{"id":26295,"date":"2022-05-06T19:06:37","date_gmt":"2022-05-06T19:06:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=26295"},"modified":"2022-05-06T19:06:37","modified_gmt":"2022-05-06T19:06:37","slug":"locchio-come-mestiere-di-gianni-berengo-gardin-al-maxxi-di-roma-200-fotografie-dellitalia-dal-dopoguerra-a-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/05\/06\/locchio-come-mestiere-di-gianni-berengo-gardin-al-maxxi-di-roma-200-fotografie-dellitalia-dal-dopoguerra-a-oggi\/","title":{"rendered":"L\u2019occhio come mestiere di Gianni Berengo Gardin. Al MAXXI di Roma  200 fotografie dell\u2019Italia dal dopoguerra a oggi."},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/1-scaled-e1651862427428.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-26296\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/1-scaled-e1651862427428.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"294\" \/><\/a>Roma, maggio 2022. <\/em>Maestro del bianco e nero, della fotografia di reportage e di indagine sociale, in quasi settant\u2019anni di carriera <strong>Gianni Berengo Gardin<\/strong> (Santa Margherita Ligure, 1930) ha raccontato con le sue immagini l\u2019Italia dal dopoguerra a oggi, costruendo un patrimonio visivo unico caratterizzato da una grande coerenza nelle scelte linguistiche e da un approccio \u201cartigianale\u201d alla pratica fotografica. La sua personale<strong><em> \u201cGianni Berengo Gardin. L\u2019occhio come mestiere\u201d<\/em><\/strong>, al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo <strong>fino \u00a0al 18 settembre 2022<\/strong>, raccoglie <strong>oltre 200 fotografie<\/strong> tra immagini celebri, altre poco note o completamente inedite.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/10-e1651862459974.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-26297\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/10-e1651862459974.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"285\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un racconto straordinario dedicato all\u2019Italia, che riprende il titolo del celebre libro del 1970 curato da Cesare Colombo, <em>L\u2019occhio come mestiere<\/em>, un\u2019antologia di immagini del maestro che testimoniava l\u2019importanza del suo sguardo, del suo metodo e della sua capacit\u00e0 fuori dal comune di narrare il suo tempo. La mostra, a cura di <strong>Margherita Guccione<\/strong> e <strong>Alessandra Mauro<\/strong>, \u00e8\u00a0prodotta dal <strong>MAXXI<\/strong> in collaborazione con <strong>Contrasto<\/strong>. Main Partner <strong>Enel<\/strong>, socio fondatore del museo e compagno di viaggio in tutte le iniziative importanti. Commenta <strong>Giovanna Melandri<\/strong>, Presidente Fondazione MAXXI: <em>\u00ab<\/em>Sono particolarmente felice di questa mostra dedicata a Gianni Berengo <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/7-scaled-e1651862597599.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-26300\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/7-scaled-e1651862597599.jpg\" alt=\"\" width=\"402\" height=\"330\" \/><\/a>Gardin. Il maestro ha scelto di mostrare per la prima volta qui al MAXXI alcune fotografie inedite, e lo ringrazio moltissimo anche per questo. Il suo sguardo ha attraversato l\u2019Italia e l\u2019ha raccontata nelle sue dinamiche sociali, nel mondo del lavoro, della cultura. Le sue immagini \u201cvere\u201d sono meravigliose, con l\u2019uso del bianco e nero, con il gioco delle ombre. Raccontano l\u2019uomo nella sua dimensione sociale, hanno un forte valore insieme poetico e politico e sono straordinariamente contemporanee\u00bb.<\/p>\n<p>Dice<strong> Margherita Guccione<\/strong>:<em> \u201c<\/em>la mostra che il MAXXI dedica a Gianni Berengo Gardin rilegge in una prospettiva nuova la sua lunghissima carriera, segnata da una forte e coerente idea di fotografia-documento, quella che lui chiama \u201cvera fotografia\u201d. Una modalit\u00e0 che rifugge dalla tentazione della manipolazione <span style=\"font-size: 16px\">analogica o digitale, per riaffermare una visione documentaria, ma mai neutrale e sempre partecipe della realt\u00e0. L&#8217;idea fondante del racconto \u00e8 di ripercorrere settant&#8217;anni di fotografia in modo prevalentemente geografico con alcuni nuclei tematici, un viaggio che parte da Venezia, un luogo sempre presente nel suo modo di guardare, e che attraversa il paesaggio fisico, sociale e culturale del nostro tempo\u201d.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/5-e1651862548735.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-26299\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/5-e1651862548735.jpg\" alt=\"\" width=\"362\" height=\"260\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come scrive\u00a0<strong>Alessandra Mauro<\/strong>\u00a0nel\u00a0libro<strong>\u00a0<\/strong><em>L\u2019occhio come mestiere<\/em> che accompagna la mostra, pubblicato da Contrasto<em>: \u00ab<\/em>Essere fotografi per Gianni Berengo Gardin significa, foto dopo foto, riuscire a trovare per s\u00e9 un ruolo di \u201cosservatore partecipante\u201d, come si dice in antropologia culturale, fatto di ascolto e attesa, come \u00e8 sempre stato nella tradizione dei grandi autori di documentazione del Novecento. In fondo, erano loro ad affermare che bisogna imparare a raccontare\u00a0<em>le cose come sono<\/em>, senza errori n\u00e9 confusioni; e se la documentazione \u00e8 onesta, veritiera, limpida e verace, diventa \u2013 come diceva Dorothea Lange \u2013 un atto estremamente nobile, pi\u00f9 di tutto un racconto di finzioni. Anche Gianni impara a immergersi nella realt\u00e0, a documentare i cambiamenti sociali, del costume, della politica. Questo \u00e8 il suo mestiere; lui lo ha scelto con convinzione e lo esercita con una costanza ammirabile e con un metodo infallibile, perch\u00e9 sedimentato nel tempo e affinato in tante prove e tanti lavori\u201d.<\/p>\n<p><strong>La mostra. <\/strong>Il percorso espositivo \u00e8 introdotto sulle scale dall\u2019intervento dell\u2019artista <strong>Martina Vanda<\/strong>: grandi illustrazioni a parete in bianco e nero ispirate da alcune fotografie iconiche di Berengo Gardin. All\u2019interno, un percorso fluido e non cronologico accompagna il visitatore in un viaggio nel mondo e nel modo di vedere del maestro, offre<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/3-e1651862827667.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-26303\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/3-e1651862827667.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"312\" \/><\/a>ndo una riflessione sui caratteri peculiari della sua ricerca. Tra questi: la centralit\u00e0 dell\u2019uomo e della sua collocazione nello spazio sociale; la natura concretamente ma anche poeticamente analogica della sua \u201cvera fotografia\u201d (formula con cui timbra le sue stampe autografe mai manipolate e che rimanda al lavoro del fotografo come \u201cartigiano\u201d); la po<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/2-e1651862793294.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-26302 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/2-e1651862793294.jpg\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"278\" \/><\/a>tenza e la specificit\u00e0 del suo modo di costruire la sequenza narrativa, che non si limita a semplici descrizioni dello spazio ma costruisce naturalmente storie; l\u2019adesione impegnata a una concezione della fotografia intesa come documento, eppure puntellata da dettagli spiazzanti e ironici. E, su tutto, la coerenza della sua visione. Punto di partenza di questo viaggio visivo \u00e8 <strong>Venezia<\/strong>, citt\u00e0 d\u2019elezione per Berengo Gardin che, pur non essendovi nato, si sente veneziano e dice: \u00abi nonni erano veneziani, i bisnonni veneziani, pap\u00e0 venezianissimo\u00bb. Venezia \u00e8 il luogo in cui si forma come fotografo, grazie all\u2019incontro con circoli fotografici come <em>La Gondola<\/em>, ed \u00e8 il luogo di un continuo ritorno, dalle prime straordinarie immagini degli anni Cinquanta in cui vediamo una citt\u00e0 intima e quasi sussurrata, molto poetica, passando per la contestazione alla Biennale del 1968 fino al celebre progetto dedicato alle <strong>Grandi Navi<\/strong> del 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da Venezia alla <strong>Milano<\/strong> dell\u2019industria, delle lotte operaie, degli intellettuali (in mostra, tra gli altri, i ritratti di Ettore Sotsass, Gio Ponti, Ugo Mulas, Dario Fo), per attraversare poi quasi <strong>tutte le regioni e le citt\u00e0 italiane<\/strong>, dalla Sicilia alle risaie del vercellese, osservate nelle loro trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche dal secondo dopoguerra a oggi.<\/p>\n<p>E poi i celebri <strong>reportage dai luoghi del lavoro<\/strong> realizzati per Alfa Romeo, Fiat, Pirelli e, soprattutto, Olivetti (con cui collabora per 15 anni), che lo aiutano a crearsi una coscienza sociale e, come dice nell\u2019intervista a Margherita Guccione realizzata proprio per la mostra: \u00abPosso definirmi comunista <em>fuori dalle righe<\/em>, non tanto perch\u00e9 ho letto i testi importanti del comunismo, ma<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/9-e1651862638356.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-26301\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/9-e1651862638356.jpg\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"270\" \/><\/a><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>perch\u00e9 ho lavorato in fabbrica con gli operai, capivo i loro problemi\u00bb. Quelli sugli <strong>ospedali psichiatrici<\/strong> pubblicati nel 1968 nel volume <em>Morire di classe,<\/em> realizzato insieme a Carla Cerati: immagini di denuncia e rispetto, straordinarie e terribili, che documentavano per la prima volta le condizioni all\u2019interno degli ospedali psichiatrici in diversi istituti in tutta Italia. Curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, il libro ha contribuito in modo determinante alla costituzione del movimento d\u2019opinione che ha condotto nel 1978 all\u2019approvazione della legge 180 per la chiusura dei manicomi. Le immagini in mostra raccontano poi i popoli e la cultura<strong> Rom<\/strong>, di cui Berengo Gardin ha fotografato con fiducia e curiosit\u00e0 i momenti intimi e quelli corali della loro vita, come le feste e le cerimonie; i tanti piccoli <strong>borghi rurali e le grandi citt\u00e0<\/strong>; i luoghi della vita quotidiana; <strong>L\u2019Aquila <\/strong>colpita dal terremoto; <strong>i cantieri<\/strong> (tra cui anche quello del MAXXI, fotografato nel 2007); <strong>i molti incontri dell\u2019autore<\/strong> con figure chiave della cultura contemporanea (Dino Buzzati, Peggy Guggenheim, Luigi Nono, Mario Soldati, solo per citarne alcuni).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/8.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-26304 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/8.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/8.jpg 473w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/8-300x197.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>Completano il percorso <strong>una parete dedicata allo studio di Milano<\/strong>, per Berengo Gardin luogo di riflessione e di elaborazione, che appare come una sorta di <em>camera delle meraviglie<\/em> in cui emergono anche aspetti privati e meno noti della sua personalit\u00e0 e <strong>un\u2019altra dedicata ai libri<\/strong>, destinazione principale e prediletta del suo lavoro, una sorta di gigantesca libreria che ripercorre le oltre 250 pubblicazioni realizzate nel corso della sua lunga carriera, collaborando con autori quali Gabriele Basilico, Luciano D\u2019Alessandro, Ferdinando Scianna, Renzo Piano e anche con Touring Club Italiano e con De Agostini. Fondamentale, inoltre, la collaborazione con il settimanale <em>Il Mondo <\/em>di Mario Pannunzio, dove tra il 1954 e il 1965 pubblica oltre 260 fotografie e di cui <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/6-e1651863444897.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-26306\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/05\/6-e1651863444897.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"265\" \/><\/a>scrive: \u00abNella mia vita ho incontrato molti importanti intellettuali italiani che sono diventati amici e hanno influenzato moltissimo la mia fotografia. Il pi\u00f9 importante \u00e8 stato Mario Pannunzio\u00bb.<\/p>\n<p>Attraverso la scansione di un <strong>QR code<\/strong>, \u00e8 inoltre possibile visitare la mostra accompagnati dalla voce di Gianni Berengo Gardin che racconta in prima persona aneddoti e ricordi legati alla sua vita personale e professionale, primo di una serie di podcast che il MAXXI dedica a fotografi, artisti e architetti presenti nella Collezione del Museo. La mostra \u00e8 accompagnata dal libro <em>L\u2019occhio come mestiere<\/em> (244 pagine, 45 euro) pubblicato da Contrasto e arricchito da un testo di Edoardo Albinati, dalla prefazione di Giovanna Melandri, da uno scritto di Alessandra Mauro e da una conversazione tra Margherita Guccione e Berengo Gardin.<\/p>\n<p>Media partner \u00e8 <strong>Rai Cultura<\/strong> che, venerd\u00ec 13 maggio, propone su Rai 5 una serata straordinaria dedicata al grande maestro. Si comincia alle 21.15 con una puntata speciale <em>di Terza Pagina<\/em> che racconta il dietro le quinte della mostra attraverso il racconto delle curatrici, del team di lavoro e un\u2019intervista a Gianni Berengo Gardin. A seguire, alle 22.05, <em>Art Night<\/em> presenta il docufilm <em>Il ragazzo con la Leica,<\/em> regia di Daniele Cini, prodotto da Claudia Pampinella per Talpa Produzioni in collaborazione con Rai Cultura e con il sostegno del MiC Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Ripercorrendo l\u2019autobiografia scritta con la figlia Susanna in occasione dei suoi 90 anni, il film traccia il ritratto del fotografo e dell\u2019uomo e ripercorre 70 anni di storia italiana, anche attraverso testimonianze di amici tra cui Renzo Piano, Ferdinando Scianna e Roberto Koch. Lo stesso documentario sar\u00e0 poi proiettato al MAXXI mercoled\u00ec 22 giugno alle 19.00. Durante l&#8217;evento verr\u00e0 presentato il libro <em>L\u2019occhio come mestiere<\/em>, in una conversazione tra Gianni Berengo Gardin e le curatrici della mostra.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Roma, maggio 2022. Maestro del bianco e nero, della fotografia di reportage e di indagine sociale, in quasi settant\u2019anni di carriera Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) ha raccontato con le sue immagini l\u2019Italia dal dopoguerra a oggi, costruendo un patrimonio visivo unico caratterizzato da una grande coerenza nelle scelte linguistiche e da un approccio \u201cartigianale\u201d alla pratica fotografica. La sua personale \u201cGianni Berengo Gardin. L\u2019occhio come mestiere\u201d, al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo fino \u00a0al 18 settembre 2022, raccoglie oltre 200 fotografie tra immagini celebri, altre poco note o completamente inedite. Un racconto straordinario dedicato [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/05\/06\/locchio-come-mestiere-di-gianni-berengo-gardin-al-maxxi-di-roma-200-fotografie-dellitalia-dal-dopoguerra-a-oggi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,53889,53888,53709,53710,9894,10357,41640,44441,87,28340,26,17505,35188,28369,7576],"tags":[451995,54534,451993,28430,59257,451996,249,355195,2669,149141,16887],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26295"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26295"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26295\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26308,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26295\/revisions\/26308"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}