{"id":25882,"date":"2022-03-20T21:16:06","date_gmt":"2022-03-20T21:16:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=25882"},"modified":"2022-03-20T21:23:02","modified_gmt":"2022-03-20T21:23:02","slug":"locchio-critico-e-la-mostra-di-a-arte-invernizzi-di-milano-che-presenta-i-suoi-artisti-aniconici-analitici-e-minimalisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/03\/20\/locchio-critico-e-la-mostra-di-a-arte-invernizzi-di-milano-che-presenta-i-suoi-artisti-aniconici-analitici-e-minimalisti\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019occhio critico\u201d \u00e8 la mostra di  A arte Invernizzi di Milano che  presenta i suoi artisti aniconici, analitici e minimalisti."},"content":{"rendered":"<p>La galleria A arte In<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Scarpitta_A-arte-Invernizzi-e1647810260354.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25883\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Scarpitta_A-arte-Invernizzi-e1647810260354.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"168\" \/><\/a>vernizzi ha inaugurato la mostra <em>L\u2019occhio critico<\/em>, che si inserisce nella serie iniziata con <em>L\u2019o<\/em><em>cchio musical<\/em><em>e<\/em> (2014) e proseguita con<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Morellet_A-arte-Invernizzi-e1647810287796.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25884\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Morellet_A-arte-Invernizzi-e1647810287796.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"273\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>L\u2019Occhio Cinematico<\/em> (2016) e <em>L\u2019Occhio Filosofico<\/em> (2018). <strong>La galleria di punta nel panorama italiano e <\/strong><strong>internazionale presenta i <\/strong><strong>suoi artisti, una squadra di aniconici, analitici e minimalisti, figure di chiara fama che inseguono da anni una sofisticata \u00a0indagine sulle forme e sulla visione. Ecco perch\u00e9 \u201cl\u2019occhio critico\u201d.<\/strong> \u00a0\u00a0In questa occasione si rivolge lo sguardo non solo alle opere ma anche a chi vuole mostrarle. L\u2019occhio critico \u00e8, ovviamente, quello del critico: quello di chi intende mostrare agli altri le opere, che ne indica la loro presenza e ne approfondisce la lettura. Ma occhio critico deve poter essere, anche, l\u2019occhio di chi osserva le opere d\u2019arte, scardinando l\u2019ovvio e l\u2019acquisito che c\u2019\u00e8 nel guardare. <strong>Il titolo della mostra rimanda al bel titolo \u201cOcchio critico\u201d del libro del collega\u00a0 Guido Ballo che usc\u00ec nel 1966, un testo capitale che ancora oggi parla \u00a0e fa configurare l\u2019arte\u00a0 dentro la ragione poetica; non dunque\u00a0 questione di forma o materia, di vero o fantastico, ma\u00a0 di \u201cliricit\u00e0\u201d, un mondo interiore emotivo e vitale e com\u2019egli disse\u00a0 \u201cuna <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Ciussi_A-arte-Invernizzi-e1647810334587.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-25885\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Ciussi_A-arte-Invernizzi-e1647810334587.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"239\" \/><\/a>totalit\u00e0 senza confini\u201d, che vive fra stupore e sogno, tra silenzio e assoluto, da cui muove la vita. \u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Gli artisti esposti sono rappresentanti e protagonisti di diverse generazioni dell\u2019arte contemporanea italiana e internazionale a partire dagli anni Cinquanta. La mostra permette di individuare un <em>fil rouge<\/em> che attraversa il \u201cfare\u201d di ciascuno di essi pur nella loro individualit\u00e0 irriducibile. Il percorso espositivo si articola su entrambi i piani della galleria. Nella prima sala del piano superiore sono presenti opere di Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Philippe Decrauzat, Bruno Querci, Nelio Sonego e Elisabeth Vary; in modi assai diversi fra loro &#8211; tramite la superficie pittorica, per una costruzione aggettante, o scultorea in senso lato &#8211; si appropriano sia dello spazio fisico che mentale. La sala espositiva successiva, in continuit\u00e0 con<\/p>\n<p>la precedente, mette in dialogo opere di Gianni Asdrubali, Arcangelo Sassolino e Dav<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Dadamaino_A-arte-Invernizzi-e1647810460555.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-25888 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Dadamaino_A-arte-Invernizzi-e1647810460555.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"254\" \/><\/a>id Tremlett. Seguono nelle sale adiacenti, con opere pi\u00f9 intime, Rodolfo Aric\u00f2, Francesco Candeloro, Lesley Foxcroft, Salvatore Scarpitta, G\u00fcnter Umberg e Grazia Varisco, dando luogo a un passaggio riflessivo e invitando a un avvicinamento attento. L\u2019opera di Riccardo De Marchi esposta sulla parete all\u2019ingresso fa da cerniera fra i momenti della visita. Al piano inferiore sono presenti lavori caratterizzati da spinte spaziali, prevalentemente verticali, in Dadamaino, Fran\u00e7ois Morellet, Mario Nigro, Niele Toroni e Michel Verjux, o longitudinali, come in Alan Charlton. L\u2019opera di Pino Pinelli sintetizza in un certo modo le due direzioni attraverso una disseminazione ellittica.<\/p>\n<p>La variet\u00e0 delle opere, caratterizzata da un forte restringimento dello spettro cromatico, \u00e8 molto ampia sia sul piano formale sia per i diversi media utilizzati; l\u2019assenza dei colori favorisce una visione prolungata e ripetuta. La mostra vorrebbe rendere possibile un allenamento dell\u2019occhio allo stupore ed essere un invito a osservare le opere nella<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Nigro_A-arte-Invernizzi-e1647810360883.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-25886\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Nigro_A-arte-Invernizzi-e1647810360883.jpg\" alt=\"\" width=\"156\" height=\"190\" \/><\/a><\/p>\n<p>loro unicit\u00e0. Gli accostamenti presentati creano una continuit\u00e0 fra i diversi lavori, ma allo stesso tempo inducono a mantenere le distanze sia fra le singole opere, per evitare di uniformarle, sia fra esse e lo spettatore, per mantenere lo spazio della sorpresa.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Umberg_A-arte-Invernizzi-e1647810411125.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-25887 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/03\/Umberg_A-arte-Invernizzi-e1647810411125.jpg\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"194\" \/><\/a><\/p>\n<p>Al termine del percorso lo spettatore \u00e8 chiamato a interrogare lo sguardo con cui ha attraversato la mostra: un cammino fisico che, simultaneamente, \u00e8 un itinerario mentale che conduce all\u2019approfondimento del guardare medesimo, a scoprire l\u2019occhio critico in s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato la mostra L\u2019occhio critico, che si inserisce nella serie iniziata con L\u2019occhio musicale (2014) e proseguita con L\u2019Occhio Cinematico (2016) e L\u2019Occhio Filosofico (2018). La galleria di punta nel panorama italiano e internazionale presenta i suoi artisti, una squadra di aniconici, analitici e minimalisti, figure di chiara fama che inseguono da anni una sofisticata \u00a0indagine sulle forme e sulla visione. Ecco perch\u00e9 \u201cl\u2019occhio critico\u201d. \u00a0\u00a0In questa occasione si rivolge lo sguardo non solo alle opere ma anche a chi vuole mostrarle. 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