{"id":25807,"date":"2022-03-12T22:21:07","date_gmt":"2022-03-12T22:21:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25807"},"modified":"2022-03-12T22:21:07","modified_gmt":"2022-03-12T22:21:07","slug":"jean-dubuffet-in-una-grande-retrospettiva-alla-fondation-pierre-gianadda-di-martigny-suisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/03\/12\/jean-dubuffet-in-una-grande-retrospettiva-alla-fondation-pierre-gianadda-di-martigny-suisse\/","title":{"rendered":"Jean Dubuffet in una grande retrospettiva alla Fondation Pierre Gianadda di Martigny\/Suisse."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Affiche-Jean-Dubuffet-v2-e1647122104217.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-25808\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Affiche-Jean-Dubuffet-v2-e1647122104217.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"397\" \/><\/a>L\u2019audacia formale di Jean Dubuffet in una grande retrospettiva. La Fondation Pierre Gianadda presenta (fino al 12 giugno 2022) una selezione eccezionale di opere di Jean Dubuffet (1901-1985), provenienti principalmente dal Mus\u00e9e national d\u2019art moderne<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/1Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25809 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/1Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"409\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/1Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/1Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-233x300.jpg 233w\" sizes=\"(max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><\/a> Centre Pompidou di Parigi, partner frequente della Fondazione.<\/strong> Per illustrare tutti gli aspetti della produzione di questo grande sostenitore dell\u2019art brut, la mostra si articola secondo un percorso cronologico attorno ai tempi forti alternando i capolavori della sua pittura con le principali serie delle sue opere su carta, disegni e gouache. Artista prolifico, pittore refrattario alle convenzioni sia sociali che pittoriche, Dubuffet elesse il non-sapere a fondamento della sua ricerca, cadenzata per serie successive, le pi\u00f9 significative delle quali si possono ammirare in questa rassegna. Si parte dai \u201cPremiers travaux\u201d (primi lavori) che Dubuffet cataloga come tali, quelli realizzati a partire dal 1942, che testimoniano il suo interesse per i disegni dei bambini, i graffiti e l\u2019art brut, termine quest\u2019ultimo coniato da lui che designa le produzioni artistiche di persone che evolvono fuori da ogni contesto culturale. Le studier\u00e0 e le raccoglier\u00e0 assiduamente, cercando egli stesso di evitare questo condizionamento, al fine di cambiare la prospettiva proposta, concentrando lo sguardo sulle cose e sul mondo. Esporr\u00e0 queste \u201cposizioni anticulturali\u201d attraverso scritti illuminanti, che accompagnano la sua attivit\u00e0 di pittore, preferendo alla frequentazione degli artisti quella degli scrittori. Il ritratto di uno di essi &#8211; Dhotel nuanc\u00e9 d\u2019abricot, 1947 &#8211; \u00e8 emblematico di questa rinuncia a qualsiasi ordine estetico: lo caratterizzano frontalit\u00e0, goffaggine del disegno, libert\u00e0 di colore e ricorso a materiali insoliti. La serie \u201cCorps de Dame\u201d, tra cui l\u2019abbagliante M\u00e9tafizyx del 1950, consentir\u00e0 a Dubuffet di compiere un ulteriore passo avanti, mettendo a rischio la figura a favore della pittura, che diventa il soggetto dell\u2019opera. Sempre alla ricerca di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/2Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-990x318-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-25810\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/2Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-990x318-1.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/2Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-990x318-1.jpg 990w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/2Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-990x318-1-300x96.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/2Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-990x318-1-768x247.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/><\/a>invenzioni pittoriche, l\u2019artista negli anni Cinquanta si allontana dalla figura per approfondire le sue ricerche sulla materia. Le opere poi, come la \u201cTexturologie\u201d S\u00e9r\u00e9nit\u00e9 profuse, 1957 vengono presentate, in visioni avvicinate al terreno, inteso come continuazione vibrante dell\u2019immagine dipinta. Queste \u201cC\u00e9l\u00e9bration du s<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/3Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25811 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/3Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/3Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/3Jean-Dubuffet-Fondation-Gianadda-223x300.jpg 223w\" sizes=\"(max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/><\/a>ol\u201d, paesaggi di ciottoli, di terra, di sabbia, esplorano le turbolenze telluriche e continuano nella serie di \u201cMat\u00e9riologies\u201d, come la maestosa Messe de la Terre, 1959-1960, che simula la consistenza di un terreno accidentato. I \u201cPh\u00e9nom\u00e8nes\u201d, rilevante insieme di litografie eseguite tra il 1958 e il 1962, saranno contemporaneamente l\u2019apoteosi e il culmine di questa ricerca. L\u2019audacia formale di questo ribelle lo port\u00f2 poi a riprendere la figura nei primi anni Sessanta con la serie sorprendente \u201cParis Circus\u201d, illustrata dalla gioiosa Rue passag\u00e8re, 1961, che racconta il brulichio variopinto della citt\u00e0 ritrovata. Ma rapidamente, gli alveoli colorati e tremolanti si fanno pi\u00f9 precisi, come in La Gigue irlandaise, 1961, per inaugurare un vasto ciclo, \u201cL\u2019Hourloupe\u201d, che costituisce la proposta di un nuovo linguaggio, fatto di alveoli a volte pieni, a volte tratteggiati, con uno spettro di colori ristretto (nero, bianco, rosso, blu). Opere emblematiche di questa serie, come l\u2019imponente Houle du virtuel, 1963, o Le Train de pendules, 1965, illustrano questo linguaggio pittorico unico. \u201cL\u2019Hourloupe\u201d occuper\u00e0 Dubuffet per dodici anni, dal 1962 al 1974: questa modalit\u00e0 espressiva \u00e8 applicata sia alle opere bidimensionali che all\u2019esplorazione del volume, come nella stupefacente scultura Figure votive, 1969, e dell\u2019architettura, fino alla progettazione di uno spettacolo dal carattere insolito, Coucou Bazar. Tre elementi, tra le scenografie e i personaggi destinati a prendere vita lentamente nel corso di questo spettacolo, sono proposti in mostra (Site agit\u00e9, 1973, Papa gymnastique e Le Veilleur, 1972) e danno con la loro singolare presenza un\u2019idea di questa impresa sorprendente. Diverse ulteriori serie importanti scandiscono ulteriormente la carriera dell\u2019artista, come \u201cPsycho-sites\u201d o \u201cMires\u201d, con in particolare l\u2019eccezionale Cours des choses, 1983, dalla gestualit\u00e0 vigorosa, che reinventa ogni volta una lettura del mondo che rimette in discussione la percezione, fino alla serie finale dei \u201cNon-lieux\u201d, che conclude l\u2019opera radicale di Dubuffet, tra le pi\u00f9 ardite della storia dell\u2019arte del XX secolo. La rassegna \u00e8 curata da Sophie Duplaix, conservatrice capo delle collezioni contemporanee del Mus\u00e9e national d\u2019art moderne, Centre Pompidou. Il catalogo presenta, dopo le introduzioni di L\u00e9onard Gianadda e di Serge Lasvignes, presidente del Centre Pompidou, il testo di Sophie Duplaix, e le illustrazione delle opere esposte accompagnato da citazioni di scritti di Jean Dubuffet, oltre ad una biografia illustrata da immagini d\u2019archivio.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019audacia formale di Jean Dubuffet in una grande retrospettiva. La Fondation Pierre Gianadda presenta (fino al 12 giugno 2022) una selezione eccezionale di opere di Jean Dubuffet (1901-1985), provenienti principalmente dal Mus\u00e9e national d\u2019art moderne Centre Pompidou di Parigi, partner frequente della Fondazione. Per illustrare tutti gli aspetti della produzione di questo grande sostenitore dell\u2019art brut, la mostra si articola secondo un percorso cronologico attorno ai tempi forti alternando i capolavori della sua pittura con le principali serie delle sue opere su carta, disegni e gouache. Artista prolifico, pittore refrattario alle convenzioni sia sociali che pittoriche, Dubuffet elesse il non-sapere [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/03\/12\/jean-dubuffet-in-una-grande-retrospettiva-alla-fondation-pierre-gianadda-di-martigny-suisse\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,53888,74779,53709,53710,66803,9894,10357,44545,44441,87,35351,35224,35407,17505,35188,28369,409394],"tags":[386456,355208,451756,17520,355195,202244],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25807"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25807"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25807\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25812,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25807\/revisions\/25812"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25807"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25807"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25807"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}