire dalle regioni germaniche, la Piet\u00e0 diventa una delle pi\u00f9 diffuse raffigurazioni mariane, e insieme cristologiche\u201d.\u00a0 \u201cTra gli appuntamenti di <em>Mediterraneo frontiera di pace<\/em>\u00a0\u2013 spiega\u00a0<strong>Dario Nardella, Sindaco di Firenze<\/strong>\u00a0&#8211; rifulge la straordinaria mostra che mette insieme per la prima volta le tre\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0scolpite da Michelangelo. In un\u2019epoca in cui l\u2019arte sembra essere destinata sempre pi\u00f9 a una dimensione virtuale, mostre come questa ci restituiscono la fragrante importanza di un\u2019esperienza diretta della scultura anche attraverso il calco derivato dall\u2019originale. Forse parr\u00e0 un modo anacronistico di avvicinarsi ai grandi capolavori di Michelangelo, tuttavia ritengo possa essere di estrema attualit\u00e0 questa apparizione proprio per quella sua virtuosa immanenza. Lasciamoci emozionare dalla possibilit\u00e0 di mettere a confronto le tre\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>di Michelangelo, sublimi incarnazioni del suo genio, della sua potente immaginazione e profonda spiritualit\u00e0. Vederle accanto, in una sorta di dialogo \u2018impossibile\u2019, sar\u00e0 un\u2019emozione senza pari\u201d.\u00a0 Per <strong>Luca Bagnol<\/strong>i,\u00a0<strong>Presidente dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore<\/strong>: \u201cLa mostra \u00e8 un progetto di alto valore spirituale e artistico che ha un particolare significato nel contesto in cui l\u2019Italia e il resto del mondo si trovano adesso, costretti a un periodo prolungato di sofferenza e di isolamento forzato, a causa della pandemia, dai quali ci auguriamo di poter uscire presto per riconquistare una preziosa normalit\u00e0\u201d. <strong>Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano<\/strong>, dichiara: \u201cLa citt\u00e0 di Milano \u00e8 lieta di offrire il proprio contributo al grande evento culturale organizzato a Firenze in occasione dell\u2019Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo.<strong>\u00a0<\/strong>Frutto di una feconda collaborazione tra Istituzioni, il progetto, che vede anche il coinvolgimento di Milano e Citt\u00e0 del Vaticano, generer\u00e0 occasioni di confronto e dialogo, contribuendo a stimolare nuovi spunti di lettura per queste opere che rappresentano un patrimonio artistico e poetico che va ben oltre i confini nazionali\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le tre\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>scolpite da Michelangelo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La prima\u00a0<em>Piet\u00e0 scolpita\u00a0da Michelangelo<\/em><\/strong>. La prima\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0di Michelangelo fu realizzata a ridosso del giubileo del 1500, quando il cardinale Jean Bilh\u00e8res de Lagraulas commission\u00f2 al <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Pieta_Rondanini-900x1200-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25686 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Pieta_Rondanini-900x1200-1.jpg\" alt=\"\" width=\"393\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Pieta_Rondanini-900x1200-1.jpg 900w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Pieta_Rondanini-900x1200-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Pieta_Rondanini-900x1200-1-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 393px) 100vw, 393px\" \/><\/a>giovane Buonarroti \u201cuna Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio\u201d. Il committente era a Roma dal 1491, come capo di una delegazione inviata da Carlo VIII di Valois presso la corte papale per preparare la riconquista francese del regno di Napoli.\u00a0 Il giovane scultore fiorentino poteva dedicarsi al tema del dolore materno e soprattutto al mistero dell\u2019Incarnazione che<strong>\u00a0<\/strong>\u201ctra le opere di Dio \u00e8 quella che pi\u00f9 sorpassa la ragione\u201d, come ricordava San Tommaso \u201cpoich\u00e9 non si pu\u00f2 pensare nessun&#8217;opera divina pi\u00f9 mirabile di questa, che il vero Dio, il Figlio di Dio, diventasse vero uomo\u201d<strong>.<\/strong>\u00a0 Con la\u00a0<strong><em>Piet\u00e0 Vaticana<\/em><\/strong>\u00a0(1498-1499), l\u2019artista impression\u00f2 il suo tempo: tale era la bellezza di quel Cristo nudo sorretto amorevolmente dalla Vergine, una giovanissima ragazza umile e casta, avvolta in un profluvio di panneggi per cui Maria \u00e8 Madre e sposa. Quella giovinezza venne criticata dai pi\u00f9, parendo poco consona alla Madonna. Come ci ricordano le fonti, Michelangelo si difese dalle critiche spiegando che la verginit\u00e0 e la purezza mantengono giovani e belle le donne. Il capolavoro venne collocato nella cappella di Santa Petronilla poco prima del 1500, anno del giubileo. Successivamente la\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0fu spostata in San Pietro, e nel XVIII secolo fu esposta a destra della navata dove ancora oggi la si pu\u00f2 ammirare. In questa\u00a0<em>Piet\u00e0<\/em><strong>\u00a0<\/strong>Michelangelo \u00e8 riuscito a rappresentare la divinit\u00e0 di Ges\u00f9 calandola nel corpo di un uomo di 33 anni. Cristo appena deposto dalla croce pare dormire in seno alla giovane madre, raggiante nella sua bellezza, luminosa visione di grazie e umilt\u00e0.\u00a0 La morte non oltragger\u00e0 quel mirabile uomo: il pi\u00f9 bello tra gli esseri viventi. Nel corpo intatto, senza segni di violenza subita, si legge gi\u00e0 il risorto,<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Firenze_-_Museo_Opera_del_Duomo_Pieta_Bandini-e1645906336943.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25687\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/02\/Firenze_-_Museo_Opera_del_Duomo_Pieta_Bandini-e1645906336943.jpg\" alt=\"\" width=\"358\" height=\"537\" \/><\/a><\/p>\n<p>colui che vince la morte.<\/p>\n<p><strong>La seconda <em>Piet\u00e0<\/em>\u00a0scolpita. <\/strong>Molti anni dopo la\u00a0<em>Piet\u00e0 vaticana,<\/em>\u00a0Michelangelo torn\u00f2 a scolpire lo stesso soggetto. Nel frattempo, Roma era stata saccheggiata, La Repubblica di Firenze era crollata e i Medici erano rientrati in citt\u00e0. Michelangelo ha lasciato Firenze nel 1534 e si \u00e8 stabilito per sempre a Roma. Dopo la morte di Alessandro de\u2019 Medici, ucciso dal cugino Lorenzo, il duca Cosimo I comanda come un principe assoluto. Nel 1547 muore Vittoria Colonna alla quale l\u2019artista era legato spiritualmente. Michelangelo \u00e8 un artista ormai anziano sempre pi\u00f9 concentrato sul destino umano, sulla morte e resurrezione di Cristo, lavora in preda a frequenti crisi depressive. Vive di contrasti, tra l\u2019attrazione per la bellezza, il pungolo dei sensi e il desiderio di ascesi. Comincia a temere la propria morte, il giudizio divino. Fa voto di povert\u00e0. Si aggrappa infine alla croce e mette al centro della sua esistenza e della sua ispirazione Cristo, salvatore dell\u2019umanit\u00e0. L\u2019esecuzione della\u00a0<strong><em>Piet\u00e0 Bandini<\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 lunga e difficile, la datazione controversa. Di sicuro il maestro cominci\u00f2 a lavorare il blocco intorno al 1547. Tuttavia, Michelangelo non port\u00f2 a termine il lavoro, e la statua, prima di essere venduta nel 1561 a Francesco Bandini, fu conclusa in alcune parti da Tiberio Calcagni, principale assistente del Buonarroti. La statua avrebbe dovuto essere collocata in Santa Maria Maggiore a Roma, probabilmente per la sepoltura di Michelangelo. Vi si legge infatti una profonda e intensa meditazione sulla Morte e la Redenzione, sul Sacrificio di Cristo e la Salvezza, merce anche il transfert nella figura di Nicodemo.<br \/>\nSecondo Alessandro Parronchi il blocco prelevata da Seravezza e usato per la realizzazione del gruppo era uno di quelli avanzanti per la tomba di Giulio II. Quel marmo, come ricorda anche Vasari, era pieno di impurit\u00e0 ed estremamente duro, tanto che al contatto con lo scalpello emetteva nugoli di scintille. Nel 1553 Vasari, in visita allo studio dell\u2019artista, ebbe l&#8217;impressione che Michelangelo esitasse a mostrargliela non terminata. Cercando di variare la posizione delle gambe di Cristo, lo scultore provoc\u00f2 la rottura di un arto. Successivamente, intorno al 1555, prese a martellate la statua rompendola in pi\u00f9 punti. Infatti, ancora oggi si osservano segni di rottura sul gomito, sul petto, sulla spalla di Ges\u00f9 e sulla mano di Maria. Alla morte dell&#8217;artista nel 1564 si pens\u00f2 di utilizzare il gruppo per la sepoltura di Michelangelo a Firenze in Santa Croce. L\u2019opera invece rimase nella villa dei Bandini a Montecavallo e solo nel 1674 venne acquistata da Cosimo III de\u2019 Medici che la destin\u00f2 ai sotterranei di San Lorenzo. Nel 1722 la\u00a0<strong><em>Piet\u00e0 fiorentina<\/em>\u00a0<\/strong>fu trasferita in Santa Maria del Fiore. Dal 1981 si trova nel Museo dell\u2019Opera del Duomo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultima\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>detta\u00a0<em>Rondanini<\/em><\/strong>. Il progetto risalirebbe agli anni tra il 1552 e il 1553. Secondo le fonti, Michelangelo vi lavor\u00f2 fino all\u2019ultimo. Infatti, l&#8217;opera fu rinvenuta nello studio di Michelangelo dopo la sua morte. Nell\u2019inventario redatto in quei giorni la\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>\u00e8 descritta in questi termini: &#8220;Statua principiata per un Cristo et un&#8217;altra figura di sopra, attaccate insieme, sbozzate e non finite&#8221;. Nel gruppo si alternano parti condotte a termine, riferibili alla prima stesura, e parti non finite, legate ai ripensamenti della seconda versione. Acquistata dai marchesi Rondanini nel 1744, la\u00a0<em>Piet\u00e0\u00a0<\/em>\u00e8 arrivata a Milano dove si conserva nel Castello Sforzesco dal 1952. Esito finale di un lungo percorso di arte e di fede la<strong>\u00a0<em>Piet\u00e0 Rondanini<\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 piuttosto una preghiera che un\u2019opera d\u2019arte, o meglio \u00e8 la dimostrazione artistica del fatto che l\u2019uomo di fede ha visto oltre le apparenze reali, che la mano non riesce a restituire quanto l\u2019occhio interiore ha potuto contemplare. Siamo gi\u00e0 in un\u2019esperienza di notte oscura. Al posto dei sogni, tante volte riferisce le sue aurorali invenzioni, qui ad aprire la strada all\u2019immaginazione dell\u2019artista \u00e8 la visione mistica del cristiano immerso in una riflessione notturna sull\u2019Unigenito, sulla passione morte e resurrezione di Cristo. Ges\u00f9 e Maria sembrano esseri fantasmatici, la pietra tende a farsi materia di luce. Cristo esausto sembra scivolare verso la tomba e con il figlio anche la Madre, la cui umanit\u00e0 \u00e8 come interamente assorbita dal sentimento di amore. Un unico destino travolge miracolosamente madre e figlio in questa metamorfosi mistica, la stessa gi\u00e0 provata al momento dell\u2019annunciazione. Ancora una volta Maria \u00e8 talamo per il suo Signore. L\u2019evidente inclinazione delle due figure, a una visione laterale, pare suggerire una riflessione sulla Resurrezione e l\u2019Assunzione. Se osserviamo bene infatti i due corpi paiono distaccarsi dal suolo, e assieme raggiungere il Padre.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In occasione dell&#8217;incontro \u201cMediterraneo frontiera di pace 2022\u201d, che vede riunirsi i Vescovi e i Sindaci del Mediterraneo a Firenze e a cui interverr\u00e0 anche Papa Francesco, si apre al pubblico nel Museo dell&#8217;Opera del Duomo la mostra: \u201cLE TRE PIET\u00c0 DI MICHELANGELO.\u00a0Non vi si pensa quanto sangue costa\u201d visitabile fino al 1 agosto 2022. Per la prima volta un&#8217;esposizione mette a confronto, vicina l&#8217;una all&#8217;altra, nella sala della Tribuna di Michelangelo del Museo, l&#8217;originale della\u00a0Piet\u00e0 Bandini, di cui \u00e8 da poco terminato il restauro, e i calchi della\u00a0Piet\u00e0\u00a0Vaticana\u00a0e della\u00a0Piet\u00e0 Rondanini\u00a0provenienti dai Musei Vaticani. A cura dei direttori dei musei\u00a0Barbara [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/02\/26\/le-tre-pieta-di-michelangelo-esposte-al-museo-dellopera-del-duomo-a-firenze\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,44662,9894,80492,41640,44759,44441,87,44697,26,41644,28369,202271,17494,51665,4625,409394],"tags":[8690,406650,420136,451700,451701,451699,355195,451702],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25679"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25679"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25679\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25688,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25679\/revisions\/25688"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25679"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25679"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25679"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}