{"id":26551,"date":"2022-06-03T16:59:47","date_gmt":"2022-06-03T16:59:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=26551"},"modified":"2022-06-03T16:59:47","modified_gmt":"2022-06-03T16:59:47","slug":"autoritratti-nello-specchio-della-storia-la-mostra-a-palazzo-attems-petzenstein-a-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2022\/06\/03\/autoritratti-nello-specchio-della-storia-la-mostra-a-palazzo-attems-petzenstein-a-gorizia\/","title":{"rendered":"Autoritratti nello specchio della storia. La mostra a Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/2e883d65-5c73-4037-b50f-bcab86084f5b-e1654274781383.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-26552\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/2e883d65-5c73-4037-b50f-bcab86084f5b-e1654274781383.jpg\" alt=\"\" width=\"327\" height=\"420\" \/><\/a>Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia presenta la mostra \u201cRiflessi. Autoritratti nello specchio della storia\u201d, un progetto espositivo a cura di Johannes Ramharter e Raffaella Sgubin con la collaborazione di Lorenzo Michelli e Vanja Strukelj, composto da quasi settanta opere, di cui la maggior parte provenienti da prestigiose istituzioni austriache, dedicate al ritratto e all\u2019autoritratto nella pittura, dalla met\u00e0 del Cinquecento al contemporaneo. La mostra aperta fino al 2 ottobre 2022, si<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1126-e1654274813822.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-26553 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1126-e1654274813822.jpg\" alt=\"\" width=\"331\" height=\"422\" \/><\/a> inserisce nel pi\u00f9 ampio progetto espositivo focalizzato sul tema dell&#8217;autoritratto e del ritratto d&#8217;artista promosso e sviluppato da ERPAC sul territorio del Friuli Venezia Giulia: a Trieste (Magazzino delle Idee) con la mostra fotografica Io, lei, l\u2019altra. Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste, a Gradisca d\u2019Isonzo (Galleria Regionale d\u2019arte contemporanea Luigi Spazzapan) con la mostra di fotografia e opere site specific Artista+artista.<\/strong> Visioni contemporanee e ora con la mostra di Gorizia Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia, cui si aggiunger\u00e0 nel mese di giugno, al Museo Revoltella di Trieste, Attraverso il volto, una selezione della prestigiosa collezione di autoritratti del museo. Le quattro mostre, complessivamente, intendono interrogare gli artisti, protagonisti dell\u2019arte, cercando di dare voce alle loro ambizioni, alle loro illusioni, alle loro tragiche sconfitte: vogliono guardare l\u2019\u201cArtista\u201d con gli occhi degli \u201cartisti\u201d, coglierne l\u2019immagine, nella sua dimensione \u201cmitica\u201d, attraverso la sua proiezione in ritratti e autoritratti. Un racconto sfaccettato, che si snoda in differenti capitoli, mettendo a fuoco di volta in volta le tante possibili prospettive che il tema della auto-rappresentazione finisce per intercettare. Di questo progetto, la mostra Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia rappresenta la necessaria premessa introduttiva. Le quasi settanta opere in mostra, per la gran parte arrivate a Gorizia da prestigiosi musei austriaci, come il Belvedere di Vienna, delineano un percorso in otto sezioni, che si sviluppa su un arco cronologico che va dalla met\u00e0 Cinquecento al contemporaneo. Proprio questa prospettiva storica ad ampio raggio consente di mettere in luce la forza di modelli iconografici che vengono riproposti nei secoli, ma anche le profonde trasformazioni che si celano dietro, a volte, anche piccole varianti. Il percorso espositivo Le prime stanze della mostra inquadrano il tema dell\u2019autoritratto in differenti contesti storico culturali, segnalando al visitatore lo strettissimo legame che il ritratto d\u2019artista ha con il dibattito teorico sulle arti, la storiografia, il collezionismo, l\u2019istituzione accademica, in un processo che vede quest\u2019ultimo progressivamente emanciparsi dal ruolo di artigiano e affermarsi come intellettuale, uomo di corte, gentiluomo. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1128-e1654274852920.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-26554\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1128-e1654274852920.jpg\" alt=\"\" width=\"323\" height=\"355\" \/><\/a>L\u2019atelier, lo studio, lo spazio del lavoro, tema della terza \u201ctappa\u201d, si conferma teatro di una messa in scena, in cui si mettono in gioco di volta in volta il prestigio dell\u2019arte, il rapporto con la committenza o il nuovo pubblico borghese, la stessa concezione della pittura e della scultura. Con la sezione dedicata all\u2019Osservatore, si entra nel vivo del \u201cdispositivo\u201d dell\u2019autoritratto, in cui il gioco degli sguardi diventa centrale: quello del pittore che si guarda allo specchio, del \u201critrattato\u201d che guarda lo spettatore o altrove, in un complesso e ambiguo meccanismo che pone al centro la stessa questione della \u201cvisione\u201d. Lo splendido autoritratto di Federico Barocci (1600 ca), con il volto in primissimo piano e lo sguardo fisso sull\u2019interlocutore, si conferma un modello di riferimento di grande forza ed efficacia. Vero cuore della mostra \u00e8 la parte dedicata all\u2019Autoritratto come autorappresentazione con una serie di straordinari capolavori, primo fra tutti l\u2019Autoritratto di Goya del Belvedere, in cui il pittore spagnolo si ritrae con il cilindro \u201cborghese\u201d e una forte caratterizzazione espressiva, rifuggendo ogni idealizzazione. Accanto alle splendide e imponenti tele di Franz Anton Maulbertsch e Carl Peter Goebel il Vecchio, in cui la rappresentazione \u00e8 ancora legata al modello del \u201cgentiluomo di corte\u201d, l\u2019Autoritratto (1828) di Ferdinand Georg Waldm\u00fcller, che non a caso \u00e8 stato scelto come immagine guida della mostra, dialoga perfettamente con l\u2019Autoritratto con il fratello Francesco di Giuseppe Tominz, una delle opere pi\u00f9 significative conservate nella Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia. La mostra diventa anche l\u2019occasione per mettere in luce gli strettissimi legami della cultura visiva del territorio del Friuli Venezia Giulia con gli esiti della ricerca austriaca e viennese, con relazioni e scambi che si intensificano nei primi decenni del Novecento e vanno ben al di l\u00e0 della caduta dell\u2019impero austro-ungarico. Ne \u00e8 esempio la formazione viennese di Timmel, qui presente con un autoritratto del 1910 proveniente dal Museo Revoltella di Trieste, la cui inquieta pittura trova significative connessioni con quella di Richard Gerstl, di cui l\u2019intenso Autoritratto (1906-7) \u00e8 una magnifica testimonianza. A manifestare la crisi profonda che investe l\u2019individuo, e allo stesso tempo il ruolo stesso dell\u2019artista nel Novecento, sono gli autoritratti di Kolo Moser e Max Oppenheimer che espongono il corpo, ieratico o sofferente, riprendendo a modello D\u00fcrer, fonte anche dell\u2019opera di Arturo Nathan. La generazione di<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1130.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-26555\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1130.jpg\" alt=\"\" width=\"337\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1130.jpg 605w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2022\/06\/1130-226x300.jpg 226w\" sizes=\"(max-width: 337px) 100vw, 337px\" \/><\/a><\/p>\n<p>artisti triestini che opera nei primi decenni del secolo, fortemente marcata dall\u2019interesse per la psicanalisi, guarda infatti la cultura viennese fino a tutti gli anni Trenta. In questo clima il tema del travestimento diventa centrale: Maschere (1930) di Cesare Sofianopulo interpreta quasi come un manifesto tale scomposizione caleidoscopica dell\u2019identit\u00e0. La sezione dedicata a questo aspetto offre una casistica interessante dell\u2019attitudine degli artisti a interpretare ruoli \u201cteatrali\u201d differenti, dal pellegrino al calzolaio, fino al clown, giocando progressivamente nel Novecento sul ribaltamento dei ruoli e sull\u2019ambiguit\u00e0. Maestra di questo continuo gioco del travestimento, Leonor Fini, cos\u00ec come appare nel suo dipinto del 1968, sembra instaurare un provocatorio dialogo con la foto di Andy Warhol scattata da Cristopher Makos, in cui ad essere esplicito \u00e8 proprio il tema dell\u2019identit\u00e0 sessuale. Ma gli artisti si raffigurano spesso anche in famiglia o in ritratti di gruppo, e queste rappresentazioni, al di l\u00e0 della loro carica affettiva, parlano di una rete di rapporti artistici e intellettuali. La sala dedicata ad Anton Zoran Mu\u0161i\u010d, con gli autoritratti dell\u2019artista accanto a quelli del suocero Guido Cadorin e della moglie Ida Barbarigo, vuole far riflettere il visitatore sulla ricchezza di questi interscambi, ma soprattutto proiettarlo nel progetto futuro di Gorizia\/Nova Gorica 2025. Il percorso si chiude con un dipinto di forte impatto, Imperial Elke (1999) di Elke Krystufek, in cui l\u2019artista viennese si ritrae nuda mentre si osserva allo specchio scattando una foto con il cellulare: un quadro che apre a urgenti e stimolanti riflessioni. Un racconto, quello presentato nella mostra, e sviluppato nel progetto di ERPAC sulle tre sedi espositive, che intende sollecitare nel visitatore interrogativi, mettere in guardia dalle insidie degli stereotipi, in un continuo rapporto tra passato e presente, tra la storia e la contemporaneit\u00e0. Perch\u00e9 \u00e8 lo stesso \u201cdispositivo\u201d dell\u2019autoritratto, nel suo gioco di specchi e di sguardi, che costringe lo spettatore ad andare al di l\u00e0 della superficie dell\u2019immagine e a coglierne la stratificata complessit\u00e0. Palazzo Attems Petzenstein, sede della Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia, \u00e8 stato ultimato nella sua veste rococ\u00f2 nel 1750 su commissione del conte Sigismondo d\u2019Attems Petzenstein. Al 1780 dovrebbero invece risalire le due stanze affrescate dal cividalese Francesco Chiarottini (1748-1796), tra le quali si distinguono le invenzioni di soggetto archeologico dipinte nella Stanza delle Metamorfosi di Ovidio cos\u00ec chiamata per il soggetto degli stucchi che ornano il soffitto. Il palazzo custodisce anche un giardino all\u2019italiana che accoglie il lapidario e al centro la Fontana dell\u2019Ercole realizzata dopo il 1769 su disegno di Nicol\u00f2 Pacassi (1716-1790), architetto di corte di Maria Teresa d\u2019Asburgo. Il palazzo \u00e8 sede dei Musei Provinciali di Gorizia dal 1900 e oggi ospita spazi dedicati a mostre temporanee e al piano nobile la Pinacoteca. Gli ambienti accolgono quasi cento pezzi tra dipinti, disegni, incisioni e sculture che si snodano in un percorso cronologico dalla met\u00e0 del Settecento alla met\u00e0 del Novecento. Il salone d\u2019onore, sul quale regnano gli Dei dell\u2019Olimpo di Antonio Paroli, ospita pure la monumentale Pala Attems (1758) del veronese Giambettino Cignaroli (1706-1770), anch\u2019essa commissionata dal conte Sigismondo. Importante la collezione di opere di Giuseppe Tominz (1790-1866), il pi\u00f9 celebre e celebrato ritrattista goriziano, del quale i musei conservano l\u2019Autoritratto con il fratello Francesco (1818 ca.) vero e proprio manifesto della poetica tominziana. La Pinacoteca vanta anche una collezione permanente di Josef Maria Auchentaller (1865-1949), artista e designer versatile, rappresentante della Secessione viennese e sodale di Klimt, che ai primi del Novecento abbandon\u00f2 Vienna per Grado assecondando le ambizioni imprenditoriali della moglie Emma Scheid. Di rilevante interesse anche le firme degli artisti della prima met\u00e0 del Novecento: di Italico Brass, Gino de Finetti e Edoardo Del Neri, di Luigi Spazzapan, Veno Pilon e Ivan \u010cargo, dei futuristi Soforonio Pocarini, Tullio Crali, Raoul Cenisi e Rudolf Saxida, di Avgust Cernigoj, di Vittorio Bolaffio, di Giannino Marchig, degli scultori Marcello Mascherini, Ferruccio Patuna, Mario Sartori, Ugo Carr\u00e0 e France Gor\u0161e, di Giorgio Carmelich e Arturo Nathan sino ad Anton Zoran Mu\u0161i\u010d, artista goriziano conosciuto a livello mondiale per i suoi Cavallini dalmati e il ciclo Non siamo gli ultimi.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia presenta la mostra \u201cRiflessi. 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